Vicolo degli Archi

Perché la guerra è capace di uccidere anche dopo la sua conclusione

Alla memoria di:
Antonio Toni
Giuseppe Renzetti
Luciano Costanzi
Renzo Renzi

“Generale, la guerra è finita, il nemico è scappato, è vinto, è battuto, dietro la collina non c’è più nessuno, solo aghi di pino e silenzio e funghi.”

Così cantava Francesco De Gregori, evocando l’illusione di un conflitto che, una volta deposte le armi, svanisce nel nulla.

Eppure, la guerra possiede una macabra capacità di uccidere anche dopo l’ultimo colpo di cannone. Per la comunità di Stimigliano, questa lezione ebbe il volto amaro della tragedia, e Vicolo degli Archi ne divenne l’inconsapevole scenario.

Un dopoguerra di stenti e ingegno

Siamo nel 1945. La Seconda Guerra Mondiale è ufficialmente conclusa, ma il ritorno alla normalità è un percorso in salita. È il tempo della ricostruzione lenta, della fame che morde e della legalità che fatica a ristabilirsi tra le macerie.

In questo scenario, sopravvivere è un’arte quotidiana che aguzza l’ingegno, portando spesso a soluzioni pericolose.

Foto di Federico Brugnoletti

Una pratica diffusa all’epoca era la pesca con la polvere da sparo: piccole “saponette” esplosive venivano lanciate nel fiume per far affiorare i pesci, raccolti poi velocemente con ceste di vimini. Procurarsi la materia prima era difficile, ma non a Stimigliano: il paese era disseminato di residuati bellici inesplosi, eredità dei pesanti bombardamenti subiti dalla linea ferroviaria.

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Commenti

Una risposta a “Vicolo degli Archi”

  1. Avatar Donatella
    Donatella

    Purtroppo è vero che la guerra non finì nel 1945, io ero piccola ma ho sentito molte storie di disagi, povertà e…. in questo caso lutti. Che tragedia la guerra. Ora quel “vicolo degli archi ” per fortuna si è ricostruito e si è vestito a festa . La mente vuol dimenticare il dolore , le tragedie e la povertà e, pur non dimenticando del tutto , per fortuna può trasformare in bellezza e speranza ogni cosa .

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