C’era un tempo in cui il 26 settembre, giorno che precedeva la festa di San Cosma e Damiano, le strade di Stimigliano si riempivano di bestiame, carri, trattative e strette di mano. Era il tempo della grande Fiera, un evento atteso per mesi che trasformava il paese nel cuore commerciale della Sabina e che ancora oggi vive nei ricordi della comunità
Per generazioni, a Stimigliano la festa dei Santi Patroni Cosma e Damiano non è stata soltanto un importante appuntamento religioso. Per tutta la Bassa Sabina rappresentava anche uno degli eventi economici più attesi dell’anno: la grande Fiera delle Merci e del Bestiame, un appuntamento capace di richiamare allevatori, commercianti e contadini da un’ampia parte dell’Italia centrale.
Oggi restano i ricordi e le testimonianze di chi l’ha vissuta, ma per molti decenni la fiera fu un punto di riferimento imprescindibile per il commercio agricolo e zootecnico del territorio.
La festa dei Santi Patroni
La Chiesa cattolica celebra oggi i Santi Cosma e Damiano il 26 settembre. In passato, però, la ricorrenza cadeva il 27 settembre.
Lo spostamento al 26 settembre venne stabilito nel 1969 da papa Paolo VI con la riforma del Calendario Romano Generale, entrata in vigore il 1° gennaio 1970.
Le ragioni furono principalmente due.
La prima riguardava San Vincenzo de’ Paoli, che la Chiesa desiderava commemorare proprio il 27 settembre, giorno della sua morte avvenuta nel 1660. Fino a quel momento, la sua memoria liturgica era stata fissata al 19 luglio poiché il 27 settembre era già occupato dalla festa dei Santi Cosma e Damiano.
La seconda era legata a una data simbolicamente molto importante per il culto dei due santi: il 26 settembre è infatti il giorno della dedicazione della Basilica dei Santi Cosma e Damiano nel Foro Romano, consacrata nel VI secolo da papa Felice IV.
Nonostante la modifica del calendario liturgico, molte località italiane legate da antiche tradizioni ai due santi continuano ancora oggi a celebrare le feste popolari e le processioni a cavallo tra il 26 e il 27 settembre, mantenendo vivo il legame con la data storica.
Una fiera tra le più importanti del Centro Italia
In un’epoca in cui il mondo rurale costituiva la struttura portante dell’economia locale, le feste patronali coincidevano spesso con i principali momenti di scambio commerciale. La fiera di Stimigliano, collocata alla fine di settembre e all’inizio della stagione autunnale, svolgeva un ruolo strategico.

Per gli allevatori era il momento ideale per vendere i capi in esubero prima dell’arrivo dell’inverno o acquistare animali da lavoro e da allevamento in vista dell’anno successivo. Per contadini e artigiani rappresentava invece l’occasione per procurarsi sementi, attrezzi agricoli, finimenti per cavalli e buoi e molti altri beni indispensabili alla vita quotidiana.
La fama della manifestazione andava ben oltre i confini comunali. Grazie alla sua posizione strategica, favorita dalla vicinanza del Tevere e dalle storiche vie di comunicazione della valle, Stimigliano attirava operatori provenienti da tutta la Sabina, dai vicini comuni di Tarano, Forano e Poggio Mirteto, ma anche dalle province di Roma, Viterbo, Frosinone e persino dall’Umbria.
La Fiera di San Cosma e Damiano veniva ricordata come una delle più grandi del Centro Italia. Nella sua fase di massimo splendore si estendeva dal paese fino allo Scalo, trasformando l’intero territorio in un immenso mercato all’aperto.
La vicinanza al Tevere favoriva notevolmente il trasporto del bestiame, grazie anche alla presenza della piattaforma che consentiva l’attraversamento del fiume neinpressi del vecchio porto. Nei giorni della fiera le strade si riempivano di mandrie e greggi in arrivo da ogni direzione.
Si arrivava a piedi, sui carri e, negli anni più recenti, anche con i trattori. Mucche, cavalli, asini, pecore, capre, maiali e scrofe seguite dai loro piccoli occupavano ogni spazio disponibile. Un colpo d’occhio che oggi appare quasi incredibile, ma che allora rappresentava la normalità.
Nata allo Scalo, nell’area che oggi possiamo collocare dietro International Car Service, negli ultimi decenni della sua esistenza la fiera aveva però già perso le dimensioni imponenti del passato.
L’area mercatale era stata trasferita e concentrata in località Nocchieto, lungo il tratto che dall’incrocio scende costeggiando l’allora officina Pileri, oggi Centro Auto Pileri, fino alla zona sopra il campo sportivo.
Le grandi trattative, il denaro che passava di mano e il fontanile
La fiera era anche il luogo delle grandi contrattazioni economiche.
Non era raro vedere commercianti girare con portafogli rigonfi di banconote e assistere a trattative che si concludevano con passaggi di mano di cifre considerevoli, sempre rigorosamente in contanti.
Lo scrittore stimiglianese Costante Menichelli ricorda:
«Le ingenti somme di denaro contante che per esigenze commerciali venivano portate e che servivano per comprare o erano frutto del ricavato delle vendite, apparivano in qualche modo ancora più ingenti perché amplificate dal taglio delle banconote, specie le rossastre da diecimila e quelle verdi da cinquantamila lire. Venivano spesso racchiuse in enormi portafogli a più scompartimenti, a fisarmonica, perché durante la trattativa il denaro doveva come apparire e scomparire per impressionare i contraenti dell’affare».
(Agorà – Quello che pensa e racconta la gente, Editrice Punto Uno S.r.l.)
Alla memoria di Franco Cerquetani dobbiamo invece un’altra testimonianza, quella di veri e propri accordi di non concorrenza:
Ricordo che il giorno della fiera era anche l’occasione giusta per stabilire quello che sarebbe stato il prezzo dei capretti da vendere nel periodo natalizio. Un momento di accordo tra gli allevatori per evitare il disagio di una spietata concorrenza sui prezzi di lì a un paio di mesi.
Federico Brugnoletti invece fissa nella memoria della nostra comunità un altro particolare:
La maggior parte degli animali era stipato all’inizio dello spazio dedicato alla fiera perché proprio lì si trovava il fontanile, preziosa risorsa d’acqua per le bestie da vendere

I sensali: i maestri della mediazione
Una delle figure più caratteristiche della fiera era quella del sensale, chiamato in alcune aree anche “sensuale” o “sanzaro”.
Il sensale non era né il venditore né l’acquirente. Era il mediatore. Conosceva gli animali, i prezzi di mercato, le persone e le dinamiche delle trattative. Senza il suo intervento, molte compravendite non sarebbero mai andate a buon fine.
Il suo compito consisteva nel mettere d’accordo le parti, trovare il giusto equilibrio economico e garantire la correttezza dello scambio. Gli allevatori si affidavano alla sua esperienza perché conosceva il valore di ogni capo di bestiame e sapeva riconoscere pregi e difetti osservando dentatura, zoccoli, corporatura e portamento dell’animale.
La sua reputazione era fondamentale. In un’epoca in cui le certificazioni veterinarie erano rare, il sensale rappresentava una sorta di garanzia morale. Se dopo la vendita emergevano difetti nascosti o problemi non dichiarati, il suo giudizio poteva essere chiamato in causa per chiarire la controversia.
Il rito della stretta di mano
La compravendita del bestiame seguiva rituali antichi e quasi teatrali.
Quando venditore e compratore si avvicinavano all’accordo, il sensale prendeva le loro mani e le univa con decisione. La stretta suggellava il contratto ben prima di qualsiasi documento scritto. Una volta battuta la mano, tornare indietro significava perdere la faccia davanti all’intera comunità.
Spesso il sensale gestiva anche la consegna della caparra, detta in alcune zone “pommamento”, che costituiva la garanzia dell’accordo raggiunto.
Per il proprio lavoro riceveva una percentuale sulla vendita, la cosiddetta senseria, secondo regole tramandate dalle consuetudini locali.
I sensali erano spesso uomini carismatici, dotati di grande intuito psicologico e di una straordinaria capacità oratoria. Sapevano interpretare le intenzioni dei contraenti e capire il valore di una bestia quasi a colpo d’occhio.
Tra i più conosciuti vengono ricordati Antonio Sassi, Schiavi da Roma e Loreto Polidori, che da Stimigliano si trasferì a Soriano nel Cimino, dove riuscì a costruire la propria fortuna proprio grazie a questa attività.
Giramondo, il sensale “di corsa”
Tra tutti i sensali entrati nella memoria popolare di Stimigliano, uno occupa però un posto speciale: l’abruzzese Guerino Di Sabatino detto Giramondo.
Chi l’ha conosciuto lo ricorda come un personaggio eccentrico, simpatico e sempre in movimento. Fazzoletto rosso al collo, la sua caratteristica più curiosa era il modo di camminare: invece di procedere normalmente, si spostava quasi sempre con una sorta di corsetta particolare, dinoccolata e inconfondibile. Al grido di “Giramondo, Giramondo”, uno stuolo di bambini lo seguiva divertito.
Una figura talmente caratteristica da essere entrata anche nella letteratura locale. Il poeta Mario Grizi gli dedica infatti una poesia nella raccolta L’attrezzi, la traja, l’omini crudi di Stimigliano (Poliart Editori, Roma, 1998), contribuendo a consegnarne il ricordo alle generazioni future.

Cosa rimane oggi della Fiera di San Cosma e Damiano?
Come è accaduto per gran parte delle storiche fiere del bestiame del Lazio e dell’Italia centrale, anche a Stimigliano la compravendita di animali è progressivamente scomparsa con la modernizzazione dell’agricoltura, il cambiamento delle forme di allevamento e la chiusura dei grandi mercati zootecnici all’aperto.
Solo poche realtà sono riuscite a mantenere, almeno in parte, questa tradizione, come la vicina Fiera di Osteria Nuova a Frasso Sabino.
Della grande Fiera di San Cosma e Damiano restano soprattutto i racconti e i ricordi di chi ne ha vissuto l’atmosfera. Eppure, passeggiando con un po’ di immaginazione nei luoghi dove si svolgeva, non è difficile percepire ancora l’eco di quel mondo: il muggito delle mandrie, il belato delle pecore, il vociare incessante delle trattative, l’odore della terra e degli animali, il fruscio delle banconote che passavano di mano.
È il ricordo di una Stimigliano diversa, quando per qualche giorno all’anno il paese diventava uno dei più importanti centri commerciali della Sabina e dell’Italia centrale.
Fonti
- Agorà – Quello che pensa e racconta la gente di Costante Menichelli (Editrice Punto Uno S.r.l., 2019)
- L’attrezzi, la traja, l’omini crudi di Stimigliano di Mario Grizi (Poliart Editori Roma, 1998)
Foto gentilmente concessa da Federico Brugnoletti





























































