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  • La Chiesetta del Nocchieto, il piccolo santuario della Madonna della Strada

    La Chiesetta del Nocchieto, il piccolo santuario della Madonna della Strada

    Poco fuori dal centro storico di Stimigliano, lungo l’antica strada che conduce al Santuario di Vescovio, sorge una piccola chiesa che da secoli accompagna il cammino di viandanti, pellegrini e fedeli. È la Chiesa della Beata Maria Vergine del Nocchieto, oggi conosciuta soprattutto come il Piccolo Santuario della Madonna della Strada, uno dei luoghi più cari alla tradizione religiosa e alla memoria collettiva del paese.

    Una chiesa nata lungo la via dei pellegrini

    La storia della chiesa affonda le sue radici nel XVI secolo. Un’antica epigrafe marmorea, collocata sopra l’ingresso, indicava nel 1588, durante il marchesato di Enrico Orsini, l’anno della sua costruzione, sorta in un luogo dove già esistevano antiche vestigia.

    La sua posizione strategica lungo la cosiddetta “strada romana” diretta a Vescovio la rese presto un punto di riferimento per pellegrini e viandanti che attraversavano il territorio sabino. Per secoli il piccolo edificio sacro ha rappresentato un luogo di sosta, preghiera e affidamento alla protezione della Vergine.

    Una delle più antiche testimonianze della sua importanza risale alla visita pastorale del cardinale Andrea Corsini tra il 1779 e il 1782, durante la quale la chiesa viene descritta dettagliatamente, con particolare riferimento all’affresco raffigurante la Madonna con il Bambino.

    Architettura semplice ma ricca di fascino

    La Chiesa del Nocchieto è un esempio di architettura religiosa rurale realizzata dalle maestranze sabine. Di modeste dimensioni, presenta una facciata semplice ma armoniosa, caratterizzata da un profilo a capanna, intonacato e tinteggiato.

    L’ingresso è costituito da un unico portale modanato, affiancato da due finestre rettangolari. Sopra il portone si distinguono due cornici orizzontali in rilievo che scandiscono il prospetto, mentre tra di esse trova spazio un elegante oculo con cornice in pietra. Al di sopra dell’ingresso campeggia una grande lapide incorniciata contenente una preghiera dedicata alla Vergine.

    L’accesso alla chiesa avviene tramite una piccola scalinata laterale. L’impianto planimetrico è a navata unica con terminazione rettilinea. All’interno, una porta collocata sulla parete sinistra del presbiterio conduce alla sacrestia.

    La struttura è realizzata in muratura portante e coperta da un tetto a due falde sostenuto da capriate lignee e rivestito con tegole in laterizio. Il pavimento è in cotto e il presbiterio risulta leggermente rialzato rispetto all’aula mediante un gradino.

    L’interno, interamente intonacato e dipinto di bianco, conserva una sobria eleganza. Una cornice modanata corre lungo tutte le pareti e, nelle vicinanze del presbiterio, sono ancora visibili alcuni frammenti di antichi affreschi che testimoniano la lunga storia dell’edificio. L’altare originario, rialzato di un gradino, è rimasto sostanzialmente invariato e non sono stati realizzati interventi di adeguamento liturgico.

    I restauri attraverso i secoli

    Le lapidi conservate all’interno della chiesa raccontano i numerosi interventi che ne hanno garantito la conservazione nel tempo.

    Nel 1892 l’edificio fu ampiamente restaurato e abbellito dal parroco di Stimigliano, Don Raffaele Palombi, che lo dedicò alla Madonna della Strada, affinché proteggesse quanti percorrevano quelle vie.

    Un nuovo importante restauro fu realizzato nel 1930 grazie all’interessamento del cardinale Sbarretti, come ricordato da una lapide collocata sulla parete laterale destra.

    Infine, a partire dal 1991 e grazie alla sinergia tra l’impegno in prima persona del parroco Don Mirek, l’opera delle maestranze e la Soprintendenza per le Belle Arti, la chiesa fu interessata da una complessa campagna di recupero terminata nel 1998 che riguardò sia gli spazi interni sia quelli esterni, restituendo dignità e bellezza a questo luogo di culto.

    Don Raffaele Palombi e la nascita del culto della Madonna della Strada

    La devozione alla Madonna della Strada a Stimigliano è strettamente legata alla figura di Don Raffaele Palombi.

    Al suo arrivo in paese, il sacerdote constatò che la chiesa situata sotto l’attuale sede comunale, dove tradizionalmente veniva venerata la Madonna della Strada, era ormai inagibile. Per questo motivo decise di trasferire il culto nella chiesetta rurale del Nocchieto, che da quel momento venne ribattezzata Piccolo Santuario della Madonna della Strada.

    L’edificio si trovava allora in condizioni di forte degrado e fu necessario intraprendere un’importante opera di bonifica e restauro. Accanto al recupero materiale della chiesa, Don Raffaele svolse una intensa attività pastorale che contribuì a far crescere tra gli stimiglianesi una profonda devozione verso la Madonna.

    Ancora oggi, entrando nella chiesa, è possibile leggere la preghiera che il sacerdote dedicò alla Vergine:

    “Bella ed intatta Vergine, che dalla strada supplice invoca in questo luogo ogni alma pia; il pellegrin per via saluta sempre sua celeste Madre: salva la terra tua da rie tempeste e da nemiche squadre.”

    La guerra e il voto degli stimiglianesi

    Negli anni Quaranta, il parroco Don Mario Petrignani diede ulteriore impulso alla devozione mariana fondando l’associazione delle Figlie di Maria e istituendo un comitato incaricato di organizzare i festeggiamenti dell’8 settembre, giorno dedicato alla Madonna della Strada.

    Lo scoppio della Seconda guerra mondiale rese questo legame ancora più profondo. Stimigliano, anche a causa della presenza della linea ferroviaria, fu ripetutamente esposto ai bombardamenti che portarono paura, distruzione e vittime.

    In quel contesto drammatico, le parole scritte da Don Raffaele all’ingresso della chiesa apparvero quasi profetiche. Fu allora che Don Mario affidò ufficialmente il paese alla protezione della Madonna pronunciando un voto destinato a segnare la storia della comunità:

    “Madonnina nostra, siamo alla guerra che ogni giorno imperversa con bombardamenti anche nel nostro territorio e mette in pericolo noi e le nostre famiglie, aiutaci, perché solo Tu puoi aiutarci e noi ci impegniamo a festeggiarti per quaranta anni successivi alla fine della guerra.”

    La promessa prevedeva quarant’anni di celebrazioni, ma la devozione degli stimiglianesi superò ampiamente quel limite e continua ancora oggi.

    Il rilancio del santuario con Don Mirek

    Un nuovo capitolo della storia della Madonna della Strada si apre nel 1991 con l’arrivo a Stimigliano di Don Mirosław Paweł Szajda (Don Mirek).

    Cresciuto nella spiritualità della Madonna Nera di Częstochowa, uno dei simboli religiosi più importanti della Polonia, Don Mirek trovò nella devozione stimiglianese una naturale continuità del proprio percorso spirituale.

    Non appena insediato, il parroco non poté far altro che constatare come la chiesetta del Nocchieto versasse nuovamente in stato di abbandono. Come lui stesso ricorda:

    “Arrivato in paese, vedendo lo stato di abbandono della chiesetta dedicata alla Madonna della Strada, con alberi che l’avevano ormai avvolta e nascosta, una delle prime cose che ho fatto è stata quella di farmi prestare una motosega e andare a tagliare le piante che erano cresciute attorno ma anche all’interno dell’edificio.”

    Grazie al suo tenace impegno personale, la chiesa è stata recuperata e restituita al culto il giorno 8 settembre 1998. I lavori hanno inoltre riportato alla luce affreschi databili intorno alla metà del ‘500 probabilmente realizzati dagli stessi autori delle pitture presenti nel Palazzo Orsini.

    Grazie a Don Mirek il culto della Madonna della Strada ha conosciuto una nuova stagione di vitalità. A lui si deve la volontà di portare la processione dal paese fino al santuario e di rinnovare l’antica tradizione dell’affidamento della comunità alla Vergine, riproposta anche durante il difficile periodo che seguiva la pandemia da Covid-19.

    Erano queste le parole pronunciate dal parroco l’8 settembre 2023

    “O Madonna nostra,
    nel 25º Anniversario della restituzione al culto del Santuario Madonna della Strada, Tutti noi ci poniamo sotto la Tua guida nel cammino terreno e sino al cospetto di Dio Padre.
    Per quisto Ti affidiamo nuovamente la nostra Comunità di Stimigliano affinché, con l’amore di Madre, Tu possa nel tempo preservarla dai pericoli di questo mondo complesso e travagliato e guidarla, unita nella gioia della preghiera, verso la costruzione di un’esistenzadi verità, di amore e di pace.”

    Un simbolo della fede e della storia di Stimigliano

    La Chiesa della Madonna del Nocchieto non è soltanto un edificio religioso. È un luogo che custodisce oltre quattro secoli di storia, devozione e memoria popolare. Dalle antiche strade percorse dai pellegrini ai giorni della guerra, dai restauri che l’hanno salvata dall’abbandono fino alle celebrazioni che ancora oggi richiamano fedeli e cittadini.

    Questo piccolo santuario rappresenta uno dei simboli più autentici dell’identità religiosa di Stimigliano capace di riunire la spiritualità dell’intera popolazione dal centro del paese fino allo scalo.

    Un luogo in cui fede, tradizione e storia continuano a incontrarsi sotto lo sguardo della Madonna della Strada, protettrice del paese e dei suoi abitanti.

    Preghiera alla Madonna della Strada

    O dolce Maria,
    nostra Madre Celeste,
    sì, tu guida i nostri passi
    nella strada spesso erta e sassosa della vita.

    E quando questa giungerà al suo termine,
    sii per noi porta del Cielo
    e mostraci il frutto benedetto del Tuo seno,
    Gesù

    Inno alla Madonna della Strada

    Bella ed intatta Vergine,
    che dalla strada supplice
    invoca in questo luogo
    ogni alma pia.

    Il pellegrin per via,
    saluta sempre sua Celeste Madre.

    Salva la terra Tua, salva la terra Tua,
    da rie tempeste, da rie tempeste
    e da nemiche squadre. (BIS)

    MAARIA, MAARIA!

    Galleria

    Fonti

    • Censimento dei beni architettonici ecclesiastici (Sito Web)
    • Don Mirosław Paweł Szajda (Don Mirek)
    • Il Piccolo Santuario Madonna della strada, tra storia, devozione, culto e spiritualità, Comitato Madonna della Strada (Opuscolo – 8 settembre 2018)
    • Madonna della Strada, Costante Menichelli (Libro – giugno 2026)

  • Stimigmistica – 16

    Stimigmistica – 16

    La rubrica di enigmistica dedicata a Stimigliano.

    L’angolo nascosto

    Come si gioca: va individuato il soggetto della foto. Ogni uscita scoprirà nuovi particolari.

    Il personaggio misterioso

    Come si gioca: a ogni uscita un nuovo indizio, chi saprà sfruttarli per scoprire chi è il Personaggio Misterioso?

    Indizio 1
    C'è chi lo chiamava per nome e chi... usava il pallone.

    Il cruciverba

    Come si gioca: il cruciverba è compilabile on-line. Cliccando su una casella si evidenzieranno in rosso le definizioni (orizzontale e verticale). Clicca una sola volta per inserire la soluzione orizzontale, due volte per quella verticale. Se vuoi puoi salvare il cruciverba compilato e inviarlo a Enea. Lo sfondo grigio indica soluzioni legate a Stimigliano.

    ** la definizione 32 orizzontale riportata nello schema è sbagliata. Quella corretta è: 32. Innovazione Apprendimento Lavoro

    Cruci-verve


    Soluzioni del numero precedente

    Il personaggio misterioso – (vincitori: Serena Caponi)

  • Tra cucito, rosario e cioccolato: le adunanze delle suore a Stimigliano

    Tra cucito, rosario e cioccolato: le adunanze delle suore a Stimigliano

    Tra cucito, preghiera e momenti di condivisione, le adunanze delle suore hanno accompagnato intere generazioni di ragazze di Stimigliano, offrendo formazione, socialità e concrete opportunità di lavoro nel difficile dopoguerra.

    Le adunanze delle suore: quando cucito e maglieria diventavano una scuola di vita

    Per molte ragazze di Stimigliano, tra il dopoguerra e la fine degli anni Cinquanta, le adunanze organizzate dalle suore non erano semplici incontri domenicali. Erano momenti di formazione, di aggregazione e, soprattutto, un’opportunità concreta per imparare un mestiere in un periodo storico segnato dalla povertà e dalla necessità di ricostruire il proprio futuro.

    Dalle riunioni delle comunità ai laboratori di formazione

    Le adunanze, ossia le riunioni periodiche delle superiore e delle comunità religiose, favorirono la nascita di laboratori di ricamo, cucito e maglieria. Se nell’Ottocento queste attività erano finalizzate principalmente alla preparazione del corredo nuziale, nel secondo dopoguerra assunsero una funzione molto diversa: diventare veri e propri percorsi di avviamento professionale.

    In quegli anni il settore tessile rivestiva un’importanza fondamentale. La richiesta di capi confezionati, riparazioni e lavori di sartoria era elevata e rappresentava una delle poche possibilità di reddito per molte famiglie.

    Nei laboratori gestiti dalle suore le giovani donne non imparavano soltanto le tecniche di cucito e ricamo, ma anche la rapidità e la precisione richieste dal lavoro su commissione e dalle prime forme di produzione organizzata.

    L’obiettivo era chiaro: offrire alle ragazze gli strumenti per raggiungere una propria indipendenza economica in un’epoca in cui il lavoro manuale specializzato rappresentava spesso l’unica alternativa alla miseria lasciata dalla guerra.

    Attraverso la rete costruita dalle adunanze, le religiose riuscivano inoltre a garantire opportunità concrete: qualifiche riconosciute, collaborazioni con enti e committenti esterni e la possibilità di lavorare sia in proprio sia come dipendenti presso aziende del settore.

    Le adunanze a Stimigliano

    Anche a Stimigliano, tra il 1944-45 e il 1968, anno in cui le suore lasciarono il paese, l’asilo gestito dalle religiose ospitava regolarmente queste attività.

    Gli incontri si svolgevano la domenica pomeriggio, intorno alle ore 15. Le partecipanti venivano suddivise per fasce d’età: Piccole, Beniamine, Aspiranti e Madri Cristiane. Alle 18 era prevista l’adorazione eucaristica, alla quale la partecipazione era obbligatoria, anche se, come ricordano oggi alcune delle protagoniste con un sorriso, “c’era sempre qualcuna che riusciva a sfuggire”.

    A guidare i laboratori erano Suor Antonietta e Suor Faustina, la superiora, mentre Suor Flaminia si occupava della cucina. Suor Antonietta era ricordata per il suo carattere severo: pretendeva attenzione e impegno e non tollerava distrazioni, utilizzando metodi che le ex allieve definiscono oggi, con ironia, “molto convincenti”.

    Le ragazze più grandi partecipavano anche alla preparazione degli abiti e degli addobbi utilizzati durante la festa del Corpus Domini, contribuendo attivamente alla vita religiosa del paese.

    Tra lavoro e preghiera

    Durante le attività manuali non mancava mai il momento della preghiera. Si recitava il rosario mentre si lavorava, ma con le mani occupate da ago e filo era impossibile utilizzare la corona. Così le preghiere venivano contate a voce: “prima Ave Maria, seconda Ave Maria” e così via, fino alla conclusione del rosario.

    Per molte bambine, soprattutto le più piccole, partecipare alle adunanze non era sempre un piacere. Eppure, a distanza di anni, molte di loro ricordano quelle lezioni con gratitudine, riconoscendo il valore degli insegnamenti ricevuti e l’utilità pratica che hanno avuto nella vita quotidiana.

    Un punto di riferimento per l’intera comunità

    Le adunanze non rappresentavano soltanto una forma di formazione professionale. Erano anche un importante servizio sociale per il paese. Mentre le bambine e le ragazze trascorrevano il pomeriggio con le suore, i ragazzi si riunivano presso Don Mario, che aveva allestito un locale parrocchiale con un biliardino e altri giochi. In questo modo i genitori potevano lavorare nei campi con maggiore serenità, sapendo che i figli erano in un ambiente sicuro.

    Attorno alle suore ruotava inoltre una parte significativa della vita comunitaria: si organizzavano balli, feste di Carnevale, processioni dedicate alla Madonna con le Figlie di Maria in testa al corteo e numerose occasioni di incontro.

    Non mancavano neppure i momenti più semplici e gioiosi, come quando le religiose preparavano per i bambini e le ragazze lo “squaglio di cioccolato”, un cioccolato fuso che ancora oggi sopravvive nei ricordi di chi lo assaggiò.

    Un’eredità che va oltre il mestiere

    Nel 1958 suor Faustina lasciò Stimigliano ma altre suore si avvicendarono, anche di ordini diversi, continuando l’opera già iniziata e contribuendo anche all’insegnamento del catechismo. Ricordiamo le superiore suor Immacolata e suor Angela.

    Poi, nel 1968, fu istituita la scuola Materna statale e i cosiddetti asili religiosi furono superati anche perchè il Comune, da quel momento, smise di partecipare alle spese per il sostentamento delle case locali.

    A distanza di decenni, le adunanze delle suore restano una pagina importante della storia di Stimigliano. Non furono soltanto corsi di cucito o maglieria, ma luoghi in cui intere generazioni appresero disciplina, responsabilità, spirito di comunità e competenze che avrebbero accompagnato molte donne nel lavoro e nella vita.

    In un’Italia che cercava di rialzarsi dalle ferite della guerra, quelle domeniche trascorse tra ago, filo, preghiere e amicizie contribuirono a costruire, silenziosamente, una concreta occasione di riscatto sociale e di autonomia per tante ragazze del paese.

  • Stimigliano dedica una targa commemorativa al poeta Cosimo Renzetti.

    Stimigliano dedica una targa commemorativa al poeta Cosimo Renzetti.

    Tra ricordi, poesie e affetto, la comunità ha celebrato l’eredità culturale di uno dei suoi figli più illustri.

    Cosimo Renzetti, un angolo della poesia per custodirne il ricordo

    Si è svolta domenica 5 luglio 2026 la semplice ma intensa cerimonia di scopertura della targa commemorativa dedicata a Cosimo Renzetti, poeta stimiglianese che con la sua opera e la sua sensibilità ha lasciato un segno profondo nella memoria culturale del paese.

    L’iniziativa, promossa dall’Associazione Casa Sabina della Poesia e dall’Amministrazione Comunale, ha visto la partecipazione di cittadini, familiari e amici che hanno voluto rendere omaggio a una figura tanto schiva quanto apprezzata dalla comunità.

    A ricordare Cosimo sono stati la professoressa Rita Cantarini, in rappresentanza della Casa Sabina della Poesia, e Mario Grizi, principale promotore dell’iniziativa. Entrambi hanno sottolineato le qualità umane e artistiche del poeta: una persona semplice e riservata che, grazie alla passione per i grandi autori della letteratura italiana come Dante Alighieri e Ludovico Ariosto, riuscì da autodidatta a dare vita a poesie, racconti e sonetti di notevole valore.

    Con grande partecipazione emotiva, la professoressa Cantarini ha letto una poesia dedicata a Stimigliano, accompagnando la lettura con parole di affetto e ammirazione. Mario Grizi ha invece ricordato gli anni trascorsi accanto a Cosimo e ad altri artisti stimiglianesi, spiegando come l’incontro con le loro storie, la loro cultura e la loro umanità abbia rappresentato una fonte di ispirazione fondamentale per il suo percorso di scrittore.

    Anche il sindaco Franco Gilardi ha voluto ricordare Cosimo Renzetti, evidenziando come, pur mantenendo sempre un profilo discreto e lontano dai riflettori, sia riuscito a realizzare opere e a lasciare testimonianze culturali di grande valore.

    Diversi interventi hanno inoltre richiamato il ricordo di Cosimo non soltanto come poeta, ma anche come esperto contadino, particolarmente noto per la sua abilità negli innesti e per la profonda conoscenza del mondo agricolo e della natura.

    Momento particolarmente significativo è stata la scopertura della targa commemorativa affissa da Bernardino Grizi, storico amico insieme al padre Omero di Cosimo, che raffigura il poeta tra gli ulivi con accanto la sua amata copia della Divina Commedia. A svelarla sono stati il sindaco insieme ai nipoti Claudio, Paola e Federico, tra la commozione dei presenti.

    Quello che oggi è già stato ribattezzato da Mario come “l’angolo della poesia” (all’inizio di Corso Umberto I, subito dopo aver superato l’Arco) diventa così un luogo di memoria e di ispirazione: uno spazio dedicato al ricordo di un uomo che ha saputo raccontare la propria terra attraverso la parola e che continuerà a parlare alle future generazioni attraverso le sue opere e il suo esempio.

    Un personale e sincero ringraziamento va all’associazione Casa Sabina della Poesia e all’Amministrazione Comunale che hanno contribuito a questo prezioso gesto di memoria, cultura e amore per nostro zio Cosimo.

  • Costante Menichelli presenta ‘Madonna della Strada’, viaggio nella storia del santuario del Nocchieto

    Costante Menichelli presenta ‘Madonna della Strada’, viaggio nella storia del santuario del Nocchieto

    Il nuovo libro dello storico autore stimiglianese dedicato al santuario del Nocchieto e a Don Raffaele Palombi

    Stimigliano vanta da sempre una ricca tradizione culturale e letteraria, e tra i suoi protagonisti più autorevoli spicca senza dubbio Costante Menichelli, nato a Stimigliano l’11 marzo 1934. Uomo di scuola, amministratore pubblico e instancabile autore, Costante ha legato gran parte della propria vita al paese, che ha guidato come sindaco dal 1970 al 2004, lasciando un segno profondo nella storia amministrativa e sociale della comunità.

    Costante Menichelli

    Nel corso della sua lunga carriera è stato anche presidente del Comitato di Gestione della ASL Rieti 2, capogruppo dei Democratici di Sinistra al Consiglio Provinciale di Rieti, presidente della Commissione Sanità, presidente dell’Unione dei Comuni della Valle del Tevere, presidente dell’Acquedotto Consorziale Ombrica, oltre che revisore dei conti, presidente del consiglio di scuola media e docente di lettere negli istituti superiori.

    Parallelamente all’impegno istituzionale, Menichelli ha coltivato una intensa attività letteraria. Tra le sue opere ricordiamo Storie di ieri e di oggi (1992), Intervista a Lucio Sergio Catilina (1993), Itaca. Poesie (1997), I piatti di Franz. Poesie (2001), I tempi della memoria (2004), Il libro più bello. Poesie (2011), Agorà (2012), Quarto grado di giudizio (2017), Lettere a Timoteo (2017), Lettere ad un anziano (2018), I piatti del caporale Franz (2019) e Varie ed eventuali. Racconti (2023).

    A questa lunga bibliografia si aggiunge oggi “Madonna della Strada”, pubblicato nel giugno 2026, un libro che l’autore definisce “l’unico giusto riconoscimento che si deve a Don Raffaele Palombi”, auspicando che alla figura dello storico parroco possa essere dedicata una via o una piazza del paese.

    La storia di un santuario e dei suoi protagonisti

    Il volume ripercorre la vicenda della chiesa della Madonna della Strada, piccolo santuario rurale del Nocchieto risalente al 1588 che rappresenta una parte importante della storia religiosa e civile di Stimigliano.

    Menichelli racconta il ruolo fondamentale di Don Raffaele Palombi, che scelse e recuperò la chiesetta quando era occupata da pastori e animali, promuovendo la bonifica dell’area circostante e componendo la preghiera dedicata alla Madonna della Strada, che l’autore considera una vera e propria poesia.

    Il racconto arriva poi ai tempi più recenti, ricordando gli interventi dei parroci Don Attilio Attili e soprattutto Don Mirek, profondamente devoto alla Madonna della Strada. A lui si deve una vasta opera di recupero e ristrutturazione dell’edificio: dalla liberazione dell’area da alberi e vegetazione fino ai lavori che hanno restituito decoro e funzionalità al santuario. Sempre Don Mirek ha avuto il merito di riportare la processione dedicata alla Madonna proprio presso la chiesetta del Nocchieto.

    Don Raffaele Palombi, una figura da riscoprire

    La seconda parte del libro si concentra sulla figura di Don Raffaele Palombi, parroco giunto a Stimigliano nel 1891. Vengono ripercorsi alcuni episodi significativi della sua attività pastorale e pubblica, tra cui la nota controversia con il Comune di Forano e con la nascente comunità valdese.

    Emergono inoltre le qualità di polemista, studioso e scrittore che caratterizzarono il sacerdote. Non a caso, quasi metà del volume è dedicata alla riproduzione delle sue scritture autografe e della sua produzione letteraria, storica e poetica, permettendo al lettore di avvicinarsi direttamente al pensiero e alla sensibilità di una figura che ha lasciato un’impronta profonda nella storia locale.

    Un libro da non perdere

    Madonna della Strada è molto più di una semplice pubblicazione storica. È un viaggio nella memoria collettiva di Stimigliano, nella storia di un santuario documentato fin dal 1588 e nelle vicende di uomini che, in epoche diverse, hanno contribuito a conservarlo e valorizzarlo.

    Attraverso le pagine di Menichelli si riscoprono non solo le origini e l’evoluzione della chiesetta della Madonna della Strada, ma anche l’opera di Don Raffaele Palombi, una figura centrale per la vita religiosa e culturale del paese, alla quale l’autore intende rendere il meritato omaggio.

    Il libro è autoprodotto e chi desidera riceverne una copia può rivolgersi direttamente a Costante Menichelli.

    Un’opera preziosa per chi ama Stimigliano, la sua storia e le persone che hanno contribuito a costruirne l’identità.

  • Stimigliano rende omaggio al poeta Cosimo Renzetti

    Stimigliano rende omaggio al poeta Cosimo Renzetti

    Domenica, 5 luglio 2026 alle.ore 9.30

    Un significativo momento di valorizzazione della memoria e della cultura locale si terrà domani mattina, domenica 5 luglio, alle ore 9.30, quando verrà affissa una fotografia commemorativa del poeta stimiglianese Cosimo Renzetti (scopri di più sul poeta contadino cliccando qui).

    L’iniziativa è promossa dall’Amministrazione Comunale di Stimigliano e dall’Associazione Casa Sabina della Poesia, che hanno voluto rendere omaggio a una figura di grande rilievo per la storia culturale del paese.

    La fotografia sarà collocata all’interno delle mura del centro storico, in corso Umberto I. Attraverso questo gesto, il paese intende mantenere viva la memoria di Cosimo Renzetti, testimone e interprete della tradizione poetica locale, lasciando un segno tangibile del suo contributo culturale alle generazioni presenti e future.

    L’evento rappresenta un’occasione per cittadini, appassionati di poesia e visitatori di ritrovarsi insieme nel ricordo di un poeta che ha contribuito a valorizzare l’identità e il patrimonio culturale di Stimigliano.

    L’Amministrazione Comunale e l’Associazione Casa Sabina della Poesia invitano tutta la cittadinanza a partecipare a questo momento dedicato a uno dei figli più illustri della comunità stimiglianese.

  • Roberto Tiburzi, pittore dell’Arte Sacra

    Roberto Tiburzi, pittore dell’Arte Sacra

    La storia di Roberto Tiburzi è un viaggio autentico tra vita e arte, nato in un’epoca complessa e cresciuto attraverso esperienze di lavoro, sacrificio e passione. Questo racconto ripercorre il cammino di un artista che, riscoprendo la propria vocazione, ha dato forma a un’espressione profonda e radicata nel territorio e nella fede.

    Una vocazione artistica nata tra storia e passione

    Roberto Tiburzi nasce a Gallese (VT) il 22 settembre 1938, in un periodo storico carico di avvenimenti drammatici e simbolici: sono i giorni in cui Radio Londra inizia le sue trasmissioni, Benito Mussolini proclama a Trieste le Leggi Razziali, mentre dall’altra parte dell’oceano un artista visionario come Orson Welles sconvolge l’opinione pubblica americana con una celebre trasmissione radiofonica.

    È in questo contesto che prende avvio la storia umana e artistica di Tiburzi, un percorso fatto di lavoro, sacrificio e riscoperta della propria vocazione.

    Dai primi disegni alla vita in officina

    Le sue prime esperienze artistiche risalgono al periodo scolastico, durante gli anni della Scuola di Avviamento Professionale di Ronciglione, e sono legate al disegno a china. Tuttavia, l’Italia del dopoguerra non offre molte possibilità: allo studio subentra presto il lavoro in officina.

    Nel gennaio del 1962 Tiburzi lascia l’Italia per un’importante esperienza all’estero. In Svizzera lavora prima a Pratteln (Basilea) come rettificatore, poi a La Chaux-de-Fonds come operaio specializzato. Un periodo che, seppur lontano dall’arte, gli permetterà di sviluppare quella precisione tecnica che in seguito diventerà una delle sue cifre stilistiche.

    L’intervista a Roberto Tiburzi

    Il ritorno all’arte e la scoperta della pittura a olio

    Rientrato in Italia, si stabilisce a Stimigliano, ma la passione artistica sembra rimanere sopita fino a quando una malattia lo costringe a frequentare la cittadina di Fiuggi, ricca di arte e soprattutto di opere pittoriche.

    È qui che l’amore per la pittura si riaccende. Quasi quarantenne, Tiburzi riprende pennelli e colori e comincia una carriera da autodidatta, dedicandosi principalmente alla pittura a olio. Da questo momento l’arte non lo abbandonerà più.

    Dal realismo all’Arte Sacra

    Negli anni Roberto Tiburzi si dedica con costanza al realismo, spaziando dai paesaggi alla natura morta, fino al ritratto, ma è nell’Arte Sacra che trova la sua massima espressione.

    Realizza manifesti per il Congresso Eucaristico, illustrazioni per libretti di preghiere e si occupa anche del restauro di cappelle sul territorio, mettendo la sua arte al servizio della comunità e della fede.

    Come scrive il critico Giorgio Mancini:

    “Ormai sicuro nella propria tecnica e felice nel momento creativo, Roberto Tiburzi certamente merita di essere seguito e portato a conoscenza del collezionismo più attento, tanto più che le sue ricerche artistiche, attualmente, si sono spinte al di là dell’olio su tela per entrare nel fascinoso mondo della grafica.”

    Stimigliano nelle sue tele

    Profondamente legato alla terra che lo ha accolto, Tiburzi immortala sulle sue tele gli scorci più suggestivi di Stimigliano:
    il Castello Orsini, Piazza Vittorio Emanuele II, il borgo antico, i suoi vicoli e Corso Umberto I, la via maestra del paese.

    Ma è soprattutto nell’Arte Sacra che l’artista dimostra la sua devozione alla comunità locale. Contribuisce infatti al rifacimento della facciata della Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, dipingendo l’arcata in mattonelle sopra l’antico portone.

    Realizza inoltre la maestosa Pala d’Altare della Chiesa di San Valentino, raffigurando il Santo in una ieratica glorificazione paradisiaca, a protezione del paese.

    Un artista che ha lasciato il segno

    Roberto Tiburzi ha continuato a coltivare la sua arte con passione e dedizione per oltre quarant’anni, mantenendo nel tempo uno studio-laboratorio privato nella propria abitazione.

    Scomparso il 10 ottobre 2025, lascia un’eredità artistica profonda, fatta di opere che continuano a testimoniare il suo legame con il territorio, la fede e la bellezza.


    Le opere e i riconoscimenti più importanti

    Tra le opere più significative dell’artista ricordiamo:

    • Partecipazione a numerose esposizioni personali e collettive
    • Sant’Antonio Abate, realizzato su commissione dell’omonima confraternita ed esposto nella Chiesa dei SS. Cosma e Damiano (Stimigliano)
    • Pala d’Altare (3,5 × 2,20 m) della Chiesa di San Valentino (Stimigliano), inaugurata e benedetta da S.E. Mons. Marco Caliaro, grande estimatore dell’artista
    • Riproduzione della “Madonna della Lode” del Santuario di Vescovio (Torri), dono per il 25° anniversario di episcopato di Mons. Marco Caliaro, esposta a Poggio Mirteto e oggetto di pellegrinaggio
    • Gesù Sindonico realizzato per S.E. Mons. Marco Caliaro
    • Tavola dell’apparizione dei SS. Pietro e Paolo a San Famiano, posta nella Basilica omonima e inaugurata nel 1990 dal Vescovo Divo Zadi per il novecentenario del Santo
    • Lampada votiva progettata per la Basilica di San Famiano, donata da S.E. Luigi Harduin, Duca di Gallese
    • Restauro della Madonna in Vicolo Margherita nel centro storico di Stimigliano, con attestato di riconoscimento artistico del Comune (2005)
    • Ritratto di San Giovanni Paolo II, esposto nella Chiesa Abbaziale di Farfa (2016)
    • Esposizione personale al Museo e Centro Culturale “Matteo Scacchi” di Gallese (2018)
  • Stimigmistica – 15

    Stimigmistica – 15

    La rubrica di enigmistica dedicata a Stimigliano.

    L’angolo nascosto

    Come si gioca: va individuato il soggetto della foto. Ogni uscita scoprirà nuovi particolari.

    Il personaggio misterioso

    Come si gioca: a ogni uscita un nuovo indizio, chi saprà sfruttarli per scoprire chi è il Personaggio Misterioso?

    Indizio 1
    Lei si trovava spesso tra nuvole bianche... ma mai sulle nuvole.
    
    Indizio 2
    Nella vita si è trovata di fronte a un grande bivio.
    
    Indizio 3
    Il suo nome era anche il suo lavoro
    
    Indizio 4
    Conosceva i gusti di tutti i suoi clienti

    Il cruciverba

    Come si gioca: il cruciverba è compilabile on-line. Cliccando su una casella si evidenzieranno in rosso le definizioni (orizzontale e verticale). Clicca una sola volta per inserire la soluzione orizzontale, due volte per quella verticale. Se vuoi puoi salvare il cruciverba compilato e inviarlo a Enea. Lo sfondo grigio indica soluzioni legate a Stimigliano.

    Cruci-verve


    Soluzioni del numero precedente

    L’angolo nascosto – (vincitori: Emiliano Menichelli)

  • Stimigliano: spettatori più che protagonisti? Ce lo dice l’IA (e la sociologia)

    Stimigliano: spettatori più che protagonisti? Ce lo dice l’IA (e la sociologia)

    Il grande silenzio di Stimigliano.
    Free rider, paura del giudizio o semplicemente “lo farà qualcun altro”? Ecco cosa succede davvero in un paese come il nostro.

    Facciamo un passo indietro e ripartiamo dall’inizio.

    Qualche settimana fa abbiamo lanciato un appello su questo blog.
    Una richiesta semplice, quasi innocente. Abbiamo chiesto di raccontarci storie, aneddoti o iniziative del nostro paese.

    Risultato?

    Un silenzio così profondo che, nelle pause, si sentivano risuonare le campane a chilometri di distanza.

    Ora, sgombriamo subito il campo da un equivoco: non crediamo nemmeno per un secondo che Stimigliano sia diventato improvvisamente un paese senza memoria, storie o persone capaci.

    Anzi. Basta fermarsi cinque minuti al bar, in piazza o davanti a un negozio per scoprire che siamo una vera miniera d’oro di racconti, opinioni, ricordi, proposte e iniziative (dietro molti di noi si nascondono appassionati di musica, letteratura, cinema, sport e chissà che cos’altro)

    E allora viene spontanea la domanda: perché sul blog non è uscito nulla? (A parte la proposta di una amica che ha già collaborato con noi e con la quale avremo sicuramente modo di fare altro in futuro)

    Tranquilli: non è (solo) colpa nostra.
    O meglio, sì… ma è una colpa scientificamente condivisa.

    Abbiamo provato a farci aiutare dall’intelligenza artificiale per l’analisi di questa situazione e il risultato è stato sorprendente: quello che è successo qui da noi è un piccolo manuale vivente di sociologia.


    L’Effetto Spettatore: tanto lo farà qualcun altro

    Esiste un fenomeno ben documentato chiamato effetto spettatore.
    Funziona così: più persone ci sono, meno ognuno si sente responsabile di agire.

    Tradotto in versione stimiglianese:
    quando abbiamo scritto “qualcuno ha una storia?”, probabilmente ognuno ha pensato:

    “Sì sì, bella idea… ma sicuramente scriverà qualcun altro. Qualcuno che ne sa di più.”

    Il problema è che tutti hanno pensato la stessa cosa e così la responsabilità si è diluita… fino a sparire.


    Free Rider. Perché dire “scroccone” suona male

    Un blog di paese è quello che si può considerare un classico bene pubblico: lo leggono tutti, lo apprezzano molti, ma mantenerlo richiede l’impegno di qualcuno.

    E qui entra in gioco un altro meccanismo molto umano: il “free rider”.

    Terminologia anglosassone che, oltre a darti un tono, ti evita elegantemente di usare la parola scroccone.

    Il Free Rider è quello che, con estrema naturalezza, pensa:

    “Leggere mi piace. Pensare però richiede tempo e fatica.
    Facciamolo fare a qualcun altro — poi io leggo volentieri.”

    È un ragionamento perfettamente logico.
    E anche perfettamente pericoloso.

    Perché se lo facciamo tutti… il blog continua, rimane acceso, sì — ma è come avere una Ferrari in pista e girare a 30 all’ora.


    “Abbiate pure cento belle qualità, la gente vi guarderà sempre dal lato più brutto.” (Molière)

    Poi c’è un fattore molto meno teorico e molto più reale: la paura del giudizio.

    Scrivere su un blog in un piccolo paese non è come postare una cosa qualsiasi online.
    Qui significa esporsi davanti alle stesse persone che incontrerai la mattina dopo.

    Amadeus avrebbe detto “e quindi partono i dubbioni”:

    “E se quello che racconto è banale?”
    “E se qualcuno ha da ridire?”
    “E se poi al mercato mi commentano l’iniziativa?”
    “E se poi mi metto contro l’Amministrazione”?

    Risultato: strategia perfetta di sopravvivenza sociale —
    silenzio assoluto.


    In fin dei conti, restiamo un gregge

    Infine, c’è il meccanismo più subdolo: se nessuno inizia, nessuno segue. Un po’ come nel gregge. Si fa quello che fanno gli altri.

    Un solo commento sotto alla nostra domanda. Troppo poco per accodarsi. Un vuoto iniziale che ha creato un piccolo muro invisibile.

    Perché scrivere per primi richiede coraggio.
    Rispondere a una conversazione già avviata, invece, è facilissimo.

    E così siamo rimasti tutti lì: in attesa di qualcuno che ci precedesse.


    Conclusione: la scienza ci assolve… ma non troppo

    La buona notizia è che la sociologia ci assolve completamente:
    quello che è successo è normale, umano, prevedibile.

    La cattiva notizia è che, ora che lo sappiamo,
    non possiamo più far finta di niente.

    Perché a quel punto la domanda cambierebbe:

    Siamo davvero spettatori… o ci fa comodo esserlo?

    Questo blog non cerca scrittori perfetti, né storici accademici.
    Cerca pezzi di vita vera: ricordi, episodi, dettagli che rischiano di perdersi.
    Cerca persone con una passione da raccontare.

    Cerca persone che hanno voglia di condividere un’iniziativa.

    Vuole il bene di Stimigliano e degli Stimiglianesi. Soprattutto per le generazioni che verranno e alle quali vogliamo lasciare un’eredità.

    E allora proviamo a fare una cosa semplice, concreta — e stavolta senza alibi.


    Un piccolo esperimento (ma serio):

    Proviamo a semplificare al massimo. Nei commenti puoi fare una di queste tre cose:

    • raccontare un breve ricordo, mostrarci delle fotografie. Uno spunto che poi useremo per scrivere un articolo
    • segnalare un’iniziativa o qualcosa che sta succedendo
    • proporre una rubrica che ti piacerebbe portare avanti

    Non serve essere “bravi a scrivere”. Possiamo farlo insieme.

    Serve solo iniziare.

    Serve solo fare una cosa che, a quanto pare, è diventata rarissima: mettersi in gioco.


    E se anche stavolta resta tutto in silenzio…

    …allora forse la sociologia non basta più a spiegarci.

    E dovremo ammettere una cosa un po’ meno scientifica, ma molto più scomoda:

    Che non è paura, non è timidezza, non è “mancanza di tempo”.
    È una scelta.

    La scelta di restare a guardare.

    E a quel punto sì che — senza più ironia — la domanda iniziale avrà trovato la sua risposta.

  • L’Officina degli Spiriti: Vladimiro Fioravanti, la genziana, lo cherry e altre delizie

    L’Officina degli Spiriti: Vladimiro Fioravanti, la genziana, lo cherry e altre delizie

    Storia, passione, genziana e tanto altro

    Vladimiro Fioravanti è un uomo che non passa inosservato: alto quasi due metri, capelli ormai bianchi e uno sguardo azzurro e profondo che racconta tanto. Un gigante, sì, ma di quelli buoni.

    Le rughe sul suo viso parlano di vita vissuta, mentre i suoi movimenti lenti non sono segno di stanchezza, bensì riflesso di una natura calma e gentile.

    In un mondo che corre sempre più veloce, Vladimiro sembra aver scelto un ritmo diverso, fatto di attesa e rispetto dei tempi naturali.

    La limpidezza del prodotto la ottieni con il riposo

    ama ripetere, riassumendo così la filosofia che guida il suo lavoro.

    Scendendo lungo il Corso, è facile trovarlo davanti al suo laboratorio, l’Officina degli Spiriti. È qui che, con pazienza e cura, lascia che le sue creazioni prendano forma: genziane, rataffia, l’amaro di Stimigliano e altre “pozioni” dal sapore unico.

    Basta fermarsi a fare due chiacchiere per scoprire una persona profondamente innamorata del proprio mestiere, sempre pronta a condividere un assaggio e una storia.

    E quando inizia a raccontare, il sorriso si illumina e le sue parole rivelano una passione sincera: per lui, ciò che produce è “un atto di amicizia profonda, un’espressione della terra, un’espressione magica della montagna”.

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    Una scoperta casuale che diventa legame indissolubile

    Eppure, il suo legame con la genziana nasce quasi per caso. Durante un’esperienza da ristoratore in Abruzzo entra in contatto con questo amaro tradizionale e, grazie a un cliente, ne scopre la ricetta che ancora oggi segue con rispetto:

    Cinque litri di Trebbiano abruzzese, 250 grammi di radice di genziana, un litro di alcol e zucchero

    poco zucchero, ci tiene a sottolineare.

    Negli anni il suo percorso lo porta prima a Contigliano, dove nasce il laboratorio “Fontecerro Nord” (un nome legato al territorio e ai suoi ricordi), poi a Rieti, dove prende forma l’Officina degli Spiriti, e infine a Stimigliano.

    È proprio qui che Vladimiro trova un legame ancora più profondo con la terra. Il paese lo accoglie e lui, in cambio, crea prodotti che ne raccontano l’anima, come l’amaro ottenuto dall’infusione delle foglie di ulivo.

    Tra le sue creazioni ricordiamo la Genziana “Lutea”, la “Rossa Superiore” (con Montepulciano e uva fragola), la “Inamarescit”, la “Unica” (con peperoncino e arancia), il rataffia di ciliegie, l’“AmaroDi” alle foglie di ulivo e lo Cherry.

    A queste si aggiungono anche le ultime creazioni nate da collaborazioni con altre realtà locali: il limoncello e l’arancello.

    L’intervista a Vladimiro Fioravanti

    Ascoltare Vladimiro è un’esperienza che affascina. Con la sua calma riesce a condurre chi ascolta in un viaggio che parte da lontano: racconta la storia della genziana, dalle sue origini antiche fino ai giorni nostri, passando per usi medicinali e tradizioni pastorali.

    Parla poi della nascita dell’Officina degli Spiriti, del suo incontro decisivo in Abruzzo e del valore del legame con la terra, visto non solo come luogo fisico ma come relazione profonda e autentica.

    Nelle tre parti dell’intervista scoprirete:

    • il racconto di come ha inizio la passione, la nascita dell’Officina degli spiriti e la storia della genziana, dagli usi medicinali a quelli legati alla conservazione del vino dei pastori fino ad arrivare ai nostri giorni.
    • il legame con la terra e quello con Stimigliano. La genziana e altri suoi prodotti.
    • Il procedimento che va dalla raccolta della radice fresca, per passare attraverso l’essiccazione e l’infusione fino ad arrivare nei nostri bicchieri.

    Un racconto da non perdere.

    Dove si trova

    L’Officina degli Spiriti si trova in Corso Umberto I s.n.c. a Stimigliano (RI).
    Per informazioni: Vladimiro Fioravanti, 377 242 3003
    https://www.facebook.com/officinadeglispiriti

    La genziana, dalla radice al bicchiere

    Stimigliano, la genziana e altri prodotti

    Storia della genziana e del laboratorio