Tag: Cultura Locale

  • Costante Menichelli presenta ‘Madonna della Strada’, viaggio nella storia del santuario del Nocchieto

    Costante Menichelli presenta ‘Madonna della Strada’, viaggio nella storia del santuario del Nocchieto

    Il nuovo libro dello storico autore stimiglianese dedicato al santuario del Nocchieto e a Don Raffaele Palombi

    Stimigliano vanta da sempre una ricca tradizione culturale e letteraria, e tra i suoi protagonisti più autorevoli spicca senza dubbio Costante Menichelli, nato a Stimigliano l’11 marzo 1934. Uomo di scuola, amministratore pubblico e instancabile autore, Costante ha legato gran parte della propria vita al paese, che ha guidato come sindaco dal 1970 al 2004, lasciando un segno profondo nella storia amministrativa e sociale della comunità.

    Costante Menichelli

    Nel corso della sua lunga carriera è stato anche presidente del Comitato di Gestione della ASL Rieti 2, capogruppo dei Democratici di Sinistra al Consiglio Provinciale di Rieti, presidente della Commissione Sanità, presidente dell’Unione dei Comuni della Valle del Tevere, presidente dell’Acquedotto Consorziale Ombrica, oltre che revisore dei conti, presidente del consiglio di scuola media e docente di lettere negli istituti superiori.

    Parallelamente all’impegno istituzionale, Menichelli ha coltivato una intensa attività letteraria. Tra le sue opere ricordiamo Storie di ieri e di oggi (1992), Intervista a Lucio Sergio Catilina (1993), Itaca. Poesie (1997), I piatti di Franz. Poesie (2001), I tempi della memoria (2004), Il libro più bello. Poesie (2011), Agorà (2012), Quarto grado di giudizio (2017), Lettere a Timoteo (2017), Lettere ad un anziano (2018), I piatti del caporale Franz (2019) e Varie ed eventuali. Racconti (2023).

    A questa lunga bibliografia si aggiunge oggi “Madonna della Strada”, pubblicato nel giugno 2026, un libro che l’autore definisce “l’unico giusto riconoscimento che si deve a Don Raffaele Palombi”, auspicando che alla figura dello storico parroco possa essere dedicata una via o una piazza del paese.

    La storia di un santuario e dei suoi protagonisti

    Il volume ripercorre la vicenda della chiesa della Madonna della Strada, piccolo santuario rurale del Nocchieto risalente al 1588 che rappresenta una parte importante della storia religiosa e civile di Stimigliano.

    Menichelli racconta il ruolo fondamentale di Don Raffaele Palombi, che scelse e recuperò la chiesetta quando era occupata da pastori e animali, promuovendo la bonifica dell’area circostante e componendo la preghiera dedicata alla Madonna della Strada, che l’autore considera una vera e propria poesia.

    Il racconto arriva poi ai tempi più recenti, ricordando gli interventi dei parroci Don Attilio Attili e soprattutto Don Mirek, profondamente devoto alla Madonna della Strada. A lui si deve una vasta opera di recupero e ristrutturazione dell’edificio: dalla liberazione dell’area da alberi e vegetazione fino ai lavori che hanno restituito decoro e funzionalità al santuario. Sempre Don Mirek ha avuto il merito di riportare la processione dedicata alla Madonna proprio presso la chiesetta del Nocchieto.

    Don Raffaele Palombi, una figura da riscoprire

    La seconda parte del libro si concentra sulla figura di Don Raffaele Palombi, parroco giunto a Stimigliano nel 1891. Vengono ripercorsi alcuni episodi significativi della sua attività pastorale e pubblica, tra cui la nota controversia con il Comune di Forano e con la nascente comunità valdese.

    Emergono inoltre le qualità di polemista, studioso e scrittore che caratterizzarono il sacerdote. Non a caso, quasi metà del volume è dedicata alla riproduzione delle sue scritture autografe e della sua produzione letteraria, storica e poetica, permettendo al lettore di avvicinarsi direttamente al pensiero e alla sensibilità di una figura che ha lasciato un’impronta profonda nella storia locale.

    Un libro da non perdere

    Madonna della Strada è molto più di una semplice pubblicazione storica. È un viaggio nella memoria collettiva di Stimigliano, nella storia di un santuario documentato fin dal 1588 e nelle vicende di uomini che, in epoche diverse, hanno contribuito a conservarlo e valorizzarlo.

    Attraverso le pagine di Menichelli si riscoprono non solo le origini e l’evoluzione della chiesetta della Madonna della Strada, ma anche l’opera di Don Raffaele Palombi, una figura centrale per la vita religiosa e culturale del paese, alla quale l’autore intende rendere il meritato omaggio.

    Il libro è autoprodotto e chi desidera riceverne una copia può rivolgersi direttamente a Costante Menichelli.

    Un’opera preziosa per chi ama Stimigliano, la sua storia e le persone che hanno contribuito a costruirne l’identità.

  • San Bernardino e il miracolo di Stimigliano

    Da oltre sei secoli, il nome di San Bernardino da Siena è profondamente legato alla storia e alla devozione di Stimigliano. Tra predicazione, memoria popolare e un miracolo tramandato nel tempo, questo racconto unisce fede, tradizione e identità del nostro territorio.

    San Bernardino, il predicatore

    Nato a Massa Marittima nel 1380 dalla nobile famiglia senese degli Albizzeschi, San Bernardino rimase orfano di entrambi i genitori all’età di sei anni. Cresciuto dai parenti a Siena, compì in città gli studi di retorica e giurisprudenza. A ventidue anni entrò nell’Ordine dei Frati Minori Francescani e nel 1405 ottenne l’abilitazione alla predicazione, che continuò senza interruzioni fino alla morte.

    San Bernardino si distinse per l’intensa opera di divulgazione del culto di Gesù Cristo e per aver promosso importanti riforme all’interno dell’Ordine francescano. La tradizione lo ricorda come un predicatore straordinario, capace di parlare per ore senza mai stancare la folla, che accorreva numerosa per ascoltarlo. Ebbe una particolare venerazione per l’Eucaristia.

    Il passaggio a Stimigliano

    Attraversando numerose località dell’Italia centrale, San Bernardino predicò instancabilmente la dottrina cristiana contenuta nei Vangeli. Si presume, con quasi assoluta certezza, che egli sia passato più volte per Stimigliano, fermandosi a predicare: lo dimostra il culto ancora oggi particolarmente vivo, anche a oltre 600 anni dalla sua scomparsa.

    È certo che attraversò Stimigliano lungo il cammino verso Terni e Montefalco, città che per sua volontà ospita un convento a lui dedicato.

    Secondo le testimonianze, durante uno degli ultimi passaggi da questi luoghi San Bernardino aveva ormai sessantatré anni. Il tempo aveva segnato profondamente il suo corpo: non era più la figura agile e vigorosa che aveva incantato le folle anche per l’aspetto fisico. Camminava piegato in avanti, appoggiando gli avambracci ai fianchi, con il volto magro e il mento aguzzo.

    Un giorno, durante una predica, si descrisse senza nominarsi, raccontando con lucidità i segni della vecchiaia:

    passa e’quarante e’gogno a sessant’anni, e egli comincia a diventare piccolino e ripiegato; egli comincia ad avere gli occhi piccicosi, cogli occhi scervellati; egli va chinato col capo verso terra; egli diventa sordo non vede bene lume, e li diventa sdentato.

    Gli amici, vedendo che non era più in grado di cavalcare il mulo, gli prepararono una rudimentale barella. Bernardino comprese che la fine era vicina, ma era certo che non sarebbe sopraggiunta prima di giungere a L’Aquila, città che lo attendeva da anni. Improvvisamente, trovando nuove forze, riprese a camminare per raggiungerla.

    (estratto dalla raccolta di poesie PREMIO SAN BERNARDINO – XVIII EDIZIONE, a cura dell’Associazione Culturale Casa Sabina della Poesia)


    Un segno tangibile: il miracolo di San Bernardino a Stimigliano

    San Bernardino ha voluto lasciare a Stimigliano un segno concreto della sua benevolenza e protezione. Un episodio tramandato nella memoria popolare racconta una grazia avvenuta il 20 maggio, ai primi del Novecento, durante la processione in onore del Santo.

    San Bernardino di Mario Bagordo

    La prof.ssa Rita Cantarini, pronipote di un testimone diretto, ha riportato personalmente il racconto del miracolo.

    La testimonianza di Rita Cantarini

    “Domenico Cantarini, mio bisnonno, in età avanzata, per camminare si serviva delle grucce. Come in ogni ricorrenza, anche quel giorno seguiva a fatica la statua del Santo in processione; ma giunto in piazza, vicino ai giardinetti, di colpo iniziò a camminare e, prese le grucce, le infilò in un ramo sporgente di un albero.

    La processione si fermò e tutti gridarono al miracolo. Domenico, piangendo e ringraziando, s’inginocchiò davanti a San Bernardino. La popolazione riprese festante la processione, tra ferventi preghiere e canti.

    Da quel giorno Domenico tornò a camminare normalmente per molti anni, fino alla sua morte terrena. Le sue grucce furono esposte nella cappella di San Bernardino della nostra chiesa, accanto alla statua del Santo.”

    (estratto dalla raccolta di poesie PREMIO SAN BERNARDINO – XVIII EDIZIONE, a cura dell’Associazione Culturale Casa Sabina della Poesia)


    Miracolo di San Bernardino a Stimigliano

    di Mario Grizi

    In un giorno lontano,
    di un maggio tutto festante…
    successe un fatto strano
    in mezzo a persone tante.

    Domenico Cantarini
    andava in processione…
    camminava con le grucce
    e faceva compassione

    La processione andò,
    giù verso il comune…
    poi risalì fino in piazza,
    passando in mezzo a qualche lume.

    Mentre la processione passò,
    davanti al giardinetto…
    Domenico, di colpo, iniziò,
    a camminare poveretto.

    Poi prendendo le grucce
    le infilò in un ramo rotto…
    che dà un albero sporgeva,
    e iniziò un pianto dirotto.

    La macchina di S. Bernardino,
    di colpo si fermò…
    e lui, ringraziando il Santo,
    davanti a Lui si inginocchiò.

    Guardava il povero Domenico,
    la gente tutta stupita…
    il miracolo l’aveva guarito,
    lui che zoppicava da una vita.

    Per molti, molti anni,
    le grucce fecero bella mostra…
    nella Cappella del Santo,
    vicino alla statua, messe lì apposta.

    Il giorno dopo a Stimigliano,
    non si parlava d’altro…
    e si pregò S. Bernardino,
    intervallato dal suo canto.

    Questo miracolo successo qui,
    s’era certo scordato…
    e ringrazio tanto Rituccia,
    che me l’ha raccontato.

  • Le emozioni prendono colore: la pittura di Donatella Angelucci

    Le emozioni prendono colore: la pittura di Donatella Angelucci

    Ci sono storie che sembrano nate per essere raccontate attraverso l’arte. Quella di Donatella Angelucci, pittrice legata a Stimigliano, è una storia fatta di spostamenti, emozioni forti, memoria e colori che parlano al cuore.

    Le origini: nascere nel buio e cercare la luce

    Donatella Angelucci nasce a Roma, da mamma stimiglianese e padre anconetano, in uno dei periodi più bui della nostra storia: gli anni della guerra. È ancora una bambina quando i bombardamenti su Roma stravolgono la sua vita e quella della sua famiglia, che si ritrova senza una casa.

    Fortunatamente – se di fortuna si può parlare in momenti così tragici – poco distante c’è la casa dei nonni, a Stimigliano. Ed è proprio qui che inizia una lunga serie di trasferimenti che segneranno la sua crescita: prima Stimigliano, poi Ancona, di nuovo Roma per gli studi universitari. Una vita in movimento, fatta di cambiamenti continui, che nutrirà la sua sensibilità artistica.

    L’intervista a Donatella

    L’arte nel sangue e i primi colori

    Fin da piccolissima Donatella ama colorare, scarabocchiare, esprimersi. Ma non solo: un’altra grande passione accompagna la sua infanzia, la danza. I suoi interessi sono già chiari, così come è chiara la sua inclinazione artistica.

    In fondo, l’arte Donatella ce l’ha davvero nel sangue. Il nonno paterno, artista e bravissimo disegnatore, lascia un segno profondo e silenzioso. Tra disegni, coreografie improvvisate e valigie sempre pronte, arriva un momento decisivo: a 15 anni, il papà le regala il suo primo cavalletto.

    È lì che scoppia la vera passione.

    Il cavalletto, il taccuino e la nascita di un linguaggio personale

    I primi quadri nascono dal desiderio di immortalare attimi, piccoli scorci di vita quotidiana. Donatella porta sempre con sé un taccuino, dove abbozza schizzi, raccoglie impressioni, ferma emozioni viste al volo. Tornata a casa, quei tratti diventano pittura, prendono forma sulla tela.

    La vita va avanti, arriva il lavoro, ma la pittura non la abbandona mai.

    L’ospedale, i colleghi e la scelta di crescere

    Anche durante l’esperienza lavorativa all’ospedale di Bologna, la pittura resta una presenza costante. Le pareti dell’ufficio, poco alla volta, si riempiono delle sue opere. Non tardano ad arrivare apprezzamenti, curiosità e persino richieste, che Donatella accoglie con naturalezza e piacere.

    È proprio in questo periodo che sente il bisogno di andare oltre. Lei, autodidatta, avverte l’esigenza di approfondire: studiare, conoscere, imparare nuove tecniche. Non per snaturarsi, ma per crescere.

    Questa crescita la porta nel tempo anche a presentare i suoi lavori al pubblico, partecipando e organizzando numerose mostre, occasioni fondamentali di confronto, condivisione e dialogo con chi osserva le sue opere.

    Dipingere emozioni: il cuore prima del pennello

    I quadri di Donatella nascono da un principio chiaro:

    “Prima di tutto ci deve essere un’emozione.”

    Può scaturire da uno sguardo, da un oggetto, da un paesaggio. Il processo creativo è intenso e spesso attraversato da una vera e propria sofferenza: la ricerca della pennellata giusta, del colore adeguato, capace di tradurre sulla tela ciò che si sente.

    L’obiettivo non è il quadro in sé, bello o brutto che sia. L’obiettivo è fermare quell’emozione e riuscire a trasmetterla a chi guarda.

    Tecniche diverse, un grande amore per l’olio

    Nel tempo Donatella sperimenta molte tecniche:
    olio, acrilico, acquerello, grafite, persino gessetti.

    Ma il suo amore per i colori forti, intensi, vibranti, la porta a prediligere la pittura ad olio, che meglio le consente di dare corpo e profondità alle emozioni.

    Stimigliano come musa ispiratrice

    Stimigliano entra naturalmente nei suoi lavori. La vista splendida che si gode dalla sua casa diventa ispirazione costante, ma il paese è anche protagonista diretto dei suoi quadri:
    i vicoli, gli scorci, il castello, le processioni.

    Stimigliano non è solo uno sfondo, è parte viva della sua pittura, memoria condivisa e affetto profondo.

    Quadri come figli

    Donatella considera i suoi quadri come creature, quasi figli. Proprio per questo non riesce a sceglierne uno sopra gli altri: come ogni genitore, non potrebbe mai fare una preferenza.

    La danza che ritorna: il flamenco sulla tela

    La danza, amata fin da bambina, ritorna con forza nella sua arte. I corpi che ballano, i movimenti, l’energia diventano soggetti ricorrenti. In particolare, il flamenco occupa un posto speciale: una vera passione, forse accompagnata da un pizzico di rammarico per non averlo potuto vivere pienamente nella vita.

    Ne coglie l’allegria, ma anche il patos, l’intensità emotiva che lo rende così potente.

    Un tempo di riflessione, ma con lo sguardo avanti

    Oggi Donatella racconta di vivere un momento di riflessione profonda. Più che una crisi è uno sguardo forse più grigio sullo stato attuale dell’arte.

    Eppure, la forza della sua passione – la stessa forza che vibra nei suoi colori – continua a spingerla avanti. A dipingere, a cercare, a raccontare emozioni.

    Perché per Donatella Angelucci, l’arte resta un atto necessario.

    E le emozioni con lei, prima o poi, trovano sempre un colore.

    Galleria fotografica

    Altre risorse

  • Stimigmistica – 9

    Stimigmistica – 9

    La rubrica di enigmistica dedicata a Stimigliano.

    L’angolo nascosto

    Come si gioca: va individuato il soggetto della foto. Ogni uscita scoprirà nuovi particolari.

    Il personaggio misterioso

    Come si gioca: a ogni uscita un nuovo indizio, chi saprà sfruttarli per scoprire chi è il Personaggio Misterioso?

    Indizio 1
    
    Per anni ha aiutato gli altri a “tenere insieme i pezzi”, anche quando sembravano non combaciare.
    
    Indizio 2
    
    Aveva tante chiavi anche se nessuna apriva una serratura
    
    Indizio 3
    
    Molti lo chiamavano Presidente
    
    Indizio 4
    Il suo negozio, oggi, è gestito dai figli

    Il cruciverba

    Come si gioca: il cruciverba è compilabile on-line. Cliccando su una casella si evidenzieranno in rosso le definizioni (orizzontale e verticale). Clicca una sola volta per inserire la soluzione orizzontale, due volte per quella verticale. Se vuoi puoi salvare il cruciverba compilato e inviarlo a Enea.

    Cruci-verve


    Soluzioni del numero precedente

    Il cruciverba (vincitori: Gabriel Hrum)

  • Stimigmistica – 8

    Stimigmistica – 8

    La rubrica di enigmistica dedicata a Stimigliano.

    L’angolo nascosto

    Come si gioca: va individuato il soggetto della foto. Ogni uscita scoprirà nuovi particolari.

    Il personaggio misterioso

    Come si gioca: a ogni uscita un nuovo indizio, chi saprà sfruttarli per scoprire chi è il Personaggio Misterioso?

    Indizio 1
    
    Per anni ha aiutato gli altri a “tenere insieme i pezzi”, anche quando sembravano non combaciare.
    
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    Aveva tante chiavi anche se nessuna apriva una serratura
    
    Indizio 3
    
    Molti lo chiamavano Presidente

    Il cruciverba

    Come si gioca: il cruciverba è compilabile on-line. Cliccando su una casella si evidenzieranno in rosso le definizioni (orizzontale e verticale). Clicca una sola volta per inserire la soluzione orizzontale, due volte per quella verticale. Se vuoi puoi salvare il cruciverba compilato e inviarlo a Enea.

    Cruci-verve


    Soluzioni del numero precedente

    Il cruciverba (vincitori:Ambra Salustri, Gabriel Hrum)

    L’angolo nascosto: Vecchio cinema da via Cavour (vincitori: Emiliano Menichelli, Gabriel Hrum)

  • Normal People: quando la BBC ha scelto Stimigliano per le riprese

    Normal People: quando la BBC ha scelto Stimigliano per le riprese

    Normal People è la miniserie tratta dal romanzo di Sally Rooney che ha conquistato pubblico e critica. Dalla trama al cast, fino alle riprese a Stimigliano e nelle altre location del Lazio, ecco tutto quello che c’è da sapere sulla serie BBC.

    Normal People, la serie BBC girata a Stimigliano

    Le scene girate a Stimigliano

    Normal People (Persone normali) è una miniserie televisiva irlandese, britannica e statunitense diretta da Lenny Abrahamson e Hettie Macdonald, scritta da Alice Birch e Sally Rooney e basata sull’omonimo romanzo pubblicato nel 2018 dalla stessa autrice.

    La serie è stata distribuita dalla BBC, storica emittente pubblica del Regno Unito tra le più importanti e riconosciute a livello internazionale, e da Hulu negli Stati Uniti. Fin dalla sua uscita, Normal People ha conquistato il pubblico internazionale grazie a un racconto intenso, intimo e realistico dell’amore, della crescita e della fragilità emotiva.

    Accanto alla forza della storia e alle interpretazioni dei protagonisti, un ruolo fondamentale è giocato anche dalle ambientazioni, tra Irlanda, Svezia e Italia. E proprio le location italiane, in particolare Stimigliano e altre località del Lazio, hanno contribuito a rendere ancora più memorabili alcune delle scene più amate.

    La trama di Normal People

    La serie racconta la storia di Marianne Sheridan e Connell Waldron, due adolescenti che vivono nella contea di Sligo, sulla costa atlantica dell’Irlanda. I due appartengono a mondi molto diversi: Marianne è brillante, colta e benestante, ma profondamente isolata, sia a scuola sia nella vita familiare. Connell, invece, proviene da una famiglia operaia, è popolare, sportivo e apparentemente più integrato nel contesto sociale.

    Un legame tra loro esiste da tempo, anche perché la madre di Connell lavora come domestica nella casa della famiglia di Marianne. Tuttavia, è soltanto quando iniziano una relazione segreta che i due imparano davvero a conoscersi.

    Da quel momento, Normal People segue la loro relazione nel corso degli anni, tra avvicinamenti, allontanamenti, silenzi, incomprensioni e ritorni. Dopo il liceo, i due si ritrovano al Trinity College di Dublino, dove continuano a confrontarsi con i propri sentimenti, con le differenze sociali e con i cambiamenti inevitabili dell’età adulta.

    Dal romanzo di Sally Rooney alla serie tv

    Il progetto televisivo nasce dal grande successo del romanzo Persone normali, secondo libro di Sally Rooney, già conosciuta dal pubblico per Parlarne tra amici. L’annuncio dell’adattamento da parte di BBC Three, canale della BBC dedicato soprattutto a un pubblico giovane e digitale, aveva suscitato grande curiosità, anche per il coinvolgimento diretto della stessa autrice nella scrittura della serie.

    Un adattamento seguito dalla stessa autrice

    Sally Rooney ha lavorato al progetto insieme agli sceneggiatori Alice Birch e Mark O’Rowe, contribuendo a mantenere sullo schermo la sensibilità e la profondità emotiva del romanzo. La scrittrice ha espresso grande entusiasmo per la trasposizione televisiva, sottolineando il privilegio di lavorare con Lenny Abrahamson e con una squadra creativa capace di dare nuova vita alla sua storia.

    Il cast di Normal People

    Il cast principale della serie è guidato da due interpreti che, grazie a questo progetto, hanno raggiunto una notorietà internazionale.

    Daisy Edgar-Jones è Marianne

    Daisy Edgar-Jones interpreta Marianne, restituendo con grande delicatezza tutte le sfumature emotive di un personaggio complesso, vulnerabile e intenso.

    Paul Mescal è Connell

    Nel ruolo di Connell troviamo Paul Mescal, la cui interpretazione è stata tra le più apprezzate dalla critica. Il suo personaggio, silenzioso, sensibile e tormentato, è diventato uno dei volti più iconici della serialità recente.

    La chimica tra Daisy Edgar-Jones e Paul Mescal è stata uno degli elementi decisivi per il successo della serie, rendendo credibile e coinvolgente ogni fase del rapporto tra Marianne e Connell.

    Le location di Normal People in Italia: Stimigliano scelto per le riprese

    Uno degli aspetti che più hanno colpito il pubblico è senza dubbio la bellezza delle ambientazioni italiane. Le scene girate nel nostro Paese corrispondono a una parte centrale e molto suggestiva della storia, trasformandosi in uno dei momenti visivamente più memorabili della serie.

    Per la realizzazione delle scene ambientate in Italia, Indigo Film ha scelto Stimigliano, borgo medievale in provincia di Rieti, come una delle location principali. La produzione, firmata BBC, nel 2020, ha individuato nel Lazio il contesto ideale per ricreare l’atmosfera elegante e sospesa del soggiorno italiano di Marianne e Connell.

    Nelle scene girate in paese si riconoscono facilmente alcuni luoghi simbolo di Stimigliano: una sequenza è ambientata all’interno dell’alimentari Simoncelli, dove la coppia entra per fare la spesa e viene accolta dalla nostra Lucilla, protagonista anche di un paio di battute. Subito dopo, la regia mostra anche l’esterno del negozio e la sua storica insegna.

    In piazza si distingue chiaramente la chiesa dedicata ai patroni del paese, i Santi Cosma e Damiano. I due protagonisti si siedono al centro della piazza per spostarsi successivamente sul “Pincio”, la terrazza panoramica che si affaccia sulle colline sabine, sul versante opposto a quello del Tevere, in direzione Forano e Poggio Mirteto.

    Infine, Marianne e Connell si allontanano in bicicletta lasciando intravedere via Cavour fino alla farmacia, la via che si dirama dalla piazza li condurrà fuori dal paese.

    Via Cavour

    Dal romanzo ambientato a Trieste al set nel Lazio

    Nel romanzo, la casa di famiglia si trova a Trieste. Per ragioni logistiche, però, la serie ha spostato le riprese nell’Italia centrale, senza perdere nulla del fascino originario. Le scene sono state girate principalmente tra Sant’Oreste, Stimigliano e Villa Il Casale presso la Tenuta di Verzano, nel Lazio.

    Il risultato è una rappresentazione cinematografica di grande impatto, fatta di strade di campagna, piazze assolate, ville immerse nel verde e panorami capaci di trasmettere un senso di quiete e malinconia.

    Perché le scene italiane hanno conquistato il pubblico

    Le puntate ambientate in Italia sono tra le più amate dai fan di Normal People. La villa in cui soggiornano Marianne e Connell, con i suoi interni luminosi, il giardino e la piscina, è diventata una delle immagini simbolo della serie.

    Attorno ai protagonisti si sviluppa un paesaggio fatto di colline, piccoli centri storici e scorci suggestivi. Le strade percorse in bicicletta, il centro di Stimigliano, la piazza dove mangiano un gelato e i panorami che scorrono durante il viaggio in treno costruiscono un’immagine dell’Italia intima, romantica e quasi sospesa nel tempo.

    Per Connell, questo soggiorno rappresenta anche l’ingresso in un mondo diverso, più sofisticato e distante dalla propria quotidianità. Per questo motivo, l’Italia nella serie non è solo uno sfondo, ma uno spazio narrativo importante, in cui emergono con forza le differenze sociali, il desiderio e il senso di trasformazione.

    Produzione e distribuzione della serie

    Le riprese di Normal People sono iniziate nel 2019 e si sono svolte tra Irlanda e Italia, per un totale di dodici episodi. Alcune scene successive sono state girate anche in Svezia, tra Luleå e il Mar Baltico, nel febbraio 2020.

    La serie è stata presentata in anteprima su BBC Three ed è stata successivamente trasmessa anche su BBC One e Hulu, partner nella produzione. L’uscita nel 2020 ha contribuito a renderla uno dei titoli più discussi e apprezzati di quell’anno.

    Premi e riconoscimenti

    Oltre al successo di pubblico, Normal People ha ricevuto importanti riconoscimenti internazionali.

    Emmy Awards 2020

    La serie ha ottenuto diverse candidature agli Emmy, tra cui:

    • miglior attore protagonista in una miniserie o film a Paul Mescal
    • miglior regia a Lenny Abrahamson
    • miglior sceneggiatura a Sally Rooney e Alice Birch
    • miglior casting a Louise Kiely
    • British Academy Television Awards 2021

    Ai BAFTA TV Awards 2021, Normal People ha ottenuto:

    • miglior attore a Paul Mescal
    • candidatura per la miglior miniserie
    • candidatura per la miglior attrice a Daisy Edgar-Jones
    • Altri riconoscimenti

    La serie ha ricevuto candidature anche ai:

    Critics’ Choice Television Awards 2021
    Golden Globe 2021

    Questi risultati hanno confermato l’impatto culturale e artistico della miniserie.

    Perché vedere Normal People

    Normal People è una serie che riesce a raccontare in modo autentico i sentimenti, le insicurezze e i cambiamenti che accompagnano il passaggio all’età adulta. Marianne e Connell sono personaggi intensi, imperfetti e reali, capaci di lasciare un segno profondo nello spettatore.

    A rendere ancora più speciale la visione contribuiscono le ambientazioni, tra le coste irlandesi di Sligo, il fascino del Trinity College di Dublino, i paesaggi innevati della Svezia e la bellezza luminosa delle location italiane nel Lazio.

    In conclusione

    Normal People è molto più di un semplice adattamento televisivo: è una serie capace di trasformare una storia intima in un racconto universale. Il lavoro di regia, la scrittura, il cast e le location hanno contribuito a creare un prodotto di grande qualità, destinato a restare tra le produzioni più significative degli ultimi anni.

    Per il pubblico italiano, le scene girate tra Stimigliano, Sant’Oreste e la Tenuta di Verzano aggiungono un motivo in più per riscoprire questa miniserie e lasciarsi trasportare dal suo fascino.

    Fonti

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  • Creare per conoscersi: il mondo di Carolina Turrio Baldassarri

    Creare per conoscersi: il mondo di Carolina Turrio Baldassarri

    “Ciascun essere umano possiede più di un talento. Uno dei miei doni è quello di avere una buona mano e, con questa, cerco di esprimere il mio spirito. Sono alla ricerca della ‘vera me’, attraverso la pittura.” (C.T.B.)

    Pittrice, illustratrice, graphic designer. In una parola: sognatrice

    Carolina Turrio Baldassarri nasce a Roma nel 1982, da padre romano e madre austriaca. Cresce a San Saba, quartiere vicino alla Piramide Cestia, trascorrendo però le estati tra Stimigliano e Innsbruck.

    Si innamora del disegno a mano libera già da piccolissima: è attratta dall’arte e da tutto ciò che può far esplodere la creatività. Forse è per questo che inizia la scuola in maniera piuttosto distratta, trovando stimoli solo quando le viene data la possibilità di scrivere un testo creativo o di dedicarsi a qualsiasi attività che riguardi la punta della sua matita.

    Crescendo affronta un anno di liceo classico (“su pressione”, come confessa lei stessa), ma riesce poi a cambiare indirizzo e a frequentare il liceo artistico, dove entra finalmente in contatto con il mondo a cui sente di appartenere. Il crescente interesse per l’illustrazione e il graphic design la porta a frequentare il Corso di Grafica e Progettazione Multimediale dell’Università “La Sapienza” di Roma, a Valle Giulia, anche se non è esattamente il percorso che avrebbe desiderato.

    Nel frattempo, un lavoro serale in un pub le permette di conquistare la sua autonomia. È lì che, nel maggio del 2003, conosce il futuro padre delle sue figlie. Insieme costruiscono la loro casa.

    Tra un esame universitario e l’altro, nel 2004 nasce Maddalena, poi nel 2005 Viola. Nei due anni successivi si dedica completamente alle bambine.

    Arriva poi la decisione di intraprendere un percorso di studi più pratico: si iscrive all’Accademia delle Arti e Nuove Tecnologie di Roma e, con i numerosi impegni, nasce la necessità di diventare seriamente “multitasking”.

    Dal 2010 lavora come illustratrice e graphic designer indipendente. Nel 2011 nasce Mila, la terza figlia.

    Passano gli anni e, nel 2016, partecipa al rifacimento di un’aula della scuola frequentata da Viola. Da questa esperienza prende forma, poco dopo, il progetto ‘ColoriAmo la scuola’: non solo un laboratorio di pittura murale, ma anche un’occasione di ricerca e di cambiamento.

    ColoriAmo la scuola

    Dopo tre anni di insegnamento, decide di concedersi uno spazio creativo personale. La prima tappa sono le ‘Officine Libetta’, alla Garbatella, poi il trasferimento nello spazio che è ancora oggi il suo studio: lo ‘Sgarage’, nel cuore di Montesacro, a Roma.


    L’intervista a Carolina

    “Sogno un mondo senza competitività, dove le persone si sostengono a vicenda, nel rispetto reciproco, verso la terra e verso tutti gli altri esseri viventi.” (C.T.B.)

    Come nasce la passione per la pittura?
    Ho cominciato con i pennarelli verso i sei anni. All’epoca era una vera e propria via di fuga, un modo per non essere mandata a letto la sera, quando rincasava mio padre. Aspettavo sotto il tavolo, verso le otto, mentre tutti i miei fratelli dormivano. Mi permettevano di sedermi a tavola per un po’, con un foglio e tanti pennarelli.

    Perché utilizzi la pittura acrilica?
    È quella che conosco meglio, anche se non è detto che sia quella in cui mi riconosco di più o con cui mi trovo meglio. Ha sicuramente dei vantaggi: asciuga in fretta ed esiste una grande varietà di pigmenti già pronti all’uso.
    Ha una stesura decisa, proprio come il mio bisogno di stare al mondo. Uso colori molto accesi, anche fluo. Preferisco accostare colori complementari, perché creano vibrazione: il loro contrasto genera movimento. Adoro il turchese. E continuo a usare i pennarelli, gli Uni-posca.

    A quale opera sei più legata?
    Ci sono quadri o disegni che preferisco ad altri, ma nessuno in particolare. Alcuni sono diventati dei veri guardiani di casa, come il ‘Principe di Persia’, perché raffigurano personaggi mitici, quasi divinità. La mia mente li associa a questo e ne rimane catturata. È ciò che rappresentano che mi lega a loro.

    Un pensiero sull’arte
    Per me l’arte è espressione di noi stessi. Come artista, l’ho identificata in un percorso alla scoperta di me stessa. E dato che osservando il piccolo si può osservare il tutto, ho pensato che partendo da me sarei potuta arrivare a una sorta di ‘tutti’.
    Ogni volta che creo un ‘Mig mag mug’ è come se osservassi un fenomeno, una specie di proiezione dell’essere. E mi domando: “Sogno quello che sono o sono quello che sogno?”
    Qual è la nostra parte più vera, quella espressa dal nostro inconscio? Quando ci liberiamo veramente?

    Mi sono focalizzata sull’idea che la nostra visione della realtà sia una proiezione del nostro pensiero, e che ogni pensiero abbia una propria visione. Questa visione fa parte anche di un pensiero collettivo, e cerco una possibile risposta attraverso i miei ‘Mig Mag Mug’, un gioco creativo a tre fasi che mi permette di studiare alcune varianti della percezione.

    In che modo la realtà è condizionata dal nostro pensiero? Esiste un ordine dell’universo. Quanto siamo influenzati dalla realtà? Siamo noi a vederla perfetta — simmetrica, geometrica, matematica — oppure questa perfezione si manifesta quando rimbalza nella nostra coscienza?

    Attraverso l’arte cerco di dare peso al nostro rapporto con la realtà, osservando la natura. Quando guardiamo le nuvole facciamo qualcosa di simile: cerchiamo una realtà nostra, attribuiamo forme guidati dal nostro bagaglio personale. Ma questo bagaglio è anche collettivo, perché siamo tutti connessi. I nostri neuroni comunicano, abbiamo le stesse radici e facciamo parte di un unico ‘Tutto’.

    Torniamo ai ‘Mig’: cosa sono?
    Sono un gioco artistico in tre fasi, che si alterna tra caos e controllo (anche se poi scopriremo che il caos è solo apparente).

    Scelgo un supporto — una tela o un foglio — e penso vagamente a ciò che vorrei rappresentare. Ho un’intenzione iniziale. Scelgo i colori e li dispongo nello spazio. Questa è la fase che chiamo “CAOS INDIVIDUALE”.

    Poi piego il supporto, lo riapro e osservo la simmetria che si è creata. Da un gesto nasce la perfezione, la matematica. I colori prendono forma e si piegano alle leggi dell’universo: questa è la fase dell’“ORDINE UNIVERSALE”.

    L’ultima fase è l’“ORDINE INDIVIDUALE PROFONDO”: è il momento in cui attribuiamo un significato alla forma, guidati dalla nostra esperienza e dal nostro vissuto. Osserviamo la nuova simmetria e iniziamo a ridisegnare, reinterpretare.

    Nessuna di queste tre fasi è casuale. Potremmo descriverle così: da noi, soggetto, al mondo esterno, fino alla nostra interazione con esso. Tre realtà: noi, il mondo e noi nel mondo.

    Una cosa particolare che ho osservato è che, durante la prima fase, siamo in un tempo presente, mentre nell’ultima ci ritroviamo in un tempo passato. È un aspetto su cui mi piacerebbe riflettere ancora.

    Mig-Mag-Mug

    Ci sono altre cose che dipingi oltre ai Mig?
    Figure umane, animali, viscere, forme allungate e morbide che si intrecciano o si inerpicano verso una direzione. Mi concentro molto anche sui volumi, sui chiaroscuri, sulle rughe.

    Mi sento particolarmente attratta dalle origini, dalle radici dell’essere umano e della creazione. Tra gli animali prediligo le scimmie, a volte ‘mezze umane’, quasi a sottolineare uno sguardo che suggerisce la presenza di un’anima. Mi piacerebbe dipingere altri indigeni.

    Potete seguire e supportare il lavoro di Carolina sui suoi profili social (Carolina Turrio) e sul sito:
    www.carolinaturrio.com

  • Dizionario Stimiglianese-Italiano

    Dizionario Stimiglianese-Italiano

    Il Dialetto Stimiglianese appartiene ai dialetti mediani italiani ed è caratterizzato dalla metafonesi Sabina, che si attesta su un vocalismo a quattro gradi, in cui -u finale si continua o si è conguagliata in -o, la metafonesi è determinata dalle vocali finali -u ed -i: ad esempio si ha paése, ma al plurale paìsi, mòrta ma al maschile mórtu, apèrta ma apértu, rúsciu ma róscia, issu ma éssa e così via.

    A

    B

    C

    D

    E

    F

    G

    H

    I

    J

    L

    M

    N

    O

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    Q

    R

    S

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    U

    V

    Z

  • Cosimo Renzetti, contadino e un poco anche poeta

    Cosimo Renzetti, contadino e un poco anche poeta

    Cosimo Renzetti: poeta della terra e ultimo custode della civiltà contadina

    Stimigliano ha avuto, tra i suoi figli più autentici e silenziosi, un uomo capace di trasformare il lavoro nei campi in poesia, la fatica in cultura, la semplicità in profondità.

    Cosimo Renzetti, nato a Stimigliano il 27 settembre 1931, rappresenta una delle figure più significative della memoria locale: un contadino, un poeta, un autodidatta, un custode della civiltà contadina.

    Cosimo viene al mondo in un’epoca complessa e dura: l’Italia degli anni Trenta e Quaranta, attraversata dal fascismo, dalla Seconda Guerra Mondiale e dalle difficoltà del dopoguerra. Nei piccoli centri come Stimigliano, la vita era scandita dal lavoro nei campi, dalla fatica quotidiana e da un forte senso di comunità. È in questo clima di sacrificio, resilienza e dignità che si forma il suo carattere: sobrio, tenace, profondamente radicato alla terra.

    Figlio di Tomasso Renzetti, cresciuto in una famiglia complessa e segnata anche dal dolore — la scomparsa della giovane sorella Alessandra, che probabilmente influenzò il suo carattere e la sua visione della vita — Cosimo mostrò fin da bambino una profonda inclinazione per lo studio e la lettura.

    Dopo aver frequentato la scuola di Stimigliano fino alla quinta elementare, coltivò da solo la propria formazione culturale. Si appassionò ai classici della letteratura, alternandoli a testi tecnici e di approfondimento, dimostrando una curiosità intellettuale rara e costante.

    Tra tutte le opere, la Divina Commedia lasciò un’impronta indelebile nella sua vita: Cosimo ne approfondì la lettura e la metrica, divenne in grado di recitarla interamente a memoria e ne trasse ispirazione per la stesura di un suo canto intitolato “Mussolini all’inferno”.

    Un ruolo importante nella sua crescita lo ebbe anche l’amicizia con altri artisti locali, in particolare il pittore Mario Bagordo, che contribuì ad arricchirne il bagaglio culturale e umano.

    ALL’AMICO MARI BAGORDO (ANIMA INQUIETA)

    Anima inquieta alberga nel tuo petto,
    nè l’arte del pittore, a cui ti dedichi
    con gran passione, può mutar l’aspetto
    triste del tuo viso, né può la musica,

    mirabile letizia dei mortali,
    sollevare quel tuo fugace spirito,
    né l’arte della musa può i mali
    placar, che ogn’ora il cuore ti corrodono.

    Ed in quella soffitta molto spesso
    tu ti rinchiudi, e pur in luogo libero
    vai passeggiando, chiuso sei in te stesso,
    che ogni piacer del mondo t’è fuggevole.


    [CONTINUA]

    (Cosimo Renzetti)

    Come molti uomini della sua generazione, iniziò a lavorare prestissimo nei campi, subito dopo la scuola, per contribuire al sostentamento della famiglia attraverso la vendita di vino e prodotti agricoli. Ma proprio nella campagna, tra filari, stagioni e silenzi, trovava spesso l’ispirazione per scrivere le sue poesie, molte delle quali dedicate alla natura, al lavoro e alla vita rurale.

    TRAMONTA IL SOLE

    Quando la sera a tramontar s’appresta
    il sole e rosso tinge l’orizzonte,
    guarda laggiù quel solitario monte
    che sembrerebbe un gran fuoco l’investa.

    Gode la vista mia per tanta festa,
    l’ultimo raggio mi bacia la fronte.
    “È questo fra la notte e giorno il ponte”
    mi dice la mia mente alquanto mesta.

    Poi guarda il globo scomparir pian piano
    ed anche quel bel rosso impallidisce.
    Sento nel cuore un sentimento strano,

    un sentimento che non è giocondo,
    un sentimento che un po’ m’intristisce:
    che ogni cosa tramonta in questo mondo.


    (Cosimo Renzetti)

    Cosimo visse sempre con suo fratello Filippo e la sua famiglia, mantenendo un carattere schivo e riservato, poco incline alla mondanità. Le rare e misurate uscite domenicali in piazza o al bar gli bastavano per ricaricare lo spirito e tornare alla sua settimana di lavoro e riflessione.

    Era noto in paese come grande esperto di innesti e potature, tanto da essere ricercato e stimato da tutti per la sua competenza e abilità.

    Ma dietro il contadino si nascondeva anche un poeta di grande sensibilità, capace di parlare di sentimenti, famiglia, terra e memoria con uno stile semplice e autentico.

    DICEMBRE

    Nubi nere
    S’accalcano all’orizzonte
    Accarezzando vette immacolate.
    Umide zolle deserte.
    Il vento
    Fischia sui comignoli.
    I ceppi si consumano
    Lentamente.
    Stormi di neri uccelli
    Fuggono nel cielo
    Silenziosi.
    Roseti spinosi.
    Gli alberi:
    Scheletri imploranti.
    Ora che sei scomparsa
    Ho capito d’amarti.


    (Cosimo Renzetti)

    Autodidatta nelle metriche poetiche, utilizzava il proprio talento per creare composizioni letterarie profonde, anche se, in età relativamente giovane, smette di scrivere, senza che nessuno abbia mai conosciuto il vero motivo di questa scelta.

    Nel 2002 fu insignito del premio per la poesia durante la terza edizione del Concorso di San Bernardino, festival locale organizzato dall’amico poeta e scrittore Mario Grizi.

    Le parole di chi lo ha conosciuto

    Il maestro Mario Gattella, esperto di arte, pittura e musica lo ha ricordato così:

    “Cosimo Renzetti è l’ultimo rappresentante della ‘Civiltà Contadina’. La sua vita è stata all’insegna del duro lavoro nelle nostre campagne. Egli ci tramanda una conoscenza delle varie tecniche di innesto ed altre forme lavorative. Persona autodidatta nello studio della cultura umanistica. Ma soprattutto nelle sue poesie evidenzia sentimento, amore per la propria famiglia e per la sua terra. Stimigliano deve essere riconoscente verso questa grande persona.”

    Un aneddoto che racconta il suo spirito

    Tra le storie più curiose e affascinanti su Cosimo, ce n’è una che unisce agricoltura, passione e genialità: attraverso un paziente lavoro di selezione delle sementi, riuscì a isolare una varietà di pomodoro dalla polpa carnosa e povera di semi, perfetta per essere gustata “al piatto” con un pizzico di sale, un po’ di pepe e un filo di buon olio.

    Un pasto semplice, contadino e allo stesso tempo quasi gourmet, simbolo perfetto della sua filosofia di vita: fare grandi cose con mezzi umili, trovare l’eccellenza nella terra.

    L’EROE MANCATO

    Un gallo sopra un’arta palizzata
    se ne stava a canta’: Chicchirichì!
    ‘Na vecchia volpe, che stava appostata,
    te lo sentì,
    j’annette sotto e je cominciò a di:
    “Canti come un soprano,
    me piacerebbe strignete la mano”.
    Ma je rispose il gallo,
    dice: “Mica so’ un pollo.
    Vedi? Ciò ar piede lo sperone giallo…
    e ben t’ariconosco: ‘na matina
    me t’acchiappasti la meio gallina”.
    E la volpe je dice: “Prima o poi
    te tireranno il collo.
    E soffrirai de più,
    damoce un po’ d’aiuto tra de noi,
    dà retta a me te convie’ a cala’ giù:
    se cali giù me magnerò te solo,
    ma se vado al pollaro
    fo ‘na carneficina,
    su, fa un ber volo
    e vie a morì da eroe, nun fa l’avaro”.
    Er gallo je rispose: “Te capisco,
    ma io nun so’ un eroe, e preferisco
    campa’ de più e morì de torcicollo:
    nun cerco gloria,
    né vojo le medaje alla memoria!”.


    (Cosimo Renzetti)

    Un’eredità che resta

    Cosimo Renzetti ci ha lasciati nel 2020, ma la sua memoria continua a vivere nelle sue poesie, nei racconti di chi lo ha conosciuto e nella storia di Stimigliano.

    Era solito definirsi semplicemente “un contadino”, ma oggi possiamo dire che è stato molto di più: un poeta della terra, un uomo di cultura, un testimone silenzioso di un mondo che non c’è più.

    Lascia parole destinate a durare e una memoria viva che ancora oggi abita la sua amata terra.

    SON CONTADINO

    Son contadino e un poco anche poeta,
    e tu che leggerai questo sonetto,
    scusami se non sono assai perfetto
    che d’intelletto sono quasi a dieta.

    Dalla campagna, assai placida e queta,
    di cantar qualche cosa mi permetto,
    la buona volontà tutta ci metto
    per potere arrivar fino alla meta.

    E a voi oh sante muse mi rivolgo
    perché mi date voi un po’ d’aiuto,
    benchè sono un poeta rozzo e volgo.

    Date voi forza a questa voce mia,
    che canterà del mondo buono e bruto
    e dell’uomo il buon cuore e la follia.


    (Cosimo Renzetti)

  • Tra chiese e fede, il nuovo libro di Mario Grizi

    Tra chiese e fede, il nuovo libro di Mario Grizi

    Stimigliano rende omaggio a uno dei suoi autori più rappresentativi: Mario Grizi. Poeta, scrittore e musicista originario di Stimigliano, Mario ha presentato il suo ultimo libro il 1° febbraio, in occasione del pranzo organizzato dal Comitato di San Giovanni Bosco a Stimigliano Scalo.

    Un evento che ha unito cultura, tradizione e comunità, trasformando un momento conviviale in un’occasione di riflessione e valorizzazione del patrimonio letterario e spirituale del territorio.

    Un autore profondamente legato alla sua terra

    Mario Grizi è da anni una figura centrale nella scena culturale locale. Nel corso della sua carriera ha pubblicato opere che, con semplicità e schiettezza, raccontano la Sabina, la memoria collettiva e l’animo umano, tra cui:

    • L’attrezzi, la traja, l’omini crudi de Stimigliano (1998)
    • Lacrime in Sabina (2004)
    • Palladio (2014)
    • Il Giudizio (di Dio) (2015)

    Libri che hanno contribuito a preservare storie, dialetti, emozioni e identità di un territorio ricco di tradizioni.

    Un viaggio nato da un ritrovamento fortuito

    Questa nuova opera rappresenta l’ultima fatica dell’autore ed è stata ispirata da un ritrovamento fortuito avvenuto molti anni fa: un manoscritto antico nel quale venivano descritte le chiese della Sabina.

    Da questo documento è nato uno spunto narrativo e spirituale che ha portato Grizi a immaginare un cammino di fede, un percorso interiore e simbolico alla ricerca di Dio.

    Un cammino spirituale tra le chiese sabine

    Nel libro, il poeta intraprende un cammino faticoso e profondo, passando di chiesa in chiesa nella speranza di poter incontrare il Padre Celeste. Un viaggio che non è solo geografico, ma anche interiore, fatto di dubbi, domande, silenzi e speranza.

    Solo alla fine di questo lungo percorso, il protagonista scoprirà una verità nascosta, capace di dare un nuovo senso alla ricerca e al cammino compiuto.

    Un libro impreziosito da arte, prefazione e immagini

    Il volume è impreziosito dalla copertina realizzata da Luisella Dragonetti, dalla prefazione di Rita Cantarini e da numerose fotografie delle chiese citate nel testo, che accompagnano il lettore in un vero e proprio percorso visivo e spirituale attraverso i luoghi sacri della Sabina.

    Per approfondire, è possibile leggere la biografia di Mario Grizi e la sua intervista realizzata da Il Viaggio di Enea – Stimigliano, per conoscere più da vicino l’uomo, l’artista e il suo percorso creativo.

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