Sotto uno sguardo sacro
"Non parlo, ma predico.
Non cammino, ma guido lo sguardo vegliando dall'alto.
Sono nata dalle mani di chi purtroppo non c’è più,
ma continuo a vivere e farlo vivere dove si prega.
Illumino una storia sacra
con colori che non smettono di parlare."
Suggerimento: è troppo facile, dai...
Il bersaglio dialettale
Come si gioca: partendo dalla prima parola, segui il filo delle associazioni logiche per arrivare alla soluzione finale, che è un termine del nostro dialetto.
M'ama o non m'ama
Cupido
Scintilla
Fuoco di paglia
Capriccio
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Suggerimento: termine dialettale che indica una distrazione, una cosao una persona presa con leggerezza.
Il personaggio misterioso
Come si gioca: a ogni uscita un nuovo indizio, chi saprà sfruttarli per scoprire chi è il Personaggio Misterioso?
Indizio 1
Ho lavorato per gran parte della mia vita con le mani, trasformando la materia grezza in qualcosa di destinato a durare nel tempo.
Indizio 2
Il mio mestiere mi portava spesso all’aria aperta, tra polvere, fatica e rumore. Un lavoro duro, molto duro, potrei dire duro come il...
Il cruciverba
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La processione che si appresta a partire e in secondo piano la chiesa più antica del paese dedicata proprio a San Valentino
Anni ’60/70
La processione in piazza Vittorio Emanuele.
A San Valentino il paese di Stimigliano dedica una tradizione sentita e partecipata: un tempo la famiglia di un membro della confraternita custodiva per un anno la statuetta del Santo, accogliendo i fedeli in preghiera fino alla cerimonia del passaggio di consegne che avveniva l’anno successivo.
Dal 2003 questa preziosa consuetudine è affidata alla leva dei cinquantenni, che a turno ha l’onore e la responsabilità di custodire la statuetta, mantenendo viva una devozione che unisce fede e comunità.
Cosimo Renzetti: poeta della terra e ultimo custode della civiltà contadina
Stimigliano ha avuto, tra i suoi figli più autentici e silenziosi, un uomo capace di trasformare il lavoro nei campi in poesia, la fatica in cultura, la semplicità in profondità.
Cosimo Renzetti, nato a Stimigliano il 27 settembre 1931, rappresenta una delle figure più significative della memoria locale: un contadino, un poeta, un autodidatta, un custode della civiltà contadina.
Cosimo viene al mondo in un’epoca complessa e dura: l’Italia degli anni Trenta e Quaranta, attraversata dal fascismo, dalla Seconda Guerra Mondiale e dalle difficoltà del dopoguerra. Nei piccoli centri come Stimigliano, la vita era scandita dal lavoro nei campi, dalla fatica quotidiana e da un forte senso di comunità. È in questo clima di sacrificio, resilienza e dignità che si forma il suo carattere: sobrio, tenace, profondamente radicato alla terra.
Figlio di Tomasso Renzetti, cresciuto in una famiglia complessa e segnata anche dal dolore — la scomparsa della giovane sorella Alessandra, che probabilmente influenzò il suo carattere e la sua visione della vita — Cosimo mostrò fin da bambino una profonda inclinazione per lo studio e la lettura.
Dopo aver frequentato la scuola di Stimigliano fino alla quinta elementare, coltivò da solo la propria formazione culturale. Si appassionò ai classici della letteratura, alternandoli a testi tecnici e di approfondimento, dimostrando una curiosità intellettuale rara e costante.
Tra tutte le opere, la Divina Commedia lasciò un’impronta indelebile nella sua vita: Cosimo ne approfondì la lettura e la metrica, divenne in grado di recitarla interamente a memoria e ne trasse ispirazione per la stesura di un suo canto intitolato “Mussolini all’inferno”.
Un ruolo importante nella sua crescita lo ebbe anche l’amicizia con altri artisti locali, in particolare il pittore Mario Bagordo, che contribuì ad arricchirne il bagaglio culturale e umano.
ALL’AMICO MARI BAGORDO (ANIMA INQUIETA)
Anima inquieta alberga nel tuo petto, nè l’arte del pittore, a cui ti dedichi con gran passione, può mutar l’aspetto triste del tuo viso, né può la musica,
mirabile letizia dei mortali, sollevare quel tuo fugace spirito, né l’arte della musa può i mali placar, che ogn’ora il cuore ti corrodono.
Ed in quella soffitta molto spesso tu ti rinchiudi, e pur in luogo libero vai passeggiando, chiuso sei in te stesso, che ogni piacer del mondo t’è fuggevole.
[CONTINUA]
(Cosimo Renzetti)
Come molti uomini della sua generazione, iniziò a lavorare prestissimo nei campi, subito dopo la scuola, per contribuire al sostentamento della famiglia attraverso la vendita di vino e prodotti agricoli. Ma proprio nella campagna, tra filari, stagioni e silenzi, trovava spesso l’ispirazione per scrivere le sue poesie, molte delle quali dedicate alla natura, al lavoro e alla vita rurale.
TRAMONTA IL SOLE
Quando la sera a tramontar s’appresta il sole e rosso tinge l’orizzonte, guarda laggiù quel solitario monte che sembrerebbe un gran fuoco l’investa.
Gode la vista mia per tanta festa, l’ultimo raggio mi bacia la fronte. “È questo fra la notte e giorno il ponte” mi dice la mia mente alquanto mesta.
Poi guarda il globo scomparir pian piano ed anche quel bel rosso impallidisce. Sento nel cuore un sentimento strano,
un sentimento che non è giocondo, un sentimento che un po’ m’intristisce: che ogni cosa tramonta in questo mondo.
(Cosimo Renzetti)
Cosimo visse sempre con suo fratello Filippo e la sua famiglia, mantenendo un carattere schivo e riservato, poco incline alla mondanità. Le rare e misurate uscite domenicali in piazza o al bar gli bastavano per ricaricare lo spirito e tornare alla sua settimana di lavoro e riflessione.
Era noto in paese come grande esperto di innesti e potature, tanto da essere ricercato e stimato da tutti per la sua competenza e abilità.
Ma dietro il contadino si nascondeva anche un poeta di grande sensibilità, capace di parlare di sentimenti, famiglia, terra e memoria con uno stile semplice e autentico.
DICEMBRE
Nubi nere S’accalcano all’orizzonte Accarezzando vette immacolate. Umide zolle deserte. Il vento Fischia sui comignoli. I ceppi si consumano Lentamente. Stormi di neri uccelli Fuggono nel cielo Silenziosi. Roseti spinosi. Gli alberi: Scheletri imploranti. Ora che sei scomparsa Ho capito d’amarti.
(Cosimo Renzetti)
Autodidatta nelle metriche poetiche, utilizzava il proprio talento per creare composizioni letterarie profonde, anche se, in età relativamente giovane, smette di scrivere, senza che nessuno abbia mai conosciuto il vero motivo di questa scelta.
Nel 2002 fu insignito del premio per la poesia durante la terza edizione del Concorso di San Bernardino, festival locale organizzato dall’amico poeta e scrittore Mario Grizi.
Le parole di chi lo ha conosciuto
Il maestro Mario Gattella, esperto di arte, pittura e musica lo ha ricordato così:
“Cosimo Renzetti è l’ultimo rappresentante della ‘Civiltà Contadina’. La sua vita è stata all’insegna del duro lavoro nelle nostre campagne. Egli ci tramanda una conoscenza delle varie tecniche di innesto ed altre forme lavorative. Persona autodidatta nello studio della cultura umanistica. Ma soprattutto nelle sue poesie evidenzia sentimento, amore per la propria famiglia e per la sua terra. Stimigliano deve essere riconoscente verso questa grande persona.”
Un aneddoto che racconta il suo spirito
Tra le storie più curiose e affascinanti su Cosimo, ce n’è una che unisce agricoltura, passione e genialità: attraverso un paziente lavoro di selezione delle sementi, riuscì a isolare una varietà di pomodoro dalla polpa carnosa e povera di semi, perfetta per essere gustata “al piatto” con un pizzico di sale, un po’ di pepe e un filo di buon olio.
Un pasto semplice, contadino e allo stesso tempo quasi gourmet, simbolo perfetto della sua filosofia di vita: fare grandi cose con mezzi umili, trovare l’eccellenza nella terra.
L’EROE MANCATO
Un gallo sopra un’arta palizzata se ne stava a canta’: Chicchirichì! ‘Na vecchia volpe, che stava appostata, te lo sentì, j’annette sotto e je cominciò a di: “Canti come un soprano, me piacerebbe strignete la mano”. Ma je rispose il gallo, dice: “Mica so’ un pollo. Vedi? Ciò ar piede lo sperone giallo… e ben t’ariconosco: ‘na matina me t’acchiappasti la meio gallina”. E la volpe je dice: “Prima o poi te tireranno il collo. E soffrirai de più, damoce un po’ d’aiuto tra de noi, dà retta a me te convie’ a cala’ giù: se cali giù me magnerò te solo, ma se vado al pollaro fo ‘na carneficina, su, fa un ber volo e vie a morì da eroe, nun fa l’avaro”. Er gallo je rispose: “Te capisco, ma io nun so’ un eroe, e preferisco campa’ de più e morì de torcicollo: nun cerco gloria, né vojo le medaje alla memoria!”.
(Cosimo Renzetti)
Un’eredità che resta
Cosimo Renzetti ci ha lasciati nel 2020, ma la sua memoria continua a vivere nelle sue poesie, nei racconti di chi lo ha conosciuto e nella storia di Stimigliano.
Era solito definirsi semplicemente “un contadino”, ma oggi possiamo dire che è stato molto di più: un poeta della terra, un uomo di cultura, un testimone silenzioso di un mondo che non c’è più.
Lascia parole destinate a durare e una memoria viva che ancora oggi abita la sua amata terra.
SON CONTADINO
Son contadino e un poco anche poeta, e tu che leggerai questo sonetto, scusami se non sono assai perfetto che d’intelletto sono quasi a dieta.
Dalla campagna, assai placida e queta, di cantar qualche cosa mi permetto, la buona volontà tutta ci metto per potere arrivar fino alla meta.
E a voi oh sante muse mi rivolgo perché mi date voi un po’ d’aiuto, benchè sono un poeta rozzo e volgo.
Date voi forza a questa voce mia, che canterà del mondo buono e bruto e dell’uomo il buon cuore e la follia.
Perché la guerra è capace di uccidere anche dopo la sua conclusione
Alla memoria di: Antonio Toni Giuseppe Renzetti Luciano Costanzi Renzo Renzi
“Generale, la guerra è finita, il nemico è scappato, è vinto, è battuto, dietro la collina non c’è più nessuno, solo aghi di pino e silenzio e funghi.”
Così cantava Francesco De Gregori, evocando l’illusione di un conflitto che, una volta deposte le armi, svanisce nel nulla.
Eppure, la guerra possiede una macabra capacità di uccidere anche dopo l’ultimo colpo di cannone. Per la comunità di Stimigliano, questa lezione ebbe il volto amaro della tragedia, e Vicolo degli Archi ne divenne l’inconsapevole scenario.
Un dopoguerra di stenti e ingegno
Siamo nel 1945. La Seconda Guerra Mondiale è ufficialmente conclusa, ma il ritorno alla normalità è un percorso in salita. È il tempo della ricostruzione lenta, della fame che morde e della legalità che fatica a ristabilirsi tra le macerie.
In questo scenario, sopravvivere è un’arte quotidiana che aguzza l’ingegno, portando spesso a soluzioni pericolose.
Foto di Federico Brugnoletti
Una pratica diffusa all’epoca era la pesca con la polvere da sparo: piccole “saponette” esplosive venivano lanciate nel fiume per far affiorare i pesci, raccolti poi velocemente con ceste di vimini. Procurarsi la materia prima era difficile, ma non a Stimigliano: il paese era disseminato di residuati bellici inesplosi, eredità dei pesanti bombardamenti subiti dalla linea ferroviaria.
La Signora maltrattata
"Non chiedetemi aiuto o refigerio perché il mio nome promette solo guai. Sono vecchia, un po' stanca ed è per questo che ho rifatto il trucco. In gioventù mi vantavo di esser bella e avevo tante amiche tutt'attorno a... chiacchierare. Per voi, però, ero e rimango soltanto la..."
Il bersaglio dialettale
Come si gioca: partendo dalla prima parola, segui il filo delle associazioni logiche per arrivare alla soluzione finale, che è un termine del nostro dialetto.
Meccanica d'altri tempi
Discesa
Freno
Carro
Buoi
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Suggerimento: termine che indica il meccanismo del freno del vecchio carro agricolo.
Il personaggio misterioso
Come si gioca: a ogni uscita un nuovo indizio, chi saprà sfruttarli per scoprire chi è il Personaggio Misterioso?
Indizio 1
Ho lavorato per gran parte della mia vita con le mani, trasformando la materia grezza in qualcosa di destinato a durare nel tempo.
Il cruciverba
Come si gioca: il cruciverba è compilabile on-line. Cliccando su una casella si evidenzieranno in rosso le definizioni (orizzontale e verticale). Clicca una sola volta per inserire la soluzione orizzontale, due volte per quella verticale. Se vuoi puoi salvare il cruciverba compilato e inviarlo a Enea.
Carnevale 1965 – Don Chisciotte in carro allegorico In questo periodo di maschere e castagnole, vi portiamo indietro nel tempo con una foto storica del 1965: il carro allegorico a tema Don Chisciotte, realizzato in ferro e legno presso la falegnameria Mattei, allora situata dove oggi si trova l’attuale Caffè Garibaldi.
La costruzione è stata resa possibile grazie a Raimondo, Claudio e Sandro Mattei e a Bruno Grimani, detto “l’Atomico”, fabbro del paese noto per le sue bizzarre invenzioni.
Il carro partecipò al Carnevale Poggiano, dividendo la vittoria con quello del paese ospitante (si dice che una netta vittoria sia stata pregiudicata dall’invidia degli organizzatori). A guidare le redini c’era Bernardino De Angelis, con Antonio De Angelis nel ruolo di Don Chisciotte, Vittorio Farinelli nei panni di Sancho Panza e alla guida del trattore Amedeo Gattella.
Curiosità: in cima alla torre si trovano Tomassina Manni e Brunella Franceschini.
Un’immagine che racconta creatività, spirito di comunità e allegria di un Carnevale di un tempo.
Il carro in via Cavour, di ritorno dalla sfilata poggiana
Ci sono immagini che non sono solo ricordi, ma pezzi di storia viva. Questo video racconta uno dei momenti più drammatici mai vissuti da Stimigliano Scalo: l’alluvione del 1979. Un evento che ha segnato il paese, messo in pericolo vite umane e lasciato un’impronta indelebile nella memoria collettiva.
Girato durante e subito dopo il disastro dal fotografo Gregorio Rossi, questo filmato rappresenta un reperto storico importante, ritrovato, restaurato e montato per essere finalmente restituito alla comunità. Non è solo un documento visivo: è un atto di memoria, un ponte tra chi ha vissuto quei giorni e chi può oggi comprenderne l’impatto.
Il Messaggero, 6 ottobre 1979
Articolo sul nubifragio
Il racconto di un giorno che ha cambiato il paese
“La situazione è divenuta immediatamente drammatica.” Così scriveva Il Messaggero nell’edizione del 6 ottobre 1979, raccontando una delle pagine più difficili della storia di Stimigliano Scalo.
Il giorno precedente, un violento nubifragio aveva colpito la provincia di Rieti e, in particolare, la nostra comunità, provocando un evento senza precedenti: un’alluvione che in poche ore sconvolse il paese, travolgendo strade, abitazioni, attività commerciali e mettendo in serio pericolo la vita di molti cittadini.
Le piogge torrenziali trascinarono detriti e materiali che ostruirono un piccolo fosso coperto che attraversa il borgo. Da lì, la furia dell’acqua divenne inarrestabile: negozi, bar, cantine e case furono invasi, mentre automobili venivano trascinate e ammassate le une sulle altre con una forza impressionante, come mosse da una potenza fuori dal comune.
Molti rischiarono la vita. Giovani rimasti intrappolati in un bar riuscirono a fuggire solo creando una via di uscita a colpi di stecche da biliardo. Altri si salvarono arrampicandosi sui lampioni dell’illuminazione pubblica o rifugiandosi sui tetti delle abitazioni.
Il patrimonio fotografico rappresenta un bene prezioso, una risorsa culturale e affettiva che appartiene all’intera comunità del paese. Una fotografia non è soltanto un’immagine: è memoria, testimonianza, identità.
Racconta storie, conserva volti, fissa istanti di vita che contribuiscono a definire chi siamo stati, chi siamo oggi e chi saremo domani. Ogni scatto racchiude emozioni, tradizioni, personaggi e situazioni che costituiscono le radici della nostra storia collettiva.
Custodire un patrimonio fotografico significa proteggere i ricordi, preservare la memoria condivisa e trasmettere alle future generazioni i valori, le esperienze e le trasformazioni che hanno plasmato la comunità. È un atto di responsabilità, ma anche di amore verso il passato e di fiducia nel futuro.
Memorie fotografiche: volti, storie e ricordi di una comunità
La rubrica Memorie Fotografiche nasce con l’obiettivo di preservare, omaggiare e rendere eterni quei valori che meritano di non essere dimenticati.
Grazie alla collaborazione di Federico Brugnoletti, curatore della rubrica e profondo sostenitore dell’importanza della memoria visiva, e grazie alla sua attenta opera di ricerca, catalogazione e conservazione di scatti fotografici — propri o recuperati attraverso un paziente lavoro di indagine — possiamo offrire alla comunità un bene raro e prezioso: un patrimonio di immagini capace di unire passato, presente e futuro.
Piazza Roma e il Soratte, una veduta che riempe il cuore
A inaugurare la rubrica Memorie fotografiche è un’immagine che parla al cuore prima ancora che allo sguardo: Piazza Roma, il Palazzo Comunale e l’apertura verso l’orizzonte del Monte Soratte.
Questa fotografia è più di un paesaggio. È una finestra sul tempo, un luogo dove la storia del paese incontra la grandezza della natura. La Valle del Tevere si distende ai piedi dello sguardo, mentre l’imponenza del Monte Soratte veglia silenziosa, custode di memorie antiche e di emozioni che attraversano le generazioni.
Sceglierla come copertina significa affidare alla luce di uno scatto il compito di raccontare chi siamo: il legame profondo con la nostra terra, la bellezza che ci circonda, le radici che continuano a guidarci. Un’immagine che non si limita a mostrare un luogo, ma che lo rende eterno nella memoria di chi guarda.
(clicca per ingrandire)
Palazzo comunale, affaccio sulla Valle Del Tevere e il monte Soratte sullo sfondo (autore e anno sconosciuti)
Stimigliano rende omaggio a uno dei suoi autori più rappresentativi: Mario Grizi. Poeta, scrittore e musicista originario di Stimigliano, Mario ha presentato il suo ultimo libro il 1° febbraio, in occasione del pranzo organizzato dal Comitato di San Giovanni Bosco a Stimigliano Scalo.
Un evento che ha unito cultura, tradizione e comunità, trasformando un momento conviviale in un’occasione di riflessione e valorizzazione del patrimonio letterario e spirituale del territorio.
Un autore profondamente legato alla sua terra
Mario Grizi è da anni una figura centrale nella scena culturale locale. Nel corso della sua carriera ha pubblicato opere che, con semplicità e schiettezza, raccontano la Sabina, la memoria collettiva e l’animo umano, tra cui:
L’attrezzi, la traja, l’omini crudi de Stimigliano (1998)
Lacrime in Sabina (2004)
Palladio (2014)
Il Giudizio (di Dio) (2015)
Libri che hanno contribuito a preservare storie, dialetti, emozioni e identità di un territorio ricco di tradizioni.
Un viaggio nato da un ritrovamento fortuito
Questa nuova opera rappresenta l’ultima fatica dell’autore ed è stata ispirata da un ritrovamento fortuito avvenuto molti anni fa: un manoscritto antico nel quale venivano descritte le chiese della Sabina.
Da questo documento è nato uno spunto narrativo e spirituale che ha portato Grizi a immaginare un cammino di fede, un percorso interiore e simbolico alla ricerca di Dio.
Un cammino spirituale tra le chiese sabine
Nel libro, il poeta intraprende un cammino faticoso e profondo, passando di chiesa in chiesa nella speranza di poter incontrare il Padre Celeste. Un viaggio che non è solo geografico, ma anche interiore, fatto di dubbi, domande, silenzi e speranza.
Solo alla fine di questo lungo percorso, il protagonista scoprirà una verità nascosta, capace di dare un nuovo senso alla ricerca e al cammino compiuto.
Un libro impreziosito da arte, prefazione e immagini
Il volume è impreziosito dalla copertina realizzata da Luisella Dragonetti, dalla prefazione di Rita Cantarini e da numerose fotografie delle chiese citate nel testo, che accompagnano il lettore in un vero e proprio percorso visivo e spirituale attraverso i luoghi sacri della Sabina.
Per approfondire, è possibile leggere la biografia di Mario Grizi e la sua intervista realizzata da Il Viaggio di Enea – Stimigliano, per conoscere più da vicino l’uomo, l’artista e il suo percorso creativo.