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  • Dizionario – F


    Faciolétti [fa-cio-lét-ti] s.m.

    1.Faggiolini

    Li ricorti i faciolétti?
    (Hai raccolto i faggiolini?)


    Faciòli [fa-ciò-li] s.m.

    1.Fagioli. 2. [scherz.] Può essere usato per indicare una persona logorroica

    Ho fattu i faciòli in umidu
    (Ho cotto i fagiòli in umido)

    Si na pila de faciòli
    (Parli troppo)


    Farzùme [far-zù-me] s.m.

    1.Falsità

    Che è tuttu stu farzùme!
    (Siate più sinceri!)


    Ferràru [fer-rà-ru] s.m.

    1.Fabbro

    Tocca na la da u ferràru
    (Dobbiamo rivolgerci a un fabbro)


    Fiaràre [fia-rà-re] v.

    1.Scagliarsi contro. Attaccare, generalmente detto di animale.

    Je s’è fiaratu u cane addossu
    (Il cane gli si è scagliato contro)


    Fìgora [fì-go-ra] ambogen.

    1.La parola può essere considerata ambigeneri. Può indicare il fico (piana del fico) ma anche il frutto che in questo caso rimane invariato. 2.[scherz.] Indica sconfitte, spesso sportive, piuttosto pesanti.

    Me so fatto na pennica sotto a fìgora
    (Ho fatto un riposino sotto la pianta del fico)

    Zittu e porta a casa se tre fìgore
    (Ti conviene non parlare e incassare la sconfitta per tre a zero)


    Fiju [fi-ju] s.m.

    1.Figlio.

    A chi si fiju?
    (Chi è tuo padre?)


    Fiùri [fiù-ri] s.m.

    1.Fiori.

    Sa pianta c’ha certi fiùri profumati
    (Questa è una pianta dai fiori profumatissimi)


    Focu [fo-cu] s.m.

    1.Fuoco.2 [fig.] Calore. Indica una sensazione di calore conseguenza, ad esempio, dell’assunzione di un superalcolico oppure di una esposizione eccessiva alla luce solare.

    Cenni u focu che famo du sargicce
    (Accendi il fuoco così possiamo cuocere delle salsicce)

    Quanto si statu al mare? Si tuttu un focu
    (Quanto sei rimasto sotto il sole? Scotti in maniera incredibile)


    Fojétta [fo-jét-ta] s.f.

    1.Quartino di vino.Es.

    Oste, dacce na fojétta de vino
    (Oste portaci un quartino)


    Fònu [fò-nu] s.m.

    1.Phon

    Sciugate i capelli co u fònu
    (Asciugati i capelli con il phon)


    Forasticu [fo-ra-sti-cu] agg.

    1.Selvatico.2.[fig.] Persona poco socievole, Scontroso.

    È un gatto forasticu
    (È un gatto selvatico)

    Quantu si forasticu
    (Sei una persona scontrosa)


    Fòre/a [fò-re/a] s.f.

    1.Derivato da fuori. Porzione di terreno generalmente sito fuori del paese e adibito ad orto o ad allevamento di animali.

    Devo anna’ la fòre a governa’ l’animali
    (Devo recarmi dagli animali per accudirli e farli mangiare)


    Foreschieru [fo-re-schie-ru] s.m.

    1.Straniero, sconosciuto. Sta ad indicare persona proveniente dall’estero o comunque estranea al Paese.

    De do’ è su foreschieriu?
    (Da dove viene questo sconosciuto?)


    Fórma [fór-ma] s.f.

    1.In agricoltura, canale di scolo delle acque. Fosso.

    Ho messo i facioletti giù vicinu a fórma.
    (Ho piantato i faggiolini nei pressi del fosso)


    Fornàru [for-nà-ru] s.m.

    1.Fornaio.

    De méstiére fa u fornàru
    (Lavora come fornaio)


    Fràcico [frà-ci-co] agg.

    1.Vistosamente bagnato, zuppo. Di acqua, di sudore o altro liquido.2.Marcio. Di frutta, persona oppure altra cosa.

    Si fracico de sudore vatte a fa na doccia
    (Sei completamente bagnato, fai una doccia).

    C’ho un dente fracico devo na da u dentista.
    (Ho un dente cariato e devo farlo vedere da un dentista)


    Fraciu [fra-ciu] agg.

    1.Bagnato. 2.Avariato, andato a male. Di frutto o anche [fig.] di persona.

    U vestitu è fraciu
    (Il vestito si è bagnato)Es. Su melone è fraciu(Il melone è andato a male)


    Frégate [fré-ga-te] inter.

    1.Espressione di sorpresa o anche di rimprovero.

    Frégate quanto si furbu!
    (Accipicchia quanto sei stupido)


    Frégnóne [fré-gnó-ne] agg.

    1.Pauroso ma anche Babbeo.

    Grossu e frégnóne
    (Tanto grande quanto pauroso)


    Frónne [frón-ne] s.f.

    1.Fronde

    Tocca taja’ e frónne de si alberi
    (È necessario tagliare le fronde degli alberi)


    Frusta [fru-sta] inter.

    1.Esortazione ad allontanarsi, a cambiare strada o atteggiamento. 2.Vattene.

    Ancora stai a perde tempo co su pallone? Frusta e va a fa i compiti!
    (Stai ancora giocando a calcio? Smettila e va a fare i compiti!)


    Fume [fu-me] s.m.

    1.Fumo.

    Su camminu fa troppu fume
    (Il camino non tira come dovrebbe)


    Funnu [fun-nu] s.m.

    1.Parte inferiore di cosa, recipiente o altra cavità. Il fondo.

    A posa sta tutta su u funnu
    (Il sedimento sta sul fondo)Al plurare anche sedimento di caffè.

    Mi datu u caffè coi funni
    (C’era dei fondi di caffè nella mia tazzina)


    Furminànti [fur-mi-nàn-ti] s.m.

    1.Fiammiferi.

    Do stanno i furminànti?
    (Dove sono i fiammiferi?)


  • Dizionario – C

    Dizionario – C


    Cacarèlla [ca-ca-rèl-la] s.f.

    1.Diarrea. 2.[fig.] Paura, timore di qualcosa

    C’ha a cacarèlla
    (Soffre di diarrea)

    Deve fa’ l’esami e c’ha la cacarèlla
    (Ha paura di fare gli esami)


    Cacasotto[ca-ca-sot-to] s.m.

    1.Persona timorosa. Vile.

    Si un cacasotto!
    (Sei un vile!)


    Callafredda [cal-la-fred-da] s.f.

    1.Condizione del terreno inadatta alla lavorazione e alla semina.

    Nun se po anna’ a u campo pe a callafredda
    (Non si possono fare lavorazioni al terreno)


    Callarèlla [cal-la-rèl-la] s.f.

    1.Secchio troncoconico, piuttosto basso, usato da muratori e manovali per il trasporto della calcina.

    Ricordate de pija’ a callarèlla
    (Ricordati di prendere la calderella)


    Cane/a [ca-ne] ambigen.

    1.La parola cane nel dialetto Stimiglianese può essere utilizzata come ambigeneri, mantiene la stessa forma sia al maschile che al femminile e viene distinta dall’articolo. Più raramente è possibile trovare anche la versione femminile, cana che al plurale diviene (‘e) cane. 2.[off.] Persona ingrata o dal comportamento scorretto. **Al momento della stesura di questo dizionario l’autore ignora l’associazione con il migliore amico dell’uomo.

    M’è scappata a cane
    (La cagna è scappata)

    De che razza è sa cana?
    (Di che razza è questa cagna?)

    Si un cane!( ! )
    Sei un ingrato!


    Cangàru [can-gà-ru] s.m.

    1.Persona poco affidabile. 2.Nullafacente.

    Quello è un cangàru
    (Quello è un nullafacente)


    Cannèlli [can-nèl-li] s.m.

    1.Protezione per le dita realizzata con pezzi di canna e utlizzata per evitare tagli durante la mietitura del grano.

    Mettite i cannelli che bisogna mètè
    (Indossa le protezioni per le mani perché iniziamo la mietitura del grano)


    Cannucciàra [can-nuc-cia-ra] s.f.

    Campo di canne.

    Oh che cannucciàra
    (Guarda quante canne)


    Capàre [ca-pà-re] v.

    1.Scegliere. 2.Sbucciare, mondare frutta o verdura.

    Te si capatu le mejo persiche
    (Hai scelto le pesche migliori)

    Me so capàto una mela doppu pranzo
    (Ho sbucciato una mela per mangiarla dopo pranzo)


    Càpistìére [cà-pi-stìé-re] s.m.

    1.Attrezzo di legno con bordi rialzati usato per la cernita di cereali e legumi. Setàccio.

    Pija u càpistìére pe passa u granu
    (Prendi il setaccio per il grano)


    Carestosu [ca-re-sto-so] s.m.

    1.Venditore che pratica prezzi troppo alti oppure oggetto troppo costoso. 2.Caro, Costoso.

    Quessu idraulico è troppo carestoso
    (L’idraulico applica prezzi troppo alti)


    Carge [car-ge] s.f.

    1.Calce. 2.[fig. scherz.] Può indicare una azione dispendiosa o una quantità numericamente importante.

    Prepara a carge pe u murettu
    (Prepara la calce per il muretto)

    Uno schizzu de carge
    (Non ci vuole così poco per farlo)


    Carpìre [Car-pi-re] v.

    1.Estirpare. Estrarre le erbacce dal campo. 2.Raccogliere verdure mediante estripazione.

    Tocca carpi’ l’erba da u granturco
    (Bisogna ripulire dalle erbacce il campo dove è seminato il mais)

    Tocca carpi’ l’aji che so’ pronti
    (Si possono raccogliere gli agli perché sono giunti a maturazione)


    Càttiu [càt-tiu] agg.

    1.Persona malvagia, Malvagio, Cattivo. 2.Alimento dal sapore cattivo, anche Avariato.

    U padre de Mariuccio era càttiu per davero
    (Il padre di Mario era davvero una persona malvagia)

    U latte s’è fatto càttiu
    (Il latte è avariato)


    Cazzabbubbulu [caz-zab-bu-bu-lu] s.m.

    Cosa, aggeggio, macchinario o congegno dal dubbio funzionamento.

    Che robb’è su cazzabbubbulu
    (Cosa è questo aggeggio)


    Cazzàru [caz-zà-ru] s.m.

    1.Fanfarone, Raccontastorie.

    Si proprio un cazzàru
    (Racconti solo storie)


    Cecàgna [ce-cà-gna] s.f.

    1.Sonnolenza.

    Me sta a pija na cecàgna
    (Mi sto addormentando)


    Ceculu [ce-cu-lu] s.m.

    1.Foruncolo.

    Guarda che ceculu m’è scappato
    (Mi è spuntato un foruncolo grande)


    Cellìttu [cel-lìt-tu] s.m.

    1.Volatile di piccole dimensioni, Uccello. 2.[scherz.] Organo sessuale maschile. Pene.

    Si annatu a caccia pe pija un solo cellìttu
    (Sei andato a caccia per riportare un solo uccello)

    Che cellìttu che te ritrovi!
    (Hai un pene non indifferente)


    Cènnere [cèn-ne-re] v./s.f.

    1.Accendere. 2.Cenere.

    Cènni su focu
    (Accendi il fuoco)


    Centrare [cén-tra-re] v.

    1.Entrare.

    Ce so céntrati tutti i pummidori?
    (Sei riuscito a far entrare tutti i pommodori?)


    Cépa [cè-pa] s.f.


    1.Pancia prominente.

    Quannu la jèmpe sa cépa
    (Deve mangiare tanto per riempirsi la pancia)


    Cèrqua [cèr-qua] s.f.

    1.Quercia.

    Riparamoce sotto sa cèrqua
    (Ripariamoci sotto questa quercia)


    Chiàppa [chiàp-pa] s.f. / v.

    1.[s.f.] Natica. 2.[v.] Prendere, Acchiappare. Esortazione a prendere qualcosa. 2.[scherz.] Guadagnare, ottenere qualcosa di buono grazie alla fortuna, all’astuzia, o anche alle proprie capacità. Anche espressione di rivalsa. 3.Usato per indicare una persona che ha successo con l’altro sesso. Seducente. 4.Al plurale usato anche per indicare Paura, Timore.

    Me fa male na chiàppa
    (Ho dolore a una natica)

    Chiàppa sta busta che me pesa
    (Aiutami e prendi questa busta perché è pesante).

    Prendi e chiàppa su!
    (Beccati questo!)

    Quella è una che chiàppa
    (Quella donna è molto seducente).

    Te stringono le chiàppe a prendere l’aereo
    (Hai paura di prendere l’aereo)


    Chiàppare [chiàp-pa-re] v.

    1.[v.] Prendere, Acchiappare. Esortazione a prendere qualcosa. 2.[scherz.] Guadagnare, ottenere qualcosa di buono grazie alla fortuna, all’astuzia, o anche alle proprie capacità. Anche espressione di rivalsa. 3.Avere successo nel conquistare l’altro sesso. Sedurre, Accompagnarsi, Fidanzarsi.

    Me so chiàppato u raffreddore
    (Ho preso un raffreddore)

    Chiàppate questu!
    (Beccati questo!).

    S’è chiàppatu na bella morona
    (Si è fidanzato con una bella donna dai capelli mori)


    Cimàre [ci-mà-re] v.

    1.Salire, su qualcosa o qualcuno.

    Cima sopra a pianta e coji du pèrsiche
    (Sali sull’albero e raccogli qualche pèsca)


    Còccia [còc-ci-a] s.f.

    1.Buccia. 2.Testa calva.

    Te magni a mela co tutta a còccia
    (Mangi la mela senza sbucciarla)

    Hai messo la coccia!
    (Hai perso tutti i capelli)


    Cocùzza [co-cùz-za] s.f.

    1.Zucchina. Non c’è distinzione tra le varietà di zucchine. Fa eccezione, ovviamente, la zucca. 2.[per ass.] Melone poco saporito. 3.[scherz.] Testa. Termine usato spesso per indicare la testa di una persona dalla poca intelligenza.**Al momento della stesura di questo dizionario l’autore ignora il quoziente intellettivo della zucchina e la conseguente associazione.

    Famo na frittata co ‘e cocùzze
    (Possiamo cucinare una frittata con le zucchine)

    Come è su melone? È na cocùzza
    (Il melone è buono? No, non è affatto maturo)

    L’hanno bocciato, con quella cocùzza che se ritrova
    (È stato bocciato perché non è molto intelligente)


    Codaron e [co-da-ró-ne] s.m.

    1.Coccige.

    Me fa male u codarone
    (Mi fa male la parte finale della schiena)


    Cònnòbia [còn-nò-bia] s.f.

    1.Anello di pelle utilizzato per fissare il timone ai buoi.

    Metti u timone ne a cònnòbia
    (Inserisci il timone nell’anello dei buoi)


    Corgàsse [cor-gàs-se] v.

    1.Distendersi, generalmente sul letto. Coricarsi, Sdraiarsi.

    Era stancu e è annatu a corgàsse un po’
    (Era stanco ed è andato a sdraiarsi un po’)


    Corvacchittu [cor-vac-chit-tu] s.m.

    1.Bavero. Utilizzato come minaccia.

    Te pijo pe u corvacchittu e te sbattu per terra
    (Ti prendo per il bavero e ti butto a terra)


    Còzza [còz-za] s.f.

    1.Sudiciume, generalmente riferito alla pelle di una persona. 2.Sporcizia accumulata nel tempo.

    Nun se lava da un mese porta a cozza addossu
    (Non cura la sua igiene ha del sudiciume addosso)


    Cummàre [cum-mà-re] s.f.

    1.Madrina. Riferito solitamente al battesimo. 2.
    Donna solita a interessarsi agli affari degli altri e a divulgare di pettegolezzi.

    Mi cummare m’ha regalatu na catenina
    (La mia madrina mi ha regalato una catenina)

    Lasciale sta, so du cummàre
    (Non badare a quelle persone, parlano alle spalle di tutti)


    Cumpàre [cum-pà-re] s.m.

    1.Padrino. Solitamente riferito al battesimo. 2.Socio in affare, anche loschi.

    Mi cumpàre se chiama Peppe
    (Il mio padrino è Giuseppe)

    Nte fida’ che so cumpàri
    (Fai attenzione perché sono d’accordo)


    Cupèlla [cu-pèl-la] s.f.

    1.Contenitore a doghe di legno tenute insieme da cerchi in ferro, di forma cilindrica più larga al centro ed a sezione ovoidale. Botticella.

    Jempi a cupèlla
    (Riempi la botticella)


    Cuzzulàre [cuz-zu-là-re] v.

    1.Rotolare. Di persona, di cosa.

    S’è cuzzulàto per terra
    (È rotolato a terra)


  • Dizionario – B

    Dizionario – B


    Barbàju [bar-bà-ju] s.m.

    1.Guanciale. Indica la guancia del maiale stagionata.
    2.Può anche indicare eccessivo adipe nel collo di persona.
    Doppio Mento, Pappagorgia.

    Senti su barbàju quantu è bonu
    (Assaggia il guanciale perché è buonissimo)

    Magna magna, oh che barbàju ch’i messu
    (A forza di mangiare ti è venuto il doppio mento)


    Bàrcóne [bàr-có-ne] s.m.

    1.Soletta sporgente delimitata da un parapetto o ringhiera. Balcone.
    2.Accatastamento di covoni posizionati in modo tale da far scivolare l’acqua piovana senza compromettere l’integrità del grano anche per diversi giorni.

    Facciate da u bàrcóne de a cucina
    (Affacciati dal balcone della cucina)

    Tocca prepara’ i bàrcóni
    (Bisogna accatastare i covoni)


    Bardàsciu [bar-dà-sciu] s.m.

    1.Ragazzo.

    De do so si bardàsci?
    (Da dove vengono questi ragazzi?)


    Barròzza [bar-ròz-za] s.f.

    1. Veicolo a due o quattro ruote, destinato al trasporto di merci pesanti, Carro.
    2.[fig.] Può essere usata anche come unità di misura soprattutto in senso figurato e scherzoso.

    Lega a barròzza
    (Attacca il carro ai buoi)

    Ha fattu na barròzza de porcini
    (Ha raccolto moltissimi Porcini)


    Bavaròla [ba-va-rò-la] s.f.

    1.Bavaglino

    Te si zuzzatu tuttu pe’ magna’ te ce vole a bavaròla
    (Per mangiare ti sei sporcato tutto, hai bisogno di un bavaglino)


    Beròne [be-rò-ne] s.m.

    1.Preparato alimentare liquido per animali. 2.Fertilizzante a base di sterco di animale diluito con acqua. 3.[scherz.] Indica Pietanza liquida e spesso troppo abbondante.

    Li preparatu u beròne pe i porchetti?
    (Hai preparato da mangiare per i maiali?)

    Daje un po’ de beròne a se piante
    (Concima le piante con un po’ di sterco diluito)

    Mi datu tuttu su beròne
    (Mi hai dato troppa minestra)


    Biastimàre [bia-sti-mà-re] v.

    1.Bestemmiare. Irarsi.

    Biàstima come un Turco!
    (Bestemmia in maniera spropositata)


    Bìfèra [bì-fè-ra] s.f.

    1.Naso molto pronunciato.

    Oh che bìfèra che te ritrovi!
    (Hai un naso molto grande!)


    Bigùnzu [bi-gùn-zu] s.m.

    1.Tipico recipiente di legno a doghe tenute insieme da cerchi di legno. Bigoncia.
    2.[fig.] Unità di misura utilizzata per indicare una grande quantità di cose.

    Tocca marva’ i bigunzi che tra poco riccoje l’uva.
    (Bisogna inumidire le bigonce perché è tempo di vendemmia)

    Te si portatu un bigùnzu de roba
    (Hai portato troppe cose)


    Billu [bil-lu] s.m.

    1.Tacchino. 2.(off.) Persona ritenuta di poca scaltrezza. **Al momento della stesura di questo dizionario l’autore ignora il quoziente intellettivo del tacchino e la conseguente associazione. 3.(femm.) Donna corpulenta, donnona.

    Va a ripija u billu che è scappato giuppe i piani
    (Va a riprendere il tacchino che è scappato per gli orti)

    Si proprio come u billu
    (Sei stupido come un tacchino)

    Pare na billa
    (È simile a un tacchino)


    Biòcca [biòc-ca] s.f.

    1.Gallina che cova le uova, chioccia. 2.Donna con grosso istinto di maternità

    A biòcca sta a cova’ l’ova
    (La chioccia sta covando le uova)

    Sforna i fiji come a biòcca
    (Una donna a cui piace fare molti figli)


    Bocàle [bo-cà-le] s.m.

    1.Recipiente per bere. Boccale.

    Bevemoce un bocàle de birra
    (Beviamoci un bicchiere di birra)

    T’ho chiestu un bicchiere de acqua me ni datu un bocàle
    (Volevo solo un bicchiere di acqua, me ne hai versata troppa)


    Bottàre [bot-tà-re] v.

    1.Mangiare oltre il limite della sazietà. Satollarsi.
    2.A volte anche utilizzato per indicare persona ingrassata improvvisamente e velocemente. 3.Riempire.

    Te si bottàtu de pasta
    (Hai mangiato tantissima pasta)

    S’è bottàtu come u rospu
    (È ingrassato tanto da somigliare a un rospo)

    L’ha bottàtu de stiaffi
    (Lo ha pestato senza pietà)


    Bràccìcare [bràc-cì-ca-re] v.

    1.Abbracciare. 2.Prendere sotto braccio persone o cose. 3.[per est.] Scontrarsi, sbattere violentemente contro qualcosa.

    Quanno l’ho rivisto me lu so braccicatu
    (Quando l’ho rivisto l’ho abbracciato)

    Braccicate tu nunna che non je la fa a cammina’
    (Prendi sotto braccio tua nonna perché da sola non riesce a camminare)

    S’è bràccicatu u palu
    (Ha sbattuto contro il palo)


    Braticòla [bra-ti-cò-la] s.f.

    1.Griglia per barbeque o camino, Graticola.

    Da na pulita a sa braticòla
    (Pulisci la griglia)


    Brécca [bréc-ca] s.f.

    1.Sasso piuttosto grande. 2.[fig.] Può indicare qualcosa della grandezza di un grande sasso

    Ho vistu un serpente e j’ho tirato na brécca
    (Ho scacciato un serpente a sassate)

    Ha fattu a grandine grossa come e brécche
    (È caduta della grandine grande quanto dei sassi)


    Bricocola [bri-co-co-la] s.f.

    1.Frutto dell’albicocco, Albicocca. 2.Pianta delle albicocche, Albicocco

    Magnate sa bricocola
    Mangiati questa albicocca)

    Tocca pota’ sa bricocola
    (Dobbiamo potare la pianta delle albicocche)


    Bricocolo [bri-co-co-lo] s.m.

    1.Albero delle albicocche, Albicocco. 2.[fig.] Bernoccolo.

    Su bricocolo è pieno
    (L’albicocco è pieno di frutti)

    Ho dato na capocciata e m’è scappato un bricocolo così!
    (Ho sbattuto forte la testa e mi è uscito un bernoccolo molto grande)


    Brìlloccu [brìl-loc-cu] s.m.

    1. Gioiello vistoso.

    Te si messa tutti si brìllocchi
    (Hai indossato tutti i gioielli più vistosi)


    Bùdulare [bù-du-la-re] v.

    1. Arrotolare. Avvolgere qualcosa. 2.Rotolare

    L’ho bùdulato con na garza
    (L’ho avvolto in una garza)Cadere rovinosamente rotolando.

    S’è bùdulato giuppe a mòrra
    (È rotolato per la scarpata)


    Buttàre [but-tà-re] v.

    1.Germogliare.

    Sa pianta ha già buttàtu
    (Questa pianta ha germogliato precocemente


    Buttu [but-tu] s.m.

    1.Germoglio

    Sa pianta c’ha un sacco de butti
    (Questa pianta ha molti germogli)


  • Dizionario – A

    Dizionario – A


    Accappótare [ac-cap-pót-ta-re] v.

    Cappottare, Ribaltare.

    S’è accappóttato co a maghìna
    (Si è ribaltato con la macchina)


    Acìtu [a-cì-tu] s.m.

    Prodotto della fermentazione acetica del vino. Aceto. [fig.] Può indicare anche persona stizzita o incollerita.

    Nella ìnzalata mettice l’acìtu
    (Condisci l’insalata con l’aceto)

    Ha presu d’acìtu
    (Si è stizzito)


    Acquantu [ac-quan-tu] avv.

    Da poco, Appena.

    È acquantu natu via
    (È appena andato via)


    Agguàstate [ag-guà-sta-te] interiez.

    1.Esclamazione di sorpresa, accomunabile ad Accidenti. La lettera esse in questo caso è pronunciata in maniera marcata ricordando il tipico suono emesso per chiedere silenzio (Shhhh)

    Agguàstate quanto magni!
    (È incredibile quanto riesci a mangiare!)


    Allàzzato[al-làz-za-to] s.m.

    1.Melmoso. Di terreno.

    I pian i se so’ allazzati
    (La piana del tevere è completamente melmosa)


    Ammazzasomàri [am-maz-za-so-mà-ri] s.m.

    Calabrone dalle striature rossastre o arancioni che marcano l’addome. Il nome è attribuito in quanto più punture contemporanee possono arrivare ad uccidere l’animale.

    Oh che ammazzasomàri che gira
    (Un grosso calabrone si aggira per l’aria)


    Andru [an-dru] pron.

    1.Altro, Diverso, Differente da qualcuno o qualcosa genericamente inteso a cui si fa riferimento esplicito o non. 2.Altro, ancor uno (in aggiunta al primo o ai precedenti)
    3.[iron.] Utilizzato per sottolineare richieste fin troppo esigenti.

    Non pija’ su coltellu pija quell’andru
    (Non prendere questo coltello, usa l’altro)

    Li ‘saggiatu u pollastru? Voi l’andru?
    (Hai assaggiato il pollo? Ne vuoi dell’altro?)

    Nient’andru?
    (Non ti sembra di aver già chiesto troppo?)


    Annite [an-nì-te] s.f.

    [scherz.] Età avanzata, Vecchiaia.

    Non sta male, c’ha solo l’annìte
    (Non ha nessuna malattia, è solo questione di vecchiaia)


    Apparecchio [ap-pa-rec-chio] s.m.

    Aeroplano. Anche dispositivo di correzione dentale. Apparecchio dentale.

    Pe ‘na a Milano a preso l’apparecchio
    (Per andare a Milano ha viaggiato in aereo)

    C’aveva i denti storti e s’è messa l’apparecchio
    (Per correggere la dentatura ha utilizzato un apparecchio dentale)


    Appiccìcùme [ap-pic-cì-cù-me] s.m.

    Indica eccessivo attaccamento soprattutto detto di persone. Può indicare anche giornata Afosa. Umidità.

    Che è tuttu su appiccìcume?
    (Come mai tutto questo attaccamento?)

    Oggi ce sta n’appiccìcume
    (Oggi è davvero una giornata afosa)


    Assògna [as-sò-gna] s.f.

    Strato adiposo del maiale da cui si ricava lo strutto. Sugna.

    Es. Quanta assògna su porchettu, sa lu stuttu che ce famo
    (Il maiale è molto grasso, ne ricaveremo molto struttu)


  • Dizionario – N


    N’ì [n’ì] contr.

    1.È la contrazione di Ne Hai.

    Me n’ì datu troppo
    (Me ne hai dato troppo)


    Nacquàre [nac-quà-re] v.

    1.Aggiungere acqua a vino o liquori.2.Dare acqua alle colture, Annaffiare, Irrigare

    So vinu è nacquàtu
    (Questo vino è stato tagliato con dell’acqua)

    È natu a nacqua’
    (È andato ad annaffiare l’orto)


    Nnàre [nnà-re] v.

    1.Andare.2.Appartarsi.

    Nnàmo via su
    (È ora di andare)

    È nnàtu co a fija de Michelina
    (Si è appartato con la figlia di Michela)


    Nàsca [nà-sca] s.f.

    1.Naso molto pronunciato.

    Co sa nàsca
    (Con quel naso)


    Nnboccàre [nboc-cà-re] v.

    1.Prendere una strada, imboccare.2.[fig.] Entrare a far parte di qualcosa

    Nbocca stu vicolo che famo prima
    (Passa attraverso questo vicolo per accorciare la strada)

    So nboccato all’ATAC
    (Mi hanno assunto all’ATAC)


    Ncargàre [n-car-gà-re] v.

    1.Incalcare. Forzare qualcosa dentro un contenitore, uno spazio ridotto.

    A forza de ncargàlli ce so centrati
    (Li ho fatti entrare a forza)


    Nciuccàre [n-ciuc-cà-re] v.

    1.Ubriacare

    Su vino te nciucca
    (Questo vino ha una forte gradazione alcolica)


    Ncollàre [n-col-là-re] v.

    1.Prendere in mano un oggetto generalmente pesante, Caricare, Staccare da terra.2.Scontrarsi, Investire.

    Ncollàte se du cassette de mele
    (Prendi le due cassette di mele)

    S’è ncollàto u paletto
    (Si è scontrato contro il palo)


    Ncùlare [ncù-la-re] v.

    1.Fregare, Imbrogliare o anche Vincere.2.Sodomizzare, anche [fig.] Rimproverare.

    M’ha nculato a carte
    (Ha vinto la partita a carte)

    Se lo so nculato
    (È stato rimproverato in maniera decisa)


    Nfràttàre [n-fràt-tà-re] v.

    1.Nascondere qualcosa. 2.Nascondersi, generalmente per amoreggiare. 3.Appartarsi.

    Se l’è infrattati
    (Li ha nascosti, rubati)

    Se so nfrattati co a maghìna
    (Si sono appartati con la macchina)


    Nì [nì] s.m.

    1.Vezzeggiativo del lessico famigliare, per lo più rivolto a bambini. Nino. Piccolino.2.Utilizzato anche per indicare il maiale, Nino. Maialino.

    Vijè da nonna tua Nì
    (Vieni dalla tua nonna piccolino)

    Li governatu u ni(no)?
    (Hai accudito il maiale?)


    Nisba [ni-sba] s.f.

    1.Niente, Nulla di fatto. Indica qualcosa non andato a buon fine o non presente.

    Nisba!
    (Non c’è niente da fare!)


    Nòvu [nò-vu] agg.

    1.Nuovo

    Su fonu è nòvu
    (È un phon nuovo)


    Ntoccàto [n-toc-cà-to] s.m.

    1.Scemo, Fuori di testa, Toccato.

    Quellu è mezzo ntoccàto
    (Quel tipo è matto)


    Ntruju [ntru-ju] s.m.

    1.Intruglio, pasticcio.2. Miscuglio di ingredienti medicinali spesso di natura erboristica e imprecisata atti a medicare o alleviare dolore. 3. A volte, pozione. 4.Al plurale è spesso riferito a cibo spazzatura come patatine fritte, caramelle, lecca-lecca, gelati, merendine. Oppure all’introduzione, nella cucina tradizionale, di innovazioni non ben accette quali salse o ingredienti ritenuti poco genuini come cibi in scatola, liofilizzati, etc.

    Che è su ntrujio?
    (Cosa è questo pasticcio?)

    M’ha messu unu ntruju su u ginocchio e poi me l’ha legatu co na garza.
    (Mi ha medicato il ginocchio con una miscuglio di cose per poi fasciarmelo con della garza)

    Te magni tutti sti ntruji e poi non ceni
    (Mangi tutti queste zozzerie che ti faranno passare la fame ma ti fanno male)


    Nzecchìtu [nzec-chì-tu] agg.

    1.Indica dimagrimento. Dimagrito in maniera importante.

    Nun magni, ti si nzecchìtu troppo
    (Mangi troppo poco e ti sei dimagrito esageratamente)


    Nzieme [nzie-me] avv. e s.m.

    1.Può indicare compagnia o convivenza. 2.Oggetto di considerazione complessiva. Visione complessiva di qualcosa.

    Stanno nzieme
    (Sono fidanzati)

    Un nzieme de schifezze
    (Un insieme di cose cattive)


    Nzurdàre [nzur-dà-re] v.

    1.Insultare.

    Sta poesia è nu nzurdu ai veri poeti
    (Questa poesia è un insulto ai veri poeti)


    Nzurfàre [nzur-fà-re] v.

    1.Inzolfare. Cospargere di zolfo.

    Tocca nzurfa’ a vigna
    (Bisogna dare lo zolfo alle viti)


  • Dizionario – M


    M’ì [m’ì] contr.

    1.È la contrazione di Mi Hai.

    M’ì datu sa fregatura
    (Mi hai rifilato una fregatura)


    Madìna [ma-dì-na] s.f.

    1.Mattina.

    Sta madìna fa freddu
    (Stamattina fa freddo)


    Madòsca [ma-dò-sca] s.f.

    1.Eufemismo per Madonna, come epiteto della Vergine, in espressioni blasfeme.

    Porca Madòsca!
    ( … )


    Maése [maé-se] s.f.

    1.Terreno agrario lavorato e reso fertile. Maggese.

    Tocca fa a maése
    (Dobbiamo preparare il campo)


    Màghina [mà-ghi-na] s.f.

    1.Macchina. 2.macchinario. 2.Automobile

    Pe fa’ u caffè pija a maghina da tre
    (Per fare il caffè usa la moka da tre bicchieri)

    Compagname che sto senza maghina
    (Accompagnami che non ho con me la mia macchina)


    Mannétta [man-nét-ta] s.f.

    1.Unità di misura corrispondente alla quantità di grano afferrabile con una sola mano durante la mietitura. 2.Manciata.

    Butta qua sa mannétta de granu
    (Dammi questa manciata di grano)


    Marocchinò [ma-roc-chi-no] s.m.

    1.Genericamente intende il venditore porta a porta di colore.

    L’ho compratu da u marocchìno che passa u sabatu
    (L’ho comprato dal venditore porta a porta di colore che passa di solito il sabato)

    Martinìcchìa [mar-ti-nìc-chìa] s.f.

    1.Fune collegata al freno del carro (vedi Meccanica)

    Tira sa martinìcchìa che sennù ce ribardamo
    (Tira la fune del freno altrimenti ci ribalteremo)


    Marvàre [mar-và-re] v.

    1.Inumidire. Riferito prevalentemente alle bigonce che, dopo essere state in cantina per un anno, vanno riempite di acqua e lasciate qualche giorno per permettere al legno di tornare alla forma originale ed evitare perdite durante la raccolta e la produzione del vino.2.[fig] Utilizzato per indicare anche una enormità di colpi inferti a qualcuno durante un litigio che degenera in rissa.

    Metti a marva’ si bigùnzi che tocca riccoje l’uva
    (Inumidisci le bigonce che è tempo di vendemmia)

    Hanno litigatu e l’ha marvàtu de botte
    (Lo ha riempito di botte a seguito di una lite)


    Mastèlla [ma-stèl-la] s.f.

    1.Recipiente di legno di forma tronco-conica, più largo alla bocca che alla base, e con due doghe diametralmente opposte sporgenti e fornite di fori per consentire il trasporto mediante l’inserimento di un bastone. Mastello.

    Pija a mastèlla che namo a coje l’uva
    (Prendi il mastello perché è il momento di raccogliere l’uva)


    Matarazzu [ma-ta-raz-zu] s.m.

    1.Materasso.

    Tocca sbatte u matarazzu
    (Bisogna pulire il materasso)


    Mazzàre [maz-zà-re] v.

    1.Ammazzare.

    L’ha mazzatu u fiju
    (È stato ucciso dal figlio)


    Mbiastru [m-bia-stru] s.m.

    1.Persona inopportuna, antipatica, imbranata o anche molto cagionevole di salute.

    Si nu mbiastru!
    (Sei un imbranato!)


    Mbóttatore [m-bót-ta-to-re] s.m.

    1.Attrezzo di legno simile a una sezione di imbuto utilizzato per facilitare il riempimento delle botti con il vino.

    Pija u mbóttatore che dovemo svina’
    (Prendi quella specie di imbuto perché dobbiamo svinare)


    Mbrattu [mbat-tu] s.m.

    1.Preparato ottenuto mescolando semola a scarti alimentari per cibare i maiali.

    Devu da u mbrattu ai porchetti
    (Devo dar da mangiare ai maiali)


    Meccanica [mec-ca-ni-ca] s.f.

    1.Freno del carro.

    Tira a meccanica
    (Frena il carro)


    Mélla [mél-la] s.f.

    1.Invariato singolare o plurale. Mela, Mele.2.Seguito da “secche” indica un colpo morto forte. Inteso di pugno, anche sportivo calcio, schiacciata

    Compra du mélla a u mercatu
    (Al mercato compra qualche mela)

    U centravanti j’ha tiratu du mella secche.
    (Il centravanti ha calciato in porta due volte molto forte)


    Mercàre [mer-cà-re] v.

    1.Lasciare un segno. Anche Sfregiare.

    Te si mercàtu a faccia
    (Ti sei graffiato il viso)


    Mèrchio [mèr-chio] s.m.

    1.Risultato del Mercàre. Segno, Livido, Sfregio.

    La mascherina t’ha lasciato u mèrchio
    (La mascherina ti ha lasciato un segno sul viso)


    Mestiere [mé-stié-re] s.m.

    1.Lavoro, Occupazione.

    De méstiére fa u muratore
    (Lavora come muratore)


    Mètère [mè-tè-re] v.

    1.Tagliare i cereali maturi. Mietere.

    Daje namo a mètè.
    (Andiamo a tagliare il grano)


    Mézzo [méz-zo] agg.

    1.Zuppo d’acqua, bagnato fradicio.

    Do si natu che si tuttu mézzo?
    (Dove sei stato per bagnarti in questo modo?)


    Mischiùme [mi-schiù-me] s.m.

    1.Accozzaglia, Miscuglio di cose, di cibo o anche di persone.

    Che è su mischiùme che hai fattu?
    (Cosa sarebbe questo miscuglio che hai fatto?)


    Mongàna [mòn-ga-na] s.f.

    1.Mucca, vitella da latte.

    Va a rimette ‘sa mongana
    (Fai rientrare la vitella nel recinto)


    Mórìca [mó-rì-ca] s.f.

    1.Frutto dei rovi, Mora.

    Bona sa marmellata de mórìche
    (Hai fatto una marmellata di more molto buona)


    Mórra [mór-ra] s.f.

    1.Terreno scosceso, scoscendimento, scarpata.2.Gioco che consiste nell’indovinare la somma dei numeri mostrati dalle dita di due giocatori. Il significato in questo caso è determinato dal contesto.

    È cascato giuppe a mórra
    (È caduto per la scarpata)

    Giocamo a mórra
    (Giochiamo a morra)


    Mprestàre [mpre-stà-re] v.

    1.Prestare.

    Me mpresti a penna?
    (Mi presteresti la penna?)


    Munnézzaru [mun-néz-za-ru] s.m.

    1.Spazzino, Operatore ecologico.2.Accumuluno di mondezza, anche Discarica

    È passato mo u munnezzaru
    (Hanno appena raccolto l’immondizia).

    Tocca portallu giù u munnezzaru
    (Va portato alla discarica)


    Muntaròzzu [mun-ta-ròz-zu] s.m.

    1.Monticello, Rilievo di modesta elevazione; Cumulo, Ammasso (di terra, sassi, detriti o altro).

    Co sa terra facce un muntarózzu
    (Ammassa la terra)


    Mutànne [mu-tàn-ne] s.f.

    1.Mutande.

    Vai in giro senza mutànne
    (Giri senza mutande)


  • Dizionario – L


    Lamàre [la-mà-re] v.

    1.Agganciare un pesce all’amo. Abboccare, di pesce.

    M’ha lamàtu un lucciu
    (Ha abboccato un luccio)


    Lappe lappe [lap-pe lap-pe]

    1.Espressione che indica tremolio di gambe solitamento dovuto a paura.

    E zampi j’hanno fatto lappe lappe
    (Ha tremato dalla paura)


    Léccino [léc-ci-no] s.m.

    1.Varietà di quercia. Leccio.

    È legno de léccino
    (È legno di leccio)


    Lèmma [lèm-ma] s.f.

    1.Lentezza, Flemma, Calma imperturbabile.

    E quando affittamo co sa lemma che te ritrovi
    (Non finiremo mai se continui con la tua lentezza)


    Lèpère [lè-pè-re] s.f.

    1.Lepre.2.Perdendo la erre può indicare anche una caduta rovinosa

    All’apertura ho mazzato una lèpère
    (All’apertura della caccia ho ucciso un lepre)

    Non ha vistu u scalino e ha preso ‘na lepre!
    (Non ha visto lo scalino ed è inciampato rovinosamente)


    Linghiera [lin-ghie-ra] s.f.

    1.Ringhiera.

    Tocca rivernicia’ a linghiera
    (È necessario riverniciare la ringhiera)


    Liva [li-va] s.f.

    1.Oliva. Anche plurale, Olive.

    Dìmani tocca na a coje a liva
    (Domani dobbiamo raccogliere le olive)


    Loffia [lof-fia] s.f.

    1.Peto non rumoroso

    Chi ha sganciatu na loffia?
    (Chi è stato a scoreggiare silenziosa)


    Luffu[luf-fu] s.m.

    1.Muscolo del gluteo

    Me fa male u luffu
    (Ho un dolore al gluteo)

  • Dizionario – J


    Jacciu [jac-ciu] s.m.

    1.Ghiaccio

    Ce sta u jacciu pe strada
    (La strada è ghiacciata)


    Janna [jan-na] s.f.

    1.Ghianda. Cibo per animali, generalmente maiali.2.Può indicare anche il voler placare intraprendenza o escandescenza alludendo a una contromisura di forza o di astuzia.

    Devo ‘na a riccoje a janna pe’ u porchettu
    (Devo procurarmi della ghianda per sfamare il maiale)

    Vieni qua che te la do io a janna!
    (Vieni qua che bado io alle tue escadescenze!)


    Jèmpìre [jèm-pì-re] v.

    1.Riempire.

    Jèmpi sta cesta
    (Riempi la cesta)


    Joppe [jop-pe] avv.

    1.Contrazione di Giù Per.

    Stanno joppe a vigna
    (Si trovano giù per la vigna)


    Juttu [jut-tu] agg.

    1.Ghiotto.

    Si juttu de sa robba
    (Sei ghiotto di queste cose)


    Juvèlla [ju-vèl-la] s.f.

    1.Grande corda intrecciata.

    I fattu a fine de a juvèlla
    (Ti sei rotolato rovinosamente)


  • Dizionario – G


    Gallàru [gal-là-ru] s.m.

    1.Ampio e fondo recipiente generalmente di rame, con manico di ferro mobile e ad arco, che si appende al gancio della catena nel centro del camino rustico; viene usato per la cottura di cibi, tradizionalmente per fare la polenta. Utilizzato anche per la bagnatura e spiumatura del pollo.

    Pija u gallàru che dovemo coce a polenta
    (Prendi il paiolo per preparare la polenta)


    Ganàssa [ga-nàs-sa] s.f.

    1.Mascella.2.[fig.] Indica persona dal grande appetito, Mangione.

    Me fa male na ganàssa
    (Ho dolore alla mascella)

    Magna a quattro ganàsse
    (Mangia davvero tanto)


    Gàrgagnàta [gàr-ga-gnà-ta] s.f.

    1.Colpo inferto con il calcagno, Calcagnata.

    J’ha dato na gàrgagnàta pe sbaju
    (Lo ha colpito involontariamente con il calcagno)


    Gàrgàgnu [gàr-gà-gnu] s.m.

    1.Calcagno.

    Me fa male u gàrgàgnu
    (Ho dolore al calcagno)


    Gargarèlla [gar-ga-rèl-la] s.f.

    1.Sta ad indicare il bere da una bottiglia senza appoggiarci le labbra generalmente quando si condivide la stessa senza avere bicchieri da utilizzare. Anche Garganèlla.

    Bevi a gargarèlla
    (Bevi senza toccare la bottiglia)


    Giacchètta [giac-chet-ta] s.f.

    Giacca, giubbino.

    Portate na giacchetta co su friddo
    (Con questo freddo hai bisogno di prendere un giubbino)


    Ginze [gin-ze] s.m.

    1.Tessuto di jeans o pantaloni jeans.

    Ieri me so cumpratu i ginze novi
    (Ieri ho comprato un nuovo paio di jeans)


    Górbe [gór-be] s.f.

    1.Volpe.2.Persona scaltra, intelligente.3.[scherz.] Persona tutt’altro che furba.

    Na górbe mess’è magnata li purcini
    (Una volpe ha mangiato i miei pulcini)

    Si furbu come na górbe
    (Sei furbo come una volpe)

    È rivata a górbe
    (Ora parla quello più intelligente)


    Gurbu [gur-bu] s.m.

    1.Accidente. Maledizione. Utilizzato generalmente come malaugurio.2.Malore. Indica un mancamento improvviso.

    Te pozza pija un gurbu
    (Che tu possa ammalarti)

    J’ha preso un gurbu
    (Si è sentito male)


  • Dizionario – E


    èllolu [èl-lo-lu] avv.

    1.Per indicare, mostrare qualcosa o qualcuno generalmente distante. Eccolo là.

    Mario? Èllolu
    (Dove sta Mario? Eccolo laggiù)


    Endràre [en-drà-re] v.

    1.Entrare. 2.[fig.] Essere assunti, entrare a far parte di un gruppo.

    Endra che fa freddo
    (Entra che fuori è freddo).

    So endràto all’ATAC
    (Mi hanno assunto come autista all’ATAC)


    Erbetta [er-bet-ta] s.f.

    1.Prezzemolo.

    U pesce vòle l’erbétta
    (Nel cucinare il pesce si deve usare il prezzemolo)


    èssolu [ès-so-lu] avv.

    1.Per indicare, mostrare qualcosa o qualcuno, generalmente vicino. Eccolo qui.

    Cercavi u quaderno? Èssolu!
    (Cercavi il quaderno? Eccolo!)


    èssome [ès-so-me] avv.

    1.Indica l’approssimarsi, l’arrivare. Eccomi.

    Èssome sto riva’
    (Eccomi sono arrivato)