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  • Costante Menichelli presenta ‘Madonna della Strada’, viaggio nella storia del santuario del Nocchieto

    Costante Menichelli presenta ‘Madonna della Strada’, viaggio nella storia del santuario del Nocchieto

    Il nuovo libro dello storico autore stimiglianese dedicato al santuario del Nocchieto e a Don Raffaele Palombi

    Stimigliano vanta da sempre una ricca tradizione culturale e letteraria, e tra i suoi protagonisti più autorevoli spicca senza dubbio Costante Menichelli, nato a Stimigliano l’11 marzo 1934. Uomo di scuola, amministratore pubblico e instancabile autore, Costante ha legato gran parte della propria vita al paese, che ha guidato come sindaco dal 1970 al 2004, lasciando un segno profondo nella storia amministrativa e sociale della comunità.

    Costante Menichelli

    Nel corso della sua lunga carriera è stato anche presidente del Comitato di Gestione della ASL Rieti 2, capogruppo dei Democratici di Sinistra al Consiglio Provinciale di Rieti, presidente della Commissione Sanità, presidente dell’Unione dei Comuni della Valle del Tevere, presidente dell’Acquedotto Consorziale Ombrica, oltre che revisore dei conti, presidente del consiglio di scuola media e docente di lettere negli istituti superiori.

    Parallelamente all’impegno istituzionale, Menichelli ha coltivato una intensa attività letteraria. Tra le sue opere ricordiamo Storie di ieri e di oggi (1992), Intervista a Lucio Sergio Catilina (1993), Itaca. Poesie (1997), I piatti di Franz. Poesie (2001), I tempi della memoria (2004), Il libro più bello. Poesie (2011), Agorà (2012), Quarto grado di giudizio (2017), Lettere a Timoteo (2017), Lettere ad un anziano (2018), I piatti del caporale Franz (2019) e Varie ed eventuali. Racconti (2023).

    A questa lunga bibliografia si aggiunge oggi “Madonna della Strada”, pubblicato nel giugno 2026, un libro che l’autore definisce “l’unico giusto riconoscimento che si deve a Don Raffaele Palombi”, auspicando che alla figura dello storico parroco possa essere dedicata una via o una piazza del paese.

    La storia di un santuario e dei suoi protagonisti

    Il volume ripercorre la vicenda della chiesa della Madonna della Strada, piccolo santuario rurale del Nocchieto risalente al 1588 che rappresenta una parte importante della storia religiosa e civile di Stimigliano.

    Menichelli racconta il ruolo fondamentale di Don Raffaele Palombi, che scelse e recuperò la chiesetta quando era occupata da pastori e animali, promuovendo la bonifica dell’area circostante e componendo la preghiera dedicata alla Madonna della Strada, che l’autore considera una vera e propria poesia.

    Il racconto arriva poi ai tempi più recenti, ricordando gli interventi dei parroci Don Attilio Attili e soprattutto Don Mirek, profondamente devoto alla Madonna della Strada. A lui si deve una vasta opera di recupero e ristrutturazione dell’edificio: dalla liberazione dell’area da alberi e vegetazione fino ai lavori che hanno restituito decoro e funzionalità al santuario. Sempre Don Mirek ha avuto il merito di riportare la processione dedicata alla Madonna proprio presso la chiesetta del Nocchieto.

    Don Raffaele Palombi, una figura da riscoprire

    La seconda parte del libro si concentra sulla figura di Don Raffaele Palombi, parroco giunto a Stimigliano nel 1891. Vengono ripercorsi alcuni episodi significativi della sua attività pastorale e pubblica, tra cui la nota controversia con il Comune di Forano e con la nascente comunità valdese.

    Emergono inoltre le qualità di polemista, studioso e scrittore che caratterizzarono il sacerdote. Non a caso, quasi metà del volume è dedicata alla riproduzione delle sue scritture autografe e della sua produzione letteraria, storica e poetica, permettendo al lettore di avvicinarsi direttamente al pensiero e alla sensibilità di una figura che ha lasciato un’impronta profonda nella storia locale.

    Un libro da non perdere

    Madonna della Strada è molto più di una semplice pubblicazione storica. È un viaggio nella memoria collettiva di Stimigliano, nella storia di un santuario documentato fin dal 1588 e nelle vicende di uomini che, in epoche diverse, hanno contribuito a conservarlo e valorizzarlo.

    Attraverso le pagine di Menichelli si riscoprono non solo le origini e l’evoluzione della chiesetta della Madonna della Strada, ma anche l’opera di Don Raffaele Palombi, una figura centrale per la vita religiosa e culturale del paese, alla quale l’autore intende rendere il meritato omaggio.

    Il libro è autoprodotto e chi desidera riceverne una copia può rivolgersi direttamente a Costante Menichelli.

    Un’opera preziosa per chi ama Stimigliano, la sua storia e le persone che hanno contribuito a costruirne l’identità.

  • Storia della banda musicale Valletiberina

    Storia della banda musicale Valletiberina

    Una storia fatta di passione, tradizione, viaggi e amore per la musica

    Una lunga storia che parte da lontano

    Era il 1973 quando il Maestro Raimondo Iacomacci e l’allora Amministrazione Comunale decisero di dare vita a un’associazione aperta a tutti gli amanti della musica. Nacque così la Banda Musicale Città di Stimigliano, destinata a diventare negli anni un punto di riferimento per il territorio e per tante generazioni di musicisti.

    L’entusiasmo iniziale fu subito travolgente. Le adesioni furono numerose e il gruppo arrivò in breve tempo a contare circa quaranta musicisti, con un’età compresa tra i più giovani, ancora in pantaloni corti, e i più anziani, già con i capelli bianchi.

    Anche la prima divisa racconta bene lo spirito semplice e autentico di quegli inizi: giacche bianche dismesse dalla Polizia Municipale di Napoli, acquistate al costo di 2.000 lire ciascuna.

    Cominciò così una lunga stagione di uscite musicali, soprattutto per accompagnare processioni ed eventi religiosi, ma anche di concerti veri e propri, nei paesi del Lazio e del vicino Abruzzo.

    Dalla crescita alle collaborazioni

    Negli anni successivi, come accade spesso nella vita delle associazioni, parte dell’entusiasmo iniziale venne meno. La diminuzione dell’organico spinse il direttivo a cercare nuove collaborazioni con altri gruppi musicali.

    Da questo percorso nacque la confluenza nel Corpo Musicale Integrato Valletiberina, insieme alle bande di Ponzano Romano, San Polo Sabino e al Gruppo Amici della Musica di Calvi, in Umbria.

    Il nuovo e più ampio organico rese possibile la partecipazione a eventi di grande rilievo, come il Carnevale della Costiera Amalfitana, la Rassegna Internazionale delle Bande di Cortina d’Ampezzo e una suggestiva tournée in Baviera.

    Quel viaggio toccò città come Monaco, Norimberga, Landshut e Füssen, concludendosi con la visita al castello di Neuschwanstein, il celebre castello delle fiabe.

    Il momento della crisi e la rinascita

    Il 2003 resta uno degli anni più delicati nella storia dell’associazione. La crisi scaturì dall’abbandono del gruppo del Maestro Gaetano Antinucci e, nello stesso periodo, anche delle bande di Ponzano Romano e Calvi.

    A segnare la svolta fu però l’arrivo del Maestro Salvatore Regoli, direttore artistico di indiscusse qualità artistiche e professionali. Con lui tornarono entusiasmo, energia e una nuova visione, capaci di dare avvio a una vera rinascita.

    Questa nuova fase si caratterizzò anche per una programmazione più ampia e ambiziosa. Alle tradizionali uscite per processioni e feste paesane si affiancarono concerti strutturati, inizialmente nel territorio di Stimigliano, San Polo e Vescovio, e successivamente in molte altre località italiane.

    Concerti, viaggi e tappe indimenticabili

    Tra le esperienze più significative di quegli anni si ricordano l’esibizione a Sonico (BS), con escursione sul Valico del Tonale nella splendida cornice dell’Adamello, e la tournée in Sicilia, nella suggestiva località dei Due Mari di Portopalo di Capo Passero (SR).

    A queste si aggiunsero la passeggiata musicale in Piazza San Marco a Venezia, il concerto nella caratteristica piazzetta di Capoliveri, all’Isola d’Elba, e l’importante partecipazione alla 32ª Fèŝta de ra Bàndes di Cortina d’Ampezzo.

    Uno dei traguardi più prestigiosi fu raggiunto nel 2009, quando la Banda Valletiberina arrivò a suonare a Parigi, esibendosi in luoghi di grande fascino e prestigio, da Champ-de-Mars al parco di Buttes-Chaumont, fino ai piedi della Torre Eiffel.

    Tra le tappe più recenti di questa lunga e appassionante stagione musicale si ricordano anche la gita a Rovereto, la visita a Sirmione, sul Lago di Garda, e l’escursione a Innsbruck.

    Il passaggio al Maestro Bartoli

    Il sodalizio con il Maestro Salvatore Regoli si concluse nel 2016. A raccoglierne il testimone fu il Maestro Giacomo Bartoli, sotto la cui direzione la Banda Valletiberina partecipò all’International Music Festival di Genova, esibendosi in un concerto sul lungomare della città di Recco.

    Negli anni successivi l’associazione ha continuato a essere protagonista di diverse mini-tournée musicali. Tra queste si ricordano quella del 2018 a Castel Ritaldi e quella del 2019, in occasione della prima edizione della Festa delle Tradizioni, con sfilata lungo via del Corso a Roma e premiazione in Campidoglio.

    Le difficoltà degli ultimi anni e la voglia di ripartire

    Come per molte realtà associative, anche per la Banda le difficoltà legate alla pandemia hanno avuto ripercussioni sull’attività artistica e sull’organizzazione degli eventi.

    Negli ultimi anni l’associazione è stata costretta più volte a sospendere le proprie attività. Questo, però, non ha mai spento la voglia di ripartire, di tornare a suonare e di riportare tra la gente quella nota di allegria che da sempre accompagna le vie in festa.

    L’impegno per il territorio e per i giovani

    La Banda Musicale Valletiberina ha sempre dimostrato una particolare attenzione alla diffusione della musica sul territorio, non solo attraverso una costante attività concertistica, ma anche tramite l’istituzione di una scuola di musica.

    Fin dal 2012, la scuola svolge un importante ruolo sul piano musicale e aggregativo, grazie anche alla sala adibita a spazio ludico-ricreativo per gli allievi.

    Il corpo docenti è costantemente impegnato nell’organizzazione di iniziative di grande valore, tra cui saggi musicali, masterclass di livello internazionale, concerti di gruppi cameristici e viaggi di scambio culturale.

    A rendere ancora più significativo questo percorso è, infine, la nascita della Young Band, una formazione musicale che coinvolge docenti e allievi della scuola in un’esperienza di crescita condivisa.

    Emozioni e ricordi di un vecchio bandista

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  • Dizionario Stimiglianese-Italiano

    Dizionario Stimiglianese-Italiano

    Il Dialetto Stimiglianese appartiene ai dialetti mediani italiani ed è caratterizzato dalla metafonesi Sabina, che si attesta su un vocalismo a quattro gradi, in cui -u finale si continua o si è conguagliata in -o, la metafonesi è determinata dalle vocali finali -u ed -i: ad esempio si ha paése, ma al plurale paìsi, mòrta ma al maschile mórtu, apèrta ma apértu, rúsciu ma róscia, issu ma éssa e così via.

    A

    B

    C

    D

    E

    F

    G

    H

    I

    J

    L

    M

    N

    O

    P

    Q

    R

    S

    T

    U

    V

    Z

  • Dizionario – P


    Pàcinu [pà-ci-nu] avv.

    1.Posto non raggiunto dal sole e per questo ancor più freddo nelle giornate invernali.

    Lì l’uva ce fa poco perché sta a pàcinu.
    (La pianta dell’uva fa pochi grappoli perché non gode del giusto clima)


    Pallonaru [pal-lo-na-ru] s.m.

    1.Millantatore, Fanfarone.

    Si un pallonaru de prima categoria
    (Sei un fanfarone)


    Pallucche [pal-luc-che] s.f.

    1.Palle, solitamente di Natale.2.Testicoli.

    Su arbero è pienu de pallucche
    (L’albero di Natale ha molti addobbi)

    M’è rivàta na pallonata su e pallucche
    (Mi hanno colpito i testicoli con una pallonata)


    Pàmpanu [pàm-pa-nu] s.m.

    1.Foglia della vite. Pàmpino.2.[scherz.] Soprattutto al pluare indica grandi Orecchie.

    Sa vite c’ha certi pàmapani che manco l’uva se vede
    (La vite ha delle grosse foglie che nascondono l’uva)

    Ammazza che pàmapani che porti!
    (Hai delle orecchie enormi!)


    Pànonta [pà-non-ta] s.f.

    1.Pane insaporito dalla colatura dei grassi di animali cotti generalmente sulla brace.

    Co si celletti ce famo un po de pànonta
    (Insaporiremo il pane con gli uccelli cotti sulla brace)


    Paru paru [pa-ru pa-ru] avv.

    1.Può indicare quantità, spazio o tempo appena sufficiente. 2.Anche l’avvicinarsi molto al limite di qualcosa. 3.Rientrare in qualcosa per pochissimo.

    Ce nnatu paru paru dentro a tenda
    (È entrato nella tenda per pochissimo)


    Pàssaru [pàs-sa-ru] s.m.

    1.Passero. Uccello comune.

    I passari stannu supra u pino
    (Il pino è pieno di uccelli)


    Pélare [pé-la-re] v.

    1.Verbo che indica qualcosa di molto caldo, che ustiona. Scottare.

    Damme na presetta che sa pentola péla
    (Passami una presina per prendre la pentola che scotta)


    Pellancica [pel-lan-ci-ca] s.f.

    1.Pelle cadente generalmente dovuta a improvviso dimagrimento o alla vecchiaia.

    C’hai tutta pellancica sotto ‘i bracci
    (Hai della pelle cadente sotto le braccia)


    Pèrsicu (anche pèrzicu) [pèr-si-cu] s.m.

    1.Pèsco.2.[scherz.] Si può usare scherzosamente per indicare una certa posizione o un punto di arrivo nel compiere un lavoro o tragitto.E

    Me s’è seccatu u pèrsicu
    (Il pèsco è rinsecchito)

    So rivatu a paru a u pèrsicu
    (Ho fatto abbastanza)


    Pèrsica (anche pèrzica) [pèr-si-ca] s.f.

    1.Frutto del pèsco. Pèsca.2.Pianta delle pèsche. Pèsco.

    Coji du pèrsiche pe pranzo
    (Raccogli qualche pèsca per mangiarle a pranzo)

    Sotto a pèrsica ce stanno du micetti
    (Sotto al pèsco ci sono due gattini)


    Péruzza [pé-ruz-za] s.f.

    1.Qualità di pera dalle dimensioni ridotte. 2.Pera Coscia.

    Bone se péruzze
    (Queste pere sono piccole ma molto buone)


    Pezzone [péz-zo-ne] s.m.

    1.[Accr. di pèzza] Strofinaccio

    Sciuga i bicchieri co u pezzóne
    (Asciuga i bicchieri con lo strofinaccio)


    Piantòne [pian-tò-ne] s.m.

    1.Albero delle olive. Ulivo.

    C’è rimastu de coje su piantòne
    (Dobbiamo ancora raccogliere le olive da questo albero)


    Pistòlu [pi-stò-lu] s.m

    1.Organo sessuale maschile. Pene.

    Mazza che pistòlu su munello
    (Il tuo bambino ha già un pene molto grande)


    Pràtigu [prà-ti-gu] agg.

    1.Persona con capacità, attitudini in un certo campo o situazione. 2.Esperto

    Tu si che si pràticu de computer
    (Sei un esperto di computer)


    Prèscia [prè-scia] s.f.

    1.Fretta.

    Daje che c’ho prèscia
    (Sbrigati perché ho fretta)


    Presétta [pre-sét-ta] s.f.

    1.Presina

    Ho compratu du presétte nòve
    (Ho comprato due presine nuove)


    Prónca [prón-ca] s.f.

    1.Prugna.

    Ricoji du prónche che ce le magnamo
    (Raccogli qualche prugna per mangiarla)


    Pùtria [pù-tria] s.f.

    1.Cimice

    Ottobre è pieno de pùtrie
    (Nel mese di ottobre si possono trovare molte cimici)


  • Dizionario – O


    Oju [o-ju] s.m.

    1.Olio. Risultato della spremitura delle olive.2.In generale qualsiasi sostanza liquida lubrificante.

    Mettice l’oju bonu
    (Usa l’olio di casa)

    Tocca cambia’ l’oju de a maghina
    (È necessario cambiare l’olio al motore della macchina)


    Òprire [ò-pri-re] v.

    1.Aprire.

    Òpri u portone a tu madre
    (Apri il portone per far entrare tua madre)


    Ovu [o-vu] s.m.

    1.Uovo. Particolarità è che al plurale cambia genere.

    Va a ricoje l’ova ne u pollaru
    (Va a prendere le uova nel pollaio)


    Òva [o-va] p.f.

    1.Plurale di uovo. Uova.

    Co quesse òva facce du fettuccine
    (Usa le uova per prepare le fettuccine)


  • Dizionario – Q


    Quàne [quà-ne] avv.

    1.Qua.

    A camicia sta quàne
    (La camicia è qua)


    Quarchedunu [quar-che-du-nu] pron. indef.

    1.Frase pronomiale riferita a persona. Qualcheduno, qualcuno.

    Quarchedunu ha vistu la mia giacchetta?
    (Qualcuno sa dove è la mia giacca?)


    Quatrìni [qua-trì-ni] s.m.

    1.Denaro, Quattrini, Soldi.

    Stamo senza quatrìni
    (Non abbiamo soldi)


  • Dizionario – R


    Raganu [ra-ga-nu] s.m.

    1.Ramarro. 2.[fig.] Indica persona brutta

    Ho vistu un ragano gigante
    (Ho visto un ramarro davvero enorme)

    Me pari un raganu
    (Sei davvero brutto)


    Rambazzu [ram-baz-zu] s.m.

    1.Grappolo di uva.

    Me so magnatu un bellu rambazzu d’uva
    (Ho mangiato un grappo di uva molto grande)


    Rancichire [ran-ci-chi-re] v.

    1.Diventare rancido, inacidire.

    Sa minestra s’è rancichita
    (La minestra è diventata rancida)


    Rancicu [ran-ci-cu] agg.

    1.Rancido.

    Su pomodoru è rancicu
    (Il pomodoro è rancido)


    Recàcciare [re-cac-cia-re] v.

    1.Tirare fuori, Ripescare, Ritrovare.

    Do li recàcciato su giacchettu
    (Dove hai ritrovato questo giubbino)


    Récchia [réc-chia] s.f.

    1.Orecchio.2.[fig.] Piegatura dell’angolo di una pagina di quaderno o libro.3.Al plurale può essere usato anche come rimprovero, esortazione o anche sfottò.

    Na zanzarra m’ha pizzicato prorpiu su na récchia
    (Sono stato punto da una zanzara su un orecchio

    Facce un’andra récchia a su libru
    (Dovresti stare più attendo a non piegare tutte le pagine del libro)

    Non ce senti co se récchie
    (Non vuoi proprio capire come stanno le cose)


    Régazzinu [ré-gaz-zi-nu] s.m.

    1.Ragazzino, bambino

    Pija su règazzinu e portalo a casa
    (Prendi il bambino e portalo a casa)


    Remmonnàre [rém-mon-nà-re] v.

    1.Pulire, riferito a qualcosa di molto sporco.2.Sbucciare, mondare frutta o verdura.

    Tocca remmonnalla sa’ maghina, è zuzza
    (La macchina va ripulita perché è molto sporca)

    Si aranci se remmonnano si?
    (Queste arance si sbucciano facilmente?)


    Rèmponne [rèm-pon-ne] v.

    1.Rimporre, Andare di traverso.

    Su paninu me se rèmpone
    (Non riesco proprio a mangiare questo panino)


    Réppa [rèp-pa] s.f.

    1.Salita, generalmente impervia

    Pe ‘rivacce tocca sali’ suppe a reppa
    (Per arrivare è necessario fare una grande salita)


    Ribbardàre [rib-bar-dà-re] v.

    1.Rivoltare.2.Cappottare

    Ribbarda u materazzu
    (Rivolta il materasso)

    Se so’ ribbardati co a maghina
    (Si sono cappottati con la macchina)


    Riccòjere [ric-cò-je-re] v.

    1.Raccogliere, prendere qualcosa da terra, raccogliere frutta o verdura. A volte còjere

    Riccoji tutti i giocattoli o nun te faccio scappa’
    (Se non sistemi i tuoi giocattoli non potrai uscire)


    Ristéllóne [ri-stél-ló-ne] s. m.

    1.Rastrello da traino per buoi.

    Tacca u ristéllóne ai boi
    (Aggancia il rastrello ai buoi)


    Rivàre [ri-và-re] v.

    1.Giungere a destinazione, Arrivare.2.[scherz.] Può essere usato per indicare qualcuno che propone una soluzione improbabile ad un problema oppure esterna una considerazione scontata.

    A che ora si rivatu?
    (A che ora sei giunto a destinazione?)

    È rivàtu essu
    (Credevi di risolvere così facilmente?)


    Rònca [ròn-ca] s.f

    1.Roncola.

    Ch’i vistu a rònca?
    (Hai visto la roncola?)


    Rònciu [ròn-ciu] s.m.

    1.Falciòla a una mano comunemente usata per recidere l’erba. 2.Giocatore di calcio poco dotato nel palleggio ma anche falloso i cui interventi ricordano, appunto, il movimento della falciata.3.Persona scoordinata e dai movimenti maldestri.

    Potevamo vince co su rònciu in difesa
    (Potevamo vincere senza il difensore scarso)

    Si come u rònciu, t’encarri tuttu
    (Sei completamente scordinato)


    Ruzza [ruz-za] s.f.

    1.Ruggine

    C’hai a ruzza su u cancellu
    (Il cancello sta arruginendo)


  • Dizionario – S


    Sa [sà] agg. pron. dim.

    1.[aferesi] questa, contrazione di ‘sta.

    Pija sà giacchetta
    (Prendi questa giacca)


    Saccòccia [sac-còc-cia] s.f.

    1.Tasca.

    Mess’è bucata la saccòccia di pantaloni
    (Ho la tasca dei pantaloni bucata)


    Sargiccia [sar-gic-cia] s.f.

    1.Salsiccia.

    Coci se sargiccie
    (Cucina le salsicce)


    Sarvia [sar-via] s.f.

    1.Salvia.

    Bella sà pianta de sarvia
    (La tua pianta di salvia è cresciuta molto)


    Satòllu [sa-tòl-lu] agg.

    1.Sazio di cibo.

    Doppu sà magnata so satòllu
    (Dopo aver mangiato così tanto sono sazio)


    Scoppàre [scop-pà-re] v.

    1.Scoppiare.

    M’è scoppata una gomma della maghina
    (È scoppiata una gomma alla mia macchina)


    Scùcchia [scùc-chia] s.f.

    1.Mento molto pronunciato.

    Oh che scùcchia che porta!
    (Ha un mento molto sporgente!)


    Sdegnare [sde-gna-re] v.

    1.Spremere.

    Me so sdegnato u ceculu!
    (Ho spremuto il foruncolo)


    Sèllaru [sèl-la-ru] s.m.

    1.Sèdano

    Ne a panzanella mettece pure un po’ de sèllaru
    (Nella panzanella aggiungi del sedano)


    Sérrécchìu [sér-réc-chìu] s.m.

    1.Falcino.

    Pija u sérrécchìu e da’ na botta a quess’erba
    (Prendi il falcino e togli l’erba che è cresciuta)


    Sfraciare [sfra-cia-re] v.

    Sbattere contro qualcosa o qualcuno. Sfracellare, Schiantare.

    S’è sfraciatu contro u palu
    (È andato a schiantarsi contro il palo)


    Sfràgnere [sfrà-gne-re] v.

    1.Spremere, Schiacciare qualcosa. 2.[minacc.] A volte qualcuno.3.Schiantarsi contro qualcosa o qualcuno. Schiantarsi.

    Sfràgni i pummidori pe a panzanella
    (Schiaccia i pomodori da mettere nella panzanella)

    S’è sfragnatu contro u palu
    (È andato a schiantarsi contro il palo)


    Smògnere [smò-gne-re] v.

    1.Strizzare, Spremere.

    Smògni su stracciu.
    (Strizza lo straccio)


    Sórfa [sór-fa] s.f.

    1.Ripetizione lagnosa, Tiritera, Cantilena.

    Sempre la solita sórfa
    (È sempre la stessa cantilena)


    Spàraciu [spà-ra-ciu] s.m.

    1.Erba perenne delle Liliacee Asparagacee, con grosso rizoma da cui spuntano germogli eduli. Asparago.2.Persona molto alta e generalmente magra. Spillungone.

    Oggi magnamo e fettuccine co i spàraci
    (Oggi mangeremo fettuccine con gli asparagi)

    Si cresciutu come nu spàraciu
    (Sei diventato uno spillungone)


    Spassarellu [spas-sa-rel-llu] s.m.

    1.Passatempo, Gioco.

    Te piace su spassarellu
    (Ti diverti con questo gioco)


    Sperèlla [spe-rèl-la] s.f.

    1.Gen. Posto esposto al sole dove riscaldarsi nelle fredde giornate invernali.

    Mettemoce a sperella
    (Spostiamoci al sole)


    Stavòrde [sta-vòr-de] avv.

    1.Stavolta, in questa occasione.

    Ch’i ricombinatu stavòrde?
    (Cosa hai combinato stavolta?)


    Stiàffu [stiàf-fu] s.m.

    1.Colpo inferto a mano aperta, Schiaffo.

    Se continui a fa u stupidu te do nu stiàffu
    (Se continui a infastidirmi ti picchierò)


    Stortu [stor-tu] s.m.

    1.Piegato. Storto.2.[fig.] In condizioni pessime a seguito di assunzione di alcol o droghe. Frastornato.

    Sa riga è tutta storta
    (La riga è storta)

    Stamadina sto stortu
    (Stamattina sono frastornato)


    Strollicu [strol-li-cu] s.m.

    1.Mago, Veggente.2.[scherz.] Può indicare un colpo di fortuna nell’indovinare l’esito di un evento futuro.

    De méstiére fa u strollicu
    (Lavora come veggente)

    E che si strollicu!
    (Come hai fatto a indovinare!)


    Su [sù] agg. pron. dim.

    1.[aferesi] questo, contrazione di ‘sto.

    Pija sù quadernu e va a fa i compiti
    (Prendi questo quaderno e va a fare i compiti)


    Surgu [sur-ghu] s.m. [dim.] surghettu

    1.Solco.2 [dim.] Solchetto

    Prepara u surgu pe pianta’ i pommidori
    (Prepara il solco per piantare le piante di pomodoro)


    Spennicare [spen-ni-ca-re] v.

    1.Sporgere.

    S’è spennicato troppu da a finestra e è cascato de sotto
    (Si è sporto troppo dalla finestra finendo per cadere)


  • Dizionario – T


    Tanfa [tan-fa] s.f.

    1.Puzza.

    Che è sa tanfa?
    (Da dove viene questa puzza?)


    Tichiu [tir-chio] s.m.

    1.Persona poco propensa a spendere denaro o a condividere qualcosa di proprio. Avaro.

    Guàstate quantu si tirchiu
    (Sei davvero una persona avara)


    Tòcca [toc-ca] v.

    1.Utilizzato per indicare una Necessità, Bisogno.

    Te tocca anna’ da u medicu
    (È necessario che tu vada a farti visitare da un medico)


    Traja [tra-ja] s.f.

    1.Carro senza ruote ma con slitte di legno. Utilizzato generalmente il fico per la sua resistenza all’attrito.

    Lega a traja
    (Attacca il carro con le slitte ai buoi)


    Tritticare [trit-ti-ca-re] v.

    1.Tremolare.2.Mancare di equilibrio stabile. Traballare.

    Su regazzino c’ha un dente che je trittica
    (Il dente di questo bambino tremola)

    Sà sedia trittica
    (Questa sedia traballa)


    Tróccu [tróc-cu] s.m.

    1.Contenitore del cibo per maiali, Trogolo.

    U maiale satollu ribbarda u trocco
    (Il maiale quando è sazio rivolta il trogolo)


    Tróscia [tró-scia] s.f.

    1.Pozzanghea. 2.Buca quadrata, scavata in terra.

    Ha piovuto e la strada è piena de trosce
    (Dopo la pioggia è pieno di pozzanghere)


  • Dizionario – I


    ì [ì] v., prep., art. det.

    1.[aferesi, voce del verbo avere] Hai. 2[aferesi, prep.] Ai. 3.[aferesi, art.] Gli

    I finitu de magna’?
    (Hai finito di mangiare?)

    Namo giù i piani
    (Rechiamoci nei campi della valle del Tevere)

    Prendi i stivali
    (Prendi gli stivali)


    Ignezióne [i-gne-zió-ne] s.f.

    1.Iniezione, di medicinale.

    Me so fattu l’ignezione de vaccinu
    (Ho fatto il vaccino)


    Imbrilloccàre [im-bril-loc-cà-re] v.

    1.Indossare vestiti e gioielli vistosi. Vestirsi per la festa. 2.Agghindare.

    Te si imbrilloccata per u compleanno
    (Ti sei agghindata per andare al compleanno)


    Incuntrariu [in-cun-tra-riu] avv.

    1.Contrario, in modo opposto.

    Tocca vitallu all’incuntrariu
    (Va avvitato al contrario)


    Inquartàre [in-quar-tà-re] v.

    1.Ingrassare in maniera vistosa.

    Te si inquartatu
    (Sei ingrassato troppo)


    Intuzzicàre [in-tuz-zi-cà-re] v.

    1.Sbattere, toccare riportando un danno. 2.Può indicare testardaggine o caparbietà nel ripetere azioni. In questo caso ha bisogno di essere preceduto da suffisso.

    Ho intuzzicato la maghina contro il muretto
    (Ho toccato il muretto con la macchina)

    E ce rintuzzica!
    (E continua a fare come vuole!)