Cacarèlla [ca-ca-rèl-la] s.f.
1.Diarrea. 2.[fig.] Paura, timore di qualcosa
C’ha a cacarèlla
(Soffre di diarrea)
Deve fa’ l’esami e c’ha la cacarèlla
(Ha paura di fare gli esami)
Cacasotto[ca-ca-sot-to] s.m.
1.Persona timorosa. Vile.
Si un cacasotto!
(Sei un vile!)
Callafredda [cal-la-fred-da] s.f.
1.Condizione del terreno inadatta alla lavorazione e alla semina.
Nun se po anna’ a u campo pe a callafredda
(Non si possono fare lavorazioni al terreno)
Callarèlla [cal-la-rèl-la] s.f.
1.Secchio troncoconico, piuttosto basso, usato da muratori e manovali per il trasporto della calcina.
Ricordate de pija’ a callarèlla
(Ricordati di prendere la calderella)
Cane/a [ca-ne] ambigen.
1.La parola cane nel dialetto Stimiglianese può essere utilizzata come ambigeneri, mantiene la stessa forma sia al maschile che al femminile e viene distinta dall’articolo. Più raramente è possibile trovare anche la versione femminile, cana che al plurale diviene (‘e) cane. 2.[off.] Persona ingrata o dal comportamento scorretto. **Al momento della stesura di questo dizionario l’autore ignora l’associazione con il migliore amico dell’uomo.
M’è scappata a cane
(La cagna è scappata)
De che razza è sa cana?
(Di che razza è questa cagna?)
Si un cane!( ! )
Sei un ingrato!
Cangàru [can-gà-ru] s.m.
1.Persona poco affidabile. 2.Nullafacente.
Quello è un cangàru
(Quello è un nullafacente)
Cannèlli [can-nèl-li] s.m.
1.Protezione per le dita realizzata con pezzi di canna e utlizzata per evitare tagli durante la mietitura del grano.
Mettite i cannelli che bisogna mètè
(Indossa le protezioni per le mani perché iniziamo la mietitura del grano)
Cannucciàra [can-nuc-cia-ra] s.f.
Campo di canne.
Oh che cannucciàra
(Guarda quante canne)
Capàre [ca-pà-re] v.
1.Scegliere. 2.Sbucciare, mondare frutta o verdura.
Te si capatu le mejo persiche
(Hai scelto le pesche migliori)
Me so capàto una mela doppu pranzo
(Ho sbucciato una mela per mangiarla dopo pranzo)
Càpistìére [cà-pi-stìé-re] s.m.
1.Attrezzo di legno con bordi rialzati usato per la cernita di cereali e legumi. Setàccio.
Pija u càpistìére pe passa u granu
(Prendi il setaccio per il grano)
Carestosu [ca-re-sto-so] s.m.
1.Venditore che pratica prezzi troppo alti oppure oggetto troppo costoso. 2.Caro, Costoso.
Quessu idraulico è troppo carestoso
(L’idraulico applica prezzi troppo alti)
Carge [car-ge] s.f.
1.Calce. 2.[fig. scherz.] Può indicare una azione dispendiosa o una quantità numericamente importante.
Prepara a carge pe u murettu
(Prepara la calce per il muretto)
Uno schizzu de carge
(Non ci vuole così poco per farlo)
Carpìre [Car-pi-re] v.
1.Estirpare. Estrarre le erbacce dal campo. 2.Raccogliere verdure mediante estripazione.
Tocca carpi’ l’erba da u granturco
(Bisogna ripulire dalle erbacce il campo dove è seminato il mais)
Tocca carpi’ l’aji che so’ pronti
(Si possono raccogliere gli agli perché sono giunti a maturazione)
Càttiu [càt-tiu] agg.
1.Persona malvagia, Malvagio, Cattivo. 2.Alimento dal sapore cattivo, anche Avariato.
U padre de Mariuccio era càttiu per davero
(Il padre di Mario era davvero una persona malvagia)
U latte s’è fatto càttiu
(Il latte è avariato)
Cazzabbubbulu [caz-zab-bu-bu-lu] s.m.
Cosa, aggeggio, macchinario o congegno dal dubbio funzionamento.
Che robb’è su cazzabbubbulu
(Cosa è questo aggeggio)
Cazzàru [caz-zà-ru] s.m.
1.Fanfarone, Raccontastorie.
Si proprio un cazzàru
(Racconti solo storie)
Cecàgna [ce-cà-gna] s.f.
1.Sonnolenza.
Me sta a pija na cecàgna
(Mi sto addormentando)
Ceculu [ce-cu-lu] s.m.
1.Foruncolo.
Guarda che ceculu m’è scappato
(Mi è spuntato un foruncolo grande)
Cellìttu [cel-lìt-tu] s.m.
1.Volatile di piccole dimensioni, Uccello. 2.[scherz.] Organo sessuale maschile. Pene.
Si annatu a caccia pe pija un solo cellìttu
(Sei andato a caccia per riportare un solo uccello)
Che cellìttu che te ritrovi!
(Hai un pene non indifferente)
Cènnere [cèn-ne-re] v./s.f.
1.Accendere. 2.Cenere.
Cènni su focu
(Accendi il fuoco)
Centrare [cén-tra-re] v.
1.Entrare.
Ce so céntrati tutti i pummidori?
(Sei riuscito a far entrare tutti i pommodori?)
Cépa [cè-pa] s.f.
1.Pancia prominente.
Quannu la jèmpe sa cépa
(Deve mangiare tanto per riempirsi la pancia)
Cèrqua [cèr-qua] s.f.
1.Quercia.
Riparamoce sotto sa cèrqua
(Ripariamoci sotto questa quercia)
Chiàppa [chiàp-pa] s.f. / v.
1.[s.f.] Natica. 2.[v.] Prendere, Acchiappare. Esortazione a prendere qualcosa. 2.[scherz.] Guadagnare, ottenere qualcosa di buono grazie alla fortuna, all’astuzia, o anche alle proprie capacità. Anche espressione di rivalsa. 3.Usato per indicare una persona che ha successo con l’altro sesso. Seducente. 4.Al plurale usato anche per indicare Paura, Timore.
Me fa male na chiàppa
(Ho dolore a una natica)
Chiàppa sta busta che me pesa
(Aiutami e prendi questa busta perché è pesante).
Prendi e chiàppa su!
(Beccati questo!)
Quella è una che chiàppa
(Quella donna è molto seducente).
Te stringono le chiàppe a prendere l’aereo
(Hai paura di prendere l’aereo)
Chiàppare [chiàp-pa-re] v.
1.[v.] Prendere, Acchiappare. Esortazione a prendere qualcosa. 2.[scherz.] Guadagnare, ottenere qualcosa di buono grazie alla fortuna, all’astuzia, o anche alle proprie capacità. Anche espressione di rivalsa. 3.Avere successo nel conquistare l’altro sesso. Sedurre, Accompagnarsi, Fidanzarsi.
Me so chiàppato u raffreddore
(Ho preso un raffreddore)
Chiàppate questu!
(Beccati questo!).
S’è chiàppatu na bella morona
(Si è fidanzato con una bella donna dai capelli mori)
Cimàre [ci-mà-re] v.
1.Salire, su qualcosa o qualcuno.
Cima sopra a pianta e coji du pèrsiche
(Sali sull’albero e raccogli qualche pèsca)
Còccia [còc-ci-a] s.f.
1.Buccia. 2.Testa calva.
Te magni a mela co tutta a còccia
(Mangi la mela senza sbucciarla)
Hai messo la coccia!
(Hai perso tutti i capelli)
Cocùzza [co-cùz-za] s.f.
1.Zucchina. Non c’è distinzione tra le varietà di zucchine. Fa eccezione, ovviamente, la zucca. 2.[per ass.] Melone poco saporito. 3.[scherz.] Testa. Termine usato spesso per indicare la testa di una persona dalla poca intelligenza.**Al momento della stesura di questo dizionario l’autore ignora il quoziente intellettivo della zucchina e la conseguente associazione.
Famo na frittata co ‘e cocùzze
(Possiamo cucinare una frittata con le zucchine)
Come è su melone? È na cocùzza
(Il melone è buono? No, non è affatto maturo)
L’hanno bocciato, con quella cocùzza che se ritrova
(È stato bocciato perché non è molto intelligente)
Codaron e [co-da-ró-ne] s.m.
1.Coccige.
Me fa male u codarone
(Mi fa male la parte finale della schiena)
Cònnòbia [còn-nò-bia] s.f.
1.Anello di pelle utilizzato per fissare il timone ai buoi.
Metti u timone ne a cònnòbia
(Inserisci il timone nell’anello dei buoi)
Corgàsse [cor-gàs-se] v.
1.Distendersi, generalmente sul letto. Coricarsi, Sdraiarsi.
Era stancu e è annatu a corgàsse un po’
(Era stanco ed è andato a sdraiarsi un po’)
Corvacchittu [cor-vac-chit-tu] s.m.
1.Bavero. Utilizzato come minaccia.
Te pijo pe u corvacchittu e te sbattu per terra
(Ti prendo per il bavero e ti butto a terra)
Còzza [còz-za] s.f.
1.Sudiciume, generalmente riferito alla pelle di una persona. 2.Sporcizia accumulata nel tempo.
Nun se lava da un mese porta a cozza addossu
(Non cura la sua igiene ha del sudiciume addosso)
Cummàre [cum-mà-re] s.f.
1.Madrina. Riferito solitamente al battesimo. 2.
Donna solita a interessarsi agli affari degli altri e a divulgare di pettegolezzi.
Mi cummare m’ha regalatu na catenina
(La mia madrina mi ha regalato una catenina)
Lasciale sta, so du cummàre
(Non badare a quelle persone, parlano alle spalle di tutti)
Cumpàre [cum-pà-re] s.m.
1.Padrino. Solitamente riferito al battesimo. 2.Socio in affare, anche loschi.
Mi cumpàre se chiama Peppe
(Il mio padrino è Giuseppe)
Nte fida’ che so cumpàri
(Fai attenzione perché sono d’accordo)
Cupèlla [cu-pèl-la] s.f.
1.Contenitore a doghe di legno tenute insieme da cerchi in ferro, di forma cilindrica più larga al centro ed a sezione ovoidale. Botticella.
Jempi a cupèlla
(Riempi la botticella)
Cuzzulàre [cuz-zu-là-re] v.
1.Rotolare. Di persona, di cosa.
S’è cuzzulàto per terra
(È rotolato a terra)
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