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  • Don Mirek e Stimigliano, una storia lunga 35 anni

    Don Mirek e Stimigliano, una storia lunga 35 anni

    Dopo 35 anni trascorsi a Stimigliano, Don Mirek lascia una comunità che ha guidato, ascoltato e accompagnato con dedizione, umanità e fede, diventando una delle figure più significative della storia recente del paese.

    Don Mirek e la sua comunità

    Ci sono persone che, con il passare degli anni, finiscono per diventare parte integrante della storia di una comunità. Per Stimigliano, una di queste persone è sicuramente Don Mirosław Paweł Szajda, per tutti semplicemente Don Mirek.

    Per trentacinque anni è stato pastore, educatore e punto di riferimento spirituale per generazioni di stimiglianesi. Un sacerdote che ha saputo accompagnare la vita del paese nei suoi momenti più importanti, condividendone gioie e dolori, speranze e difficoltà, sempre con discrezione, disponibilità e profondo senso del proprio ministero.

    Dalla Polonia orientale alla vocazione sacerdotale

    Mirosław Paweł Szajda nasce il 3 agosto 1960 a Paszenki, piccolo centro della Polonia orientale. Sono gli anni della Repubblica Popolare Polacca, quando il Paese vive sotto il regime comunista e la Chiesa cattolica rappresenta uno dei principali punti di riferimento spirituali e identitari per la popolazione.

    Cresce in una famiglia serena e profondamente cattolica, nella quale matura i valori e la fede che lo accompagneranno per tutta la vita. Frequenta il liceo scientifico nella lontana Garwolin, cittadina situata nei pressi di Varsavia, per poi proseguire gli studi presso l’Università Cattolica di Lublino, dove consegue la laurea in Filosofia a soli ventidue anni.

    Al termine degli studi universitari segue la vocazione maturata negli anni della giovinezza e il 28 maggio 1988 viene ordinato sacerdote.

    L’arrivo in Italia e l’inizio del legame con Stimigliano

    L’8 settembre 1990 arriva in Italia con l’intenzione di conseguire un dottorato in Pedagogia. L’Europa sta vivendo una fase storica di grandi cambiamenti: da poco è caduto il Muro di Berlino e la Polonia sta muovendo i primi passi verso una nuova stagione politica e sociale.

    Quello che doveva essere un periodo di studio diventa però l’inizio di una storia destinata a legarsi profondamente al nostro territorio. Il vescovo, monsignor Nicola Rotunno, ne intuisce subito le qualità umane e sacerdotali e lo nomina vice parroco di Stimigliano Scalo, allora affidato pastoralmente a quello di Forano.

    Nel 1991 viene nominato parroco della parrocchia dei Santi Cosma e Damiano di Stimigliano e, nel 1995, assume anche la guida della parrocchia di San Giovanni Bosco a Stimigliano Scalo. Inizia così un ministero destinato a segnare profondamente la vita religiosa e sociale del paese, facendone la guida pastorale più longeva nella storia recente del territorio stimiglianese.

    Il sacerdote e l’uomo

    Nel corso degli anni la comunità ha imparato a conoscere e apprezzare non soltanto il sacerdote, ma anche l’uomo.

    Don Mirek è una persona colta, amante dello studio e della riflessione, capace di affrontare con serietà e competenza i temi della fede, della cultura e della vita quotidiana. Le doti umane, unite alla preparazione intellettuale, gli hanno permesso così di gestire i rapporti con persone di qualsiasi estrazione sociale.

    Sagace e dotato di una fine ironia, ha sempre saputo mantenere il giusto equilibrio tra la compostezza richiesta dal suo ruolo e la capacità di cogliere la battuta al momento opportuno. Non sono pochi coloro che ricordano una sua osservazione arguta, una risposta pronta o quella capacità tutta particolare di scherzare e punzecchiare con garbo, senza mai perdere il rispetto per l’interlocutore.

    La Madonna della Strada e il Santuario del Nocchieto

    Tra gli aspetti più significativi del suo ministero vi è certamente la profonda devozione mariana che lo accompagna fin dall’infanzia. Cresciuto nel culto della Madonna Nera di Częstochowa, simbolo religioso e nazionale della Polonia, Don Mirek trova nella devozione stimiglianese alla Madonna della Strada una naturale continuità del proprio cammino spirituale.

    Da questo legame nasce anche il suo impegno per il recupero della Chiesetta del Nocchieto, già definita da Don Mario Patrignani “Piccolo Santuario della Madonna della Strada”.

    Quando giunge a Stimigliano, nel 1990, la chiesetta versa in condizioni di grave degrado ed è quasi completamente sommersa dalla vegetazione. Grazie a un lungo e complesso lavoro di recupero e ristrutturazione, che vede lo stesso Don Mirek impegnarsi in prima persona, l’edificio viene restituito al culto nel 1998, tornando ad essere un luogo di preghiera e devozione particolarmente caro alla comunità.

    Lo stesso parroco ricorda ancora oggi con un sorriso i primi tempi di quell’impresa. Privo di mezzi e attrezzature adeguate, riuscì a farsi prestare una motosega e iniziò personalmente quella che può essere definita una vera e propria opera di disboscamento. Alberi, rovi e vegetazione spontanea avevano ormai invaso non soltanto l’area circostante, ma anche l’interno della chiesetta. Da quel lavoro iniziale, affrontato con determinazione e spirito di sacrificio, prese avvio un percorso che negli anni avrebbe portato al completo recupero del Piccolo Santuario della Madonna della Strada, restituito alla devozione dei fedeli appunto alla fine degli anni novanta.

    Durante il difficile periodo della pandemia da Covid-19, Don Mirek affida nuovamente la popolazione alla protezione della Madonna della Strada. Nel 2023, in occasione del venticinquesimo anniversario della riapertura del Santuario, rinnova il voto di affidamento e protezione del popolo stimiglianese alla Madonna, riprendendo idealmente quello pronunciato da Don Mario Patrignani nel 1943 durante la ritirata delle truppe tedesche.

    Trentacinque anni accanto alla comunità

    In questi tre decenni e mezzo Don Mirek ha attraversato la storia del paese insieme ai suoi abitanti.

    Ha incontrato almeno quattro generazioni di stimiglianesi, condividendone storie, dolori, avversità, speranze e aspirazioni. Ha celebrato battesimi, matrimoni e funerali, accompagnando famiglie intere nei passaggi più importanti della vita.

    La sua è stata una pastorale rispettosa delle posizioni di ciascuno, ma al tempo stesso salda nei principi fondamentali della fede cattolica. Una presenza costante, caratterizzata da disponibilità, equilibrio e attenzione alle persone.

    Il servizio alla diocesi

    Accanto all’attività parrocchiale, Don Mirek ha svolto anche importanti incarichi diocesani.

    Primo sacerdote straniero a ricoprire l’ufficio di Cancelliere della Curia, ha svolto questo delicato incarico per ben ventisette anni, collaborando nel tempo con tre vescovi: monsignor Salvatore Boccaccio, monsignor Lino Fumagalli e monsignor Ernesto Mandara.

    Un servizio che testimonia la fiducia e la stima maturate negli anni nei confronti delle sue capacità umane, organizzative e pastorali.

    Un nuovo capitolo

    Oggi, dopo trentacinque anni di ministero a Stimigliano, si apre una nuova pagina del suo cammino sacerdotale. Il suo trasferimento alla parrocchia di Santa Maria Assunta di Gavignano Sabino, previsto per l’inizio del mese di settembre, ha sorpreso molti fedeli e molti cittadini che lo hanno conosciuto e apprezzato nel corso degli anni.

    Tuttavia, più che un punto di arrivo, questo passaggio appare come una nuova tappa di un percorso vissuto sempre con spirito di servizio e affidamento alla Provvidenza.

    Stimigliano guarda a questo momento con il sentimento della gratitudine. Gratitudine per un sacerdote che per trentacinque anni ha condiviso la vita della comunità, lasciando un’impronta profonda nella memoria collettiva del paese e accompagnando con fede, umanità e sincera partecipazione intere generazioni di stimiglianesi.

  • San Bernardino a Stimigliano: fede e giovani nel 1980

    San Bernardino a Stimigliano: fede e giovani nel 1980

    Luci, canti ma anche silenzio raccolto: così Stimigliano ha accolto San Bernardino nel settembre del 1980. Il racconto tratto dal periodico “La Vetta” di una esperienza di fede e partecipazione che il paese non ha dimenticato.

    La “Peregrinatio” del corpo di San Bernardino da Siena

    Nel 1980, tra il 31 agosto e il 4 ottobre, in occasione del VI centenario della nascita di san Bernardino da Siena (1380–1980), è stato organizzato un grande pellegrinaggio con il corpo incorrotto del Santo, custodito a L’Aquila, che ha attraversato numerose regioni italiane (Toscana – Umbria – Lazio – Lucania – Abruzzo)

    La mappa degli spostamenti

    Il pellegrinaggio, di carattere religioso–apostolico. è stato curato dall’Ordine dei Frati Minori, custodi della Basilica di San Bernardino a L’Aquila.

    Dettaglio dell’itinerario (parte 1)
    Dettaglio dell’itinerario (parte 2)

    26 settembre, Stimigliano accoglie il Santo

    È stata una vera esplosione di fede popolare.
    Stimigliano, paese di circa 1.700 abitanti, ha vissuto una serata che è rimasta impressa nella memoria di tutti.

    Queste le parole di Padre Antonio D’Antonio nel suo racconto del viaggio delle spoglie di San Bernardino da Siena.

    È la sera del 26 settembre del 1980 e l’accoglienza degli Stimiglianesi è mozzafiato.

    Un paese interamente illuminato e pavesato in modo straordinario. Migliaia di bandierine colorate, frutto di mesi di lavoro di donne, giovani, ragazze e bambini, attraversano le strade appese ai balconi formando una vera e propria galleria.

    Uno spettacolo meraviglioso.

    Drappi rossi con la croce o con il monogramma bernardiniano alle finestre, file di lampadine accese, vasi di fiori di ogni tipo lungo la strada, festoni e bengala che, a tratti, illuminano a giorno la bella e spaziosa via d’accesso al paese.

    Anche piazza Vittorio Emanuele è un tripudio di colori. Il lampione centrale è il fulcro dal quale si dipanano sette file di bandierine pluricolori, scendendo fino a legarsi agli alberi della piazza.

    Un richiamo evidente ai sette Sacramenti e ai doni dello Spirito Santo.

    Ad accogliere l’Urna con le Spoglie mortali di San Bernardino ci sono le autorità religiose, quelle civili e la Confraternita di San Bernardino. Con loro anche la banda che intona una marcetta melodica, sommessa, perfettamente in sintonia con i sentimenti di profonda commozione del popolo: un silenzio intenso, partecipe, quasi stupefatto.

    Fin dai primi momenti è apparso chiaro che il vero fulcro dell’organizzazione sono stati i giovani, animati da un entusiasmo raro e da una fede quasi “fanatica”. Ovunque si vedevano giovani, solo giovani: erano loro a dirigere e coordinare ogni fase della degna accoglienza riservata a San Bernardino.
    Che bellezza! Che serata dolce, incantevole, indimenticabile.

    Proprio nella piazza si è radunata una folla di circa 5000 persone. Insieme agli stimiglianesi ci sono moltissimi fedeli provenienti dai paesi vicini giunti anche loro per onorare San Bernardino.

    L’Urna è alla base del sagrato mentre i gradini superiori vedono allestito un altare. Ben diciannove sacerdoti si riuniscono attorno al vescovo di Sabina e Poggio Mirteto, monsignor Marco Caliaro, scalabriniano, per concelebrare la messa. Non prima però di aver ascoltato le parole del parroco don Attilio Attili, di padre Tommaso Maggi e del sindaco dott. Costante Menichelli.

    Il sagrato con il Santo e l’altare

    Terminata la Santa Messa, ha inizio la processione per le vie del paese, i fedeli seguono con fede il Santo, portato in spalla dai membri della confraternita fino a tornare di nuovo in chiesa. È già tempo del Santo Rito di mezzanotte celebrato da Don Attilio.

    Il Santo portato a spalla dalla confraternita

    Anche in questa occasione i protagonisti sono stati i giovani

    nota ancora don Antonio D’Antonio

    hanno cantato, proclamato le letture e si sono accostati numerosi ai Sacramenti. Durante la preghiera dei fedeli, un giovane ha preso la parola ed ha invitato l’assemblea a invocare San Bernardino affinché concedesse forza e rassegnazione a una famiglia aquilana colpita da una tragedia immane: il padre ucciso dal figlio, ora in carcere.
    Lo stesso giovane ha invitato i suoi coetanei a stringersi per mano attorno all’Urna e a recitare insieme il Padre Nostro per quella famiglia provata.

    Un momento di commozione profonda e sincera.

    La Messa di mezzanotte si è conclusa molto tardi, ma nonostante l’ora, un centinaio di giovani — ragazzi e ragazze — insieme ad altri fedeli, sono rimasti in chiesa per la veglia notturna, fino al mattino, leggendo, pregando e cantando.

    La festa dei fedeli continua

    Durante la mattinata del 27 settembre sono state celebrate da Padre Giustino D’Orsogna e Padre Antonio D’Antonio altre Sante Messe che hanno dato loro modo di parlare di San Bernardino e delle sue opere.

    Fedeli in processione

    È invece il vescovo monsignor Caliaro a concelebrare con altri quattro sacerdoti, tra cui padre Maggi, prima di scoprire la lapide commemorativa nella cappella di San Bernardino, lapide che riporta la seguente iscrizione:

    A ricordo
    della benefica permanenza
    in questa chiesa
    26–27 settembre 1980
    delle Spoglie mortali
    di SAN BERNARDINO DA SIENA
    durante la “Peregrinatio”
    nel VI Centenario
    di sua nascita

    Il popolo di Stimigliano
    Q.M.P.

    Alle ore 12.00 una breve processione si conclude con uno spettacolo pirtoecnico arricchito da una “pioggia” di volantini variopinti con la scritta “W S. Bernardino”, ricaduti festosamente sulla folla.

    Rimane solo il tempo per gli ultimi lunghi applausi, le ultime lacrime di commozione perché il Santo non può fermarsi, altri fedeli lo aspettano, deve ripartire alla volta di Trevignano.

    Un ricordo che non si cancella

    La tappa di San Bernardino a Stimigliano è stata resa possibile da una partecipazione corale e sincera. L’intero paese si è prodigato per abbellire strade, piazze e case, lavorando per mesi con dedizione e spirito comunitario, affinché l’accoglienza fosse degna del Santo e del significato profondo della sua visita.

    Giovani e famiglie, tutti hanno contribuito, ciascuno a modo proprio, trasformando Stimigliano in un luogo di festa, di preghiera e di testimonianza viva di fede.

    A distanza di tanti anni, quell’impegno condiviso e quelle emozioni restano impressi nella memoria collettiva. Il passaggio di San Bernardino non è stato solo un evento religioso, ma un momento capace di unire il paese intero. Un ricordo davvero indelebile, che ancora oggi parla al cuore di chi lo ha vissuto e di chi lo ascolta raccontare.


    Preghiera di Papa Giovanni Paolo II a San Bernardino

    O Dio, che in San Bernardino
    ci hai dato un modello di predicatore della tua Parola,
    concedi che in tutte le contrade
    dove egli ritorna con la sua presenza
    rinasca la vita cristiana,
    siano placate le violenze
    e venga accolto il “Vangelo della pace”.

    Te lo chiediamo nel nome santissimo di Gesù,
    Redentore dell’uomo.
    Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

    L’Aquila – Basilica di San Bernardino, 30 agosto 1980 (La Vetta)

    Fonti

    • LA VETTA: Periodico trimestrale del T.O.F. – L’Aquila – aprile/giugno 1981 – N.2/unico
    • www.bernalda.net
  • Il vecchio Dazio di Stimigliano: merci e bestiame alla pesa

    Il vecchio Dazio di Stimigliano: merci e bestiame alla pesa

    a cura di Federico Brugnoletti

    Prima che arrivassero l’IGE (1940) e poi l’IVA (1973), i tributi si pagavano al Dazio. Quello di Stimigliano, affiancato dalla pesa, si trovava all’inizio di via Garibaldi dove, prima il distributore poi il “giardinetto”, ne hanno preso il posto. Il titolare era Masci di Civita Castellana. Alle sue dipendenze Ivano Nesta e Natale De Santis.

    Merci e animali venivano controllati, pesati o stimati. Grano, vino, olio e bestiame contribuivano alle casse erariali.
    Era una pratica normale, parte della vita quotidiana del paese.

    Il Dazio quasi nascosto tra gli alberi in via Garibaldi
  • Stimigliano nella storia dell’aviazione: la sosta della prima aero‑gita romana del 1930

    Stimigliano nella storia dell’aviazione: la sosta della prima aero‑gita romana del 1930

    La foto di copertina mostra un aereo che atterra nei pressi di Stimigliano

    La storia del volo in Italia passa ancora per Stimigliano.
    Alle rilevazioni aeree condotte nel 1908 da Maurizio Moris, già ricordate su queste pagine (leggi l’articolo), si aggiunge un altro importante episodio: la sosta della prima aero‑gita dell’Aero Club di Roma il 27 aprile del 1930. Grazie alle riprese Stimigliano comparve nei cinegiornali proiettati nei cinema italiani, diventando – anche se per un giorno – parte della narrazione della modernità italiana.

    L’atterraggio, il picnic e i balli: è la primavera del 1930

    Non tutti sanno che Stimigliano, dopo le pionieristiche rilevazioni eseguite da Moris nel 1908, entrò di nuovo nella storia dell’aviazione italiana nel 1930 come tappa di un evento allo stesso modo eccezionale: la prima aero‑gita dell’Aero Club di Roma, una vera “gita di piacere in aeroplano”, documentata da fotografie e filmati ufficiali dell’epoca.

    Estratto del video dell’istituto L.U.C.E.

    Clicca qui per il video integrale del cinegiornale
    Clicca qui per il video integrale del volo


    Il volo come divertimento

    All’inizio degli anni Trenta il volo non era più solo impresa militare o sperimentale: si iniziava a immaginare l’aeroplano anche come mezzo di svago, socialità e modernità.

    La prima aero‑gita dell’Aero Club di Roma fu proprio questo:
    un volo collettivo, seguito da una sosta conviviale all’aperto, con picnic sull’erba, momenti di svago e socializzazione, il tutto ampiamente documentato dall’istituto L.U.C.E.


    Stimigliano, tappa della sosta

    Le fonti ufficiali indicano chiaramente che durante la gita fu effettuata una sosta “nei pressi di Stimigliano, dove i partecipanti si fermarono per una colazione sull’erba.

    Le immagini dell’Istituto LUCE restituiscono una scena sorprendente: aeroplani schierati in un grande prato, gruppi di partecipanti seduti direttamente sull’erba, tavolini improvvisati con ombrelloni e vivande, e uomini e donne in abiti eleganti, tipici della fine degli anni Venti, intenti a condividere un momento di convivialità accanto ai velivoli.

    Colazione sull’erba nei pressi di Stimigliano: fra i partecipanti Alessandro Sardi presidente del L.U.C.E.

    Per Stimigliano, allora come oggi piccolo centro di passaggio ferroviario e viario, vedere atterrare decine di aeroplani doveva essere uno spettacolo davvero fuori dal comune.

    Il 29 aprile sulle pagine de “Il Piccolo” di Trieste si legge:

    […] I quindici apparecchi, […] trovato un prato idoneo all’atterraggio […] in località di Stimigliano, atterravano felicemente. Posti gli apparecchi in semicerchio, fra le liete e festose meraviglie dei contadini accorsi, i partecipanti alla gita hanno preso il tè, togliendo fornelli, provviste, un grammofono e persino diversi ombrelloni dai portabagli degli aeroplani […]


    I protagonisti

    Tra i partecipanti documentati figurano:

    • Italo Balbo, Ministro dell’Aeronautica generale, figura centrale dell’evento e promotore dell’iniziativa
    • Alessandro Sardi, presidente dell’Istituto L.U.C.E., identificato nelle didascalie ufficiali delle fotografie
    • aviatori, aviatrici e ospiti civili, comprese numerose signore, come mostrano chiaramente le immagini

    Gli aeroplani

    Dalle schede fotografiche è possibile identificare monoplani Fiat A.S.1, allineati durante la sosta nel prato.
    Velivoli piccoli, leggeri, simbolo di un’epoca in cui il volo stava passando dall’eroismo all’accessibilità.

    L’atterraggio nei pressi di Stimigliano
    Aerei schierati in un vasto campo nei pressi di Stimigliano

    Un evento filmato per l’Italia intera

    La rilevanza dell’aero‑gita è confermata dal fatto che l’Istituto L.U.C.E. le dedicò:

    • un cinegiornale ufficiale, oggi conservato negli archivi storici,
    • numerosi servizi fotografici, con oltre una dozzina di immagini catalogate.

    Questo significa che Stimigliano comparve nei cinegiornali proiettati nei cinema italiani, diventando – anche se per un giorno – parte della narrazione della modernità italiana.


    Un motivo d’orgoglio per il paese

    Non si trattò di una gara, né di un evento politico, ma di una festa del volo, e Stimigliano ne fu scenario reale.
    Un luogo scelto per la sua campagna, i suoi spazi aperti e la sua posizione, che permisero una sosta sicura e conviviale.

    Oggi questo episodio rappresenta un frammento poco conosciuto ma autentico della storia locale e un legame diretto tra il territorio e una fase decisiva della storia dell’aviazione civile italiana.

    Il passaggio sul Tevere

    Stimigliano e la memoria

    Raccontare questa storia significa ricordare che anche un piccolo paese può incrociare la grande Storia, a volte in modo silenzioso, altre volte – come nel 1930 – con il rombo degli aeroplani sopra i campi.

    L’Italia stava entrando nel futuro, era il segno di una trasformazione epocale, e Stimigliano era lì, dentro quel cambiamento.

    Galleria completa


    Fonti

  • La Ceramica Sbordoni di Stimigliano: storia di un successo internazionale

    La Ceramica Sbordoni di Stimigliano: storia di un successo internazionale

    A Stimigliano e nella Bassa Sabina la Ceramica Sbordoni non è stata soltanto una fabbrica, ma una presenza quotidiana, un destino comune, una certezza attorno alla quale si sono costruite vite, famiglie e speranze. E non solo. Ha rappresentato un’eccellenza capace di portare il nome del territorio fino ai vertici dell’industria ceramica internazionale. Descritta e ricordata da diversi autori stimiglianesi con libri, poesie e scritti vari ha lasciato un segno indelebile nella storia del nostro paese.

    Storia industriale, lavoro e identità di una comunità

    Per molti decenni, chi passava in treno a Stimigliano Scalo vedeva stagliarsi davanti agli occhi un vasto complesso di capannoni, binari interni, parcheggi, officine e due grandi ciminiere.

    Quella presenza dominante nel paesaggio non era soltanto una fabbrica: era la Ceramica Alessandro Sbordoni, una delle realtà industriali più importanti del Centro Italia e il principale punto di riferimento economico e sociale per Stimigliano e gran parte della Bassa Sabina.

    Per intere generazioni la Sbordoni non ha rappresentato solo un posto di lavoro, ma una sicurezza, una garanzia di futuro, una sorta di istituzione per il paese al pari della ferrovia o del fiume Tevere.

    Ancora oggi il suo ricordo è profondamente radicato nella memoria collettiva.

    Le origini dell’impresa

    La storia della Ceramica Sbordoni inizia nel 1910, quando l’ingegnere Alessandro Sbordoni fondò a Civita Castellana il primo stabilimento per la produzione di ceramiche artistiche. L’azienda si impose rapidamente per la qualità dei suoi prodotti, tanto da essere considerata già nel primo dopoguerra una delle più importanti manifatture italiane del settore.

    Negli anni Venti, in un periodo di forte crescita dell’edilizia moderna, Sbordoni comprese le grandi potenzialità del mercato degli articoli igienico‑sanitari e ampliò la produzione. Nel 1925 fu aperto un secondo stabilimento lungo la via Flaminia, a ridosso della fermata del treno di Civita Castellana (Viterbo).

    Il salto decisivo avvenne però nel 1929, con la costruzione del grande stabilimento di Stimigliano Scalo, destinato a diventare l’eccellenza dell’azienda.

    La scelta di Stimigliano Scalo

    La scelta dell’area di Stimigliano Scalo non fu casuale. Lo stabilimento sorse a pochi metri dalla linea ferroviaria Roma‑Firenze‑Bologna‑Milano, a breve distanza dal fiume Tevere e a circa due chilometri dalle pendici del Monte Soratte.

    In precedenza, la zona ospitava attività legate all’estrazione e al commercio di sabbie silicee e calcaree provenienti dalle cave del Soratte, di proprietà dell’ingegnere Budow. Il materiale veniva trasportato tramite piccoli binari industriali fino al Tevere, traghettato sull’altra sponda e poi trasferito al deposito di Stimigliano Scalo.

    La presenza della ferrovia e il rapido collegamento con Roma furono elementi determinanti nella decisione di Alessandro Sbordoni di acquisire l’area e realizzarvi un grande complesso industriale.

    Gli edifici furono costruiti dalla ditta tedesca Keramische Industrie Bedarfs A.G. di Berlino, segno della modernità e dell’ambizione del progetto.

    Il complesso industriale

    Lo stabilimento si sviluppava su una superficie di circa 90.000 metri quadrati ed era dotato di capannoni produttivi, magazzini, uffici direzionali, locali tecnici e abitazioni per operai e impiegati.

    Al suo interno erano presenti reparti di colaggio, modellazione e verniciatura, oltre a un binario interno destinato al carico e allo scarico delle materie prime e dei manufatti finiti.

    Il complesso era inizialmente alimentato a lignite e disponeva di due grandi fornaci a volta di tipo toscano, servite da due ciminiere, una delle quali superava i quaranta metri di altezza. A queste si aggiungevano un gasogeno, locali per la preparazione degli impasti, cisterne per l’acqua e officine di supporto.

    Nel suo insieme, la fabbrica rappresentava uno dei più moderni complessi industriali dell’Italia centrale.

    Produzione e tecniche di lavorazione

    La produzione iniziale era basata su tecniche tradizionali, interamente manuali. Gli stampi in gesso venivano rivestiti con strati di argilla fresca, poi assemblati, smaltati a bagno e infine cotti in fornaci a legna. La caratteristica distintiva dei prodotti Sbordoni era proprio l’impronta artigianale, seppur affiancata dall’ausilio di attrezzature moderne per l’epoca.

    Accanto alla produzione di sanitari in terraglia forte, esisteva una sezione dedicata alla ceramica artistica, che realizzava vasi, animali decorativi come pesci, leoni e cani, tutti finemente lavorati.

    Per avviare la produzione si fece ricorso a personale altamente specializzato proveniente da Germania, Austria e Cecoslovacchia. Dirigenti, tecnici e modellisti si trasferirono soli o con le loro famiglie, portando nuove competenze e una ventata di modernità che lasciò tracce e stupore anche nella vita sociale del paese.

    Il lavoro e la fabbrica come punto fermo del territorio

    La Ceramica Sbordoni arrivò ad impiegare fino a 200 lavoratori, provenienti non solo da Stimigliano ma anche dai comuni limitrofi come Collevecchio, Montebuono, Forano, Tarano, Poggio Mirteto, Poggio Catino e Roccantica.

    Per molti stimiglianesi la fabbrica rappresentava un punto fermo assoluto, di un valore talmente elevato tale da far rinunciare alcuni dei suoi dipendenti ad impieghi molto ambiti per l’epoca come quelli nelle Ferrovie dello Stato o alle Poste. Tutto pur di rimanere alla Sbordoni.

    All’interno dello stabilimento operavano modellisti, colatori, foggiatori, spruzzatori, formatori in gesso, magazzinieri, collaudatori e turnisti.

    Molta luce e qualche ombra

    Le condizioni di lavoro erano però spesso molto dure: in alcuni reparti la temperatura superava i quaranta gradi con un’umidità elevatissima, costringendo gli operai a lavorare in condizioni estreme.

    A nascondersi dentro questo tipo di fabbriche c’era un altro nemico silente, spesso ignorato, capace di “tagliare il fiato”: la silicosi. Un rischio purtroppo comune dovuto all’inalazione delle polveri di silicio che ha colpito molti lavoratori del distretto ceramico.

    Ma l’attaccamento a quel posto faceva superare tutte le avversità. Perché la Sbordoni era considerata “la grande madre della Bassa Sabina”, capace di garantire lavoro, reddito e dignità.

    Riconoscimenti e fama nazionale

    Gli sforzi, l’acume e l’abilità non comuni di Alessandro Sbordoni ebbero una vasta eco di approvazione e lode. La cercamica fu considerata una delle maggiori fabbriche italiane del sanitario, dando anche grande lustro alla nascente industria romana e laziale, capace di competere con nomi altisonanti, primo fra tutti Richard Ginori.

    Nel 1935 Alessandro Sbordoni fu insignito del titolo di Cavaliere del Lavoro

    per aver contribuito a ridurre l’importazione di prodotti esteri, dato lavoro e benessere a centinaia di operai in zone agricole arretrate e creato uno dei primi complessi industriali d’avanguardia del Centro‑Sud“.

    L’Annuario Industriale di Roma e del Lazio, nel 1938, scrive:

    Importante e caratteristica la fabbrica di ceramiche Alessandro Sbordoni di Stimigliano, che produce ceramiche sanitarie in porcellana opaca, i cui prodotti sono ben quotati sul mercato nazionale. La produzione si aggira intorno ai 9000 pezzi ed occupa una media di 170 operai.
    La Ditta provvede al suo fabbisogno di materie prime, caolino ed argilla, con approvvigionamenti sul posto e, con opportuni studí, ha raggiunto ormai una quasi totalitaria sostituzione di materie prime straniere con quelle italiane, ivi compreso il combustibile.

    Distribuzione delle principali industrie nel Lazio (1938)

    Nel 1939 la manifattura di Civita Castellana ottenne il brevetto della Real Casa Savoia per la riproduzione dello stemma sabaudo, con il permesso di fregiarsi del titolo di Fornitore della Real Casa. Da qui nacque il celebre marchio Hygia Vitrex, sormontato dalla corona sabauda.

    Il marchio Hygia Vitrex
    Dieci azioni da cento lire – 1938

    Il conflitto mondiale e il dopoguerra

    Durante la seconda guerra mondiale l’attività della cercamica si svolse in maniera discontinua. La ferrovia poco distante rappresentava una via di comunicazione importante ed era soggetta a continui bombardamenti. Nonostante questo i forni non furono mai spenti completamente nella speranza di poter riprendere a pieno ritmo le lavorazioni. Durante quel periodo molte donne sopperirono alla mancanza degli uomini arruolati al fronte garantendo continuità alla produzione.

    Al termine del conflitto la fabbrica si riaffacciò sul mercato con grande successo tanto che gli anni dal 1950 al 1970 furono quelli che portarono alla massima espansione, complici l’ammodernamento tecnologico e il lancio di nuove linee produttive. Nel 1958 l’azienda passò da ditta individuale a Società per Azioni, magistralmente condotta anche dai due figli del
    fondatore.

    La rinascita passò dalla costruzione del nuovo gasogeno. Il 6 agosto del 1954 fu organizzata la cerimonia di inaugurazione come riportano le cronache del tempo:

    Lo stabilimento Ceramiche Alessandro Sbordoni Stimigliano Scalo ha oggi vissuto la sua solenne giornata per la cerimonia di inaugurazione del nuovo gasogeno che potenzia notevolmente il già importante complesso industriale e garantisce vieppiù la continuità di lavoro per i suoi 200 operai circa. Questo nuovo gasogeno rappresenta […] nel prossimo avveniture un aumento di produzione e quindi un maggiore impiego di manodopera […] l’opera è stata portata a compimento a tempo di vero primato quando si pensi che ha avuto inizio appena un anno fa con la diretta e fattiva partecipazione dei due fratelli Sbordoni Renzo e Ing. Bruno […]“.

    Interventi consistenti di ristrutturazione sono citati anche nel testo di Mario Grizi (Palladio):

    Nel scondo doppoguerra a causa della crescente richiesta del prodotto, proveniente da ogni parte della Penisola, dei rapportio fruttuosi con la clientela d’oltre frontiera , delle nuove tecniche di lavorazione in conseguenza del confronto diretto con i vari mercati d’Europa […] l’azienda ritenne dover procedere all’approvvigionamento di sistemi produttivi più moderni e razionali. Per tali motivi la Sbordoni Cercamica S.p.A. forte delle sue tradizioni e della sua esperienza studiò e si accinse ad attuare un programmia di ampliamento e ammodernamento delle attrezzature.
    Già negli anni dal 1958 al 1962 aveva provveduto a sostituire la produzione di terraglia forte a due cotture con la nuova tecnica di produzione in materiale pregiato, vitreus-china, in bianco e colorato, a monocottura, ottennedo risultati brillantissimi. Ed in tali anni fu costruito il primo forno a olio combustibile. Ma un solo forno non era adeguato per l’organico della ditta. Fu pertanto deciso il successivo ampliamento di ammodernamento dello stabilimento di Stimigliano ottendendo un finaziamento[… ] i suddetti lavori sono consisititi nella costruzione di nuovi fabbricati (preparazione degli impasti ulteriori reparti di colaggio sistemazione ed isolamento terminco di fabbricati già esistenti) nonché nella costruzione di un nuovo forno a tunnel e di altri impianti ed attrezzature [… ] venne inoltre realizzato l’impianto di riscaldamento con il sistema di termo ventilazione che consentiva la depurazione degli ambienti dal pulviscolo con la conseguente riduzione dei primiagli istituti provevidenziali.
    […] la società ha deciso per l’anno 1967 di dedicare tutta la produzione dello stabilimento agli apparecchi igienico sanitari in vitreus-china sia in bianco che in colorato e bicolore (cinque colori) nella cui produzione è nettamente specializzata […]
    “.

    Clienti prestigiosi ed espansione internazionale

    Nel secondo dopoguerra la Sbordoni conobbe un periodo di grande espansione. Divenne fornitrice delle Ferrovie dello Stato, dell’Orient Express e della Compagnia Internazionale dei Vagoni Letto, oltre che della società Italia Navigazione per l’arredo sanitario dei grandi transatlantici italiani come il Michelangelo e il Leonardo da Vinci.

    I suoi prodotti venivano esportati in numerosi Paesi europei, in Medio Oriente, in Russia e in gran parte del continente americano. Le materie prime provenivano anche dall’estero, in particolare da Germania e Svizzera, mentre il caolino giungeva dalle miniere italiane.

    Crisi, conflitti e chiusura

    Nel 1964 lo stabilimento fu teatro di un duro conflitto sindacale culminato con l’occupazione della fabbrica dopo il licenziamento di sei operai. Dodici lunghi giorni nei quali mogli e famiglie portavano il cibo ai manifestanti. Ma nonostante il sostegno dei Sindacati, la solidarietà del Paese, quella del Parroco che arrivava a celebrare la Messa all’interno della fabbrica, la protesta finì (pacificamente) fallendo però nell’intento di determinare la riassunzione dei colleghi. Alcuni sostengono che l’episodio incrinò definitivamente un rapporto di fiducia costruito in decenni.

    I sei operai licenziati dalla Sbordoni con i sindacalisti Brugnoletti (UIL) e Ciancarelli (CGIL)
    Mogli che portano cibo agli occupanti
    Lo sciopero raccontato da L’Unità

    Successivamentei l’azienda dovette affrontare la recessione del settore edilizio e nuove difficoltà economiche.

    i lavori di ammodernamento comportarono un maggior costo che superò il finznaizmento dunque venne richiesto un altro finanziamento che si ripercosse sul bilancio. Inoltre durante la fase dei lavori , la produzione dovette restare contenuta. Nel 1965 gli stabilimenti dovettero lavorare sotto cassa integrazione a casua della recessione dell’edilizia. L’esportazione permise di superatre tale avversità così come i contratti con la compagnia internazionale dei vagoni letto e altri importanti enti svolgenti attività diverse dall’edilizia residenziale”

    L’ultima crisi, negli anni Novanta, ebbe esiti irreversibili. Nel 1994, nonostante le commesse ancora presenti, lo stabilimento di Stimigliano cessò definitivamente l’attività produttiva.

    Oggi e memoria

    Al momento della chiusura, la fabbrica era ancora un impianto moderno che si estendeva su oltre 91.500 metri quadrati. Oggi l’area versa in stato di abbandono e degrado. Restano visibili le ciminiere, i magazzini e la palazzina degli uffici, silenziosi testimoni di una grande stagione industriale.

    La chiusura ebbe pesanti ricadute economiche e sociali sul territorio. La ceramica era riuscita ad infondere sicurezza e una visione di un futuro migliore a tante famiglie abituate fino a quel momento al sostentamento proviente solo dal lavoro nei campi. Era altresì motivo di soddisfazione e vanto personale visti i risultati che aveva raggiunto.

    L’ingegner Sbordoni, uomo acuto e abile, annoverato nell’Enciclopedia Biografica Italiana, aveva inoltre contribuito al miglioramento della vita sociale e religiosa del Paese finanziando la costruzione della chiesa Parrocchiale dedicata a San Giovanni Bosco, di un campo da calcio allestito al centro di una pista per le corse dei cavalli e dei locali del dopo lavoro aziendale.

    La nascita della chiesa di San Giovanni Bosco allo Scalo

    Poco prima del 1936 la ditta Ceramica Sbordoni contava circa 160 dipendenti, mentre gli abitanti di Stimigliano Scalo erano poco più di 130, tra ferrovieri, ceramisti, contadini e operai. La domenica, questa piccola comunità si organizzava per partecipare alla Messa nella sala d’aspetto della stazione ferroviaria, non essendoci altri luoghi dedicati al culto.

    Proprio per rispondere a questa esigenza, soprattutto grazie all’insistenza delle donne del paese, la popolazione chiese alla famiglia del commendatore Alessandro Sbordoni, tramite il vescovo monsignor Emanuel Federico, ausiliare del cardinale Donato Raffaele Sbarretti (cardinale dal 1928 al 1939), la possibilità di realizzare un luogo di culto più adeguato.

    Si decise così di costruire una cappella, trasformando un antico fienile di proprietà della Sbordoni. Il progetto si sviluppò fino a diventare una graziosa chiesetta, arricchita da decorazioni interne, che venne consacrata nel 1936 dal cardinale Sbarretti.

    Subito dopo si pose il problema di intitolare la chiesa a una figura religiosa e l’attenzione si rivolse a San Giovanni Bosco, protettore dei giovani. La scelta non fu casuale: il vescovo Emanuel Federico, da bambino, era stato alunno di don Bosco, il quale gli aveva predetto una lunga vita. Nonostante una salute fragile, il vescovo superò infatti i novant’anni di età.

    La statua del santo giunse nel 1942, ma durante il periodo bellico, per maggiore sicurezza, venne trasferita nella chiesa di Stimigliano Paese. Terminata la guerra, fu riportata nella chiesetta dello Scalo e si cominciò a onorare San Giovanni Bosco il 31 gennaio, data in cui ancora oggi si celebra la solenne Eucaristia seguita dalla processione.

    Ecco perché ancora oggi la memoria della Ceramica Sbordoni continua a vivere custodita nei cuori come parte fondamentale della storia di Stimigliano.

    Timeline storica

    1910 – Alessandro Sbordoni fonda il primo stabilimento di stoviglie artistiche.

    1929 – Viene fondato il nuovo stabilimento Hygia di Stimigliano Scalo che consta 90.0000 mq di superficie adibili a produzione di articoli sanitari in terraglia forte.

    1935 – L’ingegner Alessandro Sbordoni viene nominato Cavaliere del Lavoro per aver creato per primo nell’iItalia centro meridionale un complesso industriale d’avanguardia nel ramo delle ceramiche.

    1935 – Sbordoni avvia la partecipazione alla Fiera Campionaria di Milano dove riscuote grande successo tra i compratori italiani ed esteri e in seno alla quale viene presentata la Serie Neoclassica disentata in quegli anni dall’Ingegnere stesso, in pieno stile Art Déco.

    1939 – La fabbrica Sbordoni ottiene il brevetto della Real Casa Savoia per la riproduzione dello stemma Sabaudo ed il conseguente permesso di fregiarsi del titolo di fornitore della Real Casa.

    1940 – Viene disegnata la Serie Palladio d’ispirazione inizio secolo in stile Liberty.

    1950 – Sbordoni è fornitore esclusivo tra gli altri delle Ferrovie dello Stato Italiano per l’arredamento delle vetture ferroviarie, dell’Orient Express e della compagnia internazionale Vagoni Letto.

    1958 – La ceramica Alessandro Sbordoni diviene fornitrice della società Italia navigazione e i sanitari Sbordoni arredano i transatlantici Leonardo Da Vinci e Michelangelo.

    1966 – Gli stabilimenti produttivi subiscono continui ammodernamenti e la produzione adotta sistemi all’avanguardia nel comparto. In questi anni viene introdotta la produzione in fine fire-clay per lavabi e lavelli da cucina.

    1980 – Sbordoni produce e distribuisce i suoi manufatti in tutto il mondo. La società diviene S.p.A. e rientra tra i maggiori produttori mondiali di sanitari con le sue serie storiche Neoclassico, Palladio, Masaccio e Romana ma anche con quelle moderne come Alena, Marina, Dora, Fabia, Appia e Fausta.

    1990 – Introduzione di forni a gas metano al posto delle fornaci a volta di tipo Toscano alimentati a legna.

    OGGI – La gamma prodotti consta delle 4 serie di sanitari originali e di rubinetterie ed accessori interamente fatti a mano nei nostri stabilimenti, nel pieno rispetto della tradizione e dei valori del nostro marchio iconico da oltre 100 anni.


    Galleria fotografica

    foto tratte dal libro I tempi della Memoria, La vita operia nella Ceramica Sbordoni e la quotidianità in Stimigliano (1940 -1970) – Costante Menichelli

    Fonti

    • Ceramica Sbordoni
    • Segni del Lavoro – I siti industriali in Bassa Sabina tra agricoltura e industria dal XVIII al XX secolo, Fondazione Nenni e Associazione Eolo, Edizioni Espera, 2019
    • Palladio (2014) – Mario Grizi
    • I tempi della Memoria, La vita operia nella Ceramica Sbordoni e la quotidianità in Stimigliano dal 1940 al 1970 D.E.U.I. (2004) – Costante Menichelli
    • Archivio Storico de L’Unità
    • GeoSabina
    • Annuario industriale di Roma e del Lazio (1938)
    • ScripoMuseum
    • Centro studi sulle Figlie di Maria Ausiliatrice
    • L’archeologia industriale nel Lazio : storia e recupero – Roma : F.lli Palombi (1999)
  • Il mulino sul torrente Aja: storia della Mola Piacentini a Stimigliano

    Il mulino sul torrente Aja: storia della Mola Piacentini a Stimigliano

    La Mola Piacentini, nota anche come Mola di Stimigliano, è un antico mulino ad acqua situato lungo il torrente Aja, testimonianza significativa della storia rurale della Bassa Sabina.

    Un esempio di archeologia industriale nella Bassa Sabina

    Le prime notizie relative alla Mola Piacentini, conosciuta anche come Mola di Stimigliano o più comunemente Moletta per le sue ridotte dimensioni, risalgono al brogliardo urbano del Catasto Gregoriano.

    L’edificio era individuato alla particella 1004 e sorgeva nei pressi del torrente Aja, in passato erroneamente indicato come Imella, in posizione esterna rispetto al centro urbano.

    La proprietà era intestata a Benedetto Piacentini, e la mola compare anche nella Descrizione Topografica di Roma e Comarca del 1864 con la denominazione di Mola Piacentini. Nello stesso testo si trova una dettagliata descrizione del contesto sociale ed economico di Stimigliano nel XIX secolo:

    […] popolato da 472 individui, 9 de’ quali abitano in campagna, formano tutti famiglie 93 in case 92 sotto la Parrocchia di SS. Cosma e Damiano fabbricata a nostri tempi fuori la porta del paese, e sostituira alla vecchia che giace in fine della strada di mezzo nell’interno, ed è di forma gotica, con alcuni buoni affreschi.
    V’è il palazzo baronale degli Orsini con la Cappella dedicata a S. Giuseppe.

    Evvi pure in Stimigliano macello, forno, osteria, pizzicheria, liquori, sali e tabacchi, calzolaj, manescalco, 5 carrettieri, mola a grano di Piacentini, ed un Medico cura le molte periodiche febbri che si sviluppano.

    Nel territorio in piano e in colle della superficie di tavole 10260, si raccoglie grano, vino, molto fieno, legna da fuoco, e vi sono ubertosi pascoli.”

    Nel 1891 la mola passò alla famiglia Bartoli, imparentata con i Piacentini. I Bartoli erano proprietari di vaste tenute immobiliari e fondiarie nel territorio di Stimigliano e nelle aree limitrofe e risultavano frequentemente coinvolti nelle iniziative commerciali locali.

    Nel corso del tempo il mulino passò da uno a due palmenti ed era alimentato dalla forza idraulica del torrente Aja. Rimase attivo fino ai primi anni del Novecento, grazie all’opera di Igino Franceschini, ricordato come l’ultimo mugnaio.

    Dal punto di vista architettonico, il fabbricato presentava una tecnica costruttiva in muratura di pietrame, con partizioni orizzontali in muratura voltata. Questa struttura è rimasta sostanzialmente invariata fino al 2008, conservando le dimensioni originarie: una pianta di circa 8 × 9 metri e un’altezza massima prossima ai 13 metri.

    L’edificio era articolato internamente su due piani, collegati da una scala interna, con un unico ambiente per ciascun livello. I soffitti erano realizzati con volte in muratura e risultavano ancora visibili gli alloggi delle macine; inoltre, a causa di un cedimento del pavimento, si intravedeva un locale sottostante.

    Nel 2008 la struttura fu oggetto di un intervento di ristrutturazione ad opera della signora Constantina Brenda Mary, divenuta proprietaria nel 2005. La relazione tecnica dei lavori riporta, tra le principali operazioni eseguite:

    “[…] rimozione del manto di copertura residua composto da tegole e coppi alla romana; il rifacimento della struttura secondaria del tetto, compresa la gronda, con travicelli di castagno ed interposto tabolato o pianellato con caldana in calcestruzzo alleggerito e interposta guaina impermeabilizzante; nuovo manto di copertura da realizzare uguale al preesistente, installazione di una canala in rame con relativi discendenti; la ripulitura della vegetazione spontanea cresciuta nelle pareti in pietrame […]”.

    La Moletta nel 2008
    La Moletta nel 2023

    Fonti

    • Segni del Lavoro – I siti industriali in Bassa Sabina tra agricoltura e industria dal XVIII al XX secolo, Fondazione Nenni e Associazione Eolo, Edizioni Espera, 2019
    • Descrizione topografica di Roma e Comarca, 1864

  • Storia della banda musicale Valletiberina

    Storia della banda musicale Valletiberina

    Una storia fatta di passione, tradizione, viaggi e amore per la musica

    Una lunga storia che parte da lontano

    Era il 1973 quando il Maestro Raimondo Iacomacci e l’allora Amministrazione Comunale decisero di dare vita a un’associazione aperta a tutti gli amanti della musica. Nacque così la Banda Musicale Città di Stimigliano, destinata a diventare negli anni un punto di riferimento per il territorio e per tante generazioni di musicisti.

    L’entusiasmo iniziale fu subito travolgente. Le adesioni furono numerose e il gruppo arrivò in breve tempo a contare circa quaranta musicisti, con un’età compresa tra i più giovani, ancora in pantaloni corti, e i più anziani, già con i capelli bianchi.

    Anche la prima divisa racconta bene lo spirito semplice e autentico di quegli inizi: giacche bianche dismesse dalla Polizia Municipale di Napoli, acquistate al costo di 2.000 lire ciascuna.

    Cominciò così una lunga stagione di uscite musicali, soprattutto per accompagnare processioni ed eventi religiosi, ma anche di concerti veri e propri, nei paesi del Lazio e del vicino Abruzzo.

    Dalla crescita alle collaborazioni

    Negli anni successivi, come accade spesso nella vita delle associazioni, parte dell’entusiasmo iniziale venne meno. La diminuzione dell’organico spinse il direttivo a cercare nuove collaborazioni con altri gruppi musicali.

    Da questo percorso nacque la confluenza nel Corpo Musicale Integrato Valletiberina, insieme alle bande di Ponzano Romano, San Polo Sabino e al Gruppo Amici della Musica di Calvi, in Umbria.

    Il nuovo e più ampio organico rese possibile la partecipazione a eventi di grande rilievo, come il Carnevale della Costiera Amalfitana, la Rassegna Internazionale delle Bande di Cortina d’Ampezzo e una suggestiva tournée in Baviera.

    Quel viaggio toccò città come Monaco, Norimberga, Landshut e Füssen, concludendosi con la visita al castello di Neuschwanstein, il celebre castello delle fiabe.

    Il momento della crisi e la rinascita

    Il 2003 resta uno degli anni più delicati nella storia dell’associazione. La crisi scaturì dall’abbandono del gruppo del Maestro Gaetano Antinucci e, nello stesso periodo, anche delle bande di Ponzano Romano e Calvi.

    A segnare la svolta fu però l’arrivo del Maestro Salvatore Regoli, direttore artistico di indiscusse qualità artistiche e professionali. Con lui tornarono entusiasmo, energia e una nuova visione, capaci di dare avvio a una vera rinascita.

    Questa nuova fase si caratterizzò anche per una programmazione più ampia e ambiziosa. Alle tradizionali uscite per processioni e feste paesane si affiancarono concerti strutturati, inizialmente nel territorio di Stimigliano, San Polo e Vescovio, e successivamente in molte altre località italiane.

    Concerti, viaggi e tappe indimenticabili

    Tra le esperienze più significative di quegli anni si ricordano l’esibizione a Sonico (BS), con escursione sul Valico del Tonale nella splendida cornice dell’Adamello, e la tournée in Sicilia, nella suggestiva località dei Due Mari di Portopalo di Capo Passero (SR).

    A queste si aggiunsero la passeggiata musicale in Piazza San Marco a Venezia, il concerto nella caratteristica piazzetta di Capoliveri, all’Isola d’Elba, e l’importante partecipazione alla 32ª Fèŝta de ra Bàndes di Cortina d’Ampezzo.

    Uno dei traguardi più prestigiosi fu raggiunto nel 2009, quando la Banda Valletiberina arrivò a suonare a Parigi, esibendosi in luoghi di grande fascino e prestigio, da Champ-de-Mars al parco di Buttes-Chaumont, fino ai piedi della Torre Eiffel.

    Tra le tappe più recenti di questa lunga e appassionante stagione musicale si ricordano anche la gita a Rovereto, la visita a Sirmione, sul Lago di Garda, e l’escursione a Innsbruck.

    Il passaggio al Maestro Bartoli

    Il sodalizio con il Maestro Salvatore Regoli si concluse nel 2016. A raccoglierne il testimone fu il Maestro Giacomo Bartoli, sotto la cui direzione la Banda Valletiberina partecipò all’International Music Festival di Genova, esibendosi in un concerto sul lungomare della città di Recco.

    Negli anni successivi l’associazione ha continuato a essere protagonista di diverse mini-tournée musicali. Tra queste si ricordano quella del 2018 a Castel Ritaldi e quella del 2019, in occasione della prima edizione della Festa delle Tradizioni, con sfilata lungo via del Corso a Roma e premiazione in Campidoglio.

    Le difficoltà degli ultimi anni e la voglia di ripartire

    Come per molte realtà associative, anche per la Banda le difficoltà legate alla pandemia hanno avuto ripercussioni sull’attività artistica e sull’organizzazione degli eventi.

    Negli ultimi anni l’associazione è stata costretta più volte a sospendere le proprie attività. Questo, però, non ha mai spento la voglia di ripartire, di tornare a suonare e di riportare tra la gente quella nota di allegria che da sempre accompagna le vie in festa.

    L’impegno per il territorio e per i giovani

    La Banda Musicale Valletiberina ha sempre dimostrato una particolare attenzione alla diffusione della musica sul territorio, non solo attraverso una costante attività concertistica, ma anche tramite l’istituzione di una scuola di musica.

    Fin dal 2012, la scuola svolge un importante ruolo sul piano musicale e aggregativo, grazie anche alla sala adibita a spazio ludico-ricreativo per gli allievi.

    Il corpo docenti è costantemente impegnato nell’organizzazione di iniziative di grande valore, tra cui saggi musicali, masterclass di livello internazionale, concerti di gruppi cameristici e viaggi di scambio culturale.

    A rendere ancora più significativo questo percorso è, infine, la nascita della Young Band, una formazione musicale che coinvolge docenti e allievi della scuola in un’esperienza di crescita condivisa.

    Emozioni e ricordi di un vecchio bandista

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  • Memorie fotografiche – L’oro nero a “sole” 96 lire al litro

    Memorie fotografiche – L’oro nero a “sole” 96 lire al litro

    a cura di Federico Brugnoletti

    Un distributore, 96 lire al litro e la corsa verso il futuro.
    Memorie fotografiche: uno scatto che racconta quanto (e come) è cambiato il peso della benzina nelle nostre vite.

    Quando la benzina costava meno di 100 lire al litro

    La benzina a 96 lire al litro

    Distributore fine anni ’50 / inizi anni ’60 (nell’attuale piazza dei Ceramisti – Stimigliano Scalo)

    Scatti di Gregorio Rossi

    Benzina e salari: Italia fine anni ’50 / inizia anni ’60 vs oggi

    Alla fine degli anni ’50 (inizi anni ’60), l’Italia si trova nel pieno del suo sviluppo economico. È un periodo di crescita e trasformazione, ma anche un’epoca in cui il rapporto tra reddito e costo della vita appare più equilibrato rispetto a oggi. Un esempio concreto? Il prezzo della benzina.

    Il costo della benzina

    Nei distributori AGIP dell’epoca, il prezzo della benzina si aggirava intorno alle 90–100 lire al litro. Un valore che oggi può sembrare irrisorio, ma che va letto alla luce dei salari dell’epoca.

    Un lavoratore medio guadagnava circa 50.000 lire che corrispondevano a circa 500/520 litri di benzina. Oggi, considerando un salario medio di 1500 euro, e con la benzina intorno ai 2 euro, se ne possono acquistare circa 700/750.

    Il vero confronto

    A prima vista, oggi la benzina sembra più accessibile. Ma il dato va interpretato correttamente.

    Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio del ’60 la vita era caratterizzata da meno spese fisse, un costo più basso e una maggiore proporzione tra reddito e consumi.

    Oggi gli affitti, le bollette e i servizi incidono molto di più che nel passato. Se si aggiunge un’alta tassazione sui carburanti e una maggiore dipendenza dall’automobile ci si renderà immediatamente conto che il costo della benzina pesa molto di più sul bilancio familiare anche se a prima vista i numeri sembrano dire il contrario.

    Una riflessione finale

    Negli anni del boom economico, fare il pieno rappresentava un gesto legato al progresso e alla libertà. Oggi, superare i 2 euro al litro trasmette spesso una sensazione opposta: quella di un costo difficile da sostenere.

    Il confronto tra ieri e oggi non è solo economico, ma culturale.
    Ci ricorda che il vero benessere non dipende solo da quanto guadagniamo, ma da quanto il nostro reddito riesce davvero a coprire la vita quotidiana.

  • Il mulino Franceschini

    Il mulino Franceschini

    Il Mulino Franceschini, in via Cavour, è stato un punto di riferimento per la vita agricola ed economica di Stimigliano. Per circa 45 anni ha accompagnato la storia produttiva di Stimigliano.

    Un impianto produttivo all’avanguardia

    Per oltre quarant’anni, in via Cavour, il Mulino Franceschini ha rappresentato uno dei punti di riferimento dell’attività produttiva di Stimigliano. Gestito dall’omonima famiglia, il mulino rimase attivo dal 1925 al 1970, accompagnando per decenni la vita agricola ed economica del paese.

    Fin dalla sua nascita, l’impianto si distingueva per la modernità delle attrezzature, in linea con i progressi tecnici che, agli inizi del Novecento, stavano trasformando il settore molitorio. A testimonianza di questo livello tecnologico vi è un atto notarile del 1949, stipulato dai fratelli Igino e Simeone Franceschini, nel quale viene riportata la descrizione dell’impianto così come risultava nel 1931:

    “[…] era dotato di un macchinario brevetto Bagnoli originale ad asse passante, completo di ogni particolare accessorio, con puleggia fissa, di un motore elettrico Ganz di potenza HP 9.6 poli 4, periodi 45 V 200 con reostato, alitte, bulloni e pulegge. […] Il mulino appartiene alla 2ª categoria, 8 hamper, munito di 2 pale con buratto per farina abburattata […]”.

    Questo documento restituisce l’immagine di un impianto tecnicamente avanzato per l’epoca, dotato di macchinari elettrici e di sistemi di lavorazione capaci di garantire una produzione efficiente e di buona qualità.

    A sinistra il Mulino Franceschini del 1925 (Archivio privato geom. Pablo Mencarelli)
    A destra l’espansione degli anni ’60 (Google Earth)

    Nel corso degli anni la gestione del mulino passò attraverso diverse fasi. Dal 1925 al 1941 fu condotto da Igino Franceschini, mentre durante gli anni difficili della Seconda guerra mondiale, tra il 1941 e il 1945, l’attività venne affidata in affitto a Carlo Polozza fu Claudio. Nel 1949 la gestione tornò direttamente alla famiglia Franceschini con i fratelli Igino e Simeone, e negli anni Sessanta furono Remigio ed Ezio Franceschini a portarne avanti l’attività.

    La presenza del mulino è attestata anche da importanti pubblicazioni dell’epoca. Compare infatti nell’Annuario italiano agricoltura-industrie-commerci-arti e professioni d’Italia e colonie del 1932, così come nella celebre Guida Monaci, una raccolta commerciale, scientifica e artistica dedicata a Roma e alla sua provincia, ideata nel 1870 da Tito Monaci. Nell’edizione del 1941, la guida restituisce un interessante spaccato della realtà sociale ed economica di Stimigliano, tra cui figura anche il mulino elettrico per cereali Franceschini.

    Annuario italiano agricoltura-industrie-commerci-arti e professioni d’Italia e colonie (1932)
    Guida Monaci (1941)

    Dal punto di vista produttivo, l’impianto poteva macinare tra gli 8 e i 10 quintali di sfarinato al giorno, raggiungendo una produzione annua di circa 1.000 quintali. Il mulino era dotato di due macine del diametro di 1,20 metri: una destinata alla lavorazione del grano e l’altra agli altri cereali.

    Alla fine degli anni Cinquanta, la ditta Franceschini attraversò una fase di cambiamento: invece di rinnovare la licenza per la macinazione per conto terzi, decise di convertirla ad uso privato, dedicandosi alla lavorazione di cereali destinati principalmente al settore zootecnico.

    Nel 1960 l’attività tornò alla macinazione tradizionale, ma con una novità importante: venne affiancato un secondo impianto, situato a breve distanza dal primo. Questo ampliamento permise di aumentare sensibilmente la capacità produttiva, arrivando a circa 50 quintali di sfarinato al giorno.

    Nonostante questi tentativi di rinnovamento, il mulino cessò definitivamente la propria attività nell’agosto del 1970. Con la sua chiusura si concluse una lunga stagione della storia economica locale. Oggi non rimangono più tracce degli antichi impianti, ma il ricordo del mulino Franceschini continua a vivere nella memoria del paese e nei documenti che ne testimoniano l’importanza nella vita quotidiana di Stimigliano.

    FONTI

    • Segni del Lavoro – I siti industriali in Bassa Sabina tra agricoltura e industria dal XVIII al XX seolo, Fondazione Nenni e Associazione Eolo (Edizioni Espera – 2019)
    • Guida Monaci (1941)
    • Annuario italiano agricoltura-industrie-commerci-arti e professioni d’Italia e colonie (1932)
  • Stimigliano 1939: il coraggio di tre ragazzi

    Stimigliano 1939: il coraggio di tre ragazzi

    In un tranquillo pomeriggio d’autunno del 1939, tre ragazzi di Stimigliano trasformarono un semplice gioco in un gesto di coraggio che il paese non avrebbe mai dimenticato.

    Una storia di coraggio e altruismo

    Il 3 ottobre 1939 a Stimigliano sembra un giorno come tanti.

    L’aria è mite, il paese scorre con il ritmo tranquillo della vita di provincia. C’è chi lavora nei campi, chi si ferma a scambiare due parole appena fuori le mura e chi, come alcune donne, si dedica al bucato alla fontana di Cantaro, dove l’acqua che scorre accompagna i racconti della giornata.

    Dopo pranzo arrivano loro: i bambini.
    Con la fantasia trasformano ogni cosa in un’avventura. Un semplice bastone diventa un fucile, oppure una spada degna di un cavaliere. Le campagne intorno al paese sono il loro regno.

    Tra quei piccoli esploratori ci sono Ulisse Valenti, suo cugino Ernesto Valennti e Leonardo Moretti, ospite di Pio Andreozzi.

    Per i loro giochi scelgono vocabolo Collicchio, un ampio spazio di campagna, allora ancora privo di case e strade. È il luogo perfetto per correre, inventare battaglie immaginarie e vivere le avventure che solo l’infanzia sa creare.

    Non lontano da loro, nella quiete del pomeriggio, lavora Sabatino Cuccagna, un anziano operaio che estrae pozzolana da una piccola cava. È un lavoro duro ma necessario: quella terra vulcanica serve nei cantieri, per costruire.

    Tutto sembra scorrere normalmente. Poi, all’improvviso, il silenzio viene spezzato. Dalla cava arrivano urla disperate. I ragazzi si fermano. Si guardano. Capiscono subito che qualcosa non va.

    Una frana ha travolto Sabatino. L’uomo è rimasto intrappolato sotto una massa di terra.

    Non c’è esitazione. Non c’è paura che li fermi.

    I tre bambini corrono verso la cava per aiutare quell’uomo in difficoltà.
    Ma mentre tentano di liberarlo, una seconda frana si abbatte su di loro.

    La terra cede di nuovo.

    Solo Ernesto, ferito e stordito, riesce a liberarsi. Con il corpo dolorante e il fiato corto, raccoglie tutte le forze che ha e corre verso il paese. Corre fino alla caserma dei Carabinieri per chiedere aiuto.

    I soccorsi arrivano rapidamente.
    Ma purtroppo non possono cambiare il destino di quel pomeriggio.

    Nella cava restano senza vita Ulisse, Leonardo e Sabatino.

    La notizia attraversa il paese come un’onda silenziosa.
    Arriva fino alla fontana di Cantaro, dove si trova Giulia, la madre di Ulisse.

    Per lei il tempo si ferma.

    Non resta che tornare indietro, stringere per l’ultima volta il suo bambino e affrontare un dolore impossibile da raccontare. Negli anni successivi sceglierà di vivere lontano dalla propria casa, trasferendosi dalla zia Adele: quelle mura, ormai, custodiscono troppi ricordi.

    Il riconoscimento al loro gesto

    Il 5 marzo 1942, il Re Imperatore, su proposta del Capo del Governo e Ministro dell’Interno, conferì ai tre ragazzi la medaglia al valore civile.

    Alla memoria di Ulisse Valenti e Leonardo Moretti venne attribuita con la seguente motivazione:

    “Scorto dall’imbocco di una cava uno operaio che, mentre attendeva all’estrazione della pozzolana, era rimasto sotterrato da una grande massa di materiale distaccatasi dalla volta, accorrevano in suo aiuto; ma mentre attendevano all’opera di salvataggio venivano investiti da una nuova frana e perdevano la vita, vittime del loro generoso ardimento.”

    All’unico sopravvissuto, Ernesto Valenti, fu assegnata la medaglia con questa motivazione:

    “Scorto dall’imbocco di una cava uno operaio che, mentre attendeva all’estrazione della pozzolana, era rimasto sotterrato da una grande massa di materiale distaccatasi dalla volta, accorreva con altri due valorosi in suo aiuto; ma mentre attendeva all’opera di salvataggio veniva investito, insieme ai compagni, da una nuova frana. Benché ferito e contuso correva ad invocare l’intervento di altri volenterosi…”

    Un nome che continua a parlare

    Alla fine degli anni Novanta, il Comune di Stimigliano, guidato allora dal sindaco Costante Menichelli, ha deciso di rendere omaggio alla memoria di Ulisse Valenti.

    Lo spazio accanto alle scuole, che per decenni tutti avevano semplicemente chiamato “dietro alle scuole”, oggi porta il nome di Largo Ulisse Valenti.

    Ogni giorno tanti ragazzi attraversano quel luogo per andare a scuola.
    Molti di loro forse non conoscono la storia di quel nome.

    Ma quel largo non è soltanto uno spazio del paese.
    È una memoria viva.

    È il ricordo di tre ragazzi che, in un pomeriggio d’autunno del 1939, non pensarono a se stessi ma a salvare un uomo in difficoltà.

    Un gesto semplice.
    Istintivo.
    E incredibilmente coraggioso.

    Fonti:

    • Lacrime in Sabina. Memorie storiche di partigiani e di bombardamenti (Mario Grizi, 2004)
    • Stimigliano. Storie, racconti leggende, antichi detti (Alberto Comaschi, 2010)
    • Il posto delle fragole/34 (Il Messaggero, 09 Gennaio 2004)