*Le foto relative all’acquedotto sono di proprietà del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio recuperate dalla pubblicazione “Lazio e Sabina” n.9
Sotto le campagne di Stimigliano si nasconde una straordinaria opera idraulica antica: l’acquedotto sotterraneo di Fonte Cantaro. Per secoli nascosto nel sottosuolo e conosciuto solo da pochi, questo manufatto è stato esplorato, rilevato e documentato da un gruppo di speleologi guidato dall’archeologo e speleologo Cristiano Ranieri, contribuendo a riportare alla luce una delle testimonianze più affascinanti della storia del territorio.
Cristiano Ranieri e il Gruppo Vespertilio
Una figura centrale nello studio di Fonte Cantaro è quella di Cristiano Ranieri, archeologo e speleologo specializzato nello studio di acquedotti e cavità artificiali antiche.
E’ laureato in ecologia preistorica, archeologo specializzato nello studio di cunicoli e acquedotti antichi. Consulente scientifico per il National Geographic, speleosub e autore di numerose pubblicazioni a carattere scientifico riguardanti l’archeologia e la speleologia del territorio sabino.
Nel 1993 ha cofondato il Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio di Salisano, realtà che da oltre trent’anni conduce esplorazioni e ricerche nel sottosuolo della Sabina e del Lazio.

È stato proprio Ranieri, insieme ai membri del gruppo, a mappare e documentare fotograficamente l’acquedotto di Fonte Cantaro, contribuendo a recuperare una parte importante della memoria storica di Stimigliano.
Nel corso della sua attività ha studiato numerosi altri complessi sotterranei della Sabina, tra cui l’acquedotto dei Bagni di Lucilla a Poggio Mirteto, l’acquedotto di Fonte Casale a Selci e il monumentale sepolcro della Grotta dei Massacci a Frasso Sabino, collaborando inoltre con la Soprintendenza Archeologia del Lazio e con progetti di ricerca di rilievo nazionale e internazionale.
Un pezzo di storia della Sabina
L’acquedotto di Fonte Cantaro è stato manutenuto in passato, almeno nella parte iniziale facilmente accessibile, grazie al lavoro di Marcello Bernabei e di Pietro Cavallari.
La vera e propria riscoperta però, con il conseguente studio, sono avvenuti però nell’ambito delle ricerche condotte dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio e documentato da Alessia Festuccia e Cristiano Ranieri nello studio “Acquedotti e sistemi di drenaggio arcaici nell’Ager curense”, pubblicato nella collana specialistica Lazio e Sabina.

Negli ultimi decenni, le indagini archeologiche nella Sabina centro-meridionale hanno portato all’individuazione di numerosi cunicoli e sistemi di drenaggio sotterranei riconducibili all’epoca arcaica, in particolare nell’area di Trebula Mutuesca e lungo il tracciato della Via Salaria. Si tratta di opere scavate in terreni costituiti da brecce, calcareniti e argille, progettate per captare e convogliare le acque sorgive.
Tra questi complessi sistemi idraulici, quello di Stimigliano rappresenta uno degli esempi meglio conservati e più interessanti.
Oltre 300 metri di galleria sotterranea
L’acquedotto di Fonte Cantaro si sviluppa per oltre 300 metri all’interno di una formazione geologica composta da calcareniti, sabbioni e puddinghe pleistoceniche. Alimentava il fontanile che conserva il nome storico di Fonte Cantaro.
Il cunicolo presenta una caratteristica sezione ogivale ed è largo circa 60 centimetri e alto mediamente 1,60 metri. In alcuni punti, tuttavia, la galleria raggiunge altezze superiori ai tre metri, testimoniando l’abilità tecnica dei costruttori antichi.
L’accesso avviene attraverso una piccola botola che conduce a un pozzetto profondo circa tre metri. Una volta entrati nel condotto, sono ancora perfettamente visibili i segni lasciati dagli strumenti utilizzati durante lo scavo.

Gli interventi di epoca romana
Uno degli aspetti più interessanti emersi durante l’esplorazione riguarda la presenza di importanti rifacimenti databili all’epoca romana.
A intervalli regolari di circa trenta metri si incontrano tratti di muratura lunghi all’incirca due metri e mezzo che rivestono completamente pareti e volta del cunicolo. Queste opere sono realizzate con blocchetti di calcare irregolari legati da abbondante malta.
Sulle volte sono ancora leggibili le impronte delle centine lignee utilizzate durante la costruzione, un dettaglio di grande valore archeologico che consente di comprendere le tecniche costruttive adottate dagli antichi ingegneri.
Secondo gli studiosi, questi interventi potrebbero corrispondere ai punti in cui erano presenti i pozzi verticali di aerazione necessari durante lo scavo della galleria. Sebbene oggi tali strutture non siano più visibili, la regolarità delle distanze tra i rifacimenti richiama quanto descritto da Vitruvio nel De Architectura, il celebre trattato di architettura e ingegneria del I secolo a.C.
Nel libro dedicato alle opere idrauliche, l’architetto romano raccomandava infatti la realizzazione di pozzi di accesso e aerazione a intervalli regolari lungo le gallerie sotterranee destinate al trasporto dell’acqua.
Le indicazioni vitruviane rappresentano ancora oggi una fonte fondamentale per interpretare acquedotti e sistemi di drenaggio antichi e offrono un interessante termine di confronto per comprendere la struttura di Fonte Cantaro.
La corrispondenza tra le prescrizioni tramandate dalle fonti classiche e gli elementi osservati nel cunicolo di Stimigliano testimonia l’elevato livello tecnico raggiunto dai costruttori antichi e rafforza l’ipotesi che l’opera appartenga a una consolidata tradizione di ingegneria idraulica sviluppatasi nel territorio sabino ben prima dell’età imperiale.
Un’opera forse precedente alla romanizzazione
Stabilire con precisione la data di costruzione dell’acquedotto non è semplice. Tuttavia, le caratteristiche tecniche dell’opera e il confronto con altri sistemi idraulici presenti nel territorio sabino suggeriscono un’origine molto antica.
Gli studiosi ritengono che il cunicolo possa essere nato in epoca arcaica, probabilmente in ambito etrusco-sabino, e che sia stato successivamente restaurato e riutilizzato dai Romani. Si tratterebbe quindi di una struttura già esistente prima della completa romanizzazione della Sabina.
Lo studio scientifico sull’Ager Curense
L’acquedotto di Fonte Cantaro trova un importante inquadramento all’interno dello studio scientifico “Acquedotti e sistemi di drenaggio arcaici nell’Ager curense”, pubblicato nel volume Lazio e Sabina.

La ricerca evidenzia come l’intero territorio dell’antico Ager Curense, gravitante attorno a Cures Sabini, fosse attraversato da una fitta rete di cunicoli filtranti e opere idrauliche sotterranee. Questi sistemi svolgevano un ruolo fondamentale nel drenaggio dei terreni, nella captazione delle sorgenti e nella bonifica agricola.
Particolarmente interessante è l’analisi delle tecniche di scavo: i cunicoli venivano spesso realizzati da squadre di operai che avanzavano contemporaneamente da più punti, incontrandosi poi nel sottosuolo con notevole precisione.
Lo studio dimostra inoltre come queste infrastrutture abbiano avuto una lunghissima continuità d’uso. Nate probabilmente in epoca preromana, furono successivamente integrate e perfezionate dai Romani per alimentare fontane, impianti termali e ville rustiche disseminate nella valle del Tevere.
Le testimonianze romane nel territorio di Stimigliano
L’importanza dell’acqua e delle grandi proprietà agricole della zona è confermata anche da diverse iscrizioni romane rinvenute nel territorio.
Particolarmente significativa è l’epigrafe in pietra catalogata come CIL IX, 4806, databile tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C.
La lastra è ancora oggi conservata, reimpiegata nella struttura degli antichi lavatoi pubblici di Stimigliano (fontana di Cantaro) e strettamente connessa alle evidenze archeologiche e agli studi topografici eseguiti sulle aree monumentali e funerarie del comparto reatino (come l’area di Campo Reatino e le pertinenze infrastrutturali idriche vicine, tra cui appuntol’acquedotto di Fonte Cantaro).
Nel libro “Stimigliano nella storia” (Alberto Comaschi, 2000) si legge:
Si precisa che la consonante P unita a PATER non è visibile pur essendo l’epigrafe in buono stato di conservazione.
N BROCCHI
N PATERP

Il riutilizzo di materiali romani all’interno di edifici medievali e moderni era una pratica diffusa in tutta la Sabina.
Questa iscrizione costituisce una preziosa testimonianza della vitalità economica e sociale della valle tiberina durante la prima età imperiale e richiama il ruolo fondamentale svolto dalle risorse idriche nel funzionamento delle grandi villae rustiche presenti nel territorio.
Dalla riscoperta all’abbandono: un patrimonio da non dimenticare
L’interesse verso l’acquedotto di Fonte Cantaro non è rimasto confinato agli studi archeologici. Nel 2013, grazie alla collaborazione tra il Comune di Stimigliano e il Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio, il sito fu protagonista di una significativa iniziativa di valorizzazione che consentì ai cittadini di visitare per la prima volta l’antico condotto sotterraneo.
In occasione dell’evento, l’allora assessore al Turismo Ilario Di Loreto dichiarò:
«Dopo aver restituito a Stimigliano questo manufatto idraulico che fa parte della nostra più antica tradizione siamo orgogliosi di essere riusciti ad organizzare, per la prima volta in Sabina e grazie alla collaborazione tra Comune e il Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio, la visita guidata all’interno dell’acquedotto».
L’iniziativa rappresentò un momento importante per la comunità, permettendo di riscoprire un’opera che per secoli aveva continuato silenziosamente a svolgere la propria funzione sotto il territorio stimiglianese.
Negli anni successivi, tuttavia, le visite guidate sono state interrotte e oggi non è facilmente reperibile una documentazione aggiornata sullo stato di conservazione dell’acquedotto o su eventuali progetti di valorizzazione futuri.
Sembra che crolli e lavori di rifacimento della strada a monte abbiano compromesso parte dell’acquedotto. Rimane dunque aperta la domanda sul destino di questo straordinario manufatto, che costituisce una delle più significative testimonianze dell’ingegneria idraulica antica presenti nel territorio sabino.
Un’eredità che deve guardare al futuro per non andare perduta
L’acquedotto di Fonte Cantaro racconta una storia lunga più di duemila anni, fatta di conoscenze tecniche, adattamento al territorio e gestione delle risorse idriche. Dalle sue probabili origini preromane fino ai restauri d’età imperiale, passando per la riscoperta operata dagli speleologi del Gruppo Vespertilio, questo cunicolo sotterraneo rappresenta un legame concreto tra il passato e l’identità di Stimigliano.
La speranza è che non vada definitivamente persa una pagina importante di storia del nostro paese e della Sabina tutta e che si possa nuovamente focalizzare l’attenzione verso un partimonio che meriterebbe di tornare ad essere visitabile e conosciuto da cittadini, studiosi e appassionati di storia della nostra terra.
Fonti principali
- Alessia Festuccia, Cristiano Ranieri, Acquedotti e sistemi di drenaggio arcaici nell’Ager curense, in Lazio e Sabina.
- Cristiano Ranieri, attività di rilievo e documentazione del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio.
- Mara Sternini, studi sulla topografia storica della Sabina.
- Corpus Inscriptionum Latinarum, IX, 4806.
- De architectura - Vitruvio
- Stimigliano nella storia (Comaschi, 2000)
Foto dell’acquedotto di proprietà del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio recuperate da “Lazio e Sabina” n.9















































































































