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  • Costante Menichelli presenta ‘Madonna della Strada’, viaggio nella storia del santuario del Nocchieto

    Costante Menichelli presenta ‘Madonna della Strada’, viaggio nella storia del santuario del Nocchieto

    Il nuovo libro dello storico autore stimiglianese dedicato al santuario del Nocchieto e a Don Raffaele Palombi

    Stimigliano vanta da sempre una ricca tradizione culturale e letteraria, e tra i suoi protagonisti più autorevoli spicca senza dubbio Costante Menichelli, nato a Stimigliano l’11 marzo 1934. Uomo di scuola, amministratore pubblico e instancabile autore, Costante ha legato gran parte della propria vita al paese, che ha guidato come sindaco dal 1970 al 2004, lasciando un segno profondo nella storia amministrativa e sociale della comunità.

    Costante Menichelli

    Nel corso della sua lunga carriera è stato anche presidente del Comitato di Gestione della ASL Rieti 2, capogruppo dei Democratici di Sinistra al Consiglio Provinciale di Rieti, presidente della Commissione Sanità, presidente dell’Unione dei Comuni della Valle del Tevere, presidente dell’Acquedotto Consorziale Ombrica, oltre che revisore dei conti, presidente del consiglio di scuola media e docente di lettere negli istituti superiori.

    Parallelamente all’impegno istituzionale, Menichelli ha coltivato una intensa attività letteraria. Tra le sue opere ricordiamo Storie di ieri e di oggi (1992), Intervista a Lucio Sergio Catilina (1993), Itaca. Poesie (1997), I piatti di Franz. Poesie (2001), I tempi della memoria (2004), Il libro più bello. Poesie (2011), Agorà (2012), Quarto grado di giudizio (2017), Lettere a Timoteo (2017), Lettere ad un anziano (2018), I piatti del caporale Franz (2019) e Varie ed eventuali. Racconti (2023).

    A questa lunga bibliografia si aggiunge oggi “Madonna della Strada”, pubblicato nel giugno 2026, un libro che l’autore definisce “l’unico giusto riconoscimento che si deve a Don Raffaele Palombi”, auspicando che alla figura dello storico parroco possa essere dedicata una via o una piazza del paese.

    La storia di un santuario e dei suoi protagonisti

    Il volume ripercorre la vicenda della chiesa della Madonna della Strada, piccolo santuario rurale del Nocchieto risalente al 1588 che rappresenta una parte importante della storia religiosa e civile di Stimigliano.

    Menichelli racconta il ruolo fondamentale di Don Raffaele Palombi, che scelse e recuperò la chiesetta quando era occupata da pastori e animali, promuovendo la bonifica dell’area circostante e componendo la preghiera dedicata alla Madonna della Strada, che l’autore considera una vera e propria poesia.

    Il racconto arriva poi ai tempi più recenti, ricordando gli interventi dei parroci Don Attilio Attili e soprattutto Don Mirek, profondamente devoto alla Madonna della Strada. A lui si deve una vasta opera di recupero e ristrutturazione dell’edificio: dalla liberazione dell’area da alberi e vegetazione fino ai lavori che hanno restituito decoro e funzionalità al santuario. Sempre Don Mirek ha avuto il merito di riportare la processione dedicata alla Madonna proprio presso la chiesetta del Nocchieto.

    Don Raffaele Palombi, una figura da riscoprire

    La seconda parte del libro si concentra sulla figura di Don Raffaele Palombi, parroco giunto a Stimigliano nel 1891. Vengono ripercorsi alcuni episodi significativi della sua attività pastorale e pubblica, tra cui la nota controversia con il Comune di Forano e con la nascente comunità valdese.

    Emergono inoltre le qualità di polemista, studioso e scrittore che caratterizzarono il sacerdote. Non a caso, quasi metà del volume è dedicata alla riproduzione delle sue scritture autografe e della sua produzione letteraria, storica e poetica, permettendo al lettore di avvicinarsi direttamente al pensiero e alla sensibilità di una figura che ha lasciato un’impronta profonda nella storia locale.

    Un libro da non perdere

    Madonna della Strada è molto più di una semplice pubblicazione storica. È un viaggio nella memoria collettiva di Stimigliano, nella storia di un santuario documentato fin dal 1588 e nelle vicende di uomini che, in epoche diverse, hanno contribuito a conservarlo e valorizzarlo.

    Attraverso le pagine di Menichelli si riscoprono non solo le origini e l’evoluzione della chiesetta della Madonna della Strada, ma anche l’opera di Don Raffaele Palombi, una figura centrale per la vita religiosa e culturale del paese, alla quale l’autore intende rendere il meritato omaggio.

    Il libro è autoprodotto e chi desidera riceverne una copia può rivolgersi direttamente a Costante Menichelli.

    Un’opera preziosa per chi ama Stimigliano, la sua storia e le persone che hanno contribuito a costruirne l’identità.

  • Il Milite Ignoto e il suo passaggio a Stimigliano

    Il Milite Ignoto e il suo passaggio a Stimigliano

    Il viaggio del Milite Ignoto unì l’Italia intera, attraversando anche le piccole comunità. Nella notte del 1° novembre 1921, tra falò e silenzi, anche Stimigliano rese omaggio al Soldato senza nome.

    Il simbolo di un intero popolo

    Il Milite Ignoto è il simbolo di tutti i soldati italiani caduti durante la Prima guerra mondiale e mai identificati. La sua storia, profondamente umana, nasce da un gesto semplice ma potentissimo: la scelta di una madre, Maria Bergamas, che davanti a undici bare senza nome, ad Aquileia nel 1921, indicò quella destinata a rappresentare tutti i figli perduti.
    Un gesto che trasformò un singolo soldato sconosciuto nel simbolo di un intero popolo.

    Il viaggio del 1921

    Alle ore 8.00 del 29 ottobre 1921, dalla stazione ferroviaria di Aquileia partì il treno a vapore che avrebbe condotto la salma del Milite Ignoto a Roma.

    La bara, scelta il giorno precedente fu collocata su un affusto di cannone e poi sistemata in uno speciale carro ferroviario progettato dall’architetto Guido Cirilli. Ad accompagnarla vi erano reduci della Grande Guerra, decorati al valore e più volte feriti, a testimoniare il dolore e il sacrificio collettivo di una nazione intera.

    Il viaggio si svolse lungo la linea Aquileia – Venezia – Bologna – Firenze – Roma, attraversando tutta l’Italia. Il convoglio procedette a velocità molto ridotta, quasi solenne, per consentire alla popolazione di rendere omaggio:le soste erano riservate alle stazioni principali, mentre nelle altre località la folla accalcata lungo i binari poteva comunque salutare il passaggio grazie alla lentezza del treno.

    Lungo i binari si raccolsero folle immense: uomini, donne, bambini, reduci, vedove. Molti si inginocchiavano, altri lanciavano fiori, altri ancora semplicemente restavano in silenzio, con il capo chino.

    Il viaggio si concluse il 4 novembre 1921, quando il feretro venne tumulato all’Altare della Patria, a Roma, in una cerimonia solenne che divenne uno dei momenti più intensi di unità nazionale della storia italiana.

    Foto dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano

    Il passaggio in Sabina e a Stimigliano

    Dopo aver sostato nel nodo ferroviario di Orte, il convoglio imboccò la linea storica che costeggia la valle del Tevere, attraversando la Sabina.

    Era la sera del 1° novembre 1921.

    Il treno non effettuò una sosta ufficiale a Stimigliano, ma passò lentamente, a una velocità stimata tra i 15 e i 20 km/h. Questo dettaglio è fondamentale per comprendere il valore del momento: anche senza fermarsi, il passaggio del Milite Ignoto trasformò la stazione e tutto il territorio circostante in un luogo di raccoglimento e partecipazione.

    La popolazione locale — contadini, famiglie, abitanti dei paesi vicini — si radunò lungo i binari e presso la stazione.
    Nella sera ormai calata, si accesero falò, lanterne e torce, illuminando il passaggio del convoglio come in una processione silenziosa e solenne.

    Non ci risultano testimonianze fotografiche di quel momento. La spiegazione è da ricercare nel fatto che non vi fu una sosta ufficiale con operatori e giornalisti, il passaggio avvenne in orario serale/notturno, la tecnologia fotografica del tempo non era così diffusa e soprattutto non permetteva scatti efficaci in condizioni di scarsa luminosità e in movimento.

    Ma proprio questa assenza di immagini rende il ricordo ancora più suggestivo: rimane affidato alla memoria orale e alla storia del territorio.

    Stimigliano, pur non essendo una fermata “importante” nel senso ufficiale, fu comunque parte integrante di quel viaggio, come tutte le piccole comunità italiane attraversate dal convoglio.

    Il Generale Settimio Piacentini

    Il passaggio del Milite Ignoto in Sabina è legato però a un episodio drammatico e forse poco conosciuto, che riguarda il Tenente Generale Settimio Piacentini, nativo di Tarano e senatore del Regno.

    Piacentini fece una scelta significativa: invece di partecipare alle grandi cerimonie ufficiali di Roma, decise di rendere omaggio al Milite Ignoto insieme al suo territorio, tra la sua gente.

    Tenente Generale Settimio Piacentini

    La mattina del 2 novembre 1921, poche ore dopo il passaggio del treno a Stimigliano, organizzò una solenne manifestazione presso la Cattedrale di Vescovio, riunendo sindaci, associazioni combattentistiche e cittadini della Bassa Sabina.

    Al termine di un intenso discorso patriottico, mentre si preparava a guidare un corteo verso la stazione di Stimigliano per rendere un ultimo omaggio formale al luogo del passaggio fu colto da un improvviso malore cardiaco.

    Morì poco dopo, a San Polo Sabino.

    La sua scomparsa colpì profondamente la comunità e rimase impressa anche nelle cronache ufficiali dell’epoca. Il suo gesto — scegliere la dimensione locale, popolare, rispetto a quella istituzionale — rappresenta ancora oggi un segno di forte legame tra il territorio sabino e la memoria del Milite Ignoto.

    Stimigliano nella storia del viaggio

    L’elenco delle stazioni attraversate dal convoglio nel 1921 è lungo: circa 120 località, tra grandi città e piccoli centri.

    Tra queste compare anche Stimigliano, insieme alle vicine stazioni di Collevecchio-Poggio Sommavilla, Gavignano Sabino e Poggio Mirteto.

    Questo dato ci ricorda che il viaggio del Milite Ignoto non fu solo un evento nazionale, ma un momento diffuso, vissuto in ogni angolo d’Italia, anche nei luoghi più piccoli.

    Il ricordo a cento anni: il ritorno del treno

    Nel 2021, a cento anni esatti dal viaggio del Milite Ignoto, il suo percorso è stato realmente ripercorso da un treno commemorativo partito da Aquileia e diretto a Roma, lungo la stessa linea ferroviaria del 1921.

    Il convoglio ha attraversato nuovamente l’Italia seguendo la storica direttrice Aquileia – Venezia – Bologna – Firenze – Roma, fermandosi nelle principali stazioni e transitando anche nei centri minori che già un secolo prima avevano assistito al passaggio della salma.

    Anche lungo la tratta sabina — quella che comprende Orte, Collevecchio, Stimigliano e le altre stazioni della valle del Tevere — il viaggio ha riattivato la memoria storica del territorio, riportando l’attenzione su un evento che, pur senza grandi cerimonie ufficiali nel 1921, fu vissuto intensamente dalla popolazione locale.

    Come cento anni fa, il viaggio del Milite Ignoto non è stato solo un percorso ferroviario, ma un momento di memoria condivisa, capace di collegare tra loro comunità grandi e piccole nel segno della storia e della pace.

    Un storia dal valore che va tramandato

    Il passaggio del Milite Ignoto a Stimigliano non fu una sosta ufficiale, ma fu comunque un momento vissuto e sentito dalla comunità locale.

    In quella sera del 1° novembre 1921, tra luci di falò e silenzi rispettosi, anche la Sabina rese omaggio a un soldato senza nome che rappresentava tutti.

    Il Milite Ignoto non appartiene a un luogo soltanto, ma a tutti quelli che lo hanno salutato, anche solo per un istante. Ma il senso più profondo di questa storia è mantenere e tramandare la memoria affinché sia di insegnamento per le generazioni future.

    E secondo voi, lo stiamo davvero facendo?

    Fonti

  • Parole, memoria e comunità: il Premio San Bernardino compie 25 anni

    Parole, memoria e comunità: il Premio San Bernardino compie 25 anni

    Da venticinque anni il Premio San Bernardino custodisce e rinnova una tradizione fatta di parole, incontri e comunità, continuando a unire generazioni nel segno della poesia.

    XXV Premio di Poesia “San Bernardino”: un’edizione speciale nel ricordo di Cosimo Renzetti

    Domenica 24 maggio si è svolta con grande partecipazione e sentita emozione la venticinquesima edizione del Premio di Poesia “San Bernardino”, appuntamento ormai storico per la comunità e per tutti gli amanti della poesia della Sabina.

    Un traguardo importante, quello dei venticinque anni, celebrato nel segno della memoria e dell’amicizia: l’edizione 2026 è stata infatti dedicata al poeta stimiglianese Cosimo Renzetti, figura cara e punto di riferimento culturale del territorio. (clicca qui e scopri di più su Cosimo)

    Il Premio “San Bernardino” nasce dalla volontà e dalla passione di Mario Grizi, poeta, musicista e scrittore stimiglianese, da sempre anima e motore dell’iniziativa. (clicca qui e scopri di più su Mario)

    Mario Grizi

    Mario, autore di numerosi libri e musicista attivo anche nella banda del paese, ama ricordare come tutto ebbe origine dai suoi primi incontri giovanili con la poesia:

    Da giovane lasciavo perde il pallone per andare a sentire i poeti che si riunivano a San Valentino.

    Un ricordo che racconta bene l’intensità di un percorso artistico cresciuto all’ombra di personalità dalle quali trae ispirazione e raccoglie suggerimenti: il poeta Zefferino Colletti, il pittore Mario Bagordo e lo stesso Cosimo Renzetti, poeta-contadino capace di raccontare con autenticità la vita e l’anima della terra sabina.

    Il presidente Simone Latella e la prof.ssa Silvia Egidi

    Da quelle influenze nasce in Mario il desiderio di dare continuità a quell’esperienza, a quella vivace tradizione culturale.

    Nonostante le difficoltà, anche di natura economica e culturale, negli anni il Premio San Bernardino è diventato realtà stabile e riconosciuta grazie anche al supporto dell’associazione “Casa Sabina della Poesia” che si pone come obiettivo la valorizzazione della cultura e la creazione di un luogo di incontro e aggregazione nella Bassa Sabina.

    La giuria e i riconoscimenti

    A valutare i numerosi componimenti pervenuti è stata una giuria qualificata composta da Maria Augusta Ambrogi, Biagio Cipolletta, Felice Paniconi, Silvia Egidi, Giovanni Tesone e Simone Latella.

    Durante la manifestazione sono stati conferiti importanti riconoscimenti a figure che hanno contribuito in modo determinante alla crescita del premio:

    • Mario Grizi, per l’instancabile impegno e la dedizione profusi nel corso degli anni;
    • Prof.ssa Maria Augusta Ambrogi, per la passione e il contributo costante in questi venticinque anni;
    • Prof. Felice Paniconi, cofondatore e anima del premio, per aver diffuso e valorizzato la poesia nella terra sabina.
    La prof.ssa Maria Augusta Ambrogi e Mario Grizi

    I vincitori delle varie sezioni

    Come ogni anno, il concorso ha premiato autori in diverse categorie:

    Sezione poesia in lingua italiana

    • 1° Angela Cavallari – Mi parve di udire
    • 2° Mario Russo – Cane bagnato
    • 3° Armando Menicacci – Tenendoci per mano

    Sezione poesia in dialetto sabino

    • 1° Filippo De Angelis – Le cerque di Pozzajola
    • 2° Vincenzo Ciancarelli – Lu poeta
    • 3° Mariano Pasquali – La befana

    Sezione poesia religiosa

    • 1° Angela Faraglia – Madonna di Lourdes
    • 2° Maria Antonietta Morganti – Dio arriverà
    • In terra Santa

    Sezione “Poesia del Treno” (introdotta negli ultimi anni con il patrocinio dell’Association Européenne des Cheminots – Italia/Lazio)

    • 1° Mario Pietrangeli – Mio padre ferroviere e pittore
    • 2° Alessandro Calanca – La valigia con lo spago
    • 3° Beatrice Manzara – L’ultimo chiarore di maggio
    Angela Cavallari, primo premio poesia in lingua italiana

    Da sottolineare anche la significativa partecipazione dei ragazzi delle scuole, che hanno presentato numerosi elaborati, alcuni letti dagli stessi autori durante la cerimonia, contribuendo a rendere ancora più viva e partecipata la giornata.

    Una giornata di cultura e comunità

    La manifestazione ha registrato una buona affluenza di pubblico e si è svolta in un clima di grande attenzione e partecipazione, nonostante la contemporaneità con l’esibizione degli sbandieratori di Narni.

    Particolarmente toccante è stato l’omaggio a Cosimo Renzetti da parte della prof.ssa Rita Cantarini, che ha ricordato il poeta con parole sentite e ha interpretato una sua poesia dedicata alla primavera.

    La prof.ssa Rita Cantarini

    La lettura delle opere vincitrici e delle poesie segnalate è stata intervallata da momenti musicali di grande qualità, contribuendo a creare un’atmosfera suggestiva e coinvolgente.

    Roberto Mazzoli interpreta una sua toccante poesia dedicata al papà scomparso

    A conclusione della giornata, partecipanti e organizzatori si sono ritrovati presso il ristorante “Da Lina”, proseguendo il confronto culturale in un clima conviviale, davanti a ottimo cibo, nel segno della condivisione e dell’amicizia.

    Un’eredità che guarda al futuro

    La venticinquesima edizione del Premio San Bernardino non è stata solo un importante anniversario, ma anche una conferma della vitalità culturale del territorio e della forza di una tradizione che continua a rinnovarsi.

    Domenico Bianchi interpreta “Il lupo”
    La poesia di Mario Pietrangeli interpretata dai colleghi della Association Europeenne des Cheminots

    Nel segno dell’impegno di Mario Grizi e di tutti coloro che negli anni hanno contribuito alla crescita del premio, oggi più che mai emerge la necessità di raccoglierne l’eredità: proseguire nel cammino tracciato, coltivare la passione per la poesia e per l’arte e farsi ponte tra le generazioni, affinché questo patrimonio culturale continui a vivere e a parlare al futuro della comunità.

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  • L’idrometro di Stimigliano: silenzioso guardiano del Tevere

    L’idrometro di Stimigliano: silenzioso guardiano del Tevere

    Cos’è un idrometro e a cosa serve

    L’idrometro è lo strumento utilizzato per misurare le quote idrometriche, cioè il livello dell’acqua di fiumi e laghi. In termini semplici, permette di capire quanto un corso d’acqua si stia alzando o abbassando in un determinato punto.

    Il modello più semplice è l’idrometro ad asta, costituito da una barra – solitamente in pietra o più recentemente in lega metallica resistente alla corrosione – dotata di tacche numerate in metri e centimetri. Viene installato verticalmente a contatto con l’acqua, spesso fissato a una spalla di un ponte, a una banchina fluviale o a una pila.

    Oggi, accanto a questi sistemi tradizionali, vengono utilizzati anche strumenti più avanzati come idrometrografi e teleidrometri, capaci di rilevare i livelli dell’acqua tramite tecnologie moderne (laser, ultrasuoni, sensori digitali) e trasmettere i dati in tempo reale ai centri di monitoraggio.

    Che cos’è il livello idrometrico

    Per livello idrometrico si intende il dislivello tra la superficie dell’acqua e un punto di riferimento altimetrico. Questo riferimento può essere:

    • il livello medio del mare (l.m.m.)
    • lo zero idrometrico, cioè il valore convenzionale stabilito per ciascun idrometro

    È importante sottolineare che lo zero dell’idrometro non coincide con il fondo del fiume, perché l’alveo è soggetto a continue modifiche naturali. Si tratta invece di una quota altimetrica fissa, definita in fase di installazione dello strumento.

    Perché gli idrometri sono fondamentali per la sicurezza

    Gli idrometri giocano un ruolo chiave nella salvaguardia del territorio. Il monitoraggio continuo dei livelli idrometrici consente di:

    • prevedere l’andamento delle piene fluviali
    • attivare con anticipo i sistemi di allerta della Protezione Civile
    • prevenire danni a persone, abitazioni e infrastrutture
    • valutare l’evoluzione dei fenomeni di piena nel tempo

    In un Paese come l’Italia, attraversato da numerosi corsi d’acqua e spesso soggetto a eventi meteorologici intensi, questi strumenti sono essenziali.

    L’idrometro di Stimigliano: una posizione strategica

    L’idrometro di Stimigliano riveste un’importanza storica e tecnica di grande rilievo. La sua installazione avvenne il 24 gennaio 1880, pochi giorni dopo quella dell’idrometro di Corese (10 gennaio 1880).

    La sua collocazione strategica, tra la foce del Nera e quella dell’Aniene, ne ha subito evidenziato il valore per la prevenzione delle inondazioni di Roma. Prima di queste installazioni, l’unico idrometro presente lungo il corso del Tevere era quello di Orte, situato però a monte della foce del Nera. Questo rendeva le informazioni disponibili parziali e spesso imprecise, poiché non tenevano conto dell’apporto di importanti affluenti.

    Grazie all’idrometro di Stimigliano, diventava finalmente possibile monitorare in modo più accurato l’evoluzione delle piene dirette verso la Capitale.

    Le prime osservazioni ufficiali

    Un documento del 1883, gli Atti della Giunta per l’Inchiesta Agraria sulle condizioni della classe agricola, testimonia l’avvio delle misurazioni:

    … è soltanto al 10 gennaio 1880 che rimontano le osservazioni del nuovo idrometro impiantato a Corese, ed al 24 dello stesso mese per quello di Stimigliano. Al primo si eseguiscono le osservazioni alle 6 antimerdiane, a mezzogiorno ed alle 6 pomeridiane; ed a quello di Stimigliano una sola volta a mezzogiorno.

    Il testo riporta anche dati precisi sulle distanze dalla foce del Tevere (125.670 metri)e sulle quote degli zeri idrometrici rispetto all’idrometro di Ripetta, punto di riferimento storico per Roma. In particolare, lo zero dell’idrometro di Stimigliano risultava più elevato di 27,368 metri rispetto a quello di Ripetta (oggi spostato sulle mura della chiesa di San Rocco), a conferma della sua collocazione in un tratto cruciale del fiume.

    Un patrimonio tecnico e storico da valorizzare

    L’idrometro di Stimigliano non è soltanto uno strumento tecnico, ma rappresenta anche un importante elemento di memoria storica del territorio. Racconta di un’epoca in cui la prevenzione delle piene si basava su osservazioni dirette, misurazioni regolari, calcoli manuali e su una conoscenza profonda e quotidiana del fiume.

    Nel corso del tempo, il Tevere ha modificato il proprio alveo e il suo andamento, spostandosi rispetto alla posizione storica in cui l’idrometro era originariamente immerso nel flusso principale. Nonostante questi cambiamenti naturali, l’idrometro rimane un riferimento tecnico fondamentale, testimonianza concreta di come veniva monitorato il fiume e di come si costruiva la sicurezza idraulica prima dell’avvento delle moderne tecnologie digitali.

    Ancora oggi, ricordare il ruolo di questi strumenti significa comprendere meglio il rapporto tra le comunità locali e il Tevere: un fiume che ha portato risorse e sviluppo, ma anche rischi e pericoli, modellando nel tempo il paesaggio, l’economia e la storia dei paesi che si affacciano sulle sue rive. L’idrometro di Stimigliano resta così un simbolo di attenzione al territorio, di prevenzione e di dialogo costante tra l’uomo e il fiume.

    Fonti

    • Atti della Giunta per l’Inchiesta Agraria sulle condizioni della classe agricola (1883)
    • Wikipedia

  • Protetto: Il calcio stimiglianese: storia, passione e protagonisti dell’A.S.D. Stimigliano 1969

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  • Mario Bagordo, l’artista che ha portato Stimigliano nel mondo

    Mario Bagordo, l’artista che ha portato Stimigliano nel mondo

    Una vita tra arte, paese e ispirazione

    Corre l’anno 1940 e le parole “sangue, fatica, lacrime e sudore” consacrano il celebre discorso di insediamento di Winston Churchill come Primo Ministro britannico. Fausto Coppi, alla sua prima partecipazione e a soli vent’anni, conquista la ventottesima edizione della “corsa rosa”. Pochi giorni dopo, dal balcone di Piazza Venezia, Benito Mussolini annuncia l’ingresso dell’Italia in guerra al fianco della Germania.

    Ma il 1940 è anche l’anno in cui Stimigliano dona i natali all’artista che più di ogni altro ne avrebbe raccontato l’anima, dentro e oltre i confini nazionali. È il 13 maggio quando nasce Mario Bagordo.

    Abitazione a Stimigliano
    Abitazione studio a Stimigliano

    Il suo percorso artistico prende forma nella cantina della casa nel centro storico, luogo intimo e silenzioso dove germoglia la sua sensibilità creativa. Alcuni pennelli, un album da disegno e una scatola di acquerelli appartenuti al fratello Gaetano — custoditi in una valigia — aprono al bambino orizzonti nuovi, spalancando la porta dell’immaginazione.

    A dodici anni realizza il suo primo autoritratto: un gesto che segna l’inizio di un legame profondo con l’acquerello, tecnica che lo accompagnerà per tutta la vita e che lo consacrerà come artista di fama internazionale.

    Il Maestro dell’acquerello

    Dopo un periodo dedicato alla pittura a olio — dapprima astratta, poi figurativa — Mario torna definitivamente all’acquerello, al quale si consacra da oltre quattro decenni, contribuendo anche con importanti riflessioni teoriche.

    Di indole riservata e contemplativa, amava rifugiarsi nella poesia del paesaggio, lontano dal clamore del mondo. Con la sua inseparabile borsa colma di strumenti, trasformava l’introspezione in colore. Gli erano particolarmente cari il viale e la chiesetta di San Valentino, il Borgo Antico e, sopra ogni cosa, la maestosa veduta del Monte Soratte, fonte inesauribile di ispirazione.

    Nel 1961 si trasferisce a Roma, dove consegue il diploma al Liceo Artistico e successivamente quello all’Accademia di Belle Arti. È qui che la sua ricerca si arricchisce di nuove suggestioni, traducendosi in una pittura di rara leggerezza, intima e raffinata.

    Tempietto del Bramante
    Santa Maria di Loreto

    L’Arte che supera i confini

    Il critico Duccio Trombadori individua due temi cardine della sua opera — la donna e il paesaggio — che si intrecciano in una visione poetica, resa incantata dal sapiente uso dell’acquerello, una delle tecniche più complesse e delicate.

    “La sintesi dei valori puri della Pittura, sospesa tra allegoria e realtà quotidiana, è il cuore dello stile di Mario Bagordo, in dialogo con la grande memoria dell’Arte italiana e romana, tra astrazione e figurazione.”
    (Prof. Duccio Trombadori)

    Anche il critico Natale Antonio Rossi sottolinea l’unicità del suo ruolo nel panorama artistico italiano:

    “Mario Bagordo ha conquistato uno spazio assolutamente unico: è tra i pochi artisti che hanno fatto dell’acquerello il proprio linguaggio principale, contribuendo a salvare in Europa una tradizione secolare che rischiava di scomparire.”

    In ambito internazionale è celebre per l’opera “Santa Maria in Trastevere e fontana”, definita da autorevoli critici come l’acquerello del secolo.

    Non ha mai smesso di dimostrare il suo amore per Stimigliano, per la sua gente e per l’intera Sabina, collaborando a progetti culturali, mostre e laboratori dedicati ai giovani, con l’obiettivo di diffondere il valore dell’Arte.

    Per questo, nel 2017, i Comuni di Stimigliano e Montopoli in Sabina lo hanno insignito di un riconoscimento per i 60 anni di carriera artistica.

    Viveva a Roma, ma ha sempre conservato un legame profondo con il paese natale: la sua abitazione-studio affaccia sulla Valle del Tevere, in via Dante a Stimigliano, mentre la sua galleria personale in Corso Umberto I, riconosciuta come bene culturale pubblico, custodisce e racconta il suo percorso.

    Nel luglio del 2025 Mario ci ha lasciati, ma la sua presenza continua a vivere nelle sue opere. I colori, i paesaggi e le emozioni che ha saputo fissare sulla tela restano come traccia indelebile del suo sguardo artistico, custodendo e tramandando nel tempo il suo ricordo.

    Santa Maria in Trastevere e fontana
    Invito al consolato

    Nel vasto panorama della sua produzione si ricordano alcune tappe fondamentali:

    • Le numerose esposizioni in Italia e all’estero, tra Berlino e Parigi, al Grand Palais per il Salon d’Automne (1970–2021).
    • La partecipazione alla Quadriennale di Roma (1975).
    • La realizzazione del Monumento alla Resistenza in Piazza Vittorio Emanuele II (1996).
    • Gli affreschi della cappella Giacomo Turrio Baldassarri a Stimigliano, tra cui la potente “Crocifissione” (2000).
    • Le illustrazioni ad acquerello per il volume “La Basilica di Santa Cecilia in Trastevere” (2000).
    • Il trattato “L’acquerello di Mario Bagordo” (di prossima pubblicazione).
    • L’incarico di Curatore e Direttore Artistico della Pinacoteca Comunale di Montopoli in Sabina (2013).
    • Le prestigiose mostre personali in Italia e all’estero, tra cui quella organizzata dal Consolato Italiano di Friburgo per i 70 anni della Repubblica (2016).

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  • L’acquedotto consorziale Torri-Stimigliano-Collevecchio

    L’acquedotto consorziale Torri-Stimigliano-Collevecchio

    Le origini del Consorzio per l’acquedotto di Torri, Collevecchio e Stimigliano

    Domenica 11 ottobre (1925 n.d.r.)la popolazione tutta era in festa per celebrare con il più fervido entusiamo, il fausto avvenimento della inaugurazione del nuovo acquedotto consorziale Stimigliano – Torri – Collevecchio. Era l’avveramento di un sogno trentennale!” (Terra Sabina – n.10, 1925)

    Corteo dei festeggiamenti (11 ottobre 1925)

    Le origini del Consorzio

    Il primo progetto per la costruzione di un acquedotto per servire Stimigliano era stato elaborato dall’Ing. Petti di Roma e prevedeva di convogliare verso Stimigliano le acque della sorgente Acquara (Torri).

    Dopo essere stato costretto ad abbandonare la soluzione per difetto di altimetria, nell’aprile del 1900 l’allora sindaco di Stimigliano, il Cav. Aurelio Bartoli, decise di seguire la soluzione prospettata dal Segretario Comunale, il Cav. Giacomo Manni, che ipotizzava di attingere alle sorgenti di Assora (site in Aspra).

    Cav. Giacomo Manni

    Rimaneva da affrontare l’ostacolo delle ingenti spese necessarie per coprire la maggiore distanza della fonte e fu in quel momento che nacque l’idea di promuovere un Consorzio.

    All’iniziativa si unirono da subito il comune di Torri (Aspra-Torri) e quello di Collevecchio dando vita insieme a Stimigliano, il giorno 8 dicembre 1901, al primo Consorzio affidandone la presidenza ad Aspra (Casperia).

    Il progetto dell’acquedotto, affidato all’Ing. Iacobini, fu presentato il 19 marzo del 1904 e trovò subito l’approvazione da parte del Genio Civile. Più difficoltosa si rivelò la costituzione legale del Consorzio, contrastata forse per l’appartenenza, allora, alla Provincia di Perugia.

    La Presidenza affidata a Stimigliano

    Mappa acquedotto consorziale Torri-Stimigliano-Collevecchio

    Diverse peripezie portatono al distacco dal Consorzio del comune di Aspra e alla conseguente presidenza affidata a quello di Stimigliano, nella persona del Cav. Manni, nel maggio del 1912.

    Grazie all’intercessione del Cav. Cesare Piacentini, membro della Giunta Provinciale Amministrativa dell’Umbria, venne trovata una soluzione per procedere senza la costituzione formale del Consorzio bensì attraverso un semplice contratto di Società.

    Nel Giugno dello stesso anno i Comuni interessati procedettero con la delibera dell’unione e già in Agosto avevano acquistato le sorgenti.

    La gara d’appalto fu pubblicata nel Gennaio del 1915 e aggiudicata alla Cooperativa Selciaroli di Roma.
    L’inizio dei lavori è datato Gennaio 1916, lavori però abbandonati poco dopo per l’aumento dei costi relativi sia alla manodopera che ai materiali di costruzione.

    Nonostante la decisione di aggiornare il bugdet del progetto la Cooperativa non riuscì a proseguire per le dissestate condizioni nella quale era ridotta tanto da portare alla risoluzione del contratto.

    Ing. Filippi

    Nel 1922, dopo un ulteriore adeguamento dei costi definito dall’Ing. Filippi, fu l’Impresa Del Fante ad aggiudicarsi il nuovo appalto. Nonostante questo la pratica per la costruzione subì un nuovo arresto per motivi burocratici a causa del cambiamento di provincia avvenuto nel frattempo.

    Massimo Del Fante
    Davide Del Fante
    Giovanni Del Fante

    La svolta (grazie al Sindaco di Stimigliano, Cav. Arturo Bartoli)


    Fu l’elezione a Stimigliano dell’Ing. Cav. Arturo Bartoli, nel 1923, a dare un nuovo forte impulso al progetto.
    Prima riuscì ad ottenere “il Reale Decreto che assumeva allo Stato, l’onere degl’interessi, per l’ammontare del nuovo mutuo dei tre Comuni del Consorzio di L. 726.000” e poi si impegnò nello scrivere il nuovo Capitolato “includendo condizioni, da togliere sottointesi, da escludere dalla gara mistificatori, incapaci ed imbroglioni, come malauguratamente era avvenuto, per disgrazia nostra, valevoli ad eliminare contrasti con l’impresa appaltatrice”.

    Ing. Cav. Arturo Bartoli

    Alla gara del Febbraio 1924 parteciparono ben 17 ditte ma fu ancora la Del Fante ad aggiudicarsela stipulando il contratto già nel vicino Marzo.

    L’inizio dei lavori è datato Luglio 1925 e l’opera fu completata nel Settembre dello stesso anno grazie al “vigoroso impulso dell’impresa, non meno che l’abilità e la tenacia della persona destinata alla esecuzione di un’opera che presentava gravissime difficoltà tecniche e pericoli nei lavori in galleria”

    L’inaugurazione

    L’inaugurazione avvenne a Stimigliano il giorno 11 Ottobre 1925 con cerimonia solenne alla quale parteciparono personalità della politica, della tecnica, della scienza e dell’arte.
    Finalmente lo scopo che i Comuni si erano prefissi era stato felicemente raggiunto nonostante l’attesa quasi trentennale.

    Tribuna delle autorità

    “La realtà dell’avvenimento, faceva a tutti dimenticare le aspre lotte sostenute, i sacrifizi e le ansie patite. E la gioia era ancora maggiore ripensando alle acque impure ed inquinate che per il passato la popolazione era costretta a bere e che spesso furono causa di lutti dolorosi.
    Ed è per questo che l’inaugurazione dell’acquedotto, costituitiva per la popolazione di Stimigliano la festa di redenzione, di civitlà e di vero progresso.”

    L’aquedotto al tempo, con le diverse diramazioni per i detti Comuni, aveva una lunghezza complessiva di 18,5 Km.

    Le sorgenti di acqua purissima (290 s.l.m.) erano a monte del paese di Aspra Sabina (oggi Casperia) a valle della strada provinciale di Finocchieto quasi all’origine del Fosso Ombrica.

    Il quantitativo di acqua captata era di circa 5 litri al secondo, in grado di soddisfare a pieno i tre Comuni Consorziati. La tubolatura era in acciaio Mannesmann omologata per una pressione di 25 atmosfere prodotta dagli Stabilimenti di Dalmine (Bergamo).

    Stimigliano piena di festoni, era inghirlandata di verde. Bandiere nazionali addobbavano numerosi edifici. All’ingresso del paese un’iscrizione esaltava l’importantissimo avvenimento”.

    Il corteo dopo aver sfilato davanti alla sede comunale si recò all’inizio della passeggiata S.Valentino (oggi via Garibaldi) dove sorgeva la nuova fontana, addobbata per l’occasione con un grande fascio littorio, contornato da bandiere nazionali.

    Inaugurazione della fontana (1925)
    La fontana all’inizio di via Garibaldi

    Dopo la benedizione e la rituale bottiglia di champagne infranta proprio sulla fontana dalla consorte del sindaco, la signora Emilia Bartoli, furono petardi e bombe, nonchè il suono delle campane e gli inni patriottici a designare l’inizio della nuova era.

    Nel 1936 la stessa impresa Del Fante completò l’impianto idrico del borgo medievale che era approvvigionato anche dai pozzi ivi esistenti.

    Tombino (1936)

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  • Tra chiese e fede, il nuovo libro di Mario Grizi

    Tra chiese e fede, il nuovo libro di Mario Grizi

    Stimigliano rende omaggio a uno dei suoi autori più rappresentativi: Mario Grizi. Poeta, scrittore e musicista originario di Stimigliano, Mario ha presentato il suo ultimo libro il 1° febbraio, in occasione del pranzo organizzato dal Comitato di San Giovanni Bosco a Stimigliano Scalo.

    Un evento che ha unito cultura, tradizione e comunità, trasformando un momento conviviale in un’occasione di riflessione e valorizzazione del patrimonio letterario e spirituale del territorio.

    Un autore profondamente legato alla sua terra

    Mario Grizi è da anni una figura centrale nella scena culturale locale. Nel corso della sua carriera ha pubblicato opere che, con semplicità e schiettezza, raccontano la Sabina, la memoria collettiva e l’animo umano, tra cui:

    • L’attrezzi, la traja, l’omini crudi de Stimigliano (1998)
    • Lacrime in Sabina (2004)
    • Palladio (2014)
    • Il Giudizio (di Dio) (2015)

    Libri che hanno contribuito a preservare storie, dialetti, emozioni e identità di un territorio ricco di tradizioni.

    Un viaggio nato da un ritrovamento fortuito

    Questa nuova opera rappresenta l’ultima fatica dell’autore ed è stata ispirata da un ritrovamento fortuito avvenuto molti anni fa: un manoscritto antico nel quale venivano descritte le chiese della Sabina.

    Da questo documento è nato uno spunto narrativo e spirituale che ha portato Grizi a immaginare un cammino di fede, un percorso interiore e simbolico alla ricerca di Dio.

    Un cammino spirituale tra le chiese sabine

    Nel libro, il poeta intraprende un cammino faticoso e profondo, passando di chiesa in chiesa nella speranza di poter incontrare il Padre Celeste. Un viaggio che non è solo geografico, ma anche interiore, fatto di dubbi, domande, silenzi e speranza.

    Solo alla fine di questo lungo percorso, il protagonista scoprirà una verità nascosta, capace di dare un nuovo senso alla ricerca e al cammino compiuto.

    Un libro impreziosito da arte, prefazione e immagini

    Il volume è impreziosito dalla copertina realizzata da Luisella Dragonetti, dalla prefazione di Rita Cantarini e da numerose fotografie delle chiese citate nel testo, che accompagnano il lettore in un vero e proprio percorso visivo e spirituale attraverso i luoghi sacri della Sabina.

    Per approfondire, è possibile leggere la biografia di Mario Grizi e la sua intervista realizzata da Il Viaggio di Enea – Stimigliano, per conoscere più da vicino l’uomo, l’artista e il suo percorso creativo.

    Clicca qui per visualizzare l’articolo

  • Mario Grizi: l’umiltà fatta arte

    Mario Grizi: l’umiltà fatta arte

    Mario Grizi nasce a Stimigliano nel 1941, in un mondo ferito dalla Seconda Guerra Mondiale, un tempo difficile che segna il suo paese e le persone che lo abitano. Cresce in un contesto in cui la memoria del dolore convive con il desiderio di rinascita, e forse è anche da lì che prende vita il suo sguardo attento sulle storie, sulle parole e sulle persone.

    Da ragazzo ama il calcio, ma è la cultura a conquistarlo davvero. Preferisce la compagnia di poeti, scrittori e professori di Stimigliano, ascoltando chi declama versi, chi racconta i grandi autori del passato, chi discute di arte, letteratura e pensiero. In quei momenti si forma il suo legame profondo con la parola e con la tradizione intellettuale del territorio.

    La musica diventa un’altra presenza fondamentale nella sua vita: entra nella Banda del paese, dove coltiva l’ascolto, il ritmo e il senso dell’armonia. Poi arriva l’esperienza nelle Ferrovie, un lavoro che lo porta lontano da casa, ma che non recide mai il filo che lo lega a Stimigliano.

    È proprio dopo questi anni che Mario sceglie di dedicarsi con maggiore intensità alla scrittura, dando voce ai ricordi, alle radici e alle storie della sua terra. Poeta, scrittore e musicista, è autore di numerosi libri ed è anche il creatore del concorso dedicato a San Bernardino, nato nel 1999, un appuntamento che ogni anno riunisce poeti da tutta Italia, trasformando Stimigliano in un luogo di incontro per la parola e la creatività.

    In questa intervista incontriamo un uomo umile e poliedrico, una vera memoria vivente del paese, testimone del centro storico e dello Scalo, dei cambiamenti e delle continuità di una comunità che ha attraversato il tempo.

    Nel video, Mario non racconta solo il passato: ci lascia un consiglio, semplice e profondo. Vale la pena ascoltarlo.

    Le Interviste di Enea – Mario Grizi

    Alcune opere di Mario

    “Palladio”, 2014 – libro dedicato alla storia della Ceramica Sbordoni che oltre ai cenni storici raccoglie moltissime testimonianze di chi la ceramica l’ha vissuta.

    “Il Giudizio (di Dio)”, 2015 – il libro che ha impegnato di più lo scrittore e che lo vede percorrere, ispirato dalla fede, un viaggio immaginario che spazia tra luoghi vicini e lontani, incontrando personaggi del passato calati nel contesto sabino.

    “L’attrezzi, la traja, l’omini crudi de Stimigliano”, 1998 – raccolta di poesie che raccontano spaccati di vita paesana.

    “Lacrime in Sabina”, 2004 – libro dedicato alle memorie di guerra, tra racconti di partigiani e bombardamenti.

    Vado per le chiese della Sabina e di Roma... "in cerca di Dio" (Mario Grizi)

    “Vado per le chiese della Sabina e di Roma… “in cerca di Dio””, 2026 – il libro, ispirato dal ritrovamento di un manuscritto inerente le chiese Sabine, narra un cammino di fede alla ricerca di Dio.