Tag: Valle Del Tevere

  • L’idrometro di Stimigliano: silenzioso guardiano del Tevere

    L’idrometro di Stimigliano: silenzioso guardiano del Tevere

    Cos’è un idrometro e a cosa serve

    L’idrometro è lo strumento utilizzato per misurare le quote idrometriche, cioè il livello dell’acqua di fiumi e laghi. In termini semplici, permette di capire quanto un corso d’acqua si stia alzando o abbassando in un determinato punto.

    Il modello più semplice è l’idrometro ad asta, costituito da una barra – solitamente in pietra o più recentemente in lega metallica resistente alla corrosione – dotata di tacche numerate in metri e centimetri. Viene installato verticalmente a contatto con l’acqua, spesso fissato a una spalla di un ponte, a una banchina fluviale o a una pila.

    Oggi, accanto a questi sistemi tradizionali, vengono utilizzati anche strumenti più avanzati come idrometrografi e teleidrometri, capaci di rilevare i livelli dell’acqua tramite tecnologie moderne (laser, ultrasuoni, sensori digitali) e trasmettere i dati in tempo reale ai centri di monitoraggio.

    Che cos’è il livello idrometrico

    Per livello idrometrico si intende il dislivello tra la superficie dell’acqua e un punto di riferimento altimetrico. Questo riferimento può essere:

    • il livello medio del mare (l.m.m.)
    • lo zero idrometrico, cioè il valore convenzionale stabilito per ciascun idrometro

    È importante sottolineare che lo zero dell’idrometro non coincide con il fondo del fiume, perché l’alveo è soggetto a continue modifiche naturali. Si tratta invece di una quota altimetrica fissa, definita in fase di installazione dello strumento.

    Perché gli idrometri sono fondamentali per la sicurezza

    Gli idrometri giocano un ruolo chiave nella salvaguardia del territorio. Il monitoraggio continuo dei livelli idrometrici consente di:

    • prevedere l’andamento delle piene fluviali
    • attivare con anticipo i sistemi di allerta della Protezione Civile
    • prevenire danni a persone, abitazioni e infrastrutture
    • valutare l’evoluzione dei fenomeni di piena nel tempo

    In un Paese come l’Italia, attraversato da numerosi corsi d’acqua e spesso soggetto a eventi meteorologici intensi, questi strumenti sono essenziali.

    L’idrometro di Stimigliano: una posizione strategica

    L’idrometro di Stimigliano riveste un’importanza storica e tecnica di grande rilievo. La sua installazione avvenne il 24 gennaio 1880, pochi giorni dopo quella dell’idrometro di Corese (10 gennaio 1880).

    La sua collocazione strategica, tra la foce del Nera e quella dell’Aniene, ne ha subito evidenziato il valore per la prevenzione delle inondazioni di Roma. Prima di queste installazioni, l’unico idrometro presente lungo il corso del Tevere era quello di Orte, situato però a monte della foce del Nera. Questo rendeva le informazioni disponibili parziali e spesso imprecise, poiché non tenevano conto dell’apporto di importanti affluenti.

    Grazie all’idrometro di Stimigliano, diventava finalmente possibile monitorare in modo più accurato l’evoluzione delle piene dirette verso la Capitale.

    Le prime osservazioni ufficiali

    Un documento del 1883, gli Atti della Giunta per l’Inchiesta Agraria sulle condizioni della classe agricola, testimonia l’avvio delle misurazioni:

    … è soltanto al 10 gennaio 1880 che rimontano le osservazioni del nuovo idrometro impiantato a Corese, ed al 24 dello stesso mese per quello di Stimigliano. Al primo si eseguiscono le osservazioni alle 6 antimerdiane, a mezzogiorno ed alle 6 pomeridiane; ed a quello di Stimigliano una sola volta a mezzogiorno.

    Il testo riporta anche dati precisi sulle distanze dalla foce del Tevere (125.670 metri)e sulle quote degli zeri idrometrici rispetto all’idrometro di Ripetta, punto di riferimento storico per Roma. In particolare, lo zero dell’idrometro di Stimigliano risultava più elevato di 27,368 metri rispetto a quello di Ripetta (oggi spostato sulle mura della chiesa di San Rocco), a conferma della sua collocazione in un tratto cruciale del fiume.

    Un patrimonio tecnico e storico da valorizzare

    L’idrometro di Stimigliano non è soltanto uno strumento tecnico, ma rappresenta anche un importante elemento di memoria storica del territorio. Racconta di un’epoca in cui la prevenzione delle piene si basava su osservazioni dirette, misurazioni regolari, calcoli manuali e su una conoscenza profonda e quotidiana del fiume.

    Nel corso del tempo, il Tevere ha modificato il proprio alveo e il suo andamento, spostandosi rispetto alla posizione storica in cui l’idrometro era originariamente immerso nel flusso principale. Nonostante questi cambiamenti naturali, l’idrometro rimane un riferimento tecnico fondamentale, testimonianza concreta di come veniva monitorato il fiume e di come si costruiva la sicurezza idraulica prima dell’avvento delle moderne tecnologie digitali.

    Ancora oggi, ricordare il ruolo di questi strumenti significa comprendere meglio il rapporto tra le comunità locali e il Tevere: un fiume che ha portato risorse e sviluppo, ma anche rischi e pericoli, modellando nel tempo il paesaggio, l’economia e la storia dei paesi che si affacciano sulle sue rive. L’idrometro di Stimigliano resta così un simbolo di attenzione al territorio, di prevenzione e di dialogo costante tra l’uomo e il fiume.

    Fonti

    • Atti della Giunta per l’Inchiesta Agraria sulle condizioni della classe agricola (1883)
    • Wikipedia

  • Maurizio Mario Moris e Stimigliano: alle origini della fotografia aerea italiana

    Maurizio Mario Moris e Stimigliano: alle origini della fotografia aerea italiana

    foto tratte da L’Aerofototeca Nazionale racconta – GEOmedia n°4-2022 (Laura Castrianni)

    Tra le anse del Tevere e le campagne della Sabina, Stimigliano è stata testimone silenziosa di una rivoluzione scientifica.
    Qui, tra fine Ottocento e primo Novecento, le imprese del Capitano Maurizio Mario Moris hanno legato per sempre il nome del paese alle origini dell’aeronautica e della fotografia aerea.

    Stimigliano protagonista di un’impresa pionieristica

    Pochi lo sanno, ma Stimigliano compare nelle prime, straordinarie pagine della storia dell’aeronautica e della fotografia aerea italiana. Tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, il nostro territorio fu teatro di imprese compiute da uno dei più importanti pionieri del volo: il Capitano Maurizio Mario Moris, ufficiale del Genio Militare, studioso, sperimentatore e uomo di visione.

    Tra ascensioni aerostatiche, voli sperimentali e innovazioni tecniche, Stimigliano fu raggiunta e sorvolata da Moris già nel 1895, e successivamente divenne punto chiave di una delle più avanzate operazioni di fotografia aerea mai realizzate all’epoca, lungo il corso del fiume Tevere. Un episodio oggi quasi dimenticato, ma di grande rilievo storico.

    Chi era Maurizio Mario Moris, il “padre” dell’Aeronautica italiana

    Maurizio Mario Moris nacque in una famiglia di origine piemontese e, dopo la morte del padre, scelse la carriera militare. Ammesso all’Accademia Militare nel 1878, venne assegnato al Genio Militare, arma nella quale avrebbe lasciato un’impronta indelebile.

    Nel 1887, promosso capitano, entrò in contatto con il nascente Servizio Aeronautico del Regio Esercito, avviando studi e sperimentazioni sul volo umano. La sua passione lo portò, nel 1894, a realizzare un pallone aerostatico costruito a proprie spese, con il quale effettuò il suo primo volo il 14 novembre, atterrando nell’area di Guidonia, dove anni dopo sarebbe sorta una scuola di pilotaggio.

    Nel 1896 fu incaricato di organizzare il Servizio Fotografico dell’Esercito, collocato presso Villa Mellini a Monte Mario. Grazie alla fusione tra aeronautica e fotografia, Moris si dedicò alla fotografia aerea dal pallone e alla fotogrammetria, tanto da essere riconosciuto da molti come il “Padre dell’Aeronautica Italiana”.

    Dalle ascensioni al volo su Stimigliano

    Mentre organizzava il servizio fotografico militare, Moris continuò a effettuare ascensioni con il pallone aerostatico “Durand de la Penne”.

    Tra le imprese più rilevanti si ricordano:

    «la discesa su Albano, quella di Viterbo e, il 26 agosto 1895, insieme a Dal Fabbro, quella di Stimigliano».

    Questo episodio rappresenta uno dei primi collegamenti aerei documentati con il territorio stimiglianese, inserendolo a pieno titolo nelle sperimentazioni aeronautiche italiane di fine Ottocento.

    Il volo del 1908 sul Tevere: da Ponte del Grillo a Stimigliano

    L’impresa più straordinaria legata a Stimigliano avvenne nel 1908, quando il Servizio Aerostatico del Genio Militare realizzò il rilievo fotografico di 50 chilometri del corso del Tevere, dal Ponte del Grillo fino a monte di Stimigliano.

    Il progetto nacque su incarico del Genio Civile, nell’ambito degli studi per rendere navigabile il Tevere dal mare fino a Orte. Il tratto finale, da Ponte del Grillo a Stimigliano, fu affidato alla sezione aerostatica diretta da Moris.

    Si trattò di un’impresa senza precedenti: una vera e propria spedizione fluviale, con una squadra di 12 uomini che, a bordo di uno zatterone attrezzato, risalì il fiume in tre giorni, effettuando dalle sei alle dieci stazioni fotografiche al giorno, per circa un mese.

    Perché quel volo fu straordinario: il “ritratto del terreno”

    Il rilievo del Tevere del 1908 è considerato una pietra miliare della fotografia aerea mondiale. Le immagini furono scattate da un pallone aerostatico di 65 m³, posto a circa 525 metri di quota, utilizzando un apparecchio fotografico in legno con obiettivo Zeiss.

    Il risultato finale fu un fotomosaico di 16 fotografie nel fortmato 24×24, oggi conservato presso l’Aerofototeca Nazionale, che riproduceva il territorio con un realismo inedito. Come scrisse il Capitano Cesare Tardivo:

    «fare dall’alto una fotografia che dia un’immagine perfettamente simile a quella del terreno… il ritratto del terreno, anziché un insieme di freddi segni convenzionali».

    Il fotomosaico del corso del fiume Tevere da Stimigliano a Ponte del Grillo, composto da
    16 fotogrammi (21×21,5 cm) ottenuti dalla stampa di lastre di vetro originali a contatto (ICCDAFN, Neg. 35860).

    Questo rilievo ottenne riconoscimenti internazionali ai Congressi di Fotografia di Bruxelles (1910) e Vienna (1912), dove Moris e i suoi collaboratori furono applauditi come precursori assoluti della fotogrammetria aerea.

    Un episodio poco noto, ma di enorme valore storico

    A distanza di oltre un secolo, il volo sul Tevere e il ruolo di Stimigliano in questa impresa restano sconosciuti ai più, ma rappresentano un capitolo fondamentale della storia scientifica e militare italiana.

    Grazie a Maurizio Mario Moris, Stimigliano è entrata nella storia dell’aeronautica e della fotografia aerea, diventando parte di una delle prime applicazioni concrete del volo al servizio della conoscenza del territorio.

    Riscoprire e raccontare questi eventi significa restituire al paese un posto che gli spetta nella memoria storica nazionale e locale, e ricordare che anche un piccolo borgo come il nostro può trovarsi, sorprendentemente, al centro della grande Storia.

    Fonti

  • Memorie fotografiche

    Memorie fotografiche

    Il patrimonio fotografico rappresenta un bene prezioso, una risorsa culturale e affettiva che appartiene all’intera comunità del paese. Una fotografia non è soltanto un’immagine: è memoria, testimonianza, identità.

    Racconta storie, conserva volti, fissa istanti di vita che contribuiscono a definire chi siamo stati, chi siamo oggi e chi saremo domani. Ogni scatto racchiude emozioni, tradizioni, personaggi e situazioni che costituiscono le radici della nostra storia collettiva.

    Custodire un patrimonio fotografico significa proteggere i ricordi, preservare la memoria condivisa e trasmettere alle future generazioni i valori, le esperienze e le trasformazioni che hanno plasmato la comunità. È un atto di responsabilità, ma anche di amore verso il passato e di fiducia nel futuro.

    Memorie fotografiche: volti, storie e ricordi di una comunità

    La rubrica Memorie Fotografiche nasce con l’obiettivo di preservare, omaggiare e rendere eterni quei valori che meritano di non essere dimenticati.

    Grazie alla collaborazione di Federico Brugnoletti, curatore della rubrica e profondo sostenitore dell’importanza della memoria visiva, e grazie alla sua attenta opera di ricerca, catalogazione e conservazione di scatti fotografici — propri o recuperati attraverso un paziente lavoro di indagine — possiamo offrire alla comunità un bene raro e prezioso: un patrimonio di immagini capace di unire passato, presente e futuro.

    Piazza Roma e il Soratte, una veduta che riempe il cuore

    A inaugurare la rubrica Memorie fotografiche è un’immagine che parla al cuore prima ancora che allo sguardo: Piazza Roma, il Palazzo Comunale e l’apertura verso l’orizzonte del Monte Soratte.

    Questa fotografia è più di un paesaggio. È una finestra sul tempo, un luogo dove la storia del paese incontra la grandezza della natura. La Valle del Tevere si distende ai piedi dello sguardo, mentre l’imponenza del Monte Soratte veglia silenziosa, custode di memorie antiche e di emozioni che attraversano le generazioni.

    Sceglierla come copertina significa affidare alla luce di uno scatto il compito di raccontare chi siamo: il legame profondo con la nostra terra, la bellezza che ci circonda, le radici che continuano a guidarci. Un’immagine che non si limita a mostrare un luogo, ma che lo rende eterno nella memoria di chi guarda.

    (clicca per ingrandire)

    Palazzo del comune e affaccio sul Soratte
    Palazzo comunale, affaccio sulla Valle Del Tevere e il monte Soratte sullo sfondo
    (autore e anno sconosciuti)