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  • Il Milite Ignoto e il suo passaggio a Stimigliano

    Il Milite Ignoto e il suo passaggio a Stimigliano

    Il viaggio del Milite Ignoto unì l’Italia intera, attraversando anche le piccole comunità. Nella notte del 1° novembre 1921, tra falò e silenzi, anche Stimigliano rese omaggio al Soldato senza nome.

    Il simbolo di un intero popolo

    Il Milite Ignoto è il simbolo di tutti i soldati italiani caduti durante la Prima guerra mondiale e mai identificati. La sua storia, profondamente umana, nasce da un gesto semplice ma potentissimo: la scelta di una madre, Maria Bergamas, che davanti a undici bare senza nome, ad Aquileia nel 1921, indicò quella destinata a rappresentare tutti i figli perduti.
    Un gesto che trasformò un singolo soldato sconosciuto nel simbolo di un intero popolo.

    Il viaggio del 1921

    Alle ore 8.00 del 29 ottobre 1921, dalla stazione ferroviaria di Aquileia partì il treno a vapore che avrebbe condotto la salma del Milite Ignoto a Roma.

    La bara, scelta il giorno precedente fu collocata su un affusto di cannone e poi sistemata in uno speciale carro ferroviario progettato dall’architetto Guido Cirilli. Ad accompagnarla vi erano reduci della Grande Guerra, decorati al valore e più volte feriti, a testimoniare il dolore e il sacrificio collettivo di una nazione intera.

    Il viaggio si svolse lungo la linea Aquileia – Venezia – Bologna – Firenze – Roma, attraversando tutta l’Italia. Il convoglio procedette a velocità molto ridotta, quasi solenne, per consentire alla popolazione di rendere omaggio:le soste erano riservate alle stazioni principali, mentre nelle altre località la folla accalcata lungo i binari poteva comunque salutare il passaggio grazie alla lentezza del treno.

    Lungo i binari si raccolsero folle immense: uomini, donne, bambini, reduci, vedove. Molti si inginocchiavano, altri lanciavano fiori, altri ancora semplicemente restavano in silenzio, con il capo chino.

    Il viaggio si concluse il 4 novembre 1921, quando il feretro venne tumulato all’Altare della Patria, a Roma, in una cerimonia solenne che divenne uno dei momenti più intensi di unità nazionale della storia italiana.

    Foto dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano

    Il passaggio in Sabina e a Stimigliano

    Dopo aver sostato nel nodo ferroviario di Orte, il convoglio imboccò la linea storica che costeggia la valle del Tevere, attraversando la Sabina.

    Era la sera del 1° novembre 1921.

    Il treno non effettuò una sosta ufficiale a Stimigliano, ma passò lentamente, a una velocità stimata tra i 15 e i 20 km/h. Questo dettaglio è fondamentale per comprendere il valore del momento: anche senza fermarsi, il passaggio del Milite Ignoto trasformò la stazione e tutto il territorio circostante in un luogo di raccoglimento e partecipazione.

    La popolazione locale — contadini, famiglie, abitanti dei paesi vicini — si radunò lungo i binari e presso la stazione.
    Nella sera ormai calata, si accesero falò, lanterne e torce, illuminando il passaggio del convoglio come in una processione silenziosa e solenne.

    Non ci risultano testimonianze fotografiche di quel momento. La spiegazione è da ricercare nel fatto che non vi fu una sosta ufficiale con operatori e giornalisti, il passaggio avvenne in orario serale/notturno, la tecnologia fotografica del tempo non era così diffusa e soprattutto non permetteva scatti efficaci in condizioni di scarsa luminosità e in movimento.

    Ma proprio questa assenza di immagini rende il ricordo ancora più suggestivo: rimane affidato alla memoria orale e alla storia del territorio.

    Stimigliano, pur non essendo una fermata “importante” nel senso ufficiale, fu comunque parte integrante di quel viaggio, come tutte le piccole comunità italiane attraversate dal convoglio.

    Il Generale Settimio Piacentini

    Il passaggio del Milite Ignoto in Sabina è legato però a un episodio drammatico e forse poco conosciuto, che riguarda il Tenente Generale Settimio Piacentini, nativo di Tarano e senatore del Regno.

    Piacentini fece una scelta significativa: invece di partecipare alle grandi cerimonie ufficiali di Roma, decise di rendere omaggio al Milite Ignoto insieme al suo territorio, tra la sua gente.

    Tenente Generale Settimio Piacentini

    La mattina del 2 novembre 1921, poche ore dopo il passaggio del treno a Stimigliano, organizzò una solenne manifestazione presso la Cattedrale di Vescovio, riunendo sindaci, associazioni combattentistiche e cittadini della Bassa Sabina.

    Al termine di un intenso discorso patriottico, mentre si preparava a guidare un corteo verso la stazione di Stimigliano per rendere un ultimo omaggio formale al luogo del passaggio fu colto da un improvviso malore cardiaco.

    Morì poco dopo, a San Polo Sabino.

    La sua scomparsa colpì profondamente la comunità e rimase impressa anche nelle cronache ufficiali dell’epoca. Il suo gesto — scegliere la dimensione locale, popolare, rispetto a quella istituzionale — rappresenta ancora oggi un segno di forte legame tra il territorio sabino e la memoria del Milite Ignoto.

    Stimigliano nella storia del viaggio

    L’elenco delle stazioni attraversate dal convoglio nel 1921 è lungo: circa 120 località, tra grandi città e piccoli centri.

    Tra queste compare anche Stimigliano, insieme alle vicine stazioni di Collevecchio-Poggio Sommavilla, Gavignano Sabino e Poggio Mirteto.

    Questo dato ci ricorda che il viaggio del Milite Ignoto non fu solo un evento nazionale, ma un momento diffuso, vissuto in ogni angolo d’Italia, anche nei luoghi più piccoli.

    Il ricordo a cento anni: il ritorno del treno

    Nel 2021, a cento anni esatti dal viaggio del Milite Ignoto, il suo percorso è stato realmente ripercorso da un treno commemorativo partito da Aquileia e diretto a Roma, lungo la stessa linea ferroviaria del 1921.

    Il convoglio ha attraversato nuovamente l’Italia seguendo la storica direttrice Aquileia – Venezia – Bologna – Firenze – Roma, fermandosi nelle principali stazioni e transitando anche nei centri minori che già un secolo prima avevano assistito al passaggio della salma.

    Anche lungo la tratta sabina — quella che comprende Orte, Collevecchio, Stimigliano e le altre stazioni della valle del Tevere — il viaggio ha riattivato la memoria storica del territorio, riportando l’attenzione su un evento che, pur senza grandi cerimonie ufficiali nel 1921, fu vissuto intensamente dalla popolazione locale.

    Come cento anni fa, il viaggio del Milite Ignoto non è stato solo un percorso ferroviario, ma un momento di memoria condivisa, capace di collegare tra loro comunità grandi e piccole nel segno della storia e della pace.

    Un storia dal valore che va tramandato

    Il passaggio del Milite Ignoto a Stimigliano non fu una sosta ufficiale, ma fu comunque un momento vissuto e sentito dalla comunità locale.

    In quella sera del 1° novembre 1921, tra luci di falò e silenzi rispettosi, anche la Sabina rese omaggio a un soldato senza nome che rappresentava tutti.

    Il Milite Ignoto non appartiene a un luogo soltanto, ma a tutti quelli che lo hanno salutato, anche solo per un istante. Ma il senso più profondo di questa storia è mantenere e tramandare la memoria affinché sia di insegnamento per le generazioni future.

    E secondo voi, lo stiamo davvero facendo?

    Fonti

  • Memorie fotografiche – Corpus Domini

    Memorie fotografiche – Corpus Domini

    a cura di Federico Brugnoletti

    La festa del Corpus Domini celebra la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, portata in processione per le vie del paese sotto un baldacchino, segno di rispetto e solennità verso il Santissimo ma che richiama anche l’onore riservato alle figure più importanti e crea uno spazio sacro che accompagna la processione tra le case.

    Un tempo, essendo più leggero delle pesanti macchine dei santi, veniva spesso sorretto dai notabili, i cosiddetti “signorotti”, a sottolinearne anche il valore sociale.

    Le vie si preparano con addobbi e segni di devozione. Tra questi, le infiorate erano un elemento centrale: in passato, nei giorni precedenti la festa, erano soprattutto le donne a raccogliere fiori per realizzare disegni lungo il percorso. Oggi i petali sono sempre più rari e spesso sostituiti da materiali più semplici come gessetti, farina, caffè o segatura.

    A Stimigliano la processione attraversava molte più vie, mentre oggi si concentra tra via Garibaldi, via Cavour e il centro storico dentro le mura.

    Le fotografie raccontano questa continuità: tre immagini degli anni ’60 e ’70 e due scatti del 6 giugno 2010, tra memoria e presente della stessa tradizione.

  • Memorie fotografiche – Il Vescovo e la grande partecipazione del paese

    Memorie fotografiche – Il Vescovo e la grande partecipazione del paese

    a cura di Federico Brugnoletti

    Il vescovo circondato da tante persone, bambini e bambine in abito da comunione.

    La foto testimonia un evento religioso con grande partecipazione del paese, segno di una celebrazione molto sentita dalla comunità in quegli anni.

    Data e occasione precise non sono note. Chi si riconosce o riconosce qualcuno nella foto?

    È festa in piazza alla presenza del Vescovo
  • Il pesce d’Aprile di una volta: scherzi semplici, tempi semplici

    Il pesce d’Aprile di una volta: scherzi semplici, tempi semplici

    Il Pesce d’Aprile era un momento di gioco e di divertimento per il quale non serviva chissà cosa. Bastava la semplicità dei ragazzi e della vita di un tempo.

    (Da un racconto di Federico Brugnoletti)

    Le origini

    Il Pesce d’Aprile è una tradizione che si ritrova un po’ dappertutto e che consiste nel fare scherzi, il primo giorno di aprile, con l’unico intento di prendere bonariamente in giro qualcuno.

    Le sue origini non sono del tutto certe. Una delle spiegazioni più accreditate ci porta alla Francia del Cinquecento, quando il Capodanno veniva festeggiato tra il 25 marzo e il 1º aprile. Con il cambiamento del calendario e lo spostamento dell’inizio dell’anno al 1º gennaio, chi continuava a festeggiare ad aprile diventò bersaglio di scherzi e prese in giro, spesso con regali finti o pacchi vuoti.

    Da lì sarebbe nato il poisson d’avril, il pesce d’aprile, simbolo di chi “abbocca” facilmente. A questa tradizione si legano anche feste più antiche, di primavera, in cui lo scherzo e il riso avevano un ruolo importante.

    La semplicità delle cose

    Da noi, però, in passato il Pesce d’Aprile non aveva bisogno di spiegazioni storiche. Si sapeva e basta che quel giorno bisognava stare attenti, perché qualcuno prima o poi ci provava.

    Uno degli scherzi più ricordati a Stimigliano era quello del pesce fatto di stoffa o più spesso con il feltro arrotolato e modellato. Lo si sporcava di gesso e diventava una specie di stampino. Bastava un momento di distrazione e ti ritrovavi il segno sul grembiule che allora era di color nero quasi a voler far risaltare il gesso bianco.

    Gli scherzi, comunque, erano quasi sempre semplici. Bastava un “hai le scarpe sciolte” detto con aria seria per farti abbassare gli occhi e sentirti subito preso in giro. Oppure un “guarda là!”, e mentre ti voltavi già sentivi ridere. Niente di cattivo, solo il gusto di stare insieme e farsi due risate.

    A volte, soprattutto ai più piccoli, si consigliava di andare “giù ’a Madonna” a chiedere un “nasu pistu”. Detto con tanta convinzione che qualcuno davvero ci andava. Era uno scherzo che girava un po’ tutto l’anno, non solo il primo aprile, e faceva parte di quel modo di crescere fatto di ingenuità e fiducia.

    Ripensandoci oggi, viene da sorridere. Gli scherzi erano semplici, come semplice era la vita. Bastava poco per divertirsi, e poco per stare insieme. Forse non era solo il Pesce d’Aprile a essere diverso: era proprio un altro modo di vivere, più leggero, più vero. E quei ricordi, anche adesso, continuano a farci compagnia.

  • Memorie fotografiche – L’oro nero a “sole” 96 lire al litro

    Memorie fotografiche – L’oro nero a “sole” 96 lire al litro

    a cura di Federico Brugnoletti

    Un distributore, 96 lire al litro e la corsa verso il futuro.
    Memorie fotografiche: uno scatto che racconta quanto (e come) è cambiato il peso della benzina nelle nostre vite.

    Quando la benzina costava meno di 100 lire al litro

    La benzina a 96 lire al litro

    Distributore fine anni ’50 / inizi anni ’60 (nell’attuale piazza dei Ceramisti – Stimigliano Scalo)

    Scatti di Gregorio Rossi

    Benzina e salari: Italia fine anni ’50 / inizia anni ’60 vs oggi

    Alla fine degli anni ’50 (inizi anni ’60), l’Italia si trova nel pieno del suo sviluppo economico. È un periodo di crescita e trasformazione, ma anche un’epoca in cui il rapporto tra reddito e costo della vita appare più equilibrato rispetto a oggi. Un esempio concreto? Il prezzo della benzina.

    Il costo della benzina

    Nei distributori AGIP dell’epoca, il prezzo della benzina si aggirava intorno alle 90–100 lire al litro. Un valore che oggi può sembrare irrisorio, ma che va letto alla luce dei salari dell’epoca.

    Un lavoratore medio guadagnava circa 50.000 lire che corrispondevano a circa 500/520 litri di benzina. Oggi, considerando un salario medio di 1500 euro, e con la benzina intorno ai 2 euro, se ne possono acquistare circa 700/750.

    Il vero confronto

    A prima vista, oggi la benzina sembra più accessibile. Ma il dato va interpretato correttamente.

    Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio del ’60 la vita era caratterizzata da meno spese fisse, un costo più basso e una maggiore proporzione tra reddito e consumi.

    Oggi gli affitti, le bollette e i servizi incidono molto di più che nel passato. Se si aggiunge un’alta tassazione sui carburanti e una maggiore dipendenza dall’automobile ci si renderà immediatamente conto che il costo della benzina pesa molto di più sul bilancio familiare anche se a prima vista i numeri sembrano dire il contrario.

    Una riflessione finale

    Negli anni del boom economico, fare il pieno rappresentava un gesto legato al progresso e alla libertà. Oggi, superare i 2 euro al litro trasmette spesso una sensazione opposta: quella di un costo difficile da sostenere.

    Il confronto tra ieri e oggi non è solo economico, ma culturale.
    Ci ricorda che il vero benessere non dipende solo da quanto guadagniamo, ma da quanto il nostro reddito riesce davvero a coprire la vita quotidiana.

  • Memorie Fotografiche – Storie di uomini e di carte

    Memorie Fotografiche – Storie di uomini e di carte

    a cura di Federico Brugnoletti

    Scorci di vita paesana

    Un tavolo, un mazzo di carte e sfide infinite (2010)

    In questa fotografia sembra fermarsi il tempo di Stimigliano. Attorno a un tavolo quattro giocatori – Luigino, Bernardino (di spalle), Massimo e Stefano – sono immersi nella loro partita, probabilmente stanno giocando a quadrigliato, la versione del tressette in cui il compagno dipende dalle carte che si hanno. Carte che possono anche invogliare alla ‘sóla’, la sfida più temeraria: uno contro tutti.
    Intorno, come da tradizione, si forma il classico capannello di spettatori: Dario, per tutti “il Tedesco”, Maurizio, Luigi, Eraldo e Roberto ripresi di spalle e Stefano Ceccarelli. Poco più in là Emilio sembra il meno interesssto alla questione. È un’immagine che racconta molto più di una semplice partita: racconta una comunità.
    A Stimigliano il gioco delle carte è sempre stato un rito sociale. La bravura non portava soltanto qualche bella vincita, ma soprattutto rispetto e popolarità. Il clima appare rilassato, ma chi conosce queste sfide sa che non era raro vedere gli animi scaldarsi: non tanto per la posta in palio, quanto per l’orgoglio di vincere.
    Eppure tutto tornava presto alla normalità. Bastava l’immancabile aperitivo dopo la partita per sciogliere ogni tensione, tra una risata, un commento sulla mano appena giocata e la promessa – implicita – della prossima sfida. In fondo, più che una partita, era un modo di stare insieme

  • L’acquedotto consorziale Torri-Stimigliano-Collevecchio

    L’acquedotto consorziale Torri-Stimigliano-Collevecchio

    Le origini del Consorzio per l’acquedotto di Torri, Collevecchio e Stimigliano

    Domenica 11 ottobre (1925 n.d.r.)la popolazione tutta era in festa per celebrare con il più fervido entusiamo, il fausto avvenimento della inaugurazione del nuovo acquedotto consorziale Stimigliano – Torri – Collevecchio. Era l’avveramento di un sogno trentennale!” (Terra Sabina – n.10, 1925)

    Corteo dei festeggiamenti (11 ottobre 1925)

    Le origini del Consorzio

    Il primo progetto per la costruzione di un acquedotto per servire Stimigliano era stato elaborato dall’Ing. Petti di Roma e prevedeva di convogliare verso Stimigliano le acque della sorgente Acquara (Torri).

    Dopo essere stato costretto ad abbandonare la soluzione per difetto di altimetria, nell’aprile del 1900 l’allora sindaco di Stimigliano, il Cav. Aurelio Bartoli, decise di seguire la soluzione prospettata dal Segretario Comunale, il Cav. Giacomo Manni, che ipotizzava di attingere alle sorgenti di Assora (site in Aspra).

    Cav. Giacomo Manni

    Rimaneva da affrontare l’ostacolo delle ingenti spese necessarie per coprire la maggiore distanza della fonte e fu in quel momento che nacque l’idea di promuovere un Consorzio.

    All’iniziativa si unirono da subito il comune di Torri (Aspra-Torri) e quello di Collevecchio dando vita insieme a Stimigliano, il giorno 8 dicembre 1901, al primo Consorzio affidandone la presidenza ad Aspra (Casperia).

    Il progetto dell’acquedotto, affidato all’Ing. Iacobini, fu presentato il 19 marzo del 1904 e trovò subito l’approvazione da parte del Genio Civile. Più difficoltosa si rivelò la costituzione legale del Consorzio, contrastata forse per l’appartenenza, allora, alla Provincia di Perugia.

    La Presidenza affidata a Stimigliano

    Mappa acquedotto consorziale Torri-Stimigliano-Collevecchio

    Diverse peripezie portatono al distacco dal Consorzio del comune di Aspra e alla conseguente presidenza affidata a quello di Stimigliano, nella persona del Cav. Manni, nel maggio del 1912.

    Grazie all’intercessione del Cav. Cesare Piacentini, membro della Giunta Provinciale Amministrativa dell’Umbria, venne trovata una soluzione per procedere senza la costituzione formale del Consorzio bensì attraverso un semplice contratto di Società.

    Nel Giugno dello stesso anno i Comuni interessati procedettero con la delibera dell’unione e già in Agosto avevano acquistato le sorgenti.

    La gara d’appalto fu pubblicata nel Gennaio del 1915 e aggiudicata alla Cooperativa Selciaroli di Roma.
    L’inizio dei lavori è datato Gennaio 1916, lavori però abbandonati poco dopo per l’aumento dei costi relativi sia alla manodopera che ai materiali di costruzione.

    Nonostante la decisione di aggiornare il bugdet del progetto la Cooperativa non riuscì a proseguire per le dissestate condizioni nella quale era ridotta tanto da portare alla risoluzione del contratto.

    Ing. Filippi

    Nel 1922, dopo un ulteriore adeguamento dei costi definito dall’Ing. Filippi, fu l’Impresa Del Fante ad aggiudicarsi il nuovo appalto. Nonostante questo la pratica per la costruzione subì un nuovo arresto per motivi burocratici a causa del cambiamento di provincia avvenuto nel frattempo.

    Massimo Del Fante
    Davide Del Fante
    Giovanni Del Fante

    La svolta (grazie al Sindaco di Stimigliano, Cav. Arturo Bartoli)


    Fu l’elezione a Stimigliano dell’Ing. Cav. Arturo Bartoli, nel 1923, a dare un nuovo forte impulso al progetto.
    Prima riuscì ad ottenere “il Reale Decreto che assumeva allo Stato, l’onere degl’interessi, per l’ammontare del nuovo mutuo dei tre Comuni del Consorzio di L. 726.000” e poi si impegnò nello scrivere il nuovo Capitolato “includendo condizioni, da togliere sottointesi, da escludere dalla gara mistificatori, incapaci ed imbroglioni, come malauguratamente era avvenuto, per disgrazia nostra, valevoli ad eliminare contrasti con l’impresa appaltatrice”.

    Ing. Cav. Arturo Bartoli

    Alla gara del Febbraio 1924 parteciparono ben 17 ditte ma fu ancora la Del Fante ad aggiudicarsela stipulando il contratto già nel vicino Marzo.

    L’inizio dei lavori è datato Luglio 1925 e l’opera fu completata nel Settembre dello stesso anno grazie al “vigoroso impulso dell’impresa, non meno che l’abilità e la tenacia della persona destinata alla esecuzione di un’opera che presentava gravissime difficoltà tecniche e pericoli nei lavori in galleria”

    L’inaugurazione

    L’inaugurazione avvenne a Stimigliano il giorno 11 Ottobre 1925 con cerimonia solenne alla quale parteciparono personalità della politica, della tecnica, della scienza e dell’arte.
    Finalmente lo scopo che i Comuni si erano prefissi era stato felicemente raggiunto nonostante l’attesa quasi trentennale.

    Tribuna delle autorità

    “La realtà dell’avvenimento, faceva a tutti dimenticare le aspre lotte sostenute, i sacrifizi e le ansie patite. E la gioia era ancora maggiore ripensando alle acque impure ed inquinate che per il passato la popolazione era costretta a bere e che spesso furono causa di lutti dolorosi.
    Ed è per questo che l’inaugurazione dell’acquedotto, costituitiva per la popolazione di Stimigliano la festa di redenzione, di civitlà e di vero progresso.”

    L’aquedotto al tempo, con le diverse diramazioni per i detti Comuni, aveva una lunghezza complessiva di 18,5 Km.

    Le sorgenti di acqua purissima (290 s.l.m.) erano a monte del paese di Aspra Sabina (oggi Casperia) a valle della strada provinciale di Finocchieto quasi all’origine del Fosso Ombrica.

    Il quantitativo di acqua captata era di circa 5 litri al secondo, in grado di soddisfare a pieno i tre Comuni Consorziati. La tubolatura era in acciaio Mannesmann omologata per una pressione di 25 atmosfere prodotta dagli Stabilimenti di Dalmine (Bergamo).

    Stimigliano piena di festoni, era inghirlandata di verde. Bandiere nazionali addobbavano numerosi edifici. All’ingresso del paese un’iscrizione esaltava l’importantissimo avvenimento”.

    Il corteo dopo aver sfilato davanti alla sede comunale si recò all’inizio della passeggiata S.Valentino (oggi via Garibaldi) dove sorgeva la nuova fontana, addobbata per l’occasione con un grande fascio littorio, contornato da bandiere nazionali.

    Inaugurazione della fontana (1925)
    La fontana all’inizio di via Garibaldi

    Dopo la benedizione e la rituale bottiglia di champagne infranta proprio sulla fontana dalla consorte del sindaco, la signora Emilia Bartoli, furono petardi e bombe, nonchè il suono delle campane e gli inni patriottici a designare l’inizio della nuova era.

    Nel 1936 la stessa impresa Del Fante completò l’impianto idrico del borgo medievale che era approvvigionato anche dai pozzi ivi esistenti.

    Tombino (1936)

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  • Memorie fotografiche – Febbraio innevato

    Memorie fotografiche – Febbraio innevato

    a cura di Federico Brugnoletti

    La nevicata del 2012

    Stimigliano innevato visto dalla “salita dell’Enneraru” (via Colle) – foto di Federico Brugnoletti

    In questi giorni di febbraio, in cui il clima è tutto sommato clemente e le temperature ricordano già l’arrivo della primavera, è difficile immaginare scenari ben diversi. Eppure la foto ci riporta indietro di 14 anni, a una copiosa nevicata che trasformò il paese in un incantevole paesaggio invernale. Lo scatto, realizzato dalla salita “dell’Enneraru” (via Colle), regala una vista rara e suggestiva della bellezza di Stimigliano completamente imbiancato. Un ricordo che ancora oggi sa emozionare.

  • La stazione ferroviaria di Stimigliano

    La stazione ferroviaria di Stimigliano

    La linea Roma-Ancona, la principessa Sissi, le bombe e altre storie

    Cartolina della Stazione Ferroviaria
    Stazione ferroviaria di Stimigliano

    L’inaugurazione

    È il 1864 quando la stazione ferroviaria di Stimigliano viene inaugurata.

    Pochi anni prima, nel 1856, Papa Pio IX autorizzava la costruzione della linea Ancona-Roma, collegamento commerciale strategico per gli scambi tra l’Adriatico e il Tirreno e non solo. Da Ancona infatti era possibile raggiungere direttamente Bologna e Modena e quindi le strade ferrate del Lombardo-Veneto fino all’impero Austriaco.

    La linea ferroviaria, denominata Strada Ferrata “Pio Centrale” vedrà la sua realizzazione completarsi nel 1866, procedendo per tratte e soprattutto in tempi particolarmente lunghi a causa principalmente della discesa dell’esercito piemontese che mise fine allo Stato Pontificio.

    Orario dei treni sulla tratta Roma-Ancora (1866)
    Orari tratta Roma-Ancona (1866)
    Stazione Ferroviaria in foto d'epoca
    Vecchia foto della Stazione Ferroviaria

    Elisabetta d’Austria, la principessa Sissi

    È invece il 1869 quando l’imperatrice Elisabetta d’Austria, meglio nota col nomignolo di Sissi (Sisi), decide di intraprendere un viaggio in Europa e quindi di visitare anche l’Italia.

    Dopo essere stata a Trieste si imbarca per Ancona dove deciderà di proseguire il suo viaggio proprio attraverso la linea ferroviaria appena finita.

    Superate le stazioni di Foligno, Terni, Narni, Orte e Borghetto (oggi Civita Castellana-Magliano) Sissi procede verso la stazione di Stimigliano.

    La principessa SIssi
    La principessa SIssi

    Una lunga sosta, dovuta probabilmente a un guasto o ad un rifornimento di viveri, permette all’imperatrice di ammirare e lasciarsi incantare dalla bellezza del monte Soratte da una parte e da quella del borgo stimiglianese dall’altra, tanto da spingerla, a quanto pare, a diversi lusinghieri apprezzamenti per la nostra terra.

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  • Memorie fotografiche – San Valentino

    Memorie fotografiche – San Valentino

    a cura di Federico Brugnoletti

    San Valentino

    Processione San Valentino
    Anni ’40

    La processione che si appresta a partire e in secondo piano la chiesa più antica del paese dedicata proprio a San Valentino

    Processione San Valentino
    Anni ’60/70

    La processione in piazza Vittorio Emanuele.

    A San Valentino il paese di Stimigliano dedica una tradizione sentita e partecipata: un tempo la famiglia di un membro della confraternita custodiva per un anno la statuetta del Santo, accogliendo i fedeli in preghiera fino alla cerimonia del passaggio di consegne che avveniva l’anno successivo.

    Dal 2003 questa preziosa consuetudine è affidata alla leva dei cinquantenni, che a turno ha l’onore e la responsabilità di custodire la statuetta, mantenendo viva una devozione che unisce fede e comunità.