Categoria: Attualità

Il paese nel presente: vita, notizie e cambiamenti

  • Stimigliano dedica una targa commemorativa al poeta Cosimo Renzetti.

    Stimigliano dedica una targa commemorativa al poeta Cosimo Renzetti.

    Tra ricordi, poesie e affetto, la comunità ha celebrato l’eredità culturale di uno dei suoi figli più illustri.

    Cosimo Renzetti, un angolo della poesia per custodirne il ricordo

    Si è svolta domenica 5 luglio 2026 la semplice ma intensa cerimonia di scopertura della targa commemorativa dedicata a Cosimo Renzetti, poeta stimiglianese che con la sua opera e la sua sensibilità ha lasciato un segno profondo nella memoria culturale del paese.

    L’iniziativa, promossa dall’Associazione Casa Sabina della Poesia e dall’Amministrazione Comunale, ha visto la partecipazione di cittadini, familiari e amici che hanno voluto rendere omaggio a una figura tanto schiva quanto apprezzata dalla comunità.

    A ricordare Cosimo sono stati la professoressa Rita Cantarini, in rappresentanza della Casa Sabina della Poesia, e Mario Grizi, principale promotore dell’iniziativa. Entrambi hanno sottolineato le qualità umane e artistiche del poeta: una persona semplice e riservata che, grazie alla passione per i grandi autori della letteratura italiana come Dante Alighieri e Ludovico Ariosto, riuscì da autodidatta a dare vita a poesie, racconti e sonetti di notevole valore.

    Con grande partecipazione emotiva, la professoressa Cantarini ha letto una poesia dedicata a Stimigliano, accompagnando la lettura con parole di affetto e ammirazione. Mario Grizi ha invece ricordato gli anni trascorsi accanto a Cosimo e ad altri artisti stimiglianesi, spiegando come l’incontro con le loro storie, la loro cultura e la loro umanità abbia rappresentato una fonte di ispirazione fondamentale per il suo percorso di scrittore.

    Anche il sindaco Franco Gilardi ha voluto ricordare Cosimo Renzetti, evidenziando come, pur mantenendo sempre un profilo discreto e lontano dai riflettori, sia riuscito a realizzare opere e a lasciare testimonianze culturali di grande valore.

    Diversi interventi hanno inoltre richiamato il ricordo di Cosimo non soltanto come poeta, ma anche come esperto contadino, particolarmente noto per la sua abilità negli innesti e per la profonda conoscenza del mondo agricolo e della natura.

    Momento particolarmente significativo è stata la scopertura della targa commemorativa affissa da Bernardino Grizi, storico amico insieme al padre Omero di Cosimo, che raffigura il poeta tra gli ulivi con accanto la sua amata copia della Divina Commedia. A svelarla sono stati il sindaco insieme ai nipoti Claudio, Paola e Federico, tra la commozione dei presenti.

    Quello che oggi è già stato ribattezzato da Mario come “l’angolo della poesia” (all’inizio di Corso Umberto I, subito dopo aver superato l’Arco) diventa così un luogo di memoria e di ispirazione: uno spazio dedicato al ricordo di un uomo che ha saputo raccontare la propria terra attraverso la parola e che continuerà a parlare alle future generazioni attraverso le sue opere e il suo esempio.

    Un personale e sincero ringraziamento va all’associazione Casa Sabina della Poesia e all’Amministrazione Comunale che hanno contribuito a questo prezioso gesto di memoria, cultura e amore per nostro zio Cosimo.

  • Costante Menichelli presenta ‘Madonna della Strada’, viaggio nella storia del santuario del Nocchieto

    Costante Menichelli presenta ‘Madonna della Strada’, viaggio nella storia del santuario del Nocchieto

    Il nuovo libro dello storico autore stimiglianese dedicato al santuario del Nocchieto e a Don Raffaele Palombi

    Stimigliano vanta da sempre una ricca tradizione culturale e letteraria, e tra i suoi protagonisti più autorevoli spicca senza dubbio Costante Menichelli, nato a Stimigliano l’11 marzo 1934. Uomo di scuola, amministratore pubblico e instancabile autore, Costante ha legato gran parte della propria vita al paese, che ha guidato come sindaco dal 1970 al 2004, lasciando un segno profondo nella storia amministrativa e sociale della comunità.

    Costante Menichelli

    Nel corso della sua lunga carriera è stato anche presidente del Comitato di Gestione della ASL Rieti 2, capogruppo dei Democratici di Sinistra al Consiglio Provinciale di Rieti, presidente della Commissione Sanità, presidente dell’Unione dei Comuni della Valle del Tevere, presidente dell’Acquedotto Consorziale Ombrica, oltre che revisore dei conti, presidente del consiglio di scuola media e docente di lettere negli istituti superiori.

    Parallelamente all’impegno istituzionale, Menichelli ha coltivato una intensa attività letteraria. Tra le sue opere ricordiamo Storie di ieri e di oggi (1992), Intervista a Lucio Sergio Catilina (1993), Itaca. Poesie (1997), I piatti di Franz. Poesie (2001), I tempi della memoria (2004), Il libro più bello. Poesie (2011), Agorà (2012), Quarto grado di giudizio (2017), Lettere a Timoteo (2017), Lettere ad un anziano (2018), I piatti del caporale Franz (2019) e Varie ed eventuali. Racconti (2023).

    A questa lunga bibliografia si aggiunge oggi “Madonna della Strada”, pubblicato nel giugno 2026, un libro che l’autore definisce “l’unico giusto riconoscimento che si deve a Don Raffaele Palombi”, auspicando che alla figura dello storico parroco possa essere dedicata una via o una piazza del paese.

    La storia di un santuario e dei suoi protagonisti

    Il volume ripercorre la vicenda della chiesa della Madonna della Strada, piccolo santuario rurale del Nocchieto risalente al 1588 che rappresenta una parte importante della storia religiosa e civile di Stimigliano.

    Menichelli racconta il ruolo fondamentale di Don Raffaele Palombi, che scelse e recuperò la chiesetta quando era occupata da pastori e animali, promuovendo la bonifica dell’area circostante e componendo la preghiera dedicata alla Madonna della Strada, che l’autore considera una vera e propria poesia.

    Il racconto arriva poi ai tempi più recenti, ricordando gli interventi dei parroci Don Attilio Attili e soprattutto Don Mirek, profondamente devoto alla Madonna della Strada. A lui si deve una vasta opera di recupero e ristrutturazione dell’edificio: dalla liberazione dell’area da alberi e vegetazione fino ai lavori che hanno restituito decoro e funzionalità al santuario. Sempre Don Mirek ha avuto il merito di riportare la processione dedicata alla Madonna proprio presso la chiesetta del Nocchieto.

    Don Raffaele Palombi, una figura da riscoprire

    La seconda parte del libro si concentra sulla figura di Don Raffaele Palombi, parroco giunto a Stimigliano nel 1891. Vengono ripercorsi alcuni episodi significativi della sua attività pastorale e pubblica, tra cui la nota controversia con il Comune di Forano e con la nascente comunità valdese.

    Emergono inoltre le qualità di polemista, studioso e scrittore che caratterizzarono il sacerdote. Non a caso, quasi metà del volume è dedicata alla riproduzione delle sue scritture autografe e della sua produzione letteraria, storica e poetica, permettendo al lettore di avvicinarsi direttamente al pensiero e alla sensibilità di una figura che ha lasciato un’impronta profonda nella storia locale.

    Un libro da non perdere

    Madonna della Strada è molto più di una semplice pubblicazione storica. È un viaggio nella memoria collettiva di Stimigliano, nella storia di un santuario documentato fin dal 1588 e nelle vicende di uomini che, in epoche diverse, hanno contribuito a conservarlo e valorizzarlo.

    Attraverso le pagine di Menichelli si riscoprono non solo le origini e l’evoluzione della chiesetta della Madonna della Strada, ma anche l’opera di Don Raffaele Palombi, una figura centrale per la vita religiosa e culturale del paese, alla quale l’autore intende rendere il meritato omaggio.

    Il libro è autoprodotto e chi desidera riceverne una copia può rivolgersi direttamente a Costante Menichelli.

    Un’opera preziosa per chi ama Stimigliano, la sua storia e le persone che hanno contribuito a costruirne l’identità.

  • Stimigliano rende omaggio al poeta Cosimo Renzetti

    Stimigliano rende omaggio al poeta Cosimo Renzetti

    Domenica, 5 luglio 2026 alle.ore 9.30

    Un significativo momento di valorizzazione della memoria e della cultura locale si terrà domani mattina, domenica 5 luglio, alle ore 9.30, quando verrà affissa una fotografia commemorativa del poeta stimiglianese Cosimo Renzetti (scopri di più sul poeta contadino cliccando qui).

    L’iniziativa è promossa dall’Amministrazione Comunale di Stimigliano e dall’Associazione Casa Sabina della Poesia, che hanno voluto rendere omaggio a una figura di grande rilievo per la storia culturale del paese.

    La fotografia sarà collocata all’interno delle mura del centro storico, in corso Umberto I. Attraverso questo gesto, il paese intende mantenere viva la memoria di Cosimo Renzetti, testimone e interprete della tradizione poetica locale, lasciando un segno tangibile del suo contributo culturale alle generazioni presenti e future.

    L’evento rappresenta un’occasione per cittadini, appassionati di poesia e visitatori di ritrovarsi insieme nel ricordo di un poeta che ha contribuito a valorizzare l’identità e il patrimonio culturale di Stimigliano.

    L’Amministrazione Comunale e l’Associazione Casa Sabina della Poesia invitano tutta la cittadinanza a partecipare a questo momento dedicato a uno dei figli più illustri della comunità stimiglianese.

  • Stimigliano: spettatori più che protagonisti? Ce lo dice l’IA (e la sociologia)

    Stimigliano: spettatori più che protagonisti? Ce lo dice l’IA (e la sociologia)

    Il grande silenzio di Stimigliano.
    Free rider, paura del giudizio o semplicemente “lo farà qualcun altro”? Ecco cosa succede davvero in un paese come il nostro.

    Facciamo un passo indietro e ripartiamo dall’inizio.

    Qualche settimana fa abbiamo lanciato un appello su questo blog.
    Una richiesta semplice, quasi innocente. Abbiamo chiesto di raccontarci storie, aneddoti o iniziative del nostro paese.

    Risultato?

    Un silenzio così profondo che, nelle pause, si sentivano risuonare le campane a chilometri di distanza.

    Ora, sgombriamo subito il campo da un equivoco: non crediamo nemmeno per un secondo che Stimigliano sia diventato improvvisamente un paese senza memoria, storie o persone capaci.

    Anzi. Basta fermarsi cinque minuti al bar, in piazza o davanti a un negozio per scoprire che siamo una vera miniera d’oro di racconti, opinioni, ricordi, proposte e iniziative (dietro molti di noi si nascondono appassionati di musica, letteratura, cinema, sport e chissà che cos’altro)

    E allora viene spontanea la domanda: perché sul blog non è uscito nulla? (A parte la proposta di una amica che ha già collaborato con noi e con la quale avremo sicuramente modo di fare altro in futuro)

    Tranquilli: non è (solo) colpa nostra.
    O meglio, sì… ma è una colpa scientificamente condivisa.

    Abbiamo provato a farci aiutare dall’intelligenza artificiale per l’analisi di questa situazione e il risultato è stato sorprendente: quello che è successo qui da noi è un piccolo manuale vivente di sociologia.


    L’Effetto Spettatore: tanto lo farà qualcun altro

    Esiste un fenomeno ben documentato chiamato effetto spettatore.
    Funziona così: più persone ci sono, meno ognuno si sente responsabile di agire.

    Tradotto in versione stimiglianese:
    quando abbiamo scritto “qualcuno ha una storia?”, probabilmente ognuno ha pensato:

    “Sì sì, bella idea… ma sicuramente scriverà qualcun altro. Qualcuno che ne sa di più.”

    Il problema è che tutti hanno pensato la stessa cosa e così la responsabilità si è diluita… fino a sparire.


    Free Rider. Perché dire “scroccone” suona male

    Un blog di paese è quello che si può considerare un classico bene pubblico: lo leggono tutti, lo apprezzano molti, ma mantenerlo richiede l’impegno di qualcuno.

    E qui entra in gioco un altro meccanismo molto umano: il “free rider”.

    Terminologia anglosassone che, oltre a darti un tono, ti evita elegantemente di usare la parola scroccone.

    Il Free Rider è quello che, con estrema naturalezza, pensa:

    “Leggere mi piace. Pensare però richiede tempo e fatica.
    Facciamolo fare a qualcun altro — poi io leggo volentieri.”

    È un ragionamento perfettamente logico.
    E anche perfettamente pericoloso.

    Perché se lo facciamo tutti… il blog continua, rimane acceso, sì — ma è come avere una Ferrari in pista e girare a 30 all’ora.


    “Abbiate pure cento belle qualità, la gente vi guarderà sempre dal lato più brutto.” (Molière)

    Poi c’è un fattore molto meno teorico e molto più reale: la paura del giudizio.

    Scrivere su un blog in un piccolo paese non è come postare una cosa qualsiasi online.
    Qui significa esporsi davanti alle stesse persone che incontrerai la mattina dopo.

    Amadeus avrebbe detto “e quindi partono i dubbioni”:

    “E se quello che racconto è banale?”
    “E se qualcuno ha da ridire?”
    “E se poi al mercato mi commentano l’iniziativa?”
    “E se poi mi metto contro l’Amministrazione”?

    Risultato: strategia perfetta di sopravvivenza sociale —
    silenzio assoluto.


    In fin dei conti, restiamo un gregge

    Infine, c’è il meccanismo più subdolo: se nessuno inizia, nessuno segue. Un po’ come nel gregge. Si fa quello che fanno gli altri.

    Un solo commento sotto alla nostra domanda. Troppo poco per accodarsi. Un vuoto iniziale che ha creato un piccolo muro invisibile.

    Perché scrivere per primi richiede coraggio.
    Rispondere a una conversazione già avviata, invece, è facilissimo.

    E così siamo rimasti tutti lì: in attesa di qualcuno che ci precedesse.


    Conclusione: la scienza ci assolve… ma non troppo

    La buona notizia è che la sociologia ci assolve completamente:
    quello che è successo è normale, umano, prevedibile.

    La cattiva notizia è che, ora che lo sappiamo,
    non possiamo più far finta di niente.

    Perché a quel punto la domanda cambierebbe:

    Siamo davvero spettatori… o ci fa comodo esserlo?

    Questo blog non cerca scrittori perfetti, né storici accademici.
    Cerca pezzi di vita vera: ricordi, episodi, dettagli che rischiano di perdersi.
    Cerca persone con una passione da raccontare.

    Cerca persone che hanno voglia di condividere un’iniziativa.

    Vuole il bene di Stimigliano e degli Stimiglianesi. Soprattutto per le generazioni che verranno e alle quali vogliamo lasciare un’eredità.

    E allora proviamo a fare una cosa semplice, concreta — e stavolta senza alibi.


    Un piccolo esperimento (ma serio):

    Proviamo a semplificare al massimo. Nei commenti puoi fare una di queste tre cose:

    • raccontare un breve ricordo, mostrarci delle fotografie. Uno spunto che poi useremo per scrivere un articolo
    • segnalare un’iniziativa o qualcosa che sta succedendo
    • proporre una rubrica che ti piacerebbe portare avanti

    Non serve essere “bravi a scrivere”. Possiamo farlo insieme.

    Serve solo iniziare.

    Serve solo fare una cosa che, a quanto pare, è diventata rarissima: mettersi in gioco.


    E se anche stavolta resta tutto in silenzio…

    …allora forse la sociologia non basta più a spiegarci.

    E dovremo ammettere una cosa un po’ meno scientifica, ma molto più scomoda:

    Che non è paura, non è timidezza, non è “mancanza di tempo”.
    È una scelta.

    La scelta di restare a guardare.

    E a quel punto sì che — senza più ironia — la domanda iniziale avrà trovato la sua risposta.

  • Una serata speciale a Stimigliano: in scena il teatro inclusivo de Gli Unici

    Una serata speciale a Stimigliano: in scena il teatro inclusivo de Gli Unici

    Una serata dedicata alla condivisione, al teatro e alla bellezza dell’inclusione a Stimigliano. Sul palco, il risultato di un anno di emozioni, lavoro e crescita.

    Le frequenze del cuore

    Domani sera, alle ore 21:00, la Sala Polivalente di Stimigliano Scalo in via San Michele ospiterà un evento speciale dedicato al teatro e alla comunità.

    L’iniziativa è organizzata dall’associazione di promozione sociale GLI UNICI, in collaborazione con il Comune di Stimigliano, e rappresenta una bellissima occasione per vivere insieme un momento di cultura, condivisione e inclusione.

    Chi sono “Gli Unici”

    GLI UNICI è un’associazione di promozione sociale dedicata al Teatro Inclusivo.
    🎭✨ Un luogo dove ogni voce conta e ogni storia trova spazio.

    Attraverso il teatro, l’associazione lavora per valorizzare le differenze, dare espressione alle emozioni e costruire relazioni autentiche tra le persone.

    Visita la loro pagina cliccando qui

    Lo spettacolo

    Quello che andrà in scena non è un semplice spettacolo, ma il risultato concreto di un percorso importante:

    Questo spettacolo è il frutto di un intero anno di lavoro del nostro primo laboratorio teatrale inclusivo. È quello che succede quando ci si sintonizza tutti sulla stessa frequenza: perché quando accade, nascono cose meravigliose.

    Un anno di impegno, crescita, incontri e condivisione che prende forma sul palco, portando con sé storie, emozioni e tanta energia.

    Informazioni utili

    • 📍 Luogo: Sala Polivalente – Stimigliano Scalo (via San Michele)
    • 🕘 Orario: ore 21:00
    • 🎟️ Ingresso: gratuito

    Un invito aperto a tutti

    L’evento è aperto a tutta la cittadinanza: una serata per stare insieme, sostenere il lavoro di un’associazione del territorio e lasciarsi sorprendere dalla forza del teatro inclusivo.

    Un’occasione da non perdere per scoprire come, quando le persone si incontrano davvero, possono nascere cose straordinarie.

  • Il nuovo divario digitale è culturale: capire l’IA prima di subirla

    Il nuovo divario digitale è culturale: capire l’IA prima di subirla

    Viviamo in un’epoca in cui il digitale è ovunque. E così il vero rischio è non comprenderlo fino in fondo, alimentando una nuova forma di “digital divide”, quello cognitivo. Senza la capacità di capire e orientare gli strumenti che utilizziamo, il rischio è quello di subirli, anziché farli diventare alleati consapevoli del nostro sviluppo.

    Regola numero uno: restare intelligenti

    C’è un aspetto ancora più delicato che riguarda l’intelligenza artificiale, perché non siamo di fronte a una tecnologia come le altre.

    L’IA non si limita a supportare le persone: è già in grado di orientare scelte, opinioni e comportamenti. Ed è forse questa la parte più preoccupante, perché questi strumenti sono già nelle mani dei nostri figli.

    Troppo spesso tendiamo a prendere per buono e per vero ciò che l’IA restituisce: è ben scritto, appare oggettivo, è frutto di un “elaboratore”. Quello che una volta era “lo ha detto la televisione” oggi rischia di diventare “lo ha detto l’IA”. Ma qui sta il pericolo più grande: usare la tecnologia senza cognizione di causa.

    Di realmente intelligente, nell’intelligenza artificiale, non c’è nulla. L’IA non ha sentimenti, non ha esperienza, non conosce la realtà come un essere umano: mette insieme dati e restituisce ciò che, in un determinato contesto, è semplicemente più plausibile.

    La vera intelligenza deve restare la nostra, quella che ci permette di comprendere, valutare e governare questi strumenti, senza diventarne inconsapevoli vittime.

    Il Giorno della Sostenibilità Digitale: una sfida che riguarda anche le nostre comunità

    Il 16 aprile 2026, presso l’Università La Sapienza di Roma, si è svolta la quinta edizione del Digital Sustainability Day, il più importante appuntamento italiano dedicato al rapporto tra sostenibilità, trasformazione digitale e governance.

    Cos’è il Digital Sustainability Day: la Fondazione per la Sostenibilità Digitale

    Il Digital Sustainability Day (DSD) è promosso dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale, la prima fondazione di ricerca riconosciuta in Italia dedicata esclusivamente a questo tema. La Fondazione riunisce esperti indipendenti, università, aziende e istituzioni con un obiettivo chiaro: fare in modo che l’innovazione tecnologica e la trasformazione digitale siano davvero al servizio dello sviluppo sostenibile.

    Stefano Epifani, presidente FSD

    L’azione della Fondazione si muove lungo due linee principali:rendere la tecnologia uno strumento concreto di sostenibilità, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 e promuovere una digitalizzazione sostenibile, valutandone l’impatto ambientale, economico e sociale.

    Un approccio interdisciplinare che non si limita alla teoria, ma prova a fornire strumenti concreti per affrontare le sfide del presente e del futuro.

    Il tema 2026: la sovranità cognitiva

    Il tema centrale dell’edizione 2026 è stato “Consumatori, Imprese e Istituzioni: la sfida della sovranità cognitiva”.

    Un concetto nuovo ma fondamentale: non basta usare strumenti digitali, bisogna capirli, governarli e dare loro un senso.
    Durante l’evento, numerosi relatori qualificati si sono confrontati su temi molto attuali: intelligenza artificiale, sostenibilità, sovranità digitale ma soprattutto cognitiva.

    Al centro del dibattito, animato anche dal pubblico attraverso sondaggi interattivi, il rapporto tra consumatori, piccole/micro imprese e tecnologia.

    Cosa dicono i dati: entusiasmo e timori

    E così, nel corso della giornata, sono stati presentati in anteprima i risultati 2026 dell’Osservatorio per la Sostenibilità Digitale, realizzato con l’Istituto di Studi Politici San Pio V, Adiconsum Nazionale e Confcommercio.

    Dai dati emerge uno spaccato molto interessante:

    • a livello razionale, i consumatori vedono il digitale con ottimismo;
    • a livello emotivo, però, ne temono gli effetti, soprattutto sul lavoro.

    Un dato particolarmente significativo è che il comportamento cambia in base al ruolo: la stessa persona, come cittadino, è più aperta e consapevole; come imprenditore, invece, diventa più prudente e conservativa.

    Il problema quindi non è quanta tecnologia usiamo, ma quanto siamo in grado di comprenderla e guidarla.
    È qui che alla sovranità digitale (la consapevolezza dei propri dati) si affianca la sovranità cognitiva: la capacità di capire gli strumenti, interpretarli e non subirli passivamente.

    Una questione culturale

    L’intelligenza artificiale generativa è ormai entrata nella vita quotidiana, ma si sta creando un nuovo tipo di divario digitale.
    Se in passato il problema è stato prima di tipo infrastrutturale e poi di tipo funzionale, oggi il vero divario è culturale.

    Molti utilizzano strumenti digitali senza avere reali competenze per governarli. E questo vale anche per le piccole imprese: spesso il digitale viene adottato senza integrarlo in una vera strategia, usato “per fare” e non “per decidere”.

    Secondo quanto emerso al Digital Sustainability Day, la sovranità cognitiva è quindi la precondizione della vera sostenibilità digitale.

    Un tema che coinvolge tutti

    “Sostenibilità e trasformazione digitale” non sono temi astratti o lontani. Riguardano anche noi, i nostri figli, le nostre comunità e le attività locali.

    Bisogna tenere a mente che la tecnologia non è di per sé buona o cattiva. Però produce effetti: sta a noi ridurre quelli negativi e valorizzare quelli positivi.

    La storia dimostra che l’innovazione ha migliorato la qualità della vita, ma serve una direzione condivisa.
    La trasformazione digitale non cambia solo il modo in cui facciamo le cose, ne cambia il significato. Influenza persone, ambiente, economia, cultura.

    Contribuire a orientare questo cambiamento è una responsabilità collettiva. Come cittadini dobbiamo difendere il diritto ad una dignità digitale, dobbiamo pretendere che i grandi decisori impongano trasparenza e processi di audit negli algoritmi e nei dati che l’IA utilizza.

    Senza la consapevolezza, che deriva direttamente dalla conoscenza, il gioco vale più della candela.

    Per approfondire

  • L’argomento proibito

    L’argomento proibito

    Perché scrivere un articolo che nessuno leggerà mai? La risposta è che parlare di politica locale, di cittadinanza attiva, di giovani e di futuro “è un duro lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare

    Tra riverenza e timore: perché criticare è diventato un tabù

    Siamo nell’era dell’iper-connessione e del parere a tutti i costi. Un giorno allenatori di pallone, quello dopo tutti vestiti da epidemiologici.

    Le bacheche dei nostri social si trasformano in tribunali permanenti dove discutiamo ferocemente di geopolitica o dei grandi leader mondiali. Eppure, non appena il dibattito si sposta su ciò che accade sotto le nostre finestre, cala un silenzio quasi reverenziale.

    La politica locale è diventata, a tutti gli effetti, l’argomento proibito dei nostri giorni.

    Non è un divieto imposto per legge, ma una censura sottile alimentata dal timore delle possibili ritorsioni sociali. In una dimensione dove il potere ha il volto del vicino di casa o del conoscente di vecchia data, la critica costruttiva viene percepita come un atto di ostilità personale.

    Il silenzio che fa rumore

    Si preferisce il silenzio al rischio di finire nella “lista nera” di chi governa il territorio, temendo che un dissenso espresso oggi possa tradursi domani in un piccolo ostacolo burocratico o in un’esclusione sociale.

    A questo si aggiunge un legame ambiguo, fatto di una riverenza opportunistica più che di vera stima. È quella tendenza a restare vicini al “cerchio magico” del sindaco o degli assessori, non per una visione politica condivisa, ma per un calcolato tornaconto personale.

    Una forma di protezione che trasforma i cittadini in cortigiani, pronti a barattare il diritto di critica con la speranza di una corsia preferenziale o, semplicemente, per non “disturbare il manovratore”.

    In questo ecosistema di piccoli interessi, chi decide di rompere il coro si ritrova spesso in un isolamento punitivo. Denunciare un’anomalia o chiedere trasparenza significa diventare la “nota stonata” della comunità, subendo un vuoto intorno che scoraggia anche gli animi più arditi e avverte gli incerti: meglio tacere e adattarsi che restare soli a lottare contro un muro di gomma fatto di silenzi complici e convenienze personali.

    Per non parlare delle iniziative indipendenti. Libere. Autonome. Percepite come un male. Qualcosa che esula dal controllo. Che spaventa. Che va addirittura contrastato perché non in linea col pensiero comune. Politicamente scorrette, come si suol dire.

    Ma il paese in questo modo pian piano si svuota. Non è un problema di mancanza di persone, ma di persone che hanno smesso di essere cittadini per diventare solo residenti o consumatori.

    Vietato rompere la pace sociale

    Si assiste al fenomeno dell’Atomizzazione Sociale: ognuno vive nel proprio “giardino”. La casa diventa un fortino e gli spazi pubblici (piazze, parchi, bar) diventano luoghi di transito, non di incontro. Si perde il senso del “bene comune“.

    In questo ecosistema prevale la logica del “non esporsi”. Vige, cioè, la regola non scritta della neutralità. Schierarsi politicamente o sollevare problemi critici (urbanistica, gestione dei servizi, degrado) viene visto come una rottura della pace sociale o un danno d’immagine, invece che come un contributo.

    Si smette di partecipare perché “tanto decidono sempre gli stessi” o perché si pensa che la politica locale sia solo una gestione di piccoli interessi privati (clientelismo), portando a un disincanto che sfocia nell’indifferenza.

    La vita sociale viene sostituita da eventi “pacchetto”: feste di piazza che non stimolano il pensiero critico ma servono solo a riempire il tempo libero. Manca il dibattito, manca la controversia sana. Prevale l’intrattenimento sulla cultura.

    È quella che alcuni sociologi chiamano “privatizzazione dello spazio pubblico“: il paese esiste sulla mappa, ma non esiste più come corpo politico sociale.

    C’era una volta

    Oggi, quello che manca sono centri di aggregazione, di confronto, quelli che una volta erano un motore, una leva di idee.
    Un tempo c’erano i luoghi fisici che obbligavano al confronto, anche aspro, ma costruttivo. Penso alle sezioni di partito, alle piazze o anche ai semplici bar “politici”. Luoghi dove il confronto diventava acceso ma ci rendeva vivi.

    Quel vuoto è stato riempito da surrogati che però non creano comunità:

    • I social network, capaci di spostare il dibattito nelle “eco-chamber”. Non si discute più in piazza guardandosi in faccia ma ci si urla addosso online o, peggio, ci si chiude nel silenzio per evitare polemiche virtuali che poi hanno ripercussioni reali in paese.
    • I centro commerciali, i supermercati, le fiere, luoghi di aggregazione passiva. Ci si sta insieme, ma come consumatori, non come cittadini. Non c’è scambio di idee, solo condivisione di spazi.
    • Oppure l’associazionismo “settoriale”: esistono tante associazioni (sportive, di volontariato, pro loco), ma spesso restano chiuse nel loro specifico compito. Fanno “fare” cose, ma raramente stimolano il “pensare” politico o la visione d’insieme del paese.

    Senza la presenza di questi “motori”, le persone perdono l’abitudine al pensiero critico collettivo. Il risultato è che la politica locale diventa un affare per pochi “addetti ai lavori” o, come detto, un tabù da evitare per non rovinarsi la giornata.

    La spirale verso il basso

    È un circolo vizioso che porta nel baratro. Non ci si incontra, non ci si confronta, aumenta il menefreghismo politico che allontana ancora di più e si forma una spirale del silenzio che svuota la democrazia dal basso.

    Quando il confronto sparisce, la politica smette di essere “progetto comune” e diventa “fastidio” o, peggio, un servizio clienti a cui lamentarsi solo quando le cose non funzionano (la buca in strada, l’illuminazione).

    Questo circolo vizioso produce tre effetti letali per un piccolo centro:

    • L’atrofia delle idee: senza scontro dialettico non nascono soluzioni nuove. Ci si trascina per inerzia, replicando modelli vecchi perché “si è sempre fatto così”.
    • L’alibi del disimpegno: il menefreghismo diventa una giustificazione accettabile. “Non me ne occupo perché tanto non cambia nulla“, ma nulla cambia proprio perché nessuno se ne occupa.
    • Il potere senza controllo: in assenza di una cittadinanza attiva che osserva e critica, chi amministra finisce per operare in un vuoto pneumatico, spesso scivolando nel clientelismo o nell’autoreferenzialità.

    Il divieto non scritto di parlare di politica locale, spesso percepito come una forma di autocensura o pressione sociale, può essere paragonato a un “tabù sociale” o al meccanismo del “politicamente corretto”, dove la paura di conflitti, l’emarginazione o la “cancel culture” inibiscono il dibattito aperto su temi divisivi.

    Si osserva la “regola del silenzio”. Criticare il potere locale (sindaco, giunta ma anche associazioni e confraternite) è percepito come pericoloso o socialmente sconveniente, evocando il rischio di ritorsioni o etichettature negative.

    Si diventa vittime della “spirale del silenzio”, le persone evitano di esprimere opinioni minoritarie o contrarie al pensiero dominante per paura di isolamento sociale.

    In questo contesto il dibattito diventa un campo minato. Si assiste così alla tendenza a uniformarsi al pensiero del gruppo per mantenere l’armonia, sacrificando la libertà di espressione locale.

    Questo fenomeno trasforma la politica in un tema “privato” o appunto “proibito”, minando il confronto democratico alla base della comunità.

    L’uscita dall’omertà come dono alla comunità

    Esiste allora un modo per invertire l’ordine prestabilito delle cose? Si può vincere il pensiero che “denunciare o parlare non serva a nulla?”

    Certamente. Si deve (ri)entrare nell’ottica del contributo attivo: rompere il silenzio deve essere percepito non come un tradimento, ma come un atto di cura verso lo spazio condiviso. Chi parla non sta “attaccando”, sta portando alla luce un problema che impedisce alla comunità di evolvere.

    Si deve uscire dall’omertà per smettere di essere spettatori passivi del degrado (morale o fisico) e diventare custodi attivi del bene comune.

    La critica è e deve essere intesa come strumento di costruzione. Per farlo però deve imparare ad essere realmente costruttiva. Deve andare oltre il conflitto personale. La critica non deve servire a colpire una persona o a nutrire rivalità, ma deve servire a migliorare un processo. Se la critica è percepita come un attacco personale, genera difesa e chiusura, alimentando nuovamente l’apatia e il rancore.

    Una critica è costruttiva quando, oltre a evidenziare l’errore (memoria del fallimento), offre una visione per il futuro. Si pone in ottica propositiva. Questo trasforma il disaccordo in un confronto democratico sano all’interno degli spazi condivisi.

    In questo quadro, la responsabilità è doppia: da un lato il coraggio di esporre ciò che non va, dall’altro l’umiltà di criticare con l’obiettivo unico del bene comune.

    Il futuro è sempre dei giovani

    Oggi sono soprattutto i giovani a soffrire dell’isolamento sociale e politco. Siamo di fronte a una generazione che preferisce la dimensione personale a quella pubblica, angosciata da crisi economica e lavorativa.

    Si dice sempre che il futuro è dei giovani. Ma fare in modo che questo si avveri dipende da chi oggi ha la possibilità e il potere di creare condizioni favorevoli. Non basta ascoltare, serve dare uno spazio ufficiale dove i giovani possano esercitare la critica costruttiva e la responsabilizzazione. Bisogna spronarli, coinvolgerli.

    Rafforzare l’educazione civica nelle scuole con iniziative ad hoc ma anche permettere ai ragazzi di lavorare su progetti concreti per l’ambiente, la scuola e la città. Una sorta di “scuola di cittadinanza” attiva.

    Dare ai ragazzi spazi di consultazione permanente dove possano presentare proposte e “agende civiche” direttamente all’amministrazione locale.

    Sfruttare i “Patti di Collaborazione” (approndisci cliccando qui). Strumenti che trasformano il concetto di spazio condiviso in azione pratica. Il patto supera la vecchia logica della “delega” (io pago le tasse, il Comune fa tutto). Si basano sul principio di sussidiarietà circolare: i cittadini non sono solo utenti, ma “alleati” delle istituzioni per migliorare la qualità della vita urbana.

    Tramite l’Amministrazione Condivisa i cittadini (inclusi gruppi informali di giovani) possono firmare Patti di collaborazione con il Comune per curare o rigenerare un bene comune, come un parco, una biblioteca o un centro di aggregazione.

    Sottrarre aree al degrado, partecipare alla gestione di spazi verdi o abbandonati permette di vedere immediatamente l’effetto del proprio impegno, rompendo il ciclo dell’impotenza.

    Sfruttare a proprio favore gli strumenti digitali e di gamification per intercettare chi si sente distante dalle istituzioni. La politica deve imparare a parlare linguaggi familiari. Utilizzare i social per avvicinare non per auto-referenzarsi e creare ulteriore distanza.

    Spazi, cultura, responsabilità

    Ricreare centri di aggregazione, a partire dalle strutture. Sfruttare gli spazi pubblici condivisi. Dai centri polifunzionali alle piazze dove sviluppare competenze attraverso attività culturali e ricreative, trasformando il tempo libero in crescita civica.

    Forse il segreto per uscire dall’apatia, per riportare la politica nella comunità risiede proprio nello smettere di “parlare dei giovani” e iniziare a “progettare con i giovani”, dando loro le chiavi (e la responsabilità) di pezzi reali della città.

    Scriviamo un articolo che nessuno leggerà mai, trattiamo l’argomento proibito perchè Il Viaggio di Enea – Stimigliano, come evidenziato nel Manifesto e nella Visione, vuole onorare il passato, abitare il presente ma anche progettare il futuro superando il pensiero classico e i modelli esistenti.

    Vuole credere in un futuro che forse oggi sembra impensabile con la convinzione che appartenga a chi osa immaginarlo. E costruirlo.

    Per farlo però ci vuole impegno, maturità, consapevolezza e la riscoperta del “bene comune”. Da parte di tutti.

    La vera domanda da farsi non è “perché scrivere un articolo che nessuno leggerà mai?” ma “cosa vogliamo per il futuro dei nostri figli?”

  • Social nella Pubblica Amministrazione: avvisi utili o soltanto vetrine digitali?

    Social nella Pubblica Amministrazione: avvisi utili o soltanto vetrine digitali?

    I social pubblici informano davvero o mostrano soltanto? Cerchiamo di dare una risposta a questa domanda.

    Dai social come vetrina ai social come servizio pubblico: la sfida culturale della Pubblica Amministrazione

    L’utilizzo dei social media da parte della Pubblica Amministrazione non è più una questione tecnologica, né una semplice scelta di canale. È, prima di tutto, una sfida culturale.

    Da oltre un decennio, come già evidenziato nel Vademecum Pubblica Amministrazione e social media (clicca qui per scaricarlo) elaborato nell’ambito delle Linee guida per i siti web della PA, il Web ha smesso di essere un luogo di mera consultazione per diventare uno spazio di conversazione, relazione e partecipazione.

    Eppure, ancora oggi, molti enti pubblici utilizzano i social network come una vetrina digitale, limitandosi a pubblicare fotografie di eventi, inaugurazioni, comunicati autocelebrativi o contenuti fortemente orientati all’immagine dell’amministrazione o dei suoi rappresentanti.

    Un approccio che replica online il modello comunicativo del passato: parlare al cittadino, non con il cittadino.

    Il nodo centrale: comunicazione unidirezionale o trasparenza reale?

    Il problema non è la presenza sui social, ma il modo in cui vengono utilizzati.

    Molti canali istituzionali funzionano ancora secondo una logica top‑down:

    • pubblicazione di informazioni senza risposta ai commenti,
    • assenza di interazione,
    • nessun ascolto del sentimento e delle esigenze emergenti.

    Questo approccio contrasta apertamente con la natura stessa dei social media, che – come sottolinea ancora il Vademecum – nascono per favorire la comunicazione bidirezionale e la costruzione di relazioni.

    Essere presenti su Facebook, X, Instagram o YouTube senza dialogare equivale a presidiare una piazza e voltare le spalle a chi la attraversa.

    La trasparenza, in questo scenario, rischia di ridursi a un adempimento formale, anziché diventare una trasparenza di fatto: comprensibile, accessibile, verificabile e condivisa.

    I rischi di un uso superficiale dei social istituzionali

    Utilizzare i social come semplici bacheche comporta conseguenze concrete:

    Bassa interazione e disaffezione
    Quando i cittadini percepiscono che non esiste ascolto reale, smettono di partecipare. Il canale perde valore e credibilità.

    Disinformazione e confusione
    Se i social diventano l’unica fonte informativa, senza un collegamento chiaro e costante con il sito istituzionale, cresce il rischio di notizie incomplete, decontestualizzate o errate.

    I social non sostituiscono i canali ufficiali, ma li integrano, ampliando la capacità dell’amministrazione di raggiungere i cittadini là dove già si trovano.

    La svolta necessaria: dal “social pubblicitario” al “social istituzionale”

    Il vero cambio di paradigma consiste nel passare:

    • da una comunicazione autoreferenziale
    • a una comunicazione orientata al servizio pubblico digitale.

    Un uso maturo dei social da parte della PA dovrebbe puntare a tre obiettivi chiave:

    Trasparenza operativa
    Rendere comprensibili atti, decisioni, procedure e tempi dell’amministrazione, superando il linguaggio burocratico.

    Servizio al cittadino
    Utilizzare i social per segnalazioni rapide, emergenze, bandi, scadenze, opportunità, risposte puntuali.

    Dialogo e ascolto
    Accettare il confronto, anche critico, come parte integrante della relazione istituzionale.

    Il ruolo strategico del Social Media Manager nella PA

    Molte P.A. hanno introdotto la figura del Social Media Manager nella Pubblica Amministrazione ma anche nelle realtà più piccole che non possono permettersela, colui o coloro che gestiscono gli strumenti di comunicazione social devono:

    • facilitare il dialogo,
    • essere un presidio di ascolto,
    • fungere da interpreti del linguaggio istituzionale nel contesto digitale,
    • fare da garante di trasparenza, accessibilità e correttezza.

    Social network come spazio di fiducia, non come palcoscenico

    Gli spazi di social networking rappresentano una grande opportunità per la Pubblica Amministrazione non solo per informare, ma per costruire fiducia, monitorare il livello di soddisfazione dei cittadini e stimolare partecipazione e cittadinanza attiva.

    Ma questa opportunità può essere colta solo abbandonando definitivamente l’ottica del controllo e dell’autoreferenzialità, accettando che la comunicazione pubblica nel digitale sia, per sua natura, aperta, dialogica e imperfetta.


    Siamo pronti ad una nuova frontiera?

    Se la trasparenza non è solo pubblicare contenuti, ma rendere l’amministrazione comprensibile, accessibile e disponibile al confronto, siamo davvero pronti – come istituzioni e come cittadini – ad accettare una comunicazione pubblica che non parli più “al” cittadino, ma “con” il cittadino?

  • Coincidenza tra Quaresima e Ramadan: una riflessione sul messaggio del cardinale Zuppi

    Coincidenza tra Quaresima e Ramadan: una riflessione sul messaggio del cardinale Zuppi

    Un messaggio che invita a guardare vicino

    “Fratelli e sorelle credenti musulmani, al-salam ‘alaykum”.

    Con queste parole il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha rivolto il suo messaggio per l’inizio del Ramadan, sottolineando una coincidenza significativa: quest’anno il mese sacro islamico si intreccia con la Quaresima cristiana.

    Due tempi di digiuno, preghiera e solidarietà che, nelle parole del cardinale, diventano simbolo di “un incontro profondo tra i nostri cuori e le nostre vite”, una ricerca comune di pace, giustizia, fraternità e dialogo.

    Ma questa riflessione resta confinata nei grandi discorsi ecclesiali o tocca anche la vita concreta dei nostri paesi?

    La domanda allora diventa inevitabile:
    il dialogo di cui parla Zuppi esiste già nel nostro territorio?


    Scarica il PDF con il testo integrale

    Stimigliano, un paese plurale

    Nel nostro comune di Stimigliano, al 1° gennaio 2025, gli stranieri residenti sono 518 e rappresentano il 23,4% della popolazione. Quasi un abitante su quattro.

    Tasso di stranieri a Stimigliano 2025
    Fonte ISTAT – Elaborazione TUTTITALIA.IT

    La comunità più numerosa è quella proveniente dalla Romania (30,7% degli stranieri), seguita dalle Filippine (16,8%) e dalla Nigeria (12,4%). Accanto a loro vivono cittadini originari di Egitto, Marocco, Bangladesh, Pakistan, Albania e molti altri Paesi.

    Fonte ISTAT – Elaborazione TUTTITALIA.IT (vai al link)

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  • Le idee non si fermano: Il Viaggio di Enea riparte

    Le idee non si fermano: Il Viaggio di Enea riparte

    “Il viaggio di Enea” riprende esattamente da dove si era interrotto, più forte, più determinato e con una voglia rinnovata di creare qualcosa di importante. Il progetto ha deciso di aggiunge la parola “Stimigliano“, per dare ancora più risalto e centralità al nostro paese, vero cuore pulsante della nostra iniziativa.

    Il nostro nuovo sito web è finalmente online! La grafica è stata rinnovata e aggiornata, con uno stile fresco e moderno, senza però perdere la semplicità e la facilità di navigazione che hanno sempre caratterizzato la versione precedente. Tutti i contenuti pubblicati in passato saranno gradualmente ripristinati, così da riportare alla luce l’intero percorso compiuto fino a oggi.

    Questo è un invito aperto a tutti coloro che vogliono contribuire: se avete idee, iniziative o semplicemente la voglia di affiancarci in questo cammino, non esitate a contattarci. Ogni suggerimento, ogni proposta e ogni gesto di partecipazione sarà prezioso per rendere il progetto ancora più vivo e significativo.

    “Il viaggio di Enea Stimigliano” riparte, Il cammino continua. Perché tutto può essere fermato tranne le idee.