Mese: Giugno 2026

  • Roberto Tiburzi, pittore dell’Arte Sacra

    Roberto Tiburzi, pittore dell’Arte Sacra

    La storia di Roberto Tiburzi è un viaggio autentico tra vita e arte, nato in un’epoca complessa e cresciuto attraverso esperienze di lavoro, sacrificio e passione. Questo racconto ripercorre il cammino di un artista che, riscoprendo la propria vocazione, ha dato forma a un’espressione profonda e radicata nel territorio e nella fede.

    Una vocazione artistica nata tra storia e passione

    Roberto Tiburzi nasce a Gallese (VT) il 22 settembre 1938, in un periodo storico carico di avvenimenti drammatici e simbolici: sono i giorni in cui Radio Londra inizia le sue trasmissioni, Benito Mussolini proclama a Trieste le Leggi Razziali, mentre dall’altra parte dell’oceano un artista visionario come Orson Welles sconvolge l’opinione pubblica americana con una celebre trasmissione radiofonica.

    È in questo contesto che prende avvio la storia umana e artistica di Tiburzi, un percorso fatto di lavoro, sacrificio e riscoperta della propria vocazione.

    Dai primi disegni alla vita in officina

    Le sue prime esperienze artistiche risalgono al periodo scolastico, durante gli anni della Scuola di Avviamento Professionale di Ronciglione, e sono legate al disegno a china. Tuttavia, l’Italia del dopoguerra non offre molte possibilità: allo studio subentra presto il lavoro in officina.

    Nel gennaio del 1962 Tiburzi lascia l’Italia per un’importante esperienza all’estero. In Svizzera lavora prima a Pratteln (Basilea) come rettificatore, poi a La Chaux-de-Fonds come operaio specializzato. Un periodo che, seppur lontano dall’arte, gli permetterà di sviluppare quella precisione tecnica che in seguito diventerà una delle sue cifre stilistiche.

    L’intervista a Roberto Tiburzi

    Il ritorno all’arte e la scoperta della pittura a olio

    Rientrato in Italia, si stabilisce a Stimigliano, ma la passione artistica sembra rimanere sopita fino a quando una malattia lo costringe a frequentare la cittadina di Fiuggi, ricca di arte e soprattutto di opere pittoriche.

    È qui che l’amore per la pittura si riaccende. Quasi quarantenne, Tiburzi riprende pennelli e colori e comincia una carriera da autodidatta, dedicandosi principalmente alla pittura a olio. Da questo momento l’arte non lo abbandonerà più.

    Dal realismo all’Arte Sacra

    Negli anni Roberto Tiburzi si dedica con costanza al realismo, spaziando dai paesaggi alla natura morta, fino al ritratto, ma è nell’Arte Sacra che trova la sua massima espressione.

    Realizza manifesti per il Congresso Eucaristico, illustrazioni per libretti di preghiere e si occupa anche del restauro di cappelle sul territorio, mettendo la sua arte al servizio della comunità e della fede.

    Come scrive il critico Giorgio Mancini:

    “Ormai sicuro nella propria tecnica e felice nel momento creativo, Roberto Tiburzi certamente merita di essere seguito e portato a conoscenza del collezionismo più attento, tanto più che le sue ricerche artistiche, attualmente, si sono spinte al di là dell’olio su tela per entrare nel fascinoso mondo della grafica.”

    Stimigliano nelle sue tele

    Profondamente legato alla terra che lo ha accolto, Tiburzi immortala sulle sue tele gli scorci più suggestivi di Stimigliano:
    il Castello Orsini, Piazza Vittorio Emanuele II, il borgo antico, i suoi vicoli e Corso Umberto I, la via maestra del paese.

    Ma è soprattutto nell’Arte Sacra che l’artista dimostra la sua devozione alla comunità locale. Contribuisce infatti al rifacimento della facciata della Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, dipingendo l’arcata in mattonelle sopra l’antico portone.

    Realizza inoltre la maestosa Pala d’Altare della Chiesa di San Valentino, raffigurando il Santo in una ieratica glorificazione paradisiaca, a protezione del paese.

    Un artista che ha lasciato il segno

    Roberto Tiburzi ha continuato a coltivare la sua arte con passione e dedizione per oltre quarant’anni, mantenendo nel tempo uno studio-laboratorio privato nella propria abitazione.

    Scomparso il 10 ottobre 2025, lascia un’eredità artistica profonda, fatta di opere che continuano a testimoniare il suo legame con il territorio, la fede e la bellezza.


    Le opere e i riconoscimenti più importanti

    Tra le opere più significative dell’artista ricordiamo:

    • Partecipazione a numerose esposizioni personali e collettive
    • Sant’Antonio Abate, realizzato su commissione dell’omonima confraternita ed esposto nella Chiesa dei SS. Cosma e Damiano (Stimigliano)
    • Pala d’Altare (3,5 × 2,20 m) della Chiesa di San Valentino (Stimigliano), inaugurata e benedetta da S.E. Mons. Marco Caliaro, grande estimatore dell’artista
    • Riproduzione della “Madonna della Lode” del Santuario di Vescovio (Torri), dono per il 25° anniversario di episcopato di Mons. Marco Caliaro, esposta a Poggio Mirteto e oggetto di pellegrinaggio
    • Gesù Sindonico realizzato per S.E. Mons. Marco Caliaro
    • Tavola dell’apparizione dei SS. Pietro e Paolo a San Famiano, posta nella Basilica omonima e inaugurata nel 1990 dal Vescovo Divo Zadi per il novecentenario del Santo
    • Lampada votiva progettata per la Basilica di San Famiano, donata da S.E. Luigi Harduin, Duca di Gallese
    • Restauro della Madonna in Vicolo Margherita nel centro storico di Stimigliano, con attestato di riconoscimento artistico del Comune (2005)
    • Ritratto di San Giovanni Paolo II, esposto nella Chiesa Abbaziale di Farfa (2016)
    • Esposizione personale al Museo e Centro Culturale “Matteo Scacchi” di Gallese (2018)
  • Stimigmistica – 15

    Stimigmistica – 15

    La rubrica di enigmistica dedicata a Stimigliano.

    L’angolo nascosto

    Come si gioca: va individuato il soggetto della foto. Ogni uscita scoprirà nuovi particolari.

    Il personaggio misterioso

    Come si gioca: a ogni uscita un nuovo indizio, chi saprà sfruttarli per scoprire chi è il Personaggio Misterioso?

    Indizio 1
    Lei si trovava spesso tra nuvole bianche... ma mai sulle nuvole.
    
    Indizio 2
    Nella vita si è trovata di fronte a un grande bivio.
    
    Indizio 3
    Il suo nome era anche il suo lavoro
    
    Indizio 4
    Conosceva i gusti di tutti i suoi clienti

    Il cruciverba

    Come si gioca: il cruciverba è compilabile on-line. Cliccando su una casella si evidenzieranno in rosso le definizioni (orizzontale e verticale). Clicca una sola volta per inserire la soluzione orizzontale, due volte per quella verticale. Se vuoi puoi salvare il cruciverba compilato e inviarlo a Enea. Lo sfondo grigio indica soluzioni legate a Stimigliano.

    Cruci-verve


    Soluzioni del numero precedente

    L’angolo nascosto – (vincitori: Emiliano Menichelli)

  • Stimigliano: spettatori più che protagonisti? Ce lo dice l’IA (e la sociologia)

    Stimigliano: spettatori più che protagonisti? Ce lo dice l’IA (e la sociologia)

    Il grande silenzio di Stimigliano.
    Free rider, paura del giudizio o semplicemente “lo farà qualcun altro”? Ecco cosa succede davvero in un paese come il nostro.

    Facciamo un passo indietro e ripartiamo dall’inizio.

    Qualche settimana fa abbiamo lanciato un appello su questo blog.
    Una richiesta semplice, quasi innocente. Abbiamo chiesto di raccontarci storie, aneddoti o iniziative del nostro paese.

    Risultato?

    Un silenzio così profondo che, nelle pause, si sentivano risuonare le campane a chilometri di distanza.

    Ora, sgombriamo subito il campo da un equivoco: non crediamo nemmeno per un secondo che Stimigliano sia diventato improvvisamente un paese senza memoria, storie o persone capaci.

    Anzi. Basta fermarsi cinque minuti al bar, in piazza o davanti a un negozio per scoprire che siamo una vera miniera d’oro di racconti, opinioni, ricordi, proposte e iniziative (dietro molti di noi si nascondono appassionati di musica, letteratura, cinema, sport e chissà che cos’altro)

    E allora viene spontanea la domanda: perché sul blog non è uscito nulla? (A parte la proposta di una amica che ha già collaborato con noi e con la quale avremo sicuramente modo di fare altro in futuro)

    Tranquilli: non è (solo) colpa nostra.
    O meglio, sì… ma è una colpa scientificamente condivisa.

    Abbiamo provato a farci aiutare dall’intelligenza artificiale per l’analisi di questa situazione e il risultato è stato sorprendente: quello che è successo qui da noi è un piccolo manuale vivente di sociologia.


    L’Effetto Spettatore: tanto lo farà qualcun altro

    Esiste un fenomeno ben documentato chiamato effetto spettatore.
    Funziona così: più persone ci sono, meno ognuno si sente responsabile di agire.

    Tradotto in versione stimiglianese:
    quando abbiamo scritto “qualcuno ha una storia?”, probabilmente ognuno ha pensato:

    “Sì sì, bella idea… ma sicuramente scriverà qualcun altro. Qualcuno che ne sa di più.”

    Il problema è che tutti hanno pensato la stessa cosa e così la responsabilità si è diluita… fino a sparire.


    Free Rider. Perché dire “scroccone” suona male

    Un blog di paese è quello che si può considerare un classico bene pubblico: lo leggono tutti, lo apprezzano molti, ma mantenerlo richiede l’impegno di qualcuno.

    E qui entra in gioco un altro meccanismo molto umano: il “free rider”.

    Terminologia anglosassone che, oltre a darti un tono, ti evita elegantemente di usare la parola scroccone.

    Il Free Rider è quello che, con estrema naturalezza, pensa:

    “Leggere mi piace. Pensare però richiede tempo e fatica.
    Facciamolo fare a qualcun altro — poi io leggo volentieri.”

    È un ragionamento perfettamente logico.
    E anche perfettamente pericoloso.

    Perché se lo facciamo tutti… il blog continua, rimane acceso, sì — ma è come avere una Ferrari in pista e girare a 30 all’ora.


    “Abbiate pure cento belle qualità, la gente vi guarderà sempre dal lato più brutto.” (Molière)

    Poi c’è un fattore molto meno teorico e molto più reale: la paura del giudizio.

    Scrivere su un blog in un piccolo paese non è come postare una cosa qualsiasi online.
    Qui significa esporsi davanti alle stesse persone che incontrerai la mattina dopo.

    Amadeus avrebbe detto “e quindi partono i dubbioni”:

    “E se quello che racconto è banale?”
    “E se qualcuno ha da ridire?”
    “E se poi al mercato mi commentano l’iniziativa?”
    “E se poi mi metto contro l’Amministrazione”?

    Risultato: strategia perfetta di sopravvivenza sociale —
    silenzio assoluto.


    In fin dei conti, restiamo un gregge

    Infine, c’è il meccanismo più subdolo: se nessuno inizia, nessuno segue. Un po’ come nel gregge. Si fa quello che fanno gli altri.

    Un solo commento sotto alla nostra domanda. Troppo poco per accodarsi. Un vuoto iniziale che ha creato un piccolo muro invisibile.

    Perché scrivere per primi richiede coraggio.
    Rispondere a una conversazione già avviata, invece, è facilissimo.

    E così siamo rimasti tutti lì: in attesa di qualcuno che ci precedesse.


    Conclusione: la scienza ci assolve… ma non troppo

    La buona notizia è che la sociologia ci assolve completamente:
    quello che è successo è normale, umano, prevedibile.

    La cattiva notizia è che, ora che lo sappiamo,
    non possiamo più far finta di niente.

    Perché a quel punto la domanda cambierebbe:

    Siamo davvero spettatori… o ci fa comodo esserlo?

    Questo blog non cerca scrittori perfetti, né storici accademici.
    Cerca pezzi di vita vera: ricordi, episodi, dettagli che rischiano di perdersi.
    Cerca persone con una passione da raccontare.

    Cerca persone che hanno voglia di condividere un’iniziativa.

    Vuole il bene di Stimigliano e degli Stimiglianesi. Soprattutto per le generazioni che verranno e alle quali vogliamo lasciare un’eredità.

    E allora proviamo a fare una cosa semplice, concreta — e stavolta senza alibi.


    Un piccolo esperimento (ma serio):

    Proviamo a semplificare al massimo. Nei commenti puoi fare una di queste tre cose:

    • raccontare un breve ricordo, mostrarci delle fotografie. Uno spunto che poi useremo per scrivere un articolo
    • segnalare un’iniziativa o qualcosa che sta succedendo
    • proporre una rubrica che ti piacerebbe portare avanti

    Non serve essere “bravi a scrivere”. Possiamo farlo insieme.

    Serve solo iniziare.

    Serve solo fare una cosa che, a quanto pare, è diventata rarissima: mettersi in gioco.


    E se anche stavolta resta tutto in silenzio…

    …allora forse la sociologia non basta più a spiegarci.

    E dovremo ammettere una cosa un po’ meno scientifica, ma molto più scomoda:

    Che non è paura, non è timidezza, non è “mancanza di tempo”.
    È una scelta.

    La scelta di restare a guardare.

    E a quel punto sì che — senza più ironia — la domanda iniziale avrà trovato la sua risposta.

  • L’Officina degli Spiriti: Vladimiro Fioravanti, la genziana, lo cherry e altre delizie

    L’Officina degli Spiriti: Vladimiro Fioravanti, la genziana, lo cherry e altre delizie

    Storia, passione, genziana e tanto altro

    Vladimiro Fioravanti è un uomo che non passa inosservato: alto quasi due metri, capelli ormai bianchi e uno sguardo azzurro e profondo che racconta tanto. Un gigante, sì, ma di quelli buoni.

    Le rughe sul suo viso parlano di vita vissuta, mentre i suoi movimenti lenti non sono segno di stanchezza, bensì riflesso di una natura calma e gentile.

    In un mondo che corre sempre più veloce, Vladimiro sembra aver scelto un ritmo diverso, fatto di attesa e rispetto dei tempi naturali.

    La limpidezza del prodotto la ottieni con il riposo

    ama ripetere, riassumendo così la filosofia che guida il suo lavoro.

    Scendendo lungo il Corso, è facile trovarlo davanti al suo laboratorio, l’Officina degli Spiriti. È qui che, con pazienza e cura, lascia che le sue creazioni prendano forma: genziane, rataffia, l’amaro di Stimigliano e altre “pozioni” dal sapore unico.

    Basta fermarsi a fare due chiacchiere per scoprire una persona profondamente innamorata del proprio mestiere, sempre pronta a condividere un assaggio e una storia.

    E quando inizia a raccontare, il sorriso si illumina e le sue parole rivelano una passione sincera: per lui, ciò che produce è “un atto di amicizia profonda, un’espressione della terra, un’espressione magica della montagna”.

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    Una scoperta casuale che diventa legame indissolubile

    Eppure, il suo legame con la genziana nasce quasi per caso. Durante un’esperienza da ristoratore in Abruzzo entra in contatto con questo amaro tradizionale e, grazie a un cliente, ne scopre la ricetta che ancora oggi segue con rispetto:

    Cinque litri di Trebbiano abruzzese, 250 grammi di radice di genziana, un litro di alcol e zucchero

    poco zucchero, ci tiene a sottolineare.

    Negli anni il suo percorso lo porta prima a Contigliano, dove nasce il laboratorio “Fontecerro Nord” (un nome legato al territorio e ai suoi ricordi), poi a Rieti, dove prende forma l’Officina degli Spiriti, e infine a Stimigliano.

    È proprio qui che Vladimiro trova un legame ancora più profondo con la terra. Il paese lo accoglie e lui, in cambio, crea prodotti che ne raccontano l’anima, come l’amaro ottenuto dall’infusione delle foglie di ulivo.

    Tra le sue creazioni ricordiamo la Genziana “Lutea”, la “Rossa Superiore” (con Montepulciano e uva fragola), la “Inamarescit”, la “Unica” (con peperoncino e arancia), il rataffia di ciliegie, l’“AmaroDi” alle foglie di ulivo e lo Cherry.

    A queste si aggiungono anche le ultime creazioni nate da collaborazioni con altre realtà locali: il limoncello e l’arancello.

    L’intervista a Vladimiro Fioravanti

    Ascoltare Vladimiro è un’esperienza che affascina. Con la sua calma riesce a condurre chi ascolta in un viaggio che parte da lontano: racconta la storia della genziana, dalle sue origini antiche fino ai giorni nostri, passando per usi medicinali e tradizioni pastorali.

    Parla poi della nascita dell’Officina degli Spiriti, del suo incontro decisivo in Abruzzo e del valore del legame con la terra, visto non solo come luogo fisico ma come relazione profonda e autentica.

    Nelle tre parti dell’intervista scoprirete:

    • il racconto di come ha inizio la passione, la nascita dell’Officina degli spiriti e la storia della genziana, dagli usi medicinali a quelli legati alla conservazione del vino dei pastori fino ad arrivare ai nostri giorni.
    • il legame con la terra e quello con Stimigliano. La genziana e altri suoi prodotti.
    • Il procedimento che va dalla raccolta della radice fresca, per passare attraverso l’essiccazione e l’infusione fino ad arrivare nei nostri bicchieri.

    Un racconto da non perdere.

    Dove si trova

    L’Officina degli Spiriti si trova in Corso Umberto I s.n.c. a Stimigliano (RI).
    Per informazioni: Vladimiro Fioravanti, 377 242 3003
    https://www.facebook.com/officinadeglispiriti

    La genziana, dalla radice al bicchiere

    Stimigliano, la genziana e altri prodotti

    Storia della genziana e del laboratorio

  • Il Milite Ignoto e il suo passaggio a Stimigliano

    Il Milite Ignoto e il suo passaggio a Stimigliano

    Il viaggio del Milite Ignoto unì l’Italia intera, attraversando anche le piccole comunità. Nella notte del 1° novembre 1921, tra falò e silenzi, anche Stimigliano rese omaggio al Soldato senza nome.

    Il simbolo di un intero popolo

    Il Milite Ignoto è il simbolo di tutti i soldati italiani caduti durante la Prima guerra mondiale e mai identificati. La sua storia, profondamente umana, nasce da un gesto semplice ma potentissimo: la scelta di una madre, Maria Bergamas, che davanti a undici bare senza nome, ad Aquileia nel 1921, indicò quella destinata a rappresentare tutti i figli perduti.
    Un gesto che trasformò un singolo soldato sconosciuto nel simbolo di un intero popolo.

    Il viaggio del 1921

    Alle ore 8.00 del 29 ottobre 1921, dalla stazione ferroviaria di Aquileia partì il treno a vapore che avrebbe condotto la salma del Milite Ignoto a Roma.

    La bara, scelta il giorno precedente fu collocata su un affusto di cannone e poi sistemata in uno speciale carro ferroviario progettato dall’architetto Guido Cirilli. Ad accompagnarla vi erano reduci della Grande Guerra, decorati al valore e più volte feriti, a testimoniare il dolore e il sacrificio collettivo di una nazione intera.

    Il viaggio si svolse lungo la linea Aquileia – Venezia – Bologna – Firenze – Roma, attraversando tutta l’Italia. Il convoglio procedette a velocità molto ridotta, quasi solenne, per consentire alla popolazione di rendere omaggio:le soste erano riservate alle stazioni principali, mentre nelle altre località la folla accalcata lungo i binari poteva comunque salutare il passaggio grazie alla lentezza del treno.

    Lungo i binari si raccolsero folle immense: uomini, donne, bambini, reduci, vedove. Molti si inginocchiavano, altri lanciavano fiori, altri ancora semplicemente restavano in silenzio, con il capo chino.

    Il viaggio si concluse il 4 novembre 1921, quando il feretro venne tumulato all’Altare della Patria, a Roma, in una cerimonia solenne che divenne uno dei momenti più intensi di unità nazionale della storia italiana.

    Foto dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano

    Il passaggio in Sabina e a Stimigliano

    Dopo aver sostato nel nodo ferroviario di Orte, il convoglio imboccò la linea storica che costeggia la valle del Tevere, attraversando la Sabina.

    Era la sera del 1° novembre 1921.

    Il treno non effettuò una sosta ufficiale a Stimigliano, ma passò lentamente, a una velocità stimata tra i 15 e i 20 km/h. Questo dettaglio è fondamentale per comprendere il valore del momento: anche senza fermarsi, il passaggio del Milite Ignoto trasformò la stazione e tutto il territorio circostante in un luogo di raccoglimento e partecipazione.

    La popolazione locale — contadini, famiglie, abitanti dei paesi vicini — si radunò lungo i binari e presso la stazione.
    Nella sera ormai calata, si accesero falò, lanterne e torce, illuminando il passaggio del convoglio come in una processione silenziosa e solenne.

    Non ci risultano testimonianze fotografiche di quel momento. La spiegazione è da ricercare nel fatto che non vi fu una sosta ufficiale con operatori e giornalisti, il passaggio avvenne in orario serale/notturno, la tecnologia fotografica del tempo non era così diffusa e soprattutto non permetteva scatti efficaci in condizioni di scarsa luminosità e in movimento.

    Ma proprio questa assenza di immagini rende il ricordo ancora più suggestivo: rimane affidato alla memoria orale e alla storia del territorio.

    Stimigliano, pur non essendo una fermata “importante” nel senso ufficiale, fu comunque parte integrante di quel viaggio, come tutte le piccole comunità italiane attraversate dal convoglio.

    Il Generale Settimio Piacentini

    Il passaggio del Milite Ignoto in Sabina è legato però a un episodio drammatico e forse poco conosciuto, che riguarda il Tenente Generale Settimio Piacentini, nativo di Tarano e senatore del Regno.

    Piacentini fece una scelta significativa: invece di partecipare alle grandi cerimonie ufficiali di Roma, decise di rendere omaggio al Milite Ignoto insieme al suo territorio, tra la sua gente.

    Tenente Generale Settimio Piacentini

    La mattina del 2 novembre 1921, poche ore dopo il passaggio del treno a Stimigliano, organizzò una solenne manifestazione presso la Cattedrale di Vescovio, riunendo sindaci, associazioni combattentistiche e cittadini della Bassa Sabina.

    Al termine di un intenso discorso patriottico, mentre si preparava a guidare un corteo verso la stazione di Stimigliano per rendere un ultimo omaggio formale al luogo del passaggio fu colto da un improvviso malore cardiaco.

    Morì poco dopo, a San Polo Sabino.

    La sua scomparsa colpì profondamente la comunità e rimase impressa anche nelle cronache ufficiali dell’epoca. Il suo gesto — scegliere la dimensione locale, popolare, rispetto a quella istituzionale — rappresenta ancora oggi un segno di forte legame tra il territorio sabino e la memoria del Milite Ignoto.

    Stimigliano nella storia del viaggio

    L’elenco delle stazioni attraversate dal convoglio nel 1921 è lungo: circa 120 località, tra grandi città e piccoli centri.

    Tra queste compare anche Stimigliano, insieme alle vicine stazioni di Collevecchio-Poggio Sommavilla, Gavignano Sabino e Poggio Mirteto.

    Questo dato ci ricorda che il viaggio del Milite Ignoto non fu solo un evento nazionale, ma un momento diffuso, vissuto in ogni angolo d’Italia, anche nei luoghi più piccoli.

    Il ricordo a cento anni: il ritorno del treno

    Nel 2021, a cento anni esatti dal viaggio del Milite Ignoto, il suo percorso è stato realmente ripercorso da un treno commemorativo partito da Aquileia e diretto a Roma, lungo la stessa linea ferroviaria del 1921.

    Il convoglio ha attraversato nuovamente l’Italia seguendo la storica direttrice Aquileia – Venezia – Bologna – Firenze – Roma, fermandosi nelle principali stazioni e transitando anche nei centri minori che già un secolo prima avevano assistito al passaggio della salma.

    Anche lungo la tratta sabina — quella che comprende Orte, Collevecchio, Stimigliano e le altre stazioni della valle del Tevere — il viaggio ha riattivato la memoria storica del territorio, riportando l’attenzione su un evento che, pur senza grandi cerimonie ufficiali nel 1921, fu vissuto intensamente dalla popolazione locale.

    Come cento anni fa, il viaggio del Milite Ignoto non è stato solo un percorso ferroviario, ma un momento di memoria condivisa, capace di collegare tra loro comunità grandi e piccole nel segno della storia e della pace.

    Un storia dal valore che va tramandato

    Il passaggio del Milite Ignoto a Stimigliano non fu una sosta ufficiale, ma fu comunque un momento vissuto e sentito dalla comunità locale.

    In quella sera del 1° novembre 1921, tra luci di falò e silenzi rispettosi, anche la Sabina rese omaggio a un soldato senza nome che rappresentava tutti.

    Il Milite Ignoto non appartiene a un luogo soltanto, ma a tutti quelli che lo hanno salutato, anche solo per un istante. Ma il senso più profondo di questa storia è mantenere e tramandare la memoria affinché sia di insegnamento per le generazioni future.

    E secondo voi, lo stiamo davvero facendo?

    Fonti

  • I colori di un apprendista pittore di Stimigliano: Enrico Marinelli e la sua arte

    I colori di un apprendista pittore di Stimigliano: Enrico Marinelli e la sua arte

    Apprendista pittore. Così ama definirsi Enrico Marinelli. Sono parole che raccontano tutta la sua umiltà, quella di artista capace di trasformare emozioni in colori intensi.

    La scoperta di una passione

    Enrico Marinelli nasce il 24 marzo 1955 a Stimigliano, in un’Italia nel pieno della ricostruzione e del fermento del dopoguerra. Sono anni di cambiamento anche a livello mondiale, tra tensioni internazionali e grandi trasformazioni sociali, ma anche anni di speranza e crescita.

    La passione per il disegno e la pittura accompagna Enrico fin da giovanissimo. È durante l’esame di terza media, nella prova di disegno, che emerge chiaramente il suo talento: il professore resta stupito e lo giudica con un 10 pieno. Da quel momento iniziano i primi disegni, i primi quadri, le prime vere espressioni di una sensibilità che cerca spazio.

    Intervista a Enrico Marinelli

    A volte ci si ferma. Ma solo per prendere la rincorsa per ripartire più forte

    Il trasferimento dalla casa dei genitori segna una svolta: più autonomia, più spazio, e soprattutto una produzione artistica intensa. Enrico dipinge, sperimenta, osserva il mondo e lo traduce nei suoi colori.

    Poi, come spesso accade nella vita, arriva una pausa. Il matrimonio, l’università, gli impegni quotidiani lo allontanano dalla pittura. Per un periodo, i pennelli restano fermi.

    Ma la passione non scompare mai davvero.

    L’incontro con Mario Bagordo, noto acquarellista stimiglianese (clicca qui conoscere Mario Bagordo), segna una nuova ripartenza. Bagordo resta affascinato da un suo quadro e lo sprona a tornare a dipingere. Enrico riflette, e decide che quello sarà un capitolo da riaprire al momento giusto: la pensione.

    E così è stato.

    I colori di Enrico tornano a vivere sulle tele, dando forma alle emozioni. La sua è una produzione costante, quasi quotidiana, fatta di immagini che raccontano sensazioni profonde.

    L’apprendista pittore e la sua eredità

    La pittura diventa una missione, ma anche una speranza: tramandare una passione, lasciare qualcosa ai propri nipoti.

    Non impone mai la sua arte, ma cerca di condividerla con delicatezza, coinvolgendo chi gli sta vicino.

    Nonostante gli anni di esperienza, Enrico ama definirsi ancora “apprendista pittore”. Un’espressione che racconta tutta la sua umiltà, ma anche la sua continua voglia di imparare e migliorarsi.

    Tra i suoi soggetti preferiti troviamo la natura e l’uomo, ma nelle sue opere si percepisce anche una sensibilità verso temi profondi, come la guerra e le catastrofi. E poi ci sono i cavalli: simbolo di libertà assoluta. Cavalli che corrono senza briglie, senza padroni, protagonisti di molte sue tele.

    La sua più grande speranza? Vedere un giorno qualcuno raccogliere il testimone, dare continuità a quello che per lui non è solo un passatempo, ma un modo di vivere e sentire il mondo.

    E forse è proprio questa la vera arte: lasciare qualcosa che vada oltre il tempo.

    Galleria fotografica

  • Il fascino di Stimigliano conquista i cortometraggi del RIFS

    Il fascino di Stimigliano conquista i cortometraggi del RIFS

    (Tutte le foto nell’articolo appartengono a Rome International FIlm School – profilo Instgram RIFS_Rome)

    Nel cuore del borgo e tra le mura del Castello Orsini, Stimigliano diventa set per i cortometraggi del RIFS. Scorci suggestivi e atmosfere uniche fanno da sfondo alle nuove produzioni dei giovani cineasti.

    Stimigliano continua a raccontarsi attraverso il cinema e la televisione, confermandosi negli anni come una location capace di affascinare produzioni italiane e internazionali.

    Foto Instgram RIFS_Rome

    Come già ricordato in passato sul nostro blog, il borgo sabino ha saputo offrire scenari autentici e atmosfere uniche, diventando un vero e proprio palcoscenico a cielo aperto.

    Già 26 anni fa, infatti, Stimigliano fu scelto come set per alcune scene della fiction RAI “Sciuscià”, una coinvolgente storia di guerra e amicizia interpretata da Massimo Ranieri. Le vie del paese e i suoi scorci più caratteristici contribuirono a ricreare l’intensità narrativa della serie, dimostrando come il territorio fosse perfetto per produzioni di alto livello. (clicca qui per leggere l’articolo)

    Più recentemente, nel 2020, il borgo ha attirato l’attenzione internazionale con le riprese di “Normal People”, acclamata serie prodotta dalla BBC. Anche in questo caso, Stimigliano ha saputo valorizzare il racconto grazie alla sua autenticità, entrando in un progetto apprezzato a livello globale. (clicca qui per leggere l’articolo)

    Foto Instgram RIFS_Rome

    Ma il legame con il mondo del cinema non si ferma qui. Tra la fine del 2024 e i primi mesi del 2025, Stimigliano è stato nuovamente protagonista grazie alle produzioni di cortometraggi realizzate dal RIFS – Rome International Film School.

    Il RIFS – Rome International FIlm School (https://www.romefilmschool.org/ )è una scuola di cinema europea che unisce metodo internazionale e formazione pratica, con l’obiettivo di preparare giovani professionisti del settore. I suoi studenti, guidati da docenti ed esperti del mondo cinematografico, realizzano progetti concreti durante il percorso.

    In questo contesto, Stimigliano si è trasformato ancora una volta in un luogo di creatività e produzione artistica. Le riprese dei cortometraggi del RIFS si sono svolte nel centro storico, nella chiesa SS. Cosma e Damiano e all’interno del suggestivo Castello Orsini, regalando agli studenti scenari ricchi di fascino e atmosfere uniche, capaci di esaltare ogni racconto visivo.

    Il ritorno del cinema a Stimigliano conferma il valore del territorio come location cinematografica di grande impatto. Tra storia, architettura e paesaggio, il borgo continua a ispirare registi e giovani cineasti, consolidando il suo ruolo in un percorso che unisce tradizione e innovazione.

    Una presenza costante sul grande e piccolo schermo che non solo valorizza il patrimonio locale, ma contribuisce anche a portare il nome di Stimigliano oltre i confini nazionali. E, guardando al futuro, non è difficile immaginare che nuove produzioni possano scegliere ancora questo angolo d’Italia come scenario per raccontare nuove storie.

    Galleria Fotografica

    Tutte le immagini appartengono al RIFS ROME (profilo instagram https://www.instagram.com/rifs_rome/)

  • Stimigmistica – 14

    Stimigmistica – 14

    La rubrica di enigmistica dedicata a Stimigliano.

    L’angolo nascosto

    Come si gioca: va individuato il soggetto della foto. Ogni uscita scoprirà nuovi particolari.

    Il personaggio misterioso

    Come si gioca: a ogni uscita un nuovo indizio, chi saprà sfruttarli per scoprire chi è il Personaggio Misterioso?

    Indizio 1
    Lei si trovava spesso tra nuvole bianche... ma mai sulle nuvole.
    
    Indizio 2
    Nella vita si è trovata di fronte a un grande bivio.
    
    Indizio 3
    Il suo nome era anche il suo lavoro

    Il cruciverba

    Come si gioca: il cruciverba è compilabile on-line. Cliccando su una casella si evidenzieranno in rosso le definizioni (orizzontale e verticale). Clicca una sola volta per inserire la soluzione orizzontale, due volte per quella verticale. Se vuoi puoi salvare il cruciverba compilato e inviarlo a Enea.

    Cruci-verve


    Soluzioni del numero precedente

    Il cruciverba – (vincitori: Gabriel Hrum)

  • Memorie fotografiche – Corpus Domini

    Memorie fotografiche – Corpus Domini

    a cura di Federico Brugnoletti

    La festa del Corpus Domini celebra la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, portata in processione per le vie del paese sotto un baldacchino, segno di rispetto e solennità verso il Santissimo ma che richiama anche l’onore riservato alle figure più importanti e crea uno spazio sacro che accompagna la processione tra le case.

    Un tempo, essendo più leggero delle pesanti macchine dei santi, veniva spesso sorretto dai notabili, i cosiddetti “signorotti”, a sottolinearne anche il valore sociale.

    Le vie si preparano con addobbi e segni di devozione. Tra questi, le infiorate erano un elemento centrale: in passato, nei giorni precedenti la festa, erano soprattutto le donne a raccogliere fiori per realizzare disegni lungo il percorso. Oggi i petali sono sempre più rari e spesso sostituiti da materiali più semplici come gessetti, farina, caffè o segatura.

    A Stimigliano la processione attraversava molte più vie, mentre oggi si concentra tra via Garibaldi, via Cavour e il centro storico dentro le mura.

    Le fotografie raccontano questa continuità: tre immagini degli anni ’60 e ’70 e due scatti del 6 giugno 2010, tra memoria e presente della stessa tradizione.

  • “Le frequenze del cuore”, un musical che insegna il valore della diversità

    “Le frequenze del cuore”, un musical che insegna il valore della diversità

    Un viaggio tra musica, emozioni e inclusione: “Le frequenze del cuore” ha conquistato il pubblico con una prima intensa e significativa. Uno spettacolo capace di ricordarci che, anche nella diversità, possiamo trovare armonia.

    “Le frequenze del cuore”: una prima che emoziona e unisce

    Grande emozione e partecipazione per lo spettacolo teatrale inclusivo “Le frequenze del cuore”, un musical coinvolgente e ricco di significato, frutto di un intero anno di lavoro dell’APS “Gli Unici”.

    Una serata speciale non solo per la qualità della rappresentazione, ma anche perché si è trattato di una prima assoluta, capace di lasciare il segno nel cuore del pubblico.

    Fin dalle prime battute, lo spettacolo ha trasmesso un messaggio chiaro e profondo: non esistono persone “diverse” nel senso di migliori o peggiori, giuste o sbagliate. Ognuno di noi, semplicemente, viaggia su frequenze diverse. E questa diversità non è un limite, ma una ricchezza. Se accolta e compresa, può diventare qualcosa di unico, capace di unire invece che dividere.

    Durante la rappresentazione è stato ribadito con forza:

    Se uniamo le nostre forze, insieme, possiamo batterli

    perché la verità è che si possono (ab)battere le difficoltà, i pregiudizi e le barriere che troppo spesso separano le persone.

    Il valore del teatro, tra emozione e crescita

    Il teatro si conferma ancora una volta uno strumento potente di espressione e crescita personale.

    Sul palco si trovano coraggio e libertà. Sulla scena è possibile dare voce alle emozioni, liberare ciò che si ha dentro, acquisire sicurezza e trovare il proprio spazio.

    Nel caso del teatro inclusivo, tutto questo assume un significato ancora più profondo. Qui, infatti, le differenze non vengono cancellate, ma accolte e armonizzate. Si crea così un’energia speciale, in cui persone diverse collaborano davvero, dimostrando che l’inclusione non è solo un concetto, ma una realtà possibile.

    È la prova concreta che frequenze diverse possono suonare insieme creando qualcosa di straordinario.

    Tommaso Vicinelli, presidente APS Gli Unici

    Un viaggio nella musica, tra passato e presente

    Il pubblico ha potuto assistere a un affascinante viaggio musicale attraverso le epoche, a partire dagli anni ’50 fino ad arrivare ai nostri giorni.

    Ogni periodo è stato reinterpretato con energia, ironia ed emozione autentica, regalando momenti intensi e coinvolgenti. Le interpretazioni sono state sentite e partecipate, capaci di alternare risate, nostalgia e commozione, mantenendo sempre viva l’attenzione della platea.

    Applausi meritati e uno sguardo al futuro

    Nonostante qualche piccola difficoltà tecnica, legata soprattutto ad aspetti come l’acustica e la visibilità, lo spettacolo è riuscito pienamente nel suo intento, conquistando il pubblico.

    Il finale è stato accolto da una calorosa standing ovation, segno tangibile dell’apprezzamento per il lavoro svolto e per il messaggio trasmesso.

    Un sincero applauso va a tutti i protagonisti di questa esperienza, con l’augurio che “Le frequenze del cuore” non resti un evento isolato, ma sia solo l’inizio di un percorso ricco di nuove tappe ed emozioni.

    SCHEDA TECNICA DELLO SPETTACOLO

    Titolo: Le frequenze del cuore
    Compagnia: APS “Gli Unici”
    Regia e testo: Francesca De Cicco
    Aiuto regia: Bruno Montanari
    Luci e suoni: Marco Mei, Bruno Montanari
    Costumi: Federica Faina
    Scenografia: Emanuela Rossetti, Margherita Rinalduzzi, Monica Pace, Rita Mantini
    Direzione di scena: Amedeo Cipriani
    Organizzazione: Comune di Stimigliano
    Patrocinio: AEFT

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