Mese: Marzo 2026

  • Stimigmistica – 8

    Stimigmistica – 8

    La rubrica di enigmistica dedicata a Stimigliano.

    L’angolo nascosto

    Come si gioca: va individuato il soggetto della foto. Ogni uscita scoprirà nuovi particolari.

    Il personaggio misterioso

    Come si gioca: a ogni uscita un nuovo indizio, chi saprà sfruttarli per scoprire chi è il Personaggio Misterioso?

    Indizio 1
    
    Per anni ha aiutato gli altri a “tenere insieme i pezzi”, anche quando sembravano non combaciare.
    
    Indizio 2
    
    Aveva tante chiavi anche se nessuna apriva una serratura
    
    Indizio 3
    
    Molti lo chiamavano Presidente

    Il cruciverba

    Come si gioca: il cruciverba è compilabile on-line. Cliccando su una casella si evidenzieranno in rosso le definizioni (orizzontale e verticale). Clicca una sola volta per inserire la soluzione orizzontale, due volte per quella verticale. Se vuoi puoi salvare il cruciverba compilato e inviarlo a Enea.

    Cruci-verve


    Soluzioni del numero precedente

    Il cruciverba (vincitori:Ambra Salustri, Gabriel Hrum)

    L’angolo nascosto: Vecchio cinema da via Cavour (vincitori: Emiliano Menichelli, Gabriel Hrum)

  • Social nella Pubblica Amministrazione: avvisi utili o soltanto vetrine digitali?

    Social nella Pubblica Amministrazione: avvisi utili o soltanto vetrine digitali?

    I social pubblici informano davvero o mostrano soltanto? Cerchiamo di dare una risposta a questa domanda.

    Dai social come vetrina ai social come servizio pubblico: la sfida culturale della Pubblica Amministrazione

    L’utilizzo dei social media da parte della Pubblica Amministrazione non è più una questione tecnologica, né una semplice scelta di canale. È, prima di tutto, una sfida culturale.

    Da oltre un decennio, come già evidenziato nel Vademecum Pubblica Amministrazione e social media (clicca qui per scaricarlo) elaborato nell’ambito delle Linee guida per i siti web della PA, il Web ha smesso di essere un luogo di mera consultazione per diventare uno spazio di conversazione, relazione e partecipazione.

    Eppure, ancora oggi, molti enti pubblici utilizzano i social network come una vetrina digitale, limitandosi a pubblicare fotografie di eventi, inaugurazioni, comunicati autocelebrativi o contenuti fortemente orientati all’immagine dell’amministrazione o dei suoi rappresentanti.

    Un approccio che replica online il modello comunicativo del passato: parlare al cittadino, non con il cittadino.

    Il nodo centrale: comunicazione unidirezionale o trasparenza reale?

    Il problema non è la presenza sui social, ma il modo in cui vengono utilizzati.

    Molti canali istituzionali funzionano ancora secondo una logica top‑down:

    • pubblicazione di informazioni senza risposta ai commenti,
    • assenza di interazione,
    • nessun ascolto del sentimento e delle esigenze emergenti.

    Questo approccio contrasta apertamente con la natura stessa dei social media, che – come sottolinea ancora il Vademecum – nascono per favorire la comunicazione bidirezionale e la costruzione di relazioni.

    Essere presenti su Facebook, X, Instagram o YouTube senza dialogare equivale a presidiare una piazza e voltare le spalle a chi la attraversa.

    La trasparenza, in questo scenario, rischia di ridursi a un adempimento formale, anziché diventare una trasparenza di fatto: comprensibile, accessibile, verificabile e condivisa.

    I rischi di un uso superficiale dei social istituzionali

    Utilizzare i social come semplici bacheche comporta conseguenze concrete:

    Bassa interazione e disaffezione
    Quando i cittadini percepiscono che non esiste ascolto reale, smettono di partecipare. Il canale perde valore e credibilità.

    Disinformazione e confusione
    Se i social diventano l’unica fonte informativa, senza un collegamento chiaro e costante con il sito istituzionale, cresce il rischio di notizie incomplete, decontestualizzate o errate.

    I social non sostituiscono i canali ufficiali, ma li integrano, ampliando la capacità dell’amministrazione di raggiungere i cittadini là dove già si trovano.

    La svolta necessaria: dal “social pubblicitario” al “social istituzionale”

    Il vero cambio di paradigma consiste nel passare:

    • da una comunicazione autoreferenziale
    • a una comunicazione orientata al servizio pubblico digitale.

    Un uso maturo dei social da parte della PA dovrebbe puntare a tre obiettivi chiave:

    Trasparenza operativa
    Rendere comprensibili atti, decisioni, procedure e tempi dell’amministrazione, superando il linguaggio burocratico.

    Servizio al cittadino
    Utilizzare i social per segnalazioni rapide, emergenze, bandi, scadenze, opportunità, risposte puntuali.

    Dialogo e ascolto
    Accettare il confronto, anche critico, come parte integrante della relazione istituzionale.

    Il ruolo strategico del Social Media Manager nella PA

    Molte P.A. hanno introdotto la figura del Social Media Manager nella Pubblica Amministrazione ma anche nelle realtà più piccole che non possono permettersela, colui o coloro che gestiscono gli strumenti di comunicazione social devono:

    • facilitare il dialogo,
    • essere un presidio di ascolto,
    • fungere da interpreti del linguaggio istituzionale nel contesto digitale,
    • fare da garante di trasparenza, accessibilità e correttezza.

    Social network come spazio di fiducia, non come palcoscenico

    Gli spazi di social networking rappresentano una grande opportunità per la Pubblica Amministrazione non solo per informare, ma per costruire fiducia, monitorare il livello di soddisfazione dei cittadini e stimolare partecipazione e cittadinanza attiva.

    Ma questa opportunità può essere colta solo abbandonando definitivamente l’ottica del controllo e dell’autoreferenzialità, accettando che la comunicazione pubblica nel digitale sia, per sua natura, aperta, dialogica e imperfetta.


    Siamo pronti ad una nuova frontiera?

    Se la trasparenza non è solo pubblicare contenuti, ma rendere l’amministrazione comprensibile, accessibile e disponibile al confronto, siamo davvero pronti – come istituzioni e come cittadini – ad accettare una comunicazione pubblica che non parli più “al” cittadino, ma “con” il cittadino?

  • Storia della banda musicale Valletiberina

    Storia della banda musicale Valletiberina

    Una storia fatta di passione, tradizione, viaggi e amore per la musica

    Una lunga storia che parte da lontano

    Era il 1973 quando il Maestro Raimondo Iacomacci e l’allora Amministrazione Comunale decisero di dare vita a un’associazione aperta a tutti gli amanti della musica. Nacque così la Banda Musicale Città di Stimigliano, destinata a diventare negli anni un punto di riferimento per il territorio e per tante generazioni di musicisti.

    L’entusiasmo iniziale fu subito travolgente. Le adesioni furono numerose e il gruppo arrivò in breve tempo a contare circa quaranta musicisti, con un’età compresa tra i più giovani, ancora in pantaloni corti, e i più anziani, già con i capelli bianchi.

    Anche la prima divisa racconta bene lo spirito semplice e autentico di quegli inizi: giacche bianche dismesse dalla Polizia Municipale di Napoli, acquistate al costo di 2.000 lire ciascuna.

    Cominciò così una lunga stagione di uscite musicali, soprattutto per accompagnare processioni ed eventi religiosi, ma anche di concerti veri e propri, nei paesi del Lazio e del vicino Abruzzo.

    Dalla crescita alle collaborazioni

    Negli anni successivi, come accade spesso nella vita delle associazioni, parte dell’entusiasmo iniziale venne meno. La diminuzione dell’organico spinse il direttivo a cercare nuove collaborazioni con altri gruppi musicali.

    Da questo percorso nacque la confluenza nel Corpo Musicale Integrato Valletiberina, insieme alle bande di Ponzano Romano, San Polo Sabino e al Gruppo Amici della Musica di Calvi, in Umbria.

    Il nuovo e più ampio organico rese possibile la partecipazione a eventi di grande rilievo, come il Carnevale della Costiera Amalfitana, la Rassegna Internazionale delle Bande di Cortina d’Ampezzo e una suggestiva tournée in Baviera.

    Quel viaggio toccò città come Monaco, Norimberga, Landshut e Füssen, concludendosi con la visita al castello di Neuschwanstein, il celebre castello delle fiabe.

    Il momento della crisi e la rinascita

    Il 2003 resta uno degli anni più delicati nella storia dell’associazione. La crisi scaturì dall’abbandono del gruppo del Maestro Gaetano Antinucci e, nello stesso periodo, anche delle bande di Ponzano Romano e Calvi.

    A segnare la svolta fu però l’arrivo del Maestro Salvatore Regoli, direttore artistico di indiscusse qualità artistiche e professionali. Con lui tornarono entusiasmo, energia e una nuova visione, capaci di dare avvio a una vera rinascita.

    Questa nuova fase si caratterizzò anche per una programmazione più ampia e ambiziosa. Alle tradizionali uscite per processioni e feste paesane si affiancarono concerti strutturati, inizialmente nel territorio di Stimigliano, San Polo e Vescovio, e successivamente in molte altre località italiane.

    Concerti, viaggi e tappe indimenticabili

    Tra le esperienze più significative di quegli anni si ricordano l’esibizione a Sonico (BS), con escursione sul Valico del Tonale nella splendida cornice dell’Adamello, e la tournée in Sicilia, nella suggestiva località dei Due Mari di Portopalo di Capo Passero (SR).

    A queste si aggiunsero la passeggiata musicale in Piazza San Marco a Venezia, il concerto nella caratteristica piazzetta di Capoliveri, all’Isola d’Elba, e l’importante partecipazione alla 32ª Fèŝta de ra Bàndes di Cortina d’Ampezzo.

    Uno dei traguardi più prestigiosi fu raggiunto nel 2009, quando la Banda Valletiberina arrivò a suonare a Parigi, esibendosi in luoghi di grande fascino e prestigio, da Champ-de-Mars al parco di Buttes-Chaumont, fino ai piedi della Torre Eiffel.

    Tra le tappe più recenti di questa lunga e appassionante stagione musicale si ricordano anche la gita a Rovereto, la visita a Sirmione, sul Lago di Garda, e l’escursione a Innsbruck.

    Il passaggio al Maestro Bartoli

    Il sodalizio con il Maestro Salvatore Regoli si concluse nel 2016. A raccoglierne il testimone fu il Maestro Giacomo Bartoli, sotto la cui direzione la Banda Valletiberina partecipò all’International Music Festival di Genova, esibendosi in un concerto sul lungomare della città di Recco.

    Negli anni successivi l’associazione ha continuato a essere protagonista di diverse mini-tournée musicali. Tra queste si ricordano quella del 2018 a Castel Ritaldi e quella del 2019, in occasione della prima edizione della Festa delle Tradizioni, con sfilata lungo via del Corso a Roma e premiazione in Campidoglio.

    Le difficoltà degli ultimi anni e la voglia di ripartire

    Come per molte realtà associative, anche per la Banda le difficoltà legate alla pandemia hanno avuto ripercussioni sull’attività artistica e sull’organizzazione degli eventi.

    Negli ultimi anni l’associazione è stata costretta più volte a sospendere le proprie attività. Questo, però, non ha mai spento la voglia di ripartire, di tornare a suonare e di riportare tra la gente quella nota di allegria che da sempre accompagna le vie in festa.

    L’impegno per il territorio e per i giovani

    La Banda Musicale Valletiberina ha sempre dimostrato una particolare attenzione alla diffusione della musica sul territorio, non solo attraverso una costante attività concertistica, ma anche tramite l’istituzione di una scuola di musica.

    Fin dal 2012, la scuola svolge un importante ruolo sul piano musicale e aggregativo, grazie anche alla sala adibita a spazio ludico-ricreativo per gli allievi.

    Il corpo docenti è costantemente impegnato nell’organizzazione di iniziative di grande valore, tra cui saggi musicali, masterclass di livello internazionale, concerti di gruppi cameristici e viaggi di scambio culturale.

    A rendere ancora più significativo questo percorso è, infine, la nascita della Young Band, una formazione musicale che coinvolge docenti e allievi della scuola in un’esperienza di crescita condivisa.

    Emozioni e ricordi di un vecchio bandista

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  • Normal People: quando la BBC ha scelto Stimigliano per le riprese

    Normal People: quando la BBC ha scelto Stimigliano per le riprese

    Normal People è la miniserie tratta dal romanzo di Sally Rooney che ha conquistato pubblico e critica. Dalla trama al cast, fino alle riprese a Stimigliano e nelle altre location del Lazio, ecco tutto quello che c’è da sapere sulla serie BBC.

    Normal People, la serie BBC girata a Stimigliano

    Le scene girate a Stimigliano

    Normal People (Persone normali) è una miniserie televisiva irlandese, britannica e statunitense diretta da Lenny Abrahamson e Hettie Macdonald, scritta da Alice Birch e Sally Rooney e basata sull’omonimo romanzo pubblicato nel 2018 dalla stessa autrice.

    La serie è stata distribuita dalla BBC, storica emittente pubblica del Regno Unito tra le più importanti e riconosciute a livello internazionale, e da Hulu negli Stati Uniti. Fin dalla sua uscita, Normal People ha conquistato il pubblico internazionale grazie a un racconto intenso, intimo e realistico dell’amore, della crescita e della fragilità emotiva.

    Accanto alla forza della storia e alle interpretazioni dei protagonisti, un ruolo fondamentale è giocato anche dalle ambientazioni, tra Irlanda, Svezia e Italia. E proprio le location italiane, in particolare Stimigliano e altre località del Lazio, hanno contribuito a rendere ancora più memorabili alcune delle scene più amate.

    La trama di Normal People

    La serie racconta la storia di Marianne Sheridan e Connell Waldron, due adolescenti che vivono nella contea di Sligo, sulla costa atlantica dell’Irlanda. I due appartengono a mondi molto diversi: Marianne è brillante, colta e benestante, ma profondamente isolata, sia a scuola sia nella vita familiare. Connell, invece, proviene da una famiglia operaia, è popolare, sportivo e apparentemente più integrato nel contesto sociale.

    Un legame tra loro esiste da tempo, anche perché la madre di Connell lavora come domestica nella casa della famiglia di Marianne. Tuttavia, è soltanto quando iniziano una relazione segreta che i due imparano davvero a conoscersi.

    Da quel momento, Normal People segue la loro relazione nel corso degli anni, tra avvicinamenti, allontanamenti, silenzi, incomprensioni e ritorni. Dopo il liceo, i due si ritrovano al Trinity College di Dublino, dove continuano a confrontarsi con i propri sentimenti, con le differenze sociali e con i cambiamenti inevitabili dell’età adulta.

    Dal romanzo di Sally Rooney alla serie tv

    Il progetto televisivo nasce dal grande successo del romanzo Persone normali, secondo libro di Sally Rooney, già conosciuta dal pubblico per Parlarne tra amici. L’annuncio dell’adattamento da parte di BBC Three, canale della BBC dedicato soprattutto a un pubblico giovane e digitale, aveva suscitato grande curiosità, anche per il coinvolgimento diretto della stessa autrice nella scrittura della serie.

    Un adattamento seguito dalla stessa autrice

    Sally Rooney ha lavorato al progetto insieme agli sceneggiatori Alice Birch e Mark O’Rowe, contribuendo a mantenere sullo schermo la sensibilità e la profondità emotiva del romanzo. La scrittrice ha espresso grande entusiasmo per la trasposizione televisiva, sottolineando il privilegio di lavorare con Lenny Abrahamson e con una squadra creativa capace di dare nuova vita alla sua storia.

    Il cast di Normal People

    Il cast principale della serie è guidato da due interpreti che, grazie a questo progetto, hanno raggiunto una notorietà internazionale.

    Daisy Edgar-Jones è Marianne

    Daisy Edgar-Jones interpreta Marianne, restituendo con grande delicatezza tutte le sfumature emotive di un personaggio complesso, vulnerabile e intenso.

    Paul Mescal è Connell

    Nel ruolo di Connell troviamo Paul Mescal, la cui interpretazione è stata tra le più apprezzate dalla critica. Il suo personaggio, silenzioso, sensibile e tormentato, è diventato uno dei volti più iconici della serialità recente.

    La chimica tra Daisy Edgar-Jones e Paul Mescal è stata uno degli elementi decisivi per il successo della serie, rendendo credibile e coinvolgente ogni fase del rapporto tra Marianne e Connell.

    Le location di Normal People in Italia: Stimigliano scelto per le riprese

    Uno degli aspetti che più hanno colpito il pubblico è senza dubbio la bellezza delle ambientazioni italiane. Le scene girate nel nostro Paese corrispondono a una parte centrale e molto suggestiva della storia, trasformandosi in uno dei momenti visivamente più memorabili della serie.

    Per la realizzazione delle scene ambientate in Italia, Indigo Film ha scelto Stimigliano, borgo medievale in provincia di Rieti, come una delle location principali. La produzione, firmata BBC, nel 2020, ha individuato nel Lazio il contesto ideale per ricreare l’atmosfera elegante e sospesa del soggiorno italiano di Marianne e Connell.

    Nelle scene girate in paese si riconoscono facilmente alcuni luoghi simbolo di Stimigliano: una sequenza è ambientata all’interno dell’alimentari Simoncelli, dove la coppia entra per fare la spesa e viene accolta dalla nostra Lucilla, protagonista anche di un paio di battute. Subito dopo, la regia mostra anche l’esterno del negozio e la sua storica insegna.

    In piazza si distingue chiaramente la chiesa dedicata ai patroni del paese, i Santi Cosma e Damiano. I due protagonisti si siedono al centro della piazza per spostarsi successivamente sul “Pincio”, la terrazza panoramica che si affaccia sulle colline sabine, sul versante opposto a quello del Tevere, in direzione Forano e Poggio Mirteto.

    Infine, Marianne e Connell si allontanano in bicicletta lasciando intravedere via Cavour fino alla farmacia, la via che si dirama dalla piazza li condurrà fuori dal paese.

    Via Cavour

    Dal romanzo ambientato a Trieste al set nel Lazio

    Nel romanzo, la casa di famiglia si trova a Trieste. Per ragioni logistiche, però, la serie ha spostato le riprese nell’Italia centrale, senza perdere nulla del fascino originario. Le scene sono state girate principalmente tra Sant’Oreste, Stimigliano e Villa Il Casale presso la Tenuta di Verzano, nel Lazio.

    Il risultato è una rappresentazione cinematografica di grande impatto, fatta di strade di campagna, piazze assolate, ville immerse nel verde e panorami capaci di trasmettere un senso di quiete e malinconia.

    Perché le scene italiane hanno conquistato il pubblico

    Le puntate ambientate in Italia sono tra le più amate dai fan di Normal People. La villa in cui soggiornano Marianne e Connell, con i suoi interni luminosi, il giardino e la piscina, è diventata una delle immagini simbolo della serie.

    Attorno ai protagonisti si sviluppa un paesaggio fatto di colline, piccoli centri storici e scorci suggestivi. Le strade percorse in bicicletta, il centro di Stimigliano, la piazza dove mangiano un gelato e i panorami che scorrono durante il viaggio in treno costruiscono un’immagine dell’Italia intima, romantica e quasi sospesa nel tempo.

    Per Connell, questo soggiorno rappresenta anche l’ingresso in un mondo diverso, più sofisticato e distante dalla propria quotidianità. Per questo motivo, l’Italia nella serie non è solo uno sfondo, ma uno spazio narrativo importante, in cui emergono con forza le differenze sociali, il desiderio e il senso di trasformazione.

    Produzione e distribuzione della serie

    Le riprese di Normal People sono iniziate nel 2019 e si sono svolte tra Irlanda e Italia, per un totale di dodici episodi. Alcune scene successive sono state girate anche in Svezia, tra Luleå e il Mar Baltico, nel febbraio 2020.

    La serie è stata presentata in anteprima su BBC Three ed è stata successivamente trasmessa anche su BBC One e Hulu, partner nella produzione. L’uscita nel 2020 ha contribuito a renderla uno dei titoli più discussi e apprezzati di quell’anno.

    Premi e riconoscimenti

    Oltre al successo di pubblico, Normal People ha ricevuto importanti riconoscimenti internazionali.

    Emmy Awards 2020

    La serie ha ottenuto diverse candidature agli Emmy, tra cui:

    • miglior attore protagonista in una miniserie o film a Paul Mescal
    • miglior regia a Lenny Abrahamson
    • miglior sceneggiatura a Sally Rooney e Alice Birch
    • miglior casting a Louise Kiely
    • British Academy Television Awards 2021

    Ai BAFTA TV Awards 2021, Normal People ha ottenuto:

    • miglior attore a Paul Mescal
    • candidatura per la miglior miniserie
    • candidatura per la miglior attrice a Daisy Edgar-Jones
    • Altri riconoscimenti

    La serie ha ricevuto candidature anche ai:

    Critics’ Choice Television Awards 2021
    Golden Globe 2021

    Questi risultati hanno confermato l’impatto culturale e artistico della miniserie.

    Perché vedere Normal People

    Normal People è una serie che riesce a raccontare in modo autentico i sentimenti, le insicurezze e i cambiamenti che accompagnano il passaggio all’età adulta. Marianne e Connell sono personaggi intensi, imperfetti e reali, capaci di lasciare un segno profondo nello spettatore.

    A rendere ancora più speciale la visione contribuiscono le ambientazioni, tra le coste irlandesi di Sligo, il fascino del Trinity College di Dublino, i paesaggi innevati della Svezia e la bellezza luminosa delle location italiane nel Lazio.

    In conclusione

    Normal People è molto più di un semplice adattamento televisivo: è una serie capace di trasformare una storia intima in un racconto universale. Il lavoro di regia, la scrittura, il cast e le location hanno contribuito a creare un prodotto di grande qualità, destinato a restare tra le produzioni più significative degli ultimi anni.

    Per il pubblico italiano, le scene girate tra Stimigliano, Sant’Oreste e la Tenuta di Verzano aggiungono un motivo in più per riscoprire questa miniserie e lasciarsi trasportare dal suo fascino.

    Fonti

    Guarda la galleria completa

  • Stimigmistica – 7

    Stimigmistica – 7

    La rubrica di enigmistica dedicata a Stimigliano.

    L’angolo nascosto

    Come si gioca: va individuato il soggetto della foto. Ogni uscita scoprirà nuovi particolari.

    La rubrica di enigmistica dedicata a Stimigliano.

    Il personaggio misterioso

    Come si gioca: a ogni uscita un nuovo indizio, chi saprà sfruttarli per scoprire chi è il Personaggio Misterioso?

    Indizio 1
    
    Per anni ha aiutato gli altri a “tenere insieme i pezzi”, anche quando sembravano non combaciare.
    
    Indizio 2
    
    Aveva tante chiavi anche se nessuna apriva una serratura
    

    Il cruciverba

    Come si gioca: il cruciverba è compilabile on-line. Cliccando su una casella si evidenzieranno in rosso le definizioni (orizzontale e verticale). Clicca una sola volta per inserire la soluzione orizzontale, due volte per quella verticale. Se vuoi puoi salvare il cruciverba compilato e inviarlo a Enea.

    Cruci-verve


    Soluzioni del numero precedente

    Il cruciverba (vincitori:Ambra Salustri, Gabriel Hrum)

  • Memorie fotografiche – L’oro nero a “sole” 96 lire al litro

    Memorie fotografiche – L’oro nero a “sole” 96 lire al litro

    a cura di Federico Brugnoletti

    Un distributore, 96 lire al litro e la corsa verso il futuro.
    Memorie fotografiche: uno scatto che racconta quanto (e come) è cambiato il peso della benzina nelle nostre vite.

    Quando la benzina costava meno di 100 lire al litro

    La benzina a 96 lire al litro

    Distributore fine anni ’50 / inizi anni ’60 (nell’attuale piazza dei Ceramisti – Stimigliano Scalo)

    Scatti di Gregorio Rossi

    Benzina e salari: Italia fine anni ’50 / inizia anni ’60 vs oggi

    Alla fine degli anni ’50 (inizi anni ’60), l’Italia si trova nel pieno del suo sviluppo economico. È un periodo di crescita e trasformazione, ma anche un’epoca in cui il rapporto tra reddito e costo della vita appare più equilibrato rispetto a oggi. Un esempio concreto? Il prezzo della benzina.

    Il costo della benzina

    Nei distributori AGIP dell’epoca, il prezzo della benzina si aggirava intorno alle 90–100 lire al litro. Un valore che oggi può sembrare irrisorio, ma che va letto alla luce dei salari dell’epoca.

    Un lavoratore medio guadagnava circa 50.000 lire che corrispondevano a circa 500/520 litri di benzina. Oggi, considerando un salario medio di 1500 euro, e con la benzina intorno ai 2 euro, se ne possono acquistare circa 700/750.

    Il vero confronto

    A prima vista, oggi la benzina sembra più accessibile. Ma il dato va interpretato correttamente.

    Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio del ’60 la vita era caratterizzata da meno spese fisse, un costo più basso e una maggiore proporzione tra reddito e consumi.

    Oggi gli affitti, le bollette e i servizi incidono molto di più che nel passato. Se si aggiunge un’alta tassazione sui carburanti e una maggiore dipendenza dall’automobile ci si renderà immediatamente conto che il costo della benzina pesa molto di più sul bilancio familiare anche se a prima vista i numeri sembrano dire il contrario.

    Una riflessione finale

    Negli anni del boom economico, fare il pieno rappresentava un gesto legato al progresso e alla libertà. Oggi, superare i 2 euro al litro trasmette spesso una sensazione opposta: quella di un costo difficile da sostenere.

    Il confronto tra ieri e oggi non è solo economico, ma culturale.
    Ci ricorda che il vero benessere non dipende solo da quanto guadagniamo, ma da quanto il nostro reddito riesce davvero a coprire la vita quotidiana.

  • Il mulino Franceschini

    Il mulino Franceschini

    Il Mulino Franceschini, in via Cavour, è stato un punto di riferimento per la vita agricola ed economica di Stimigliano. Per circa 45 anni ha accompagnato la storia produttiva di Stimigliano.

    Un impianto produttivo all’avanguardia

    Per oltre quarant’anni, in via Cavour, il Mulino Franceschini ha rappresentato uno dei punti di riferimento dell’attività produttiva di Stimigliano. Gestito dall’omonima famiglia, il mulino rimase attivo dal 1925 al 1970, accompagnando per decenni la vita agricola ed economica del paese.

    Fin dalla sua nascita, l’impianto si distingueva per la modernità delle attrezzature, in linea con i progressi tecnici che, agli inizi del Novecento, stavano trasformando il settore molitorio. A testimonianza di questo livello tecnologico vi è un atto notarile del 1949, stipulato dai fratelli Igino e Simeone Franceschini, nel quale viene riportata la descrizione dell’impianto così come risultava nel 1931:

    “[…] era dotato di un macchinario brevetto Bagnoli originale ad asse passante, completo di ogni particolare accessorio, con puleggia fissa, di un motore elettrico Ganz di potenza HP 9.6 poli 4, periodi 45 V 200 con reostato, alitte, bulloni e pulegge. […] Il mulino appartiene alla 2ª categoria, 8 hamper, munito di 2 pale con buratto per farina abburattata […]”.

    Questo documento restituisce l’immagine di un impianto tecnicamente avanzato per l’epoca, dotato di macchinari elettrici e di sistemi di lavorazione capaci di garantire una produzione efficiente e di buona qualità.

    A sinistra il Mulino Franceschini del 1925 (Archivio privato geom. Pablo Mencarelli)
    A destra l’espansione degli anni ’60 (Google Earth)

    Nel corso degli anni la gestione del mulino passò attraverso diverse fasi. Dal 1925 al 1941 fu condotto da Igino Franceschini, mentre durante gli anni difficili della Seconda guerra mondiale, tra il 1941 e il 1945, l’attività venne affidata in affitto a Carlo Polozza fu Claudio. Nel 1949 la gestione tornò direttamente alla famiglia Franceschini con i fratelli Igino e Simeone, e negli anni Sessanta furono Remigio ed Ezio Franceschini a portarne avanti l’attività.

    La presenza del mulino è attestata anche da importanti pubblicazioni dell’epoca. Compare infatti nell’Annuario italiano agricoltura-industrie-commerci-arti e professioni d’Italia e colonie del 1932, così come nella celebre Guida Monaci, una raccolta commerciale, scientifica e artistica dedicata a Roma e alla sua provincia, ideata nel 1870 da Tito Monaci. Nell’edizione del 1941, la guida restituisce un interessante spaccato della realtà sociale ed economica di Stimigliano, tra cui figura anche il mulino elettrico per cereali Franceschini.

    Annuario italiano agricoltura-industrie-commerci-arti e professioni d’Italia e colonie (1932)
    Guida Monaci (1941)

    Dal punto di vista produttivo, l’impianto poteva macinare tra gli 8 e i 10 quintali di sfarinato al giorno, raggiungendo una produzione annua di circa 1.000 quintali. Il mulino era dotato di due macine del diametro di 1,20 metri: una destinata alla lavorazione del grano e l’altra agli altri cereali.

    Alla fine degli anni Cinquanta, la ditta Franceschini attraversò una fase di cambiamento: invece di rinnovare la licenza per la macinazione per conto terzi, decise di convertirla ad uso privato, dedicandosi alla lavorazione di cereali destinati principalmente al settore zootecnico.

    Nel 1960 l’attività tornò alla macinazione tradizionale, ma con una novità importante: venne affiancato un secondo impianto, situato a breve distanza dal primo. Questo ampliamento permise di aumentare sensibilmente la capacità produttiva, arrivando a circa 50 quintali di sfarinato al giorno.

    Nonostante questi tentativi di rinnovamento, il mulino cessò definitivamente la propria attività nell’agosto del 1970. Con la sua chiusura si concluse una lunga stagione della storia economica locale. Oggi non rimangono più tracce degli antichi impianti, ma il ricordo del mulino Franceschini continua a vivere nella memoria del paese e nei documenti che ne testimoniano l’importanza nella vita quotidiana di Stimigliano.

    FONTI

    • Segni del Lavoro – I siti industriali in Bassa Sabina tra agricoltura e industria dal XVIII al XX seolo, Fondazione Nenni e Associazione Eolo (Edizioni Espera – 2019)
    • Guida Monaci (1941)
    • Annuario italiano agricoltura-industrie-commerci-arti e professioni d’Italia e colonie (1932)
  • Stimigmistica – 6

    Stimigmistica – 6

    La rubrica di enigmistica dedicata a Stimigliano.

    L’angolo nascosto

    Come si gioca: va individuato il soggetto della foto. Ogni uscita scoprirà nuovi particolari.

    La rubrica di enigmistica dedicata a Stimigliano.

    Il personaggio misterioso

    Come si gioca: a ogni uscita un nuovo indizio, chi saprà sfruttarli per scoprire chi è il Personaggio Misterioso?

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    Per anni ha aiutato gli altri a “tenere insieme i pezzi”, anche quando sembravano non combaciare.

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    Come si gioca: il cruciverba è compilabile on-line. Cliccando su una casella si evidenzieranno in rosso le definizioni (orizzontale e verticale). Clicca una sola volta per inserire la soluzione orizzontale, due volte per quella verticale. Se vuoi puoi salvare il cruciverba compilato e inviarlo a Enea.

    Cruci-verve


    Soluzioni del numero precedente

    Il personaggio misterioso: Bruno Grimani (L’Atomico) (vincitori: Ambra Salustri)
    Il cruciverba (vincitori: Ambra Salustri, Gabriel Hrum)

  • Stimigliano 1939: il coraggio di tre ragazzi

    Stimigliano 1939: il coraggio di tre ragazzi

    In un tranquillo pomeriggio d’autunno del 1939, tre ragazzi di Stimigliano trasformarono un semplice gioco in un gesto di coraggio che il paese non avrebbe mai dimenticato.

    Una storia di coraggio e altruismo

    Il 3 ottobre 1939 a Stimigliano sembra un giorno come tanti.

    L’aria è mite, il paese scorre con il ritmo tranquillo della vita di provincia. C’è chi lavora nei campi, chi si ferma a scambiare due parole appena fuori le mura e chi, come alcune donne, si dedica al bucato alla fontana di Cantaro, dove l’acqua che scorre accompagna i racconti della giornata.

    Dopo pranzo arrivano loro: i bambini.
    Con la fantasia trasformano ogni cosa in un’avventura. Un semplice bastone diventa un fucile, oppure una spada degna di un cavaliere. Le campagne intorno al paese sono il loro regno.

    Tra quei piccoli esploratori ci sono Ulisse Valenti, suo cugino Ernesto Valennti e Leonardo Moretti, ospite di Pio Andreozzi.

    Per i loro giochi scelgono vocabolo Collicchio, un ampio spazio di campagna, allora ancora privo di case e strade. È il luogo perfetto per correre, inventare battaglie immaginarie e vivere le avventure che solo l’infanzia sa creare.

    Non lontano da loro, nella quiete del pomeriggio, lavora Sabatino Cuccagna, un anziano operaio che estrae pozzolana da una piccola cava. È un lavoro duro ma necessario: quella terra vulcanica serve nei cantieri, per costruire.

    Tutto sembra scorrere normalmente. Poi, all’improvviso, il silenzio viene spezzato. Dalla cava arrivano urla disperate. I ragazzi si fermano. Si guardano. Capiscono subito che qualcosa non va.

    Una frana ha travolto Sabatino. L’uomo è rimasto intrappolato sotto una massa di terra.

    Non c’è esitazione. Non c’è paura che li fermi.

    I tre bambini corrono verso la cava per aiutare quell’uomo in difficoltà.
    Ma mentre tentano di liberarlo, una seconda frana si abbatte su di loro.

    La terra cede di nuovo.

    Solo Ernesto, ferito e stordito, riesce a liberarsi. Con il corpo dolorante e il fiato corto, raccoglie tutte le forze che ha e corre verso il paese. Corre fino alla caserma dei Carabinieri per chiedere aiuto.

    I soccorsi arrivano rapidamente.
    Ma purtroppo non possono cambiare il destino di quel pomeriggio.

    Nella cava restano senza vita Ulisse, Leonardo e Sabatino.

    La notizia attraversa il paese come un’onda silenziosa.
    Arriva fino alla fontana di Cantaro, dove si trova Giulia, la madre di Ulisse.

    Per lei il tempo si ferma.

    Non resta che tornare indietro, stringere per l’ultima volta il suo bambino e affrontare un dolore impossibile da raccontare. Negli anni successivi sceglierà di vivere lontano dalla propria casa, trasferendosi dalla zia Adele: quelle mura, ormai, custodiscono troppi ricordi.

    Il riconoscimento al loro gesto

    Il 5 marzo 1942, il Re Imperatore, su proposta del Capo del Governo e Ministro dell’Interno, conferì ai tre ragazzi la medaglia al valore civile.

    Alla memoria di Ulisse Valenti e Leonardo Moretti venne attribuita con la seguente motivazione:

    “Scorto dall’imbocco di una cava uno operaio che, mentre attendeva all’estrazione della pozzolana, era rimasto sotterrato da una grande massa di materiale distaccatasi dalla volta, accorrevano in suo aiuto; ma mentre attendevano all’opera di salvataggio venivano investiti da una nuova frana e perdevano la vita, vittime del loro generoso ardimento.”

    All’unico sopravvissuto, Ernesto Valenti, fu assegnata la medaglia con questa motivazione:

    “Scorto dall’imbocco di una cava uno operaio che, mentre attendeva all’estrazione della pozzolana, era rimasto sotterrato da una grande massa di materiale distaccatasi dalla volta, accorreva con altri due valorosi in suo aiuto; ma mentre attendeva all’opera di salvataggio veniva investito, insieme ai compagni, da una nuova frana. Benché ferito e contuso correva ad invocare l’intervento di altri volenterosi…”

    Un nome che continua a parlare

    Alla fine degli anni Novanta, il Comune di Stimigliano, guidato allora dal sindaco Costante Menichelli, ha deciso di rendere omaggio alla memoria di Ulisse Valenti.

    Lo spazio accanto alle scuole, che per decenni tutti avevano semplicemente chiamato “dietro alle scuole”, oggi porta il nome di Largo Ulisse Valenti.

    Ogni giorno tanti ragazzi attraversano quel luogo per andare a scuola.
    Molti di loro forse non conoscono la storia di quel nome.

    Ma quel largo non è soltanto uno spazio del paese.
    È una memoria viva.

    È il ricordo di tre ragazzi che, in un pomeriggio d’autunno del 1939, non pensarono a se stessi ma a salvare un uomo in difficoltà.

    Un gesto semplice.
    Istintivo.
    E incredibilmente coraggioso.

    Fonti:

    • Lacrime in Sabina. Memorie storiche di partigiani e di bombardamenti (Mario Grizi, 2004)
    • Stimigliano. Storie, racconti leggende, antichi detti (Alberto Comaschi, 2010)
    • Il posto delle fragole/34 (Il Messaggero, 09 Gennaio 2004)
  • Mario Bagordo, l’artista che ha portato Stimigliano nel mondo

    Mario Bagordo, l’artista che ha portato Stimigliano nel mondo

    Una vita tra arte, paese e ispirazione

    Corre l’anno 1940 e le parole “sangue, fatica, lacrime e sudore” consacrano il celebre discorso di insediamento di Winston Churchill come Primo Ministro britannico. Fausto Coppi, alla sua prima partecipazione e a soli vent’anni, conquista la ventottesima edizione della “corsa rosa”. Pochi giorni dopo, dal balcone di Piazza Venezia, Benito Mussolini annuncia l’ingresso dell’Italia in guerra al fianco della Germania.

    Ma il 1940 è anche l’anno in cui Stimigliano dona i natali all’artista che più di ogni altro ne avrebbe raccontato l’anima, dentro e oltre i confini nazionali. È il 13 maggio quando nasce Mario Bagordo.

    Abitazione a Stimigliano
    Abitazione studio a Stimigliano

    Il suo percorso artistico prende forma nella cantina della casa nel centro storico, luogo intimo e silenzioso dove germoglia la sua sensibilità creativa. Alcuni pennelli, un album da disegno e una scatola di acquerelli appartenuti al fratello Gaetano — custoditi in una valigia — aprono al bambino orizzonti nuovi, spalancando la porta dell’immaginazione.

    A dodici anni realizza il suo primo autoritratto: un gesto che segna l’inizio di un legame profondo con l’acquerello, tecnica che lo accompagnerà per tutta la vita e che lo consacrerà come artista di fama internazionale.

    Il Maestro dell’acquerello

    Dopo un periodo dedicato alla pittura a olio — dapprima astratta, poi figurativa — Mario torna definitivamente all’acquerello, al quale si consacra da oltre quattro decenni, contribuendo anche con importanti riflessioni teoriche.

    Di indole riservata e contemplativa, amava rifugiarsi nella poesia del paesaggio, lontano dal clamore del mondo. Con la sua inseparabile borsa colma di strumenti, trasformava l’introspezione in colore. Gli erano particolarmente cari il viale e la chiesetta di San Valentino, il Borgo Antico e, sopra ogni cosa, la maestosa veduta del Monte Soratte, fonte inesauribile di ispirazione.

    Nel 1961 si trasferisce a Roma, dove consegue il diploma al Liceo Artistico e successivamente quello all’Accademia di Belle Arti. È qui che la sua ricerca si arricchisce di nuove suggestioni, traducendosi in una pittura di rara leggerezza, intima e raffinata.

    Tempietto del Bramante
    Santa Maria di Loreto

    L’Arte che supera i confini

    Il critico Duccio Trombadori individua due temi cardine della sua opera — la donna e il paesaggio — che si intrecciano in una visione poetica, resa incantata dal sapiente uso dell’acquerello, una delle tecniche più complesse e delicate.

    “La sintesi dei valori puri della Pittura, sospesa tra allegoria e realtà quotidiana, è il cuore dello stile di Mario Bagordo, in dialogo con la grande memoria dell’Arte italiana e romana, tra astrazione e figurazione.”
    (Prof. Duccio Trombadori)

    Anche il critico Natale Antonio Rossi sottolinea l’unicità del suo ruolo nel panorama artistico italiano:

    “Mario Bagordo ha conquistato uno spazio assolutamente unico: è tra i pochi artisti che hanno fatto dell’acquerello il proprio linguaggio principale, contribuendo a salvare in Europa una tradizione secolare che rischiava di scomparire.”

    In ambito internazionale è celebre per l’opera “Santa Maria in Trastevere e fontana”, definita da autorevoli critici come l’acquerello del secolo.

    Non ha mai smesso di dimostrare il suo amore per Stimigliano, per la sua gente e per l’intera Sabina, collaborando a progetti culturali, mostre e laboratori dedicati ai giovani, con l’obiettivo di diffondere il valore dell’Arte.

    Per questo, nel 2017, i Comuni di Stimigliano e Montopoli in Sabina lo hanno insignito di un riconoscimento per i 60 anni di carriera artistica.

    Viveva a Roma, ma ha sempre conservato un legame profondo con il paese natale: la sua abitazione-studio affaccia sulla Valle del Tevere, in via Dante a Stimigliano, mentre la sua galleria personale in Corso Umberto I, riconosciuta come bene culturale pubblico, custodisce e racconta il suo percorso.

    Nel luglio del 2025 Mario ci ha lasciati, ma la sua presenza continua a vivere nelle sue opere. I colori, i paesaggi e le emozioni che ha saputo fissare sulla tela restano come traccia indelebile del suo sguardo artistico, custodendo e tramandando nel tempo il suo ricordo.

    Santa Maria in Trastevere e fontana
    Invito al consolato

    Nel vasto panorama della sua produzione si ricordano alcune tappe fondamentali:

    • Le numerose esposizioni in Italia e all’estero, tra Berlino e Parigi, al Grand Palais per il Salon d’Automne (1970–2021).
    • La partecipazione alla Quadriennale di Roma (1975).
    • La realizzazione del Monumento alla Resistenza in Piazza Vittorio Emanuele II (1996).
    • Gli affreschi della cappella Giacomo Turrio Baldassarri a Stimigliano, tra cui la potente “Crocifissione” (2000).
    • Le illustrazioni ad acquerello per il volume “La Basilica di Santa Cecilia in Trastevere” (2000).
    • Il trattato “L’acquerello di Mario Bagordo” (di prossima pubblicazione).
    • L’incarico di Curatore e Direttore Artistico della Pinacoteca Comunale di Montopoli in Sabina (2013).
    • Le prestigiose mostre personali in Italia e all’estero, tra cui quella organizzata dal Consolato Italiano di Friburgo per i 70 anni della Repubblica (2016).

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