Una devozione che attraversa il tempo e unisce la comunità
Ci sono storie che sembrano lontane nel tempo e nello spazio, eppure finiscono per intrecciarsi con la vita di un paese. È il caso di San Giovanni Bosco, nato nel 1815 ai Becchi, vicino all’attuale Castelnuovo Don Bosco, e diventato nel tempo uno dei santi più amati della Chiesa cattolica.
A nove anni Giovanni fa un sogno che segnerà tutta la sua esistenza. Un sogno che parla di ragazzi, di educazione, di fiducia. Diventerà sacerdote nel 1841 e dedicherà la sua vita ai giovani più poveri e dimenticati della Torino dell’Ottocento. Li incontra per strada, nelle carceri, nei cantieri. Li difende dallo sfruttamento, si fa garante per loro davanti ai datori di lavoro, inventa un modo nuovo di educare fondato su ragione, religione e amorevolezza.

Nel 1854 fonda la Società Salesiana e dà vita a un’opera che si diffonderà in tutto il mondo. Morirà il 31 gennaio 1888, ma la sua eredità continuerà a parlare alle generazioni future. Sarà proclamato santo nel 1934 da Papa Pio XI e, molti anni dopo, nel 1988, Papa Giovanni Paolo II lo definirà “Padre e Maestro della Gioventù”.
Ma il tratto più sorprendente di questa storia è il modo in cui il suo carisma è arrivato fino a Stimigliano Scalo, radicandosi nel cuore della comunità.
Il passaggio in Sabina: l’inizio di un legame
Nel gennaio 1877 don Bosco visita Magliano Sabina. È accolto dal clero e dai seminaristi con entusiasmo. Nei giorni successivi racconterà quell’esperienza a Torino, nella conferenza annuale di San Francesco di Sales, ricordando la disponibilità e il desiderio dei giovani di essere guidati.
“A due ore di vapore da Roma verso la Toscana, dalla parte opposta di Albano ed Ariccia, si trova la città di Magliano, luogo decantato per immoralità da non potersi dire più. Anche là vidi giovani docili e rispettosi ed affinché non fuggissi da loro senza confessarli, pregarono il Direttore che non mi lasciasse andar via.
…
Quei chierici chiedono tutti in corpo di farsi Salesiani ma noi vogliamo andare adagio, con cautela e prudenza, per non danneggiare la diocesi e non far gridare la gente.”
Nel corso dello stesso anno si avviano le trattative per il seminario-convitto di Magliano, concluse il 25 agosto con una convenzione firmata insieme al Cardinale Bilio. Le sue visite proseguiranno fino al 1880, anche per risolvere alcune incomprensioni sorte intorno al collegio e per vigilare sull’andamento del seminario.

È da quel momento che il nome di don Bosco comincia a entrare nella vita religiosa e culturale del territorio sabino, preparando il terreno a un legame ancora più forte.
Stimigliano Scalo: una chiesa nata dalla devozione
Il rapporto tra Stimigliano Scalo e San Giovanni Bosco non è frutto del caso, ma di relazioni personali profonde e di una fede condivisa.
Monsignor Federico Emanuel, Vescovo Ausiliare di Sabina e già alunno di don Bosco, nutriva verso di lui una sincera riconoscenza. Aveva stretto un rapporto di amicizia con il commendator Alessandro Sbordoni, proprietario della ceramica di Stimigliano Scalo. Insieme al parroco dell’epoca, Monsignor Alfredo Carnevale, maturò la decisione di trasformare un antico fienile in una cappella dedicata proprio al Santo.

Non si trattò solo di un intervento edilizio, ma di un gesto identitario: la comunità volle affidarsi a don Bosco, scegliendolo come punto di riferimento spirituale.
La chiesa venne consacrata e aperta al culto nel 1936 con una solenne cerimonia alla presenza del Cardinale Donato Sbarretti.


Anche negli anni più difficili, la devozione non si spense. Nel 1942, in pieno conflitto mondiale, nacque il primo Comitato dei festeggiamenti in onore del Santo. Grazie all’impegno del parroco don Mario Patrignani, fu acquistata la statua per 1.500 lire e trasportata fino a Stimigliano nonostante le difficoltà della guerra. Un segno concreto di quanto la comunità sentisse quel legame come proprio.

Don Francesco Eusepi: la memoria che si fa racconto
Tra i giovani di Stimigliano che scelsero la strada del seminario — Gaetano Bagordo, Antonio Farinelli, Costante Menichelli e Francesco Eusepi — solo quest’ultimo arrivò al sacerdozio.
Ordinato nel 1958 alla presenza del Cardinale Marcello Mimmi, Vescovo della Sabina, Don Francesco Eusepi fu per anni parroco di Montelibretti. La sua devozione a San Giovanni Bosco era viva e concreta.

Ogni 31 gennaio, giorno della memoria liturgica del Santo, riuniva i bambini in una sala accanto alla sacrestia e proiettava immagini sulla sua vita, accompagnate da musica e narrazione tramite giradischi. Un gesto semplice, ma carico di significato: trasmettere ai più piccoli l’entusiasmo, la fiducia e l’amore per i giovani che avevano caratterizzato la vita di don Bosco.
Attraverso di lui, la devozione diventava racconto, educazione, continuità.
Una memoria incisa nel cuore (e su una campana)

Il legame tra Stimigliano Scalo e San Giovanni Bosco è fatto anche di dettagli che parlano di famiglia e di affetto.
Come ricorda Maura Sbordoni, nipote del commendator Alessandro:
“Sulla campana vi è inciso il nome di mia nonna Argia, che nonno Alessandro ha amato fino alla fine.”
In quell’incisione si incontrano fede, amore e memoria. È il segno di una comunità che ha saputo trasformare una devozione in identità condivisa.
Oggi il nome di San Giovanni Bosco non è solo quello di un grande santo della Chiesa universale. Per Stimigliano Scalo è una presenza familiare, un riferimento spirituale, una storia intrecciata con quella delle sue famiglie.
Un sogno nato in Piemonte nell’Ottocento ha trovato casa qui. E continua, ancora oggi, a parlare alla nostra comunità.
San Giovanni Bosco
Dona amore a tutti i bimbi
fa che il cielo li consigli
per cercare la beltà
Tu che gli hai donato il cuore
che cultore sei dell’Angelo Custode
dona loro la consapevolezza
Della bellezza di ogni essere vivente
della natura in tutte le sue forme
per suscitare in loro rispetto
Per saper vivere con lealtà e decoro
perché la vita è stata data in dono
e il suo motto ricordate! …
“Siate buoni se potete …”
(Angela Cavallari)

Fonti:
– Wikipedia per la Biografia
– San Giovanni Bosco – Arcobaleno del Terzo Millennio (Mario Grizi)


