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    Stimigliano 1939: il coraggio di tre ragazzi

    In un tranquillo pomeriggio d’autunno del 1939, tre ragazzi di Stimigliano trasformarono un semplice gioco in un gesto di coraggio che il paese non avrebbe mai dimenticato.

    Una storia di coraggio e altruismo

    Il 3 ottobre 1939 a Stimigliano sembra un giorno come tanti.

    L’aria è mite, il paese scorre con il ritmo tranquillo della vita di provincia. C’è chi lavora nei campi, chi si ferma a scambiare due parole appena fuori le mura e chi, come alcune donne, si dedica al bucato alla fontana di Cantaro, dove l’acqua che scorre accompagna i racconti della giornata.

    Dopo pranzo arrivano loro: i bambini.
    Con la fantasia trasformano ogni cosa in un’avventura. Un semplice bastone diventa un fucile, oppure una spada degna di un cavaliere. Le campagne intorno al paese sono il loro regno.

    Tra quei piccoli esploratori ci sono Ulisse Valenti, suo cugino Ernesto Valennti e Leonardo Moretti, ospite di Pio Andreozzi.

    Per i loro giochi scelgono vocabolo Collicchio, un ampio spazio di campagna, allora ancora privo di case e strade. È il luogo perfetto per correre, inventare battaglie immaginarie e vivere le avventure che solo l’infanzia sa creare.

    Non lontano da loro, nella quiete del pomeriggio, lavora Sabatino Cuccagna, un anziano operaio che estrae pozzolana da una piccola cava. È un lavoro duro ma necessario: quella terra vulcanica serve nei cantieri, per costruire.

    Tutto sembra scorrere normalmente. Poi, all’improvviso, il silenzio viene spezzato. Dalla cava arrivano urla disperate. I ragazzi si fermano. Si guardano. Capiscono subito che qualcosa non va.

    Una frana ha travolto Sabatino. L’uomo è rimasto intrappolato sotto una massa di terra.

    Non c’è esitazione. Non c’è paura che li fermi.

    I tre bambini corrono verso la cava per aiutare quell’uomo in difficoltà.
    Ma mentre tentano di liberarlo, una seconda frana si abbatte su di loro.

    La terra cede di nuovo.

    Solo Ernesto, ferito e stordito, riesce a liberarsi. Con il corpo dolorante e il fiato corto, raccoglie tutte le forze che ha e corre verso il paese. Corre fino alla caserma dei Carabinieri per chiedere aiuto.

    I soccorsi arrivano rapidamente.
    Ma purtroppo non possono cambiare il destino di quel pomeriggio.

    Nella cava restano senza vita Ulisse, Leonardo e Sabatino.

    La notizia attraversa il paese come un’onda silenziosa.
    Arriva fino alla fontana di Cantaro, dove si trova Giulia, la madre di Ulisse.

    Per lei il tempo si ferma.

    Non resta che tornare indietro, stringere per l’ultima volta il suo bambino e affrontare un dolore impossibile da raccontare. Negli anni successivi sceglierà di vivere lontano dalla propria casa, trasferendosi dalla zia Adele: quelle mura, ormai, custodiscono troppi ricordi.

    Il riconoscimento al loro gesto

    Il 5 marzo 1942, il Re Imperatore, su proposta del Capo del Governo e Ministro dell’Interno, conferì ai tre ragazzi la medaglia al valore civile.

    Alla memoria di Ulisse Valenti e Leonardo Moretti venne attribuita con la seguente motivazione:

    “Scorto dall’imbocco di una cava uno operaio che, mentre attendeva all’estrazione della pozzolana, era rimasto sotterrato da una grande massa di materiale distaccatasi dalla volta, accorrevano in suo aiuto; ma mentre attendevano all’opera di salvataggio venivano investiti da una nuova frana e perdevano la vita, vittime del loro generoso ardimento.”

    All’unico sopravvissuto, Ernesto Valenti, fu assegnata la medaglia con questa motivazione:

    “Scorto dall’imbocco di una cava uno operaio che, mentre attendeva all’estrazione della pozzolana, era rimasto sotterrato da una grande massa di materiale distaccatasi dalla volta, accorreva con altri due valorosi in suo aiuto; ma mentre attendeva all’opera di salvataggio veniva investito, insieme ai compagni, da una nuova frana. Benché ferito e contuso correva ad invocare l’intervento di altri volenterosi…”

    Un nome che continua a parlare

    Alla fine degli anni Novanta, il Comune di Stimigliano, guidato allora dal sindaco Costante Menichelli, ha deciso di rendere omaggio alla memoria di Ulisse Valenti.

    Lo spazio accanto alle scuole, che per decenni tutti avevano semplicemente chiamato “dietro alle scuole”, oggi porta il nome di Largo Ulisse Valenti.

    Ogni giorno tanti ragazzi attraversano quel luogo per andare a scuola.
    Molti di loro forse non conoscono la storia di quel nome.

    Ma quel largo non è soltanto uno spazio del paese.
    È una memoria viva.

    È il ricordo di tre ragazzi che, in un pomeriggio d’autunno del 1939, non pensarono a se stessi ma a salvare un uomo in difficoltà.

    Un gesto semplice.
    Istintivo.
    E incredibilmente coraggioso.

    Fonti:

    • Lacrime in Sabina. Memorie storiche di partigiani e di bombardamenti (Mario Grizi, 2004)
    • Stimigliano. Storie, racconti leggende, antichi detti (Alberto Comaschi, 2010)
    • Il posto delle fragole/34 (Il Messaggero, 09 Gennaio 2004)