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  • La cappella votiva di San Bernardino a Stimigliano: storia, fede e devozione popolare

    La cappella votiva di San Bernardino a Stimigliano: storia, fede e devozione popolare

    La devozione per San Bernardino è parte viva dell’identità del nostro paese, tramandata nei gesti, nei racconti e nei luoghi della memoria. Tra i segni più sentiti di questa fede profonda c’è la cappella votiva a lui dedicata, piccolo ma prezioso simbolo dell’affidamento al Santo.

    La cappella votiva di San Bernardino: un segno di fede e memoria

    La devozione degli stimiglianesi per San Bernardino è antica e ricca di segni tangibili. Tra questi, uno dei più significativi è senza dubbio la cappella votiva a lui dedicata, piccola ma carica di storia, fede e ricordi che appartengono all’intera comunità.

    La cappella si trova in un luogo ben noto a tutti: all’incrocio tra via Lambruschina e via dei Casali, quella che per gli abitanti è semplicemente “la corta”, cioè la scorciatoia che da sempre accompagna chi rientra verso il paese.

    Il ricordo nelle parole di Bruno Ambrogi

    La ricostruzione della storia della cappella è stata possibile grazie ai ricordi di Bruno Ambrogi, che, in occasione del settantesimo anniversario della sua costruzione, ha permesso di restituire alla memoria collettiva le origini di questo importante segno devozionale.

    La cappella fu infatti costruita sul terreno della famiglia dello stesso Bruno, l’unica all’epoca disponibile a concedere una parte della propria proprietà per questo scopo. A rendere possibile questa scelta fu anche la stretta amicizia tra la famiglia Ambrogi e la famiglia Gattella, legame umano che si trasformò in un gesto di fede condivisa.

    La cappella votiva venne realizzata il 21 aprile 1956 per volontà di Adolfo Gattella, stimiglianese DOC trasferitosi però anni prima a Genova.

    Durante il periodo della guerra, Adolfo aveva rivolto le sue preghiere a San Bernardino (il motivo è però sconoscito) e, come segno di riconoscenza per la grazia ricevuta, decise di mantenere la promessa fatta al Santo, facendo costruire la cappella in suo onore.

    Un gesto semplice, ma fortissimo nel suo significato, che ancora oggi parla di speranza, protezione e affidamento.

    Il furto della statua

    Nel corso del tempo, purtroppo, non sono mancati episodi dolorosi. Tra questi, uno particolarmente riprovevole è stato il furto della statua che originariamente si trovava all’interno.

    Si trattava di una riproduzione in formato più piccolo della statua di San Bernardino custodita nella chiesa principale di Stimigliano, quella dedicata ai Santi Cosma e Damiano. Un gesto che ha ferito profondamente la comunità, non solo per il valore dell’opera, ma soprattutto per il suo significato spirituale e affettivo.

    Oggi la cappella votiva di San Bernardino rimane comunque un luogo simbolico, una testimonianza silenziosa della fede popolare e della storia del paese.

    Ogni volta che si percorre “la corta”, quella piccola costruzione ricorda quanto siano importanti i gesti nati dalla fede, dai ricordi e dai legami tra le persone, e quanto sia fondamentale custodirne la memoria per le generazioni future.

  • La Madonnina di Stimigliano: una cappella votiva tra guerra, fede e memoria

    La Madonnina di Stimigliano: una cappella votiva tra guerra, fede e memoria

    La devozione alla Madonna di San Luca

    Negli anni Trenta del Quattrocento, la città di Bologna attraversò uno dei periodi più difficili della sua storia. Alla crisi politica ed economica si aggiunsero, nel 1433, due eventi calamitosi che misero in ginocchio la popolazione: un violento terremoto e piogge incessanti che sembravano non voler cessare.

    Di fronte a quella situazione disperata, i bolognesi si affidarono alla fede. Rivolsero le loro preghiere all’immagine della Madonna con Bambino custodita presso il Santuario della Madonna di San Luca, un’icona antichissima che la tradizione attribuisce a San Luca e che, secondo la leggenda, era giunta in città nel XII secolo grazie a un eremita proveniente da Costantinopoli.

    Il 5 luglio 1433 l’immagine sacra fu portata in processione verso la città. La tradizione racconta che, proprio mentre attraversava Porta Saragozza, la pioggia cessò improvvisamente e il cielo tornò sereno. Da allora, ogni anno, Bologna rinnova questo rito, testimone di una devozione rimasta viva nei secoli.


    Una promessa nata durante la guerra

    Molti secoli dopo, quella stessa devozione trovò un’eco anche a Stimigliano, piccolo centro della Sabina.

    Durante la Seconda guerra mondiale, centinaia di famiglie vissero l’angoscia di non avere notizie dei propri cari partiti per il fronte o deportati. Tra queste vi era la famiglia Bartoli. Antonio Bartoli, stimiglianese e avvocato a Bologna, viveva con crescente preoccupazione la sorte del figlio Aldo, del quale non si avevano più notizie.

    Come tanti prima di lui, Antonio si rivolse alla Madonna di San Luca, affidandole la speranza di poter rivedere il figlio. Fu una preghiera silenziosa, ma carica di fede e di attesa.

    Nel 1945, contro ogni timore, Aldo tornò a casa.

    Per mantenere la promessa fatta, Antonio Bartoli fece costruire una cappella votiva nel suo paese natale, dedicandola proprio alla Madonna di San Luca.


    La nascita della “Madonnina”

    La cappella sorge ancora oggi all’incrocio tra via Immaginetta, via Santa Lucia e via La Santa, lungo la strada che conduce verso Poggio Sommavilla. Per gli abitanti del luogo è semplicemente “La Madonnina”.

    Non è solo un piccolo edificio sacro, ma un simbolo concreto di fede, gratitudine e memoria. Rappresenta la gioia di una famiglia che poté riabbracciare un figlio creduto perduto. Un ritorno vissuto come una vera rinascita.


    Il ritorno di Aldo: una testimonianza familiare

    La storia è stata tramandata anche attraverso il ricordo dei familiari. Sveva Bartoli racconta:

    «I miei nonni non avevano più notizie del figlio Aldo da oltre due anni, da quando i nazisti lo deportarono in un campo di prigionia.

    Il 23 giugno 1945 riuscì a tornare in Italia, percorrendo circa 1.500 chilometri insieme a due compagni. Arrivarono fino a Innsbruck, dove si trovava un centro di raccolta, e da lì proseguirono in treno.

    Il convoglio fermò anche a Stimigliano, permettendogli di rivedere per qualche momento gli amici, prima di raggiungere definitivamente la sua famiglia a Roma, che ormai lo credeva disperso.

    Per tutta la vita, mia nonna ha celebrato il 23 giugno come un giorno speciale. Il giorno della rinascita.»


    Un luogo di preghiera e di comunità

    Negli anni successivi, la cappella divenne anche un punto di riferimento per la vita religiosa del paese.

    Come ricordano Iolanda e Maria Eusepi, per lungo tempo le donne del paese si riunivano lì ogni pomeriggio del mese di maggio per recitare il Rosario. La signora Peppa Grimani metteva a disposizione le sedie e, al termine della preghiera, offriva un piccolo rinfresco alle partecipanti.

    Erano momenti semplici, ma profondamente significativi, che rafforzavano il senso di comunità e di condivisione.


    Memoria viva di una storia locale

    Ancora oggi, passando accanto alla Madonnina, molti forse non conoscono la storia che custodisce. Eppure quella piccola cappella rappresenta molto più di un segno religioso: è la testimonianza concreta di una promessa mantenuta, di una famiglia riunita e di una comunità che ha saputo conservare la propria memoria.

    È anche grazie ai ricordi tramandati e a chi continua a raccontarli che luoghi come questo non diventano semplici costruzioni, ma restano parte viva della storia di Stimigliano.