Tag: Artisti locali

  • Roberto Tiburzi, pittore dell’Arte Sacra

    Roberto Tiburzi, pittore dell’Arte Sacra

    La storia di Roberto Tiburzi è un viaggio autentico tra vita e arte, nato in un’epoca complessa e cresciuto attraverso esperienze di lavoro, sacrificio e passione. Questo racconto ripercorre il cammino di un artista che, riscoprendo la propria vocazione, ha dato forma a un’espressione profonda e radicata nel territorio e nella fede.

    Una vocazione artistica nata tra storia e passione

    Roberto Tiburzi nasce a Gallese (VT) il 22 settembre 1938, in un periodo storico carico di avvenimenti drammatici e simbolici: sono i giorni in cui Radio Londra inizia le sue trasmissioni, Benito Mussolini proclama a Trieste le Leggi Razziali, mentre dall’altra parte dell’oceano un artista visionario come Orson Welles sconvolge l’opinione pubblica americana con una celebre trasmissione radiofonica.

    È in questo contesto che prende avvio la storia umana e artistica di Tiburzi, un percorso fatto di lavoro, sacrificio e riscoperta della propria vocazione.

    Dai primi disegni alla vita in officina

    Le sue prime esperienze artistiche risalgono al periodo scolastico, durante gli anni della Scuola di Avviamento Professionale di Ronciglione, e sono legate al disegno a china. Tuttavia, l’Italia del dopoguerra non offre molte possibilità: allo studio subentra presto il lavoro in officina.

    Nel gennaio del 1962 Tiburzi lascia l’Italia per un’importante esperienza all’estero. In Svizzera lavora prima a Pratteln (Basilea) come rettificatore, poi a La Chaux-de-Fonds come operaio specializzato. Un periodo che, seppur lontano dall’arte, gli permetterà di sviluppare quella precisione tecnica che in seguito diventerà una delle sue cifre stilistiche.

    L’intervista a Roberto Tiburzi

    Il ritorno all’arte e la scoperta della pittura a olio

    Rientrato in Italia, si stabilisce a Stimigliano, ma la passione artistica sembra rimanere sopita fino a quando una malattia lo costringe a frequentare la cittadina di Fiuggi, ricca di arte e soprattutto di opere pittoriche.

    È qui che l’amore per la pittura si riaccende. Quasi quarantenne, Tiburzi riprende pennelli e colori e comincia una carriera da autodidatta, dedicandosi principalmente alla pittura a olio. Da questo momento l’arte non lo abbandonerà più.

    Dal realismo all’Arte Sacra

    Negli anni Roberto Tiburzi si dedica con costanza al realismo, spaziando dai paesaggi alla natura morta, fino al ritratto, ma è nell’Arte Sacra che trova la sua massima espressione.

    Realizza manifesti per il Congresso Eucaristico, illustrazioni per libretti di preghiere e si occupa anche del restauro di cappelle sul territorio, mettendo la sua arte al servizio della comunità e della fede.

    Come scrive il critico Giorgio Mancini:

    “Ormai sicuro nella propria tecnica e felice nel momento creativo, Roberto Tiburzi certamente merita di essere seguito e portato a conoscenza del collezionismo più attento, tanto più che le sue ricerche artistiche, attualmente, si sono spinte al di là dell’olio su tela per entrare nel fascinoso mondo della grafica.”

    Stimigliano nelle sue tele

    Profondamente legato alla terra che lo ha accolto, Tiburzi immortala sulle sue tele gli scorci più suggestivi di Stimigliano:
    il Castello Orsini, Piazza Vittorio Emanuele II, il borgo antico, i suoi vicoli e Corso Umberto I, la via maestra del paese.

    Ma è soprattutto nell’Arte Sacra che l’artista dimostra la sua devozione alla comunità locale. Contribuisce infatti al rifacimento della facciata della Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, dipingendo l’arcata in mattonelle sopra l’antico portone.

    Realizza inoltre la maestosa Pala d’Altare della Chiesa di San Valentino, raffigurando il Santo in una ieratica glorificazione paradisiaca, a protezione del paese.

    Un artista che ha lasciato il segno

    Roberto Tiburzi ha continuato a coltivare la sua arte con passione e dedizione per oltre quarant’anni, mantenendo nel tempo uno studio-laboratorio privato nella propria abitazione.

    Scomparso il 10 ottobre 2025, lascia un’eredità artistica profonda, fatta di opere che continuano a testimoniare il suo legame con il territorio, la fede e la bellezza.


    Le opere e i riconoscimenti più importanti

    Tra le opere più significative dell’artista ricordiamo:

    • Partecipazione a numerose esposizioni personali e collettive
    • Sant’Antonio Abate, realizzato su commissione dell’omonima confraternita ed esposto nella Chiesa dei SS. Cosma e Damiano (Stimigliano)
    • Pala d’Altare (3,5 × 2,20 m) della Chiesa di San Valentino (Stimigliano), inaugurata e benedetta da S.E. Mons. Marco Caliaro, grande estimatore dell’artista
    • Riproduzione della “Madonna della Lode” del Santuario di Vescovio (Torri), dono per il 25° anniversario di episcopato di Mons. Marco Caliaro, esposta a Poggio Mirteto e oggetto di pellegrinaggio
    • Gesù Sindonico realizzato per S.E. Mons. Marco Caliaro
    • Tavola dell’apparizione dei SS. Pietro e Paolo a San Famiano, posta nella Basilica omonima e inaugurata nel 1990 dal Vescovo Divo Zadi per il novecentenario del Santo
    • Lampada votiva progettata per la Basilica di San Famiano, donata da S.E. Luigi Harduin, Duca di Gallese
    • Restauro della Madonna in Vicolo Margherita nel centro storico di Stimigliano, con attestato di riconoscimento artistico del Comune (2005)
    • Ritratto di San Giovanni Paolo II, esposto nella Chiesa Abbaziale di Farfa (2016)
    • Esposizione personale al Museo e Centro Culturale “Matteo Scacchi” di Gallese (2018)
  • I colori di un apprendista pittore di Stimigliano: Enrico Marinelli e la sua arte

    I colori di un apprendista pittore di Stimigliano: Enrico Marinelli e la sua arte

    Apprendista pittore. Così ama definirsi Enrico Marinelli. Sono parole che raccontano tutta la sua umiltà, quella di artista capace di trasformare emozioni in colori intensi.

    La scoperta di una passione

    Enrico Marinelli nasce il 24 marzo 1955 a Stimigliano, in un’Italia nel pieno della ricostruzione e del fermento del dopoguerra. Sono anni di cambiamento anche a livello mondiale, tra tensioni internazionali e grandi trasformazioni sociali, ma anche anni di speranza e crescita.

    La passione per il disegno e la pittura accompagna Enrico fin da giovanissimo. È durante l’esame di terza media, nella prova di disegno, che emerge chiaramente il suo talento: il professore resta stupito e lo giudica con un 10 pieno. Da quel momento iniziano i primi disegni, i primi quadri, le prime vere espressioni di una sensibilità che cerca spazio.

    Intervista a Enrico Marinelli

    A volte ci si ferma. Ma solo per prendere la rincorsa per ripartire più forte

    Il trasferimento dalla casa dei genitori segna una svolta: più autonomia, più spazio, e soprattutto una produzione artistica intensa. Enrico dipinge, sperimenta, osserva il mondo e lo traduce nei suoi colori.

    Poi, come spesso accade nella vita, arriva una pausa. Il matrimonio, l’università, gli impegni quotidiani lo allontanano dalla pittura. Per un periodo, i pennelli restano fermi.

    Ma la passione non scompare mai davvero.

    L’incontro con Mario Bagordo, noto acquarellista stimiglianese (clicca qui conoscere Mario Bagordo), segna una nuova ripartenza. Bagordo resta affascinato da un suo quadro e lo sprona a tornare a dipingere. Enrico riflette, e decide che quello sarà un capitolo da riaprire al momento giusto: la pensione.

    E così è stato.

    I colori di Enrico tornano a vivere sulle tele, dando forma alle emozioni. La sua è una produzione costante, quasi quotidiana, fatta di immagini che raccontano sensazioni profonde.

    L’apprendista pittore e la sua eredità

    La pittura diventa una missione, ma anche una speranza: tramandare una passione, lasciare qualcosa ai propri nipoti.

    Non impone mai la sua arte, ma cerca di condividerla con delicatezza, coinvolgendo chi gli sta vicino.

    Nonostante gli anni di esperienza, Enrico ama definirsi ancora “apprendista pittore”. Un’espressione che racconta tutta la sua umiltà, ma anche la sua continua voglia di imparare e migliorarsi.

    Tra i suoi soggetti preferiti troviamo la natura e l’uomo, ma nelle sue opere si percepisce anche una sensibilità verso temi profondi, come la guerra e le catastrofi. E poi ci sono i cavalli: simbolo di libertà assoluta. Cavalli che corrono senza briglie, senza padroni, protagonisti di molte sue tele.

    La sua più grande speranza? Vedere un giorno qualcuno raccogliere il testimone, dare continuità a quello che per lui non è solo un passatempo, ma un modo di vivere e sentire il mondo.

    E forse è proprio questa la vera arte: lasciare qualcosa che vada oltre il tempo.

    Galleria fotografica