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  • Mario Bagordo, l’artista che ha portato Stimigliano nel mondo

    Mario Bagordo, l’artista che ha portato Stimigliano nel mondo

    Una vita tra arte, paese e ispirazione

    Corre l’anno 1940 e le parole “sangue, fatica, lacrime e sudore” consacrano il celebre discorso di insediamento di Winston Churchill come Primo Ministro britannico. Fausto Coppi, alla sua prima partecipazione e a soli vent’anni, conquista la ventottesima edizione della “corsa rosa”. Pochi giorni dopo, dal balcone di Piazza Venezia, Benito Mussolini annuncia l’ingresso dell’Italia in guerra al fianco della Germania.

    Ma il 1940 è anche l’anno in cui Stimigliano dona i natali all’artista che più di ogni altro ne avrebbe raccontato l’anima, dentro e oltre i confini nazionali. È il 13 maggio quando nasce Mario Bagordo.

    Abitazione a Stimigliano
    Abitazione studio a Stimigliano

    Il suo percorso artistico prende forma nella cantina della casa nel centro storico, luogo intimo e silenzioso dove germoglia la sua sensibilità creativa. Alcuni pennelli, un album da disegno e una scatola di acquerelli appartenuti al fratello Gaetano — custoditi in una valigia — aprono al bambino orizzonti nuovi, spalancando la porta dell’immaginazione.

    A dodici anni realizza il suo primo autoritratto: un gesto che segna l’inizio di un legame profondo con l’acquerello, tecnica che lo accompagnerà per tutta la vita e che lo consacrerà come artista di fama internazionale.

    Il Maestro dell’acquerello

    Dopo un periodo dedicato alla pittura a olio — dapprima astratta, poi figurativa — Mario torna definitivamente all’acquerello, al quale si consacra da oltre quattro decenni, contribuendo anche con importanti riflessioni teoriche.

    Di indole riservata e contemplativa, amava rifugiarsi nella poesia del paesaggio, lontano dal clamore del mondo. Con la sua inseparabile borsa colma di strumenti, trasformava l’introspezione in colore. Gli erano particolarmente cari il viale e la chiesetta di San Valentino, il Borgo Antico e, sopra ogni cosa, la maestosa veduta del Monte Soratte, fonte inesauribile di ispirazione.

    Nel 1961 si trasferisce a Roma, dove consegue il diploma al Liceo Artistico e successivamente quello all’Accademia di Belle Arti. È qui che la sua ricerca si arricchisce di nuove suggestioni, traducendosi in una pittura di rara leggerezza, intima e raffinata.

    Tempietto del Bramante
    Santa Maria di Loreto

    L’Arte che supera i confini

    Il critico Duccio Trombadori individua due temi cardine della sua opera — la donna e il paesaggio — che si intrecciano in una visione poetica, resa incantata dal sapiente uso dell’acquerello, una delle tecniche più complesse e delicate.

    “La sintesi dei valori puri della Pittura, sospesa tra allegoria e realtà quotidiana, è il cuore dello stile di Mario Bagordo, in dialogo con la grande memoria dell’Arte italiana e romana, tra astrazione e figurazione.”
    (Prof. Duccio Trombadori)

    Anche il critico Natale Antonio Rossi sottolinea l’unicità del suo ruolo nel panorama artistico italiano:

    “Mario Bagordo ha conquistato uno spazio assolutamente unico: è tra i pochi artisti che hanno fatto dell’acquerello il proprio linguaggio principale, contribuendo a salvare in Europa una tradizione secolare che rischiava di scomparire.”

    In ambito internazionale è celebre per l’opera “Santa Maria in Trastevere e fontana”, definita da autorevoli critici come l’acquerello del secolo.

    Non ha mai smesso di dimostrare il suo amore per Stimigliano, per la sua gente e per l’intera Sabina, collaborando a progetti culturali, mostre e laboratori dedicati ai giovani, con l’obiettivo di diffondere il valore dell’Arte.

    Per questo, nel 2017, i Comuni di Stimigliano e Montopoli in Sabina lo hanno insignito di un riconoscimento per i 60 anni di carriera artistica.

    Viveva a Roma, ma ha sempre conservato un legame profondo con il paese natale: la sua abitazione-studio affaccia sulla Valle del Tevere, in via Dante a Stimigliano, mentre la sua galleria personale in Corso Umberto I, riconosciuta come bene culturale pubblico, custodisce e racconta il suo percorso.

    Nel luglio del 2025 Mario ci ha lasciati, ma la sua presenza continua a vivere nelle sue opere. I colori, i paesaggi e le emozioni che ha saputo fissare sulla tela restano come traccia indelebile del suo sguardo artistico, custodendo e tramandando nel tempo il suo ricordo.

    Santa Maria in Trastevere e fontana
    Invito al consolato

    Nel vasto panorama della sua produzione si ricordano alcune tappe fondamentali:

    • Le numerose esposizioni in Italia e all’estero, tra Berlino e Parigi, al Grand Palais per il Salon d’Automne (1970–2021).
    • La partecipazione alla Quadriennale di Roma (1975).
    • La realizzazione del Monumento alla Resistenza in Piazza Vittorio Emanuele II (1996).
    • Gli affreschi della cappella Giacomo Turrio Baldassarri a Stimigliano, tra cui la potente “Crocifissione” (2000).
    • Le illustrazioni ad acquerello per il volume “La Basilica di Santa Cecilia in Trastevere” (2000).
    • Il trattato “L’acquerello di Mario Bagordo” (di prossima pubblicazione).
    • L’incarico di Curatore e Direttore Artistico della Pinacoteca Comunale di Montopoli in Sabina (2013).
    • Le prestigiose mostre personali in Italia e all’estero, tra cui quella organizzata dal Consolato Italiano di Friburgo per i 70 anni della Repubblica (2016).

    Galleria completa

  • Creare per conoscersi: il mondo di Carolina Turrio Baldassarri

    Creare per conoscersi: il mondo di Carolina Turrio Baldassarri

    “Ciascun essere umano possiede più di un talento. Uno dei miei doni è quello di avere una buona mano e, con questa, cerco di esprimere il mio spirito. Sono alla ricerca della ‘vera me’, attraverso la pittura.” (C.T.B.)

    Pittrice, illustratrice, graphic designer. In una parola: sognatrice

    Carolina Turrio Baldassarri nasce a Roma nel 1982, da padre romano e madre austriaca. Cresce a San Saba, quartiere vicino alla Piramide Cestia, trascorrendo però le estati tra Stimigliano e Innsbruck.

    Si innamora del disegno a mano libera già da piccolissima: è attratta dall’arte e da tutto ciò che può far esplodere la creatività. Forse è per questo che inizia la scuola in maniera piuttosto distratta, trovando stimoli solo quando le viene data la possibilità di scrivere un testo creativo o di dedicarsi a qualsiasi attività che riguardi la punta della sua matita.

    Crescendo affronta un anno di liceo classico (“su pressione”, come confessa lei stessa), ma riesce poi a cambiare indirizzo e a frequentare il liceo artistico, dove entra finalmente in contatto con il mondo a cui sente di appartenere. Il crescente interesse per l’illustrazione e il graphic design la porta a frequentare il Corso di Grafica e Progettazione Multimediale dell’Università “La Sapienza” di Roma, a Valle Giulia, anche se non è esattamente il percorso che avrebbe desiderato.

    Nel frattempo, un lavoro serale in un pub le permette di conquistare la sua autonomia. È lì che, nel maggio del 2003, conosce il futuro padre delle sue figlie. Insieme costruiscono la loro casa.

    Tra un esame universitario e l’altro, nel 2004 nasce Maddalena, poi nel 2005 Viola. Nei due anni successivi si dedica completamente alle bambine.

    Arriva poi la decisione di intraprendere un percorso di studi più pratico: si iscrive all’Accademia delle Arti e Nuove Tecnologie di Roma e, con i numerosi impegni, nasce la necessità di diventare seriamente “multitasking”.

    Dal 2010 lavora come illustratrice e graphic designer indipendente. Nel 2011 nasce Mila, la terza figlia.

    Passano gli anni e, nel 2016, partecipa al rifacimento di un’aula della scuola frequentata da Viola. Da questa esperienza prende forma, poco dopo, il progetto ‘ColoriAmo la scuola’: non solo un laboratorio di pittura murale, ma anche un’occasione di ricerca e di cambiamento.

    ColoriAmo la scuola

    Dopo tre anni di insegnamento, decide di concedersi uno spazio creativo personale. La prima tappa sono le ‘Officine Libetta’, alla Garbatella, poi il trasferimento nello spazio che è ancora oggi il suo studio: lo ‘Sgarage’, nel cuore di Montesacro, a Roma.


    L’intervista a Carolina

    “Sogno un mondo senza competitività, dove le persone si sostengono a vicenda, nel rispetto reciproco, verso la terra e verso tutti gli altri esseri viventi.” (C.T.B.)

    Come nasce la passione per la pittura?
    Ho cominciato con i pennarelli verso i sei anni. All’epoca era una vera e propria via di fuga, un modo per non essere mandata a letto la sera, quando rincasava mio padre. Aspettavo sotto il tavolo, verso le otto, mentre tutti i miei fratelli dormivano. Mi permettevano di sedermi a tavola per un po’, con un foglio e tanti pennarelli.

    Perché utilizzi la pittura acrilica?
    È quella che conosco meglio, anche se non è detto che sia quella in cui mi riconosco di più o con cui mi trovo meglio. Ha sicuramente dei vantaggi: asciuga in fretta ed esiste una grande varietà di pigmenti già pronti all’uso.
    Ha una stesura decisa, proprio come il mio bisogno di stare al mondo. Uso colori molto accesi, anche fluo. Preferisco accostare colori complementari, perché creano vibrazione: il loro contrasto genera movimento. Adoro il turchese. E continuo a usare i pennarelli, gli Uni-posca.

    A quale opera sei più legata?
    Ci sono quadri o disegni che preferisco ad altri, ma nessuno in particolare. Alcuni sono diventati dei veri guardiani di casa, come il ‘Principe di Persia’, perché raffigurano personaggi mitici, quasi divinità. La mia mente li associa a questo e ne rimane catturata. È ciò che rappresentano che mi lega a loro.

    Un pensiero sull’arte
    Per me l’arte è espressione di noi stessi. Come artista, l’ho identificata in un percorso alla scoperta di me stessa. E dato che osservando il piccolo si può osservare il tutto, ho pensato che partendo da me sarei potuta arrivare a una sorta di ‘tutti’.
    Ogni volta che creo un ‘Mig mag mug’ è come se osservassi un fenomeno, una specie di proiezione dell’essere. E mi domando: “Sogno quello che sono o sono quello che sogno?”
    Qual è la nostra parte più vera, quella espressa dal nostro inconscio? Quando ci liberiamo veramente?

    Mi sono focalizzata sull’idea che la nostra visione della realtà sia una proiezione del nostro pensiero, e che ogni pensiero abbia una propria visione. Questa visione fa parte anche di un pensiero collettivo, e cerco una possibile risposta attraverso i miei ‘Mig Mag Mug’, un gioco creativo a tre fasi che mi permette di studiare alcune varianti della percezione.

    In che modo la realtà è condizionata dal nostro pensiero? Esiste un ordine dell’universo. Quanto siamo influenzati dalla realtà? Siamo noi a vederla perfetta — simmetrica, geometrica, matematica — oppure questa perfezione si manifesta quando rimbalza nella nostra coscienza?

    Attraverso l’arte cerco di dare peso al nostro rapporto con la realtà, osservando la natura. Quando guardiamo le nuvole facciamo qualcosa di simile: cerchiamo una realtà nostra, attribuiamo forme guidati dal nostro bagaglio personale. Ma questo bagaglio è anche collettivo, perché siamo tutti connessi. I nostri neuroni comunicano, abbiamo le stesse radici e facciamo parte di un unico ‘Tutto’.

    Torniamo ai ‘Mig’: cosa sono?
    Sono un gioco artistico in tre fasi, che si alterna tra caos e controllo (anche se poi scopriremo che il caos è solo apparente).

    Scelgo un supporto — una tela o un foglio — e penso vagamente a ciò che vorrei rappresentare. Ho un’intenzione iniziale. Scelgo i colori e li dispongo nello spazio. Questa è la fase che chiamo “CAOS INDIVIDUALE”.

    Poi piego il supporto, lo riapro e osservo la simmetria che si è creata. Da un gesto nasce la perfezione, la matematica. I colori prendono forma e si piegano alle leggi dell’universo: questa è la fase dell’“ORDINE UNIVERSALE”.

    L’ultima fase è l’“ORDINE INDIVIDUALE PROFONDO”: è il momento in cui attribuiamo un significato alla forma, guidati dalla nostra esperienza e dal nostro vissuto. Osserviamo la nuova simmetria e iniziamo a ridisegnare, reinterpretare.

    Nessuna di queste tre fasi è casuale. Potremmo descriverle così: da noi, soggetto, al mondo esterno, fino alla nostra interazione con esso. Tre realtà: noi, il mondo e noi nel mondo.

    Una cosa particolare che ho osservato è che, durante la prima fase, siamo in un tempo presente, mentre nell’ultima ci ritroviamo in un tempo passato. È un aspetto su cui mi piacerebbe riflettere ancora.

    Mig-Mag-Mug

    Ci sono altre cose che dipingi oltre ai Mig?
    Figure umane, animali, viscere, forme allungate e morbide che si intrecciano o si inerpicano verso una direzione. Mi concentro molto anche sui volumi, sui chiaroscuri, sulle rughe.

    Mi sento particolarmente attratta dalle origini, dalle radici dell’essere umano e della creazione. Tra gli animali prediligo le scimmie, a volte ‘mezze umane’, quasi a sottolineare uno sguardo che suggerisce la presenza di un’anima. Mi piacerebbe dipingere altri indigeni.

    Potete seguire e supportare il lavoro di Carolina sui suoi profili social (Carolina Turrio) e sul sito:
    www.carolinaturrio.com

  • Mario Grizi: l’umiltà fatta arte

    Mario Grizi: l’umiltà fatta arte

    Mario Grizi nasce a Stimigliano nel 1941, in un mondo ferito dalla Seconda Guerra Mondiale, un tempo difficile che segna il suo paese e le persone che lo abitano. Cresce in un contesto in cui la memoria del dolore convive con il desiderio di rinascita, e forse è anche da lì che prende vita il suo sguardo attento sulle storie, sulle parole e sulle persone.

    Da ragazzo ama il calcio, ma è la cultura a conquistarlo davvero. Preferisce la compagnia di poeti, scrittori e professori di Stimigliano, ascoltando chi declama versi, chi racconta i grandi autori del passato, chi discute di arte, letteratura e pensiero. In quei momenti si forma il suo legame profondo con la parola e con la tradizione intellettuale del territorio.

    La musica diventa un’altra presenza fondamentale nella sua vita: entra nella Banda del paese, dove coltiva l’ascolto, il ritmo e il senso dell’armonia. Poi arriva l’esperienza nelle Ferrovie, un lavoro che lo porta lontano da casa, ma che non recide mai il filo che lo lega a Stimigliano.

    È proprio dopo questi anni che Mario sceglie di dedicarsi con maggiore intensità alla scrittura, dando voce ai ricordi, alle radici e alle storie della sua terra. Poeta, scrittore e musicista, è autore di numerosi libri ed è anche il creatore del concorso dedicato a San Bernardino, nato nel 1999, un appuntamento che ogni anno riunisce poeti da tutta Italia, trasformando Stimigliano in un luogo di incontro per la parola e la creatività.

    In questa intervista incontriamo un uomo umile e poliedrico, una vera memoria vivente del paese, testimone del centro storico e dello Scalo, dei cambiamenti e delle continuità di una comunità che ha attraversato il tempo.

    Nel video, Mario non racconta solo il passato: ci lascia un consiglio, semplice e profondo. Vale la pena ascoltarlo.

    Le Interviste di Enea – Mario Grizi

    Alcune opere di Mario

    “Palladio”, 2014 – libro dedicato alla storia della Ceramica Sbordoni che oltre ai cenni storici raccoglie moltissime testimonianze di chi la ceramica l’ha vissuta.

    “Il Giudizio (di Dio)”, 2015 – il libro che ha impegnato di più lo scrittore e che lo vede percorrere, ispirato dalla fede, un viaggio immaginario che spazia tra luoghi vicini e lontani, incontrando personaggi del passato calati nel contesto sabino.

    “L’attrezzi, la traja, l’omini crudi de Stimigliano”, 1998 – raccolta di poesie che raccontano spaccati di vita paesana.

    “Lacrime in Sabina”, 2004 – libro dedicato alle memorie di guerra, tra racconti di partigiani e bombardamenti.

    Vado per le chiese della Sabina e di Roma... "in cerca di Dio" (Mario Grizi)

    “Vado per le chiese della Sabina e di Roma… “in cerca di Dio””, 2026 – il libro, ispirato dal ritrovamento di un manuscritto inerente le chiese Sabine, narra un cammino di fede alla ricerca di Dio.