Tag: Acquerello

  • Da Ripetta e Stimigliano: l’acquerello del Tevere di Onorato Carlandi

    Da Ripetta e Stimigliano: l’acquerello del Tevere di Onorato Carlandi

    Quando il Tevere era una vera strada d’acqua, Stimigliano rappresentava uno degli approdi più importanti della valle. In quegli stessi paesaggi si muoveva il pennello di Onorato Carlandi, uno dei maggiori interpreti della natura laziale tra Ottocento e Novecento.

    Onorato Carlandi: un grande interprete del paesaggio laziale

    Tra i grandi pittori italiani tra Ottocento e Novecento, un posto di assoluto rilievo spetta a Onorato Carlandi (Roma, 1848-1939), artista che dedicò gran parte della propria vita alla rappresentazione della natura e del paesaggio del Lazio.

    Dopo una prima stagione artistica legata agli ideali del Risorgimento, durante la quale partecipò anche come volontario alle campagne garibaldine, Carlandi orientò progressivamente la sua ricerca verso la pittura di paesaggio dal vero. La campagna romana, il Tevere, gli uliveti e le colline laziali divennero i soggetti privilegiati delle sue opere.

    Fu tra i fondatori della Società degli Acquarellisti Romani nel 1875, animatore del movimento In Arte Libertas e, successivamente, uno dei protagonisti del celebre gruppo dei XXV della Campagna Romana, formato da artisti accomunati dal desiderio di esplorare e rappresentare la bellezza dei territori rurali del Lazio prima che la modernizzazione ne modificasse profondamente l’aspetto.

    Il pittore del Tevere

    L’elemento che più di ogni altro caratterizza la produzione di Carlandi è il suo profondo legame con il fiume Tevere, sua vera musa ispiratrice.

    Nel corso della sua lunga attività artistica realizzò centinaia di dipinti, disegni e acquerelli dedicati al fiume e alle campagne che lo circondavano. Per lui il Tevere non era soltanto un corso d’acqua, ma una presenza viva, una strada naturale che attraversava paesaggi, storie e tradizioni.

    Le sue opere raffigurano rive, canneti, ponti, approdi e scorci fluviali colti nelle diverse ore del giorno e nelle diverse stagioni. Attraverso il suo sguardo il Tevere diventa il protagonista di una narrazione poetica capace di raccontare l’anima più autentica del Lazio.

    Il legame con Stimigliano

    È proprio seguendo il corso del Tevere che emerge il rapporto tra Onorato Carlandi e Stimigliano.

    Alla fine dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento, Stimigliano era un importante punto di riferimento lungo la navigazione fluviale. Il suo approdo sul Tevere rappresentava uno scalo strategico per merci e viaggiatori e costituiva un collegamento fondamentale tra Roma e la Sabina.

    Territori come quello stimiglianese offrivano a Carlandi tutto ciò che egli ricercava nella sua pittura: la quiete delle campagne, la presenza del fiume, le colline sabine e quella luce particolare che caratterizza la valle del Tevere.

    Le testimonianze disponibili indicano che l’artista risalì e ritrasse la valle tiberina fino alle aree della Sabina, trovando in questi luoghi un ambiente ideale per i suoi celebri paesaggi e acquerelli rurali.

    La testimonianza del celebre poeta Cesare Pascarella

    Un indizio particolarmente interessante del legame tra Carlandi e il territorio di Stimigliano ci arriva dal poeta romano Cesare Pascarella, amico dell’artista.

    Nelle sue celebri prose e lettere dedicate a Carlandi, raccolte sotto il titolo A Onorato Carlandi, Pascarella richiama infatti il tratto fluviale che arriva fino a Stimigliano. In uno dei racconti compare il viaggio di un vecchio barcarolo che risale il Tevere “da Ripetta a Stimigliano“, offrendo uno spaccato della vita lungo il fiume e confermando l’importanza che questo percorso aveva nell’immaginario della Roma dell’epoca.

    Stimigliano non appare quindi come un luogo marginale, ma come una delle tappe più significative della navigazione tiberina e della cultura popolare legata al fiume.

    Una veduta del Tevere a Stimigliano

    Il legame tra Onorato Carlandi e Stimigliano è testimoniato da un acquerello pubblicato nel volume The Roman Campagna, dove compare una veduta intitolata “The Tiber at Stimigliano”.

    L’opera raffigura il Tevere nel territorio stimiglianese, con il fiume che si allarga placidamente tra la vegetazione ripariale e le dolci colline della valle sullo sfondo. Si tratta di una testimonianza preziosa perché conferma in modo diretto l’attenzione che Carlandi riservò a questo tratto della Sabina e al paesaggio che lo caratterizzava.

    La presenza di questa veduta all’interno di un’opera dedicata alla Campagna Romana e ai territori attraversati dal Tevere dimostra come Stimigliano fosse considerato parte integrante di quel patrimonio naturale e culturale che tanto affascinava il pittore. Non un semplice luogo di passaggio, dunque, ma uno scenario degno di essere osservato, studiato e trasformato in arte.

    A distanza di oltre un secolo, quell’acquerello rappresenta anche una rara finestra sul paesaggio stimiglianese dell’epoca: un documento artistico che restituisce il volto della valle del Tevere prima delle profonde trasformazioni intervenute nel corso del Novecento.

    In questo modo il legame tra Onorato Carlandi e Stimigliano non è soltanto deducibile dal suo interesse per il Tevere, ma trova una conferma concreta in un’opera che porta esplicitamente il nome del paese, consegnando Stimigliano alla storia dell’arte del paesaggio laziale.

    Fonti

  • Mario Bagordo, l’artista che ha portato Stimigliano nel mondo

    Mario Bagordo, l’artista che ha portato Stimigliano nel mondo

    Una vita tra arte, paese e ispirazione

    Corre l’anno 1940 e le parole “sangue, fatica, lacrime e sudore” consacrano il celebre discorso di insediamento di Winston Churchill come Primo Ministro britannico. Fausto Coppi, alla sua prima partecipazione e a soli vent’anni, conquista la ventottesima edizione della “corsa rosa”. Pochi giorni dopo, dal balcone di Piazza Venezia, Benito Mussolini annuncia l’ingresso dell’Italia in guerra al fianco della Germania.

    Ma il 1940 è anche l’anno in cui Stimigliano dona i natali all’artista che più di ogni altro ne avrebbe raccontato l’anima, dentro e oltre i confini nazionali. È il 13 maggio quando nasce Mario Bagordo.

    Abitazione a Stimigliano
    Abitazione studio a Stimigliano

    Il suo percorso artistico prende forma nella cantina della casa nel centro storico, luogo intimo e silenzioso dove germoglia la sua sensibilità creativa. Alcuni pennelli, un album da disegno e una scatola di acquerelli appartenuti al fratello Gaetano — custoditi in una valigia — aprono al bambino orizzonti nuovi, spalancando la porta dell’immaginazione.

    A dodici anni realizza il suo primo autoritratto: un gesto che segna l’inizio di un legame profondo con l’acquerello, tecnica che lo accompagnerà per tutta la vita e che lo consacrerà come artista di fama internazionale.

    Il Maestro dell’acquerello

    Dopo un periodo dedicato alla pittura a olio — dapprima astratta, poi figurativa — Mario torna definitivamente all’acquerello, al quale si consacra da oltre quattro decenni, contribuendo anche con importanti riflessioni teoriche.

    Di indole riservata e contemplativa, amava rifugiarsi nella poesia del paesaggio, lontano dal clamore del mondo. Con la sua inseparabile borsa colma di strumenti, trasformava l’introspezione in colore. Gli erano particolarmente cari il viale e la chiesetta di San Valentino, il Borgo Antico e, sopra ogni cosa, la maestosa veduta del Monte Soratte, fonte inesauribile di ispirazione.

    Nel 1961 si trasferisce a Roma, dove consegue il diploma al Liceo Artistico e successivamente quello all’Accademia di Belle Arti. È qui che la sua ricerca si arricchisce di nuove suggestioni, traducendosi in una pittura di rara leggerezza, intima e raffinata.

    Tempietto del Bramante
    Santa Maria di Loreto

    L’Arte che supera i confini

    Il critico Duccio Trombadori individua due temi cardine della sua opera — la donna e il paesaggio — che si intrecciano in una visione poetica, resa incantata dal sapiente uso dell’acquerello, una delle tecniche più complesse e delicate.

    “La sintesi dei valori puri della Pittura, sospesa tra allegoria e realtà quotidiana, è il cuore dello stile di Mario Bagordo, in dialogo con la grande memoria dell’Arte italiana e romana, tra astrazione e figurazione.”
    (Prof. Duccio Trombadori)

    Anche il critico Natale Antonio Rossi sottolinea l’unicità del suo ruolo nel panorama artistico italiano:

    “Mario Bagordo ha conquistato uno spazio assolutamente unico: è tra i pochi artisti che hanno fatto dell’acquerello il proprio linguaggio principale, contribuendo a salvare in Europa una tradizione secolare che rischiava di scomparire.”

    In ambito internazionale è celebre per l’opera “Santa Maria in Trastevere e fontana”, definita da autorevoli critici come l’acquerello del secolo.

    Non ha mai smesso di dimostrare il suo amore per Stimigliano, per la sua gente e per l’intera Sabina, collaborando a progetti culturali, mostre e laboratori dedicati ai giovani, con l’obiettivo di diffondere il valore dell’Arte.

    Per questo, nel 2017, i Comuni di Stimigliano e Montopoli in Sabina lo hanno insignito di un riconoscimento per i 60 anni di carriera artistica.

    Viveva a Roma, ma ha sempre conservato un legame profondo con il paese natale: la sua abitazione-studio affaccia sulla Valle del Tevere, in via Dante a Stimigliano, mentre la sua galleria personale in Corso Umberto I, riconosciuta come bene culturale pubblico, custodisce e racconta il suo percorso.

    Nel luglio del 2025 Mario ci ha lasciati, ma la sua presenza continua a vivere nelle sue opere. I colori, i paesaggi e le emozioni che ha saputo fissare sulla tela restano come traccia indelebile del suo sguardo artistico, custodendo e tramandando nel tempo il suo ricordo.

    Santa Maria in Trastevere e fontana
    Invito al consolato

    Nel vasto panorama della sua produzione si ricordano alcune tappe fondamentali:

    • Le numerose esposizioni in Italia e all’estero, tra Berlino e Parigi, al Grand Palais per il Salon d’Automne (1970–2021).
    • La partecipazione alla Quadriennale di Roma (1975).
    • La realizzazione del Monumento alla Resistenza in Piazza Vittorio Emanuele II (1996).
    • Gli affreschi della cappella Giacomo Turrio Baldassarri a Stimigliano, tra cui la potente “Crocifissione” (2000).
    • Le illustrazioni ad acquerello per il volume “La Basilica di Santa Cecilia in Trastevere” (2000).
    • Il trattato “L’acquerello di Mario Bagordo” (di prossima pubblicazione).
    • L’incarico di Curatore e Direttore Artistico della Pinacoteca Comunale di Montopoli in Sabina (2013).
    • Le prestigiose mostre personali in Italia e all’estero, tra cui quella organizzata dal Consolato Italiano di Friburgo per i 70 anni della Repubblica (2016).

    Galleria completa