Categoria: Cultura

Autori, scritti e voci che raccontano il paese, ieri e oggi

  • Tra cucito, rosario e cioccolato: le adunanze delle suore a Stimigliano

    Tra cucito, rosario e cioccolato: le adunanze delle suore a Stimigliano

    Tra cucito, preghiera e momenti di condivisione, le adunanze delle suore hanno accompagnato intere generazioni di ragazze di Stimigliano, offrendo formazione, socialità e concrete opportunità di lavoro nel difficile dopoguerra.

    Le adunanze delle suore: quando cucito e maglieria diventavano una scuola di vita

    Per molte ragazze di Stimigliano, tra il dopoguerra e la fine degli anni Cinquanta, le adunanze organizzate dalle suore non erano semplici incontri domenicali. Erano momenti di formazione, di aggregazione e, soprattutto, un’opportunità concreta per imparare un mestiere in un periodo storico segnato dalla povertà e dalla necessità di ricostruire il proprio futuro.

    Dalle riunioni delle comunità ai laboratori di formazione

    Le adunanze, ossia le riunioni periodiche delle superiore e delle comunità religiose, favorirono la nascita di laboratori di ricamo, cucito e maglieria. Se nell’Ottocento queste attività erano finalizzate principalmente alla preparazione del corredo nuziale, nel secondo dopoguerra assunsero una funzione molto diversa: diventare veri e propri percorsi di avviamento professionale.

    In quegli anni il settore tessile rivestiva un’importanza fondamentale. La richiesta di capi confezionati, riparazioni e lavori di sartoria era elevata e rappresentava una delle poche possibilità di reddito per molte famiglie.

    Nei laboratori gestiti dalle suore le giovani donne non imparavano soltanto le tecniche di cucito e ricamo, ma anche la rapidità e la precisione richieste dal lavoro su commissione e dalle prime forme di produzione organizzata.

    L’obiettivo era chiaro: offrire alle ragazze gli strumenti per raggiungere una propria indipendenza economica in un’epoca in cui il lavoro manuale specializzato rappresentava spesso l’unica alternativa alla miseria lasciata dalla guerra.

    Attraverso la rete costruita dalle adunanze, le religiose riuscivano inoltre a garantire opportunità concrete: qualifiche riconosciute, collaborazioni con enti e committenti esterni e la possibilità di lavorare sia in proprio sia come dipendenti presso aziende del settore.

    Le adunanze a Stimigliano

    Anche a Stimigliano, tra il 1944-45 e il 1968, anno in cui le suore lasciarono il paese, l’asilo gestito dalle religiose ospitava regolarmente queste attività.

    Gli incontri si svolgevano la domenica pomeriggio, intorno alle ore 15. Le partecipanti venivano suddivise per fasce d’età: Piccole, Beniamine, Aspiranti e Madri Cristiane. Alle 18 era prevista l’adorazione eucaristica, alla quale la partecipazione era obbligatoria, anche se, come ricordano oggi alcune delle protagoniste con un sorriso, “c’era sempre qualcuna che riusciva a sfuggire”.

    A guidare i laboratori erano Suor Antonietta e Suor Faustina, la superiora, mentre Suor Flaminia si occupava della cucina. Suor Antonietta era ricordata per il suo carattere severo: pretendeva attenzione e impegno e non tollerava distrazioni, utilizzando metodi che le ex allieve definiscono oggi, con ironia, “molto convincenti”.

    Le ragazze più grandi partecipavano anche alla preparazione degli abiti e degli addobbi utilizzati durante la festa del Corpus Domini, contribuendo attivamente alla vita religiosa del paese.

    Tra lavoro e preghiera

    Durante le attività manuali non mancava mai il momento della preghiera. Si recitava il rosario mentre si lavorava, ma con le mani occupate da ago e filo era impossibile utilizzare la corona. Così le preghiere venivano contate a voce: “prima Ave Maria, seconda Ave Maria” e così via, fino alla conclusione del rosario.

    Per molte bambine, soprattutto le più piccole, partecipare alle adunanze non era sempre un piacere. Eppure, a distanza di anni, molte di loro ricordano quelle lezioni con gratitudine, riconoscendo il valore degli insegnamenti ricevuti e l’utilità pratica che hanno avuto nella vita quotidiana.

    Un punto di riferimento per l’intera comunità

    Le adunanze non rappresentavano soltanto una forma di formazione professionale. Erano anche un importante servizio sociale per il paese. Mentre le bambine e le ragazze trascorrevano il pomeriggio con le suore, i ragazzi si riunivano presso Don Mario, che aveva allestito un locale parrocchiale con un biliardino e altri giochi. In questo modo i genitori potevano lavorare nei campi con maggiore serenità, sapendo che i figli erano in un ambiente sicuro.

    Attorno alle suore ruotava inoltre una parte significativa della vita comunitaria: si organizzavano balli, feste di Carnevale, processioni dedicate alla Madonna con le Figlie di Maria in testa al corteo e numerose occasioni di incontro.

    Non mancavano neppure i momenti più semplici e gioiosi, come quando le religiose preparavano per i bambini e le ragazze lo “squaglio di cioccolato”, un cioccolato fuso che ancora oggi sopravvive nei ricordi di chi lo assaggiò.

    Un’eredità che va oltre il mestiere

    Nel 1958 suor Faustina lasciò Stimigliano ma altre suore si avvicendarono, anche di ordini diversi, continuando l’opera già iniziata e contribuendo anche all’insegnamento del catechismo. Ricordiamo le superiore suor Immacolata e suor Angela.

    Poi, nel 1968, fu istituita la scuola Materna statale e i cosiddetti asili religiosi furono superati anche perchè il Comune, da quel momento, smise di partecipare alle spese per il sostentamento delle case locali.

    A distanza di decenni, le adunanze delle suore restano una pagina importante della storia di Stimigliano. Non furono soltanto corsi di cucito o maglieria, ma luoghi in cui intere generazioni appresero disciplina, responsabilità, spirito di comunità e competenze che avrebbero accompagnato molte donne nel lavoro e nella vita.

    In un’Italia che cercava di rialzarsi dalle ferite della guerra, quelle domeniche trascorse tra ago, filo, preghiere e amicizie contribuirono a costruire, silenziosamente, una concreta occasione di riscatto sociale e di autonomia per tante ragazze del paese.

  • “Le frequenze del cuore”, un musical che insegna il valore della diversità

    “Le frequenze del cuore”, un musical che insegna il valore della diversità

    Un viaggio tra musica, emozioni e inclusione: “Le frequenze del cuore” ha conquistato il pubblico con una prima intensa e significativa. Uno spettacolo capace di ricordarci che, anche nella diversità, possiamo trovare armonia.

    “Le frequenze del cuore”: una prima che emoziona e unisce

    Grande emozione e partecipazione per lo spettacolo teatrale inclusivo “Le frequenze del cuore”, un musical coinvolgente e ricco di significato, frutto di un intero anno di lavoro dell’APS “Gli Unici”.

    Una serata speciale non solo per la qualità della rappresentazione, ma anche perché si è trattato di una prima assoluta, capace di lasciare il segno nel cuore del pubblico.

    Fin dalle prime battute, lo spettacolo ha trasmesso un messaggio chiaro e profondo: non esistono persone “diverse” nel senso di migliori o peggiori, giuste o sbagliate. Ognuno di noi, semplicemente, viaggia su frequenze diverse. E questa diversità non è un limite, ma una ricchezza. Se accolta e compresa, può diventare qualcosa di unico, capace di unire invece che dividere.

    Durante la rappresentazione è stato ribadito con forza:

    Se uniamo le nostre forze, insieme, possiamo batterli

    perché la verità è che si possono (ab)battere le difficoltà, i pregiudizi e le barriere che troppo spesso separano le persone.

    Il valore del teatro, tra emozione e crescita

    Il teatro si conferma ancora una volta uno strumento potente di espressione e crescita personale.

    Sul palco si trovano coraggio e libertà. Sulla scena è possibile dare voce alle emozioni, liberare ciò che si ha dentro, acquisire sicurezza e trovare il proprio spazio.

    Nel caso del teatro inclusivo, tutto questo assume un significato ancora più profondo. Qui, infatti, le differenze non vengono cancellate, ma accolte e armonizzate. Si crea così un’energia speciale, in cui persone diverse collaborano davvero, dimostrando che l’inclusione non è solo un concetto, ma una realtà possibile.

    È la prova concreta che frequenze diverse possono suonare insieme creando qualcosa di straordinario.

    Tommaso Vicinelli, presidente APS Gli Unici

    Un viaggio nella musica, tra passato e presente

    Il pubblico ha potuto assistere a un affascinante viaggio musicale attraverso le epoche, a partire dagli anni ’50 fino ad arrivare ai nostri giorni.

    Ogni periodo è stato reinterpretato con energia, ironia ed emozione autentica, regalando momenti intensi e coinvolgenti. Le interpretazioni sono state sentite e partecipate, capaci di alternare risate, nostalgia e commozione, mantenendo sempre viva l’attenzione della platea.

    Applausi meritati e uno sguardo al futuro

    Nonostante qualche piccola difficoltà tecnica, legata soprattutto ad aspetti come l’acustica e la visibilità, lo spettacolo è riuscito pienamente nel suo intento, conquistando il pubblico.

    Il finale è stato accolto da una calorosa standing ovation, segno tangibile dell’apprezzamento per il lavoro svolto e per il messaggio trasmesso.

    Un sincero applauso va a tutti i protagonisti di questa esperienza, con l’augurio che “Le frequenze del cuore” non resti un evento isolato, ma sia solo l’inizio di un percorso ricco di nuove tappe ed emozioni.

    SCHEDA TECNICA DELLO SPETTACOLO

    Titolo: Le frequenze del cuore
    Compagnia: APS “Gli Unici”
    Regia e testo: Francesca De Cicco
    Aiuto regia: Bruno Montanari
    Luci e suoni: Marco Mei, Bruno Montanari
    Costumi: Federica Faina
    Scenografia: Emanuela Rossetti, Margherita Rinalduzzi, Monica Pace, Rita Mantini
    Direzione di scena: Amedeo Cipriani
    Organizzazione: Comune di Stimigliano
    Patrocinio: AEFT

    Galleria Fotografica

  • Cosimo Renzetti, contadino e un poco anche poeta

    Cosimo Renzetti, contadino e un poco anche poeta

    Cosimo Renzetti: poeta della terra e ultimo custode della civiltà contadina

    Stimigliano ha avuto, tra i suoi figli più autentici e silenziosi, un uomo capace di trasformare il lavoro nei campi in poesia, la fatica in cultura, la semplicità in profondità.

    Cosimo Renzetti, nato a Stimigliano il 27 settembre 1931, rappresenta una delle figure più significative della memoria locale: un contadino, un poeta, un autodidatta, un custode della civiltà contadina.

    Cosimo viene al mondo in un’epoca complessa e dura: l’Italia degli anni Trenta e Quaranta, attraversata dal fascismo, dalla Seconda Guerra Mondiale e dalle difficoltà del dopoguerra. Nei piccoli centri come Stimigliano, la vita era scandita dal lavoro nei campi, dalla fatica quotidiana e da un forte senso di comunità. È in questo clima di sacrificio, resilienza e dignità che si forma il suo carattere: sobrio, tenace, profondamente radicato alla terra.

    Figlio di Tomasso Renzetti, cresciuto in una famiglia complessa e segnata anche dal dolore — la scomparsa della giovane sorella Alessandra, che probabilmente influenzò il suo carattere e la sua visione della vita — Cosimo mostrò fin da bambino una profonda inclinazione per lo studio e la lettura.

    Dopo aver frequentato la scuola di Stimigliano fino alla quinta elementare, coltivò da solo la propria formazione culturale. Si appassionò ai classici della letteratura, alternandoli a testi tecnici e di approfondimento, dimostrando una curiosità intellettuale rara e costante.

    Tra tutte le opere, la Divina Commedia lasciò un’impronta indelebile nella sua vita: Cosimo ne approfondì la lettura e la metrica, divenne in grado di recitarla interamente a memoria e ne trasse ispirazione per la stesura di un suo canto intitolato “Mussolini all’inferno”.

    Un ruolo importante nella sua crescita lo ebbe anche l’amicizia con altri artisti locali, in particolare il pittore Mario Bagordo, che contribuì ad arricchirne il bagaglio culturale e umano.

    ALL’AMICO MARI BAGORDO (ANIMA INQUIETA)

    Anima inquieta alberga nel tuo petto,
    nè l’arte del pittore, a cui ti dedichi
    con gran passione, può mutar l’aspetto
    triste del tuo viso, né può la musica,

    mirabile letizia dei mortali,
    sollevare quel tuo fugace spirito,
    né l’arte della musa può i mali
    placar, che ogn’ora il cuore ti corrodono.

    Ed in quella soffitta molto spesso
    tu ti rinchiudi, e pur in luogo libero
    vai passeggiando, chiuso sei in te stesso,
    che ogni piacer del mondo t’è fuggevole.


    [CONTINUA]

    (Cosimo Renzetti)

    Come molti uomini della sua generazione, iniziò a lavorare prestissimo nei campi, subito dopo la scuola, per contribuire al sostentamento della famiglia attraverso la vendita di vino e prodotti agricoli. Ma proprio nella campagna, tra filari, stagioni e silenzi, trovava spesso l’ispirazione per scrivere le sue poesie, molte delle quali dedicate alla natura, al lavoro e alla vita rurale.

    TRAMONTA IL SOLE

    Quando la sera a tramontar s’appresta
    il sole e rosso tinge l’orizzonte,
    guarda laggiù quel solitario monte
    che sembrerebbe un gran fuoco l’investa.

    Gode la vista mia per tanta festa,
    l’ultimo raggio mi bacia la fronte.
    “È questo fra la notte e giorno il ponte”
    mi dice la mia mente alquanto mesta.

    Poi guarda il globo scomparir pian piano
    ed anche quel bel rosso impallidisce.
    Sento nel cuore un sentimento strano,

    un sentimento che non è giocondo,
    un sentimento che un po’ m’intristisce:
    che ogni cosa tramonta in questo mondo.


    (Cosimo Renzetti)

    Cosimo visse sempre con suo fratello Filippo e la sua famiglia, mantenendo un carattere schivo e riservato, poco incline alla mondanità. Le rare e misurate uscite domenicali in piazza o al bar gli bastavano per ricaricare lo spirito e tornare alla sua settimana di lavoro e riflessione.

    Era noto in paese come grande esperto di innesti e potature, tanto da essere ricercato e stimato da tutti per la sua competenza e abilità.

    Ma dietro il contadino si nascondeva anche un poeta di grande sensibilità, capace di parlare di sentimenti, famiglia, terra e memoria con uno stile semplice e autentico.

    DICEMBRE

    Nubi nere
    S’accalcano all’orizzonte
    Accarezzando vette immacolate.
    Umide zolle deserte.
    Il vento
    Fischia sui comignoli.
    I ceppi si consumano
    Lentamente.
    Stormi di neri uccelli
    Fuggono nel cielo
    Silenziosi.
    Roseti spinosi.
    Gli alberi:
    Scheletri imploranti.
    Ora che sei scomparsa
    Ho capito d’amarti.


    (Cosimo Renzetti)

    Autodidatta nelle metriche poetiche, utilizzava il proprio talento per creare composizioni letterarie profonde, anche se, in età relativamente giovane, smette di scrivere, senza che nessuno abbia mai conosciuto il vero motivo di questa scelta.

    Nel 2002 fu insignito del premio per la poesia durante la terza edizione del Concorso di San Bernardino, festival locale organizzato dall’amico poeta e scrittore Mario Grizi.

    Le parole di chi lo ha conosciuto

    Il maestro Mario Gattella, esperto di arte, pittura e musica lo ha ricordato così:

    “Cosimo Renzetti è l’ultimo rappresentante della ‘Civiltà Contadina’. La sua vita è stata all’insegna del duro lavoro nelle nostre campagne. Egli ci tramanda una conoscenza delle varie tecniche di innesto ed altre forme lavorative. Persona autodidatta nello studio della cultura umanistica. Ma soprattutto nelle sue poesie evidenzia sentimento, amore per la propria famiglia e per la sua terra. Stimigliano deve essere riconoscente verso questa grande persona.”

    Un aneddoto che racconta il suo spirito

    Tra le storie più curiose e affascinanti su Cosimo, ce n’è una che unisce agricoltura, passione e genialità: attraverso un paziente lavoro di selezione delle sementi, riuscì a isolare una varietà di pomodoro dalla polpa carnosa e povera di semi, perfetta per essere gustata “al piatto” con un pizzico di sale, un po’ di pepe e un filo di buon olio.

    Un pasto semplice, contadino e allo stesso tempo quasi gourmet, simbolo perfetto della sua filosofia di vita: fare grandi cose con mezzi umili, trovare l’eccellenza nella terra.

    L’EROE MANCATO

    Un gallo sopra un’arta palizzata
    se ne stava a canta’: Chicchirichì!
    ‘Na vecchia volpe, che stava appostata,
    te lo sentì,
    j’annette sotto e je cominciò a di:
    “Canti come un soprano,
    me piacerebbe strignete la mano”.
    Ma je rispose il gallo,
    dice: “Mica so’ un pollo.
    Vedi? Ciò ar piede lo sperone giallo…
    e ben t’ariconosco: ‘na matina
    me t’acchiappasti la meio gallina”.
    E la volpe je dice: “Prima o poi
    te tireranno il collo.
    E soffrirai de più,
    damoce un po’ d’aiuto tra de noi,
    dà retta a me te convie’ a cala’ giù:
    se cali giù me magnerò te solo,
    ma se vado al pollaro
    fo ‘na carneficina,
    su, fa un ber volo
    e vie a morì da eroe, nun fa l’avaro”.
    Er gallo je rispose: “Te capisco,
    ma io nun so’ un eroe, e preferisco
    campa’ de più e morì de torcicollo:
    nun cerco gloria,
    né vojo le medaje alla memoria!”.


    (Cosimo Renzetti)

    Un’eredità che resta

    Cosimo Renzetti ci ha lasciati nel 2020, ma la sua memoria continua a vivere nelle sue poesie, nei racconti di chi lo ha conosciuto e nella storia di Stimigliano.

    Era solito definirsi semplicemente “un contadino”, ma oggi possiamo dire che è stato molto di più: un poeta della terra, un uomo di cultura, un testimone silenzioso di un mondo che non c’è più.

    Lascia parole destinate a durare e una memoria viva che ancora oggi abita la sua amata terra.

    SON CONTADINO

    Son contadino e un poco anche poeta,
    e tu che leggerai questo sonetto,
    scusami se non sono assai perfetto
    che d’intelletto sono quasi a dieta.

    Dalla campagna, assai placida e queta,
    di cantar qualche cosa mi permetto,
    la buona volontà tutta ci metto
    per potere arrivar fino alla meta.

    E a voi oh sante muse mi rivolgo
    perché mi date voi un po’ d’aiuto,
    benchè sono un poeta rozzo e volgo.

    Date voi forza a questa voce mia,
    che canterà del mondo buono e bruto
    e dell’uomo il buon cuore e la follia.


    (Cosimo Renzetti)

  • Tra chiese e fede, il nuovo libro di Mario Grizi

    Tra chiese e fede, il nuovo libro di Mario Grizi

    Stimigliano rende omaggio a uno dei suoi autori più rappresentativi: Mario Grizi. Poeta, scrittore e musicista originario di Stimigliano, Mario ha presentato il suo ultimo libro il 1° febbraio, in occasione del pranzo organizzato dal Comitato di San Giovanni Bosco a Stimigliano Scalo.

    Un evento che ha unito cultura, tradizione e comunità, trasformando un momento conviviale in un’occasione di riflessione e valorizzazione del patrimonio letterario e spirituale del territorio.

    Un autore profondamente legato alla sua terra

    Mario Grizi è da anni una figura centrale nella scena culturale locale. Nel corso della sua carriera ha pubblicato opere che, con semplicità e schiettezza, raccontano la Sabina, la memoria collettiva e l’animo umano, tra cui:

    • L’attrezzi, la traja, l’omini crudi de Stimigliano (1998)
    • Lacrime in Sabina (2004)
    • Palladio (2014)
    • Il Giudizio (di Dio) (2015)

    Libri che hanno contribuito a preservare storie, dialetti, emozioni e identità di un territorio ricco di tradizioni.

    Un viaggio nato da un ritrovamento fortuito

    Questa nuova opera rappresenta l’ultima fatica dell’autore ed è stata ispirata da un ritrovamento fortuito avvenuto molti anni fa: un manoscritto antico nel quale venivano descritte le chiese della Sabina.

    Da questo documento è nato uno spunto narrativo e spirituale che ha portato Grizi a immaginare un cammino di fede, un percorso interiore e simbolico alla ricerca di Dio.

    Un cammino spirituale tra le chiese sabine

    Nel libro, il poeta intraprende un cammino faticoso e profondo, passando di chiesa in chiesa nella speranza di poter incontrare il Padre Celeste. Un viaggio che non è solo geografico, ma anche interiore, fatto di dubbi, domande, silenzi e speranza.

    Solo alla fine di questo lungo percorso, il protagonista scoprirà una verità nascosta, capace di dare un nuovo senso alla ricerca e al cammino compiuto.

    Un libro impreziosito da arte, prefazione e immagini

    Il volume è impreziosito dalla copertina realizzata da Luisella Dragonetti, dalla prefazione di Rita Cantarini e da numerose fotografie delle chiese citate nel testo, che accompagnano il lettore in un vero e proprio percorso visivo e spirituale attraverso i luoghi sacri della Sabina.

    Per approfondire, è possibile leggere la biografia di Mario Grizi e la sua intervista realizzata da Il Viaggio di Enea – Stimigliano, per conoscere più da vicino l’uomo, l’artista e il suo percorso creativo.

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  • Mario Grizi: l’umiltà fatta arte

    Mario Grizi: l’umiltà fatta arte

    Mario Grizi nasce a Stimigliano nel 1941, in un mondo ferito dalla Seconda Guerra Mondiale, un tempo difficile che segna il suo paese e le persone che lo abitano. Cresce in un contesto in cui la memoria del dolore convive con il desiderio di rinascita, e forse è anche da lì che prende vita il suo sguardo attento sulle storie, sulle parole e sulle persone.

    Da ragazzo ama il calcio, ma è la cultura a conquistarlo davvero. Preferisce la compagnia di poeti, scrittori e professori di Stimigliano, ascoltando chi declama versi, chi racconta i grandi autori del passato, chi discute di arte, letteratura e pensiero. In quei momenti si forma il suo legame profondo con la parola e con la tradizione intellettuale del territorio.

    La musica diventa un’altra presenza fondamentale nella sua vita: entra nella Banda del paese, dove coltiva l’ascolto, il ritmo e il senso dell’armonia. Poi arriva l’esperienza nelle Ferrovie, un lavoro che lo porta lontano da casa, ma che non recide mai il filo che lo lega a Stimigliano.

    È proprio dopo questi anni che Mario sceglie di dedicarsi con maggiore intensità alla scrittura, dando voce ai ricordi, alle radici e alle storie della sua terra. Poeta, scrittore e musicista, è autore di numerosi libri ed è anche il creatore del concorso dedicato a San Bernardino, nato nel 1999, un appuntamento che ogni anno riunisce poeti da tutta Italia, trasformando Stimigliano in un luogo di incontro per la parola e la creatività.

    In questa intervista incontriamo un uomo umile e poliedrico, una vera memoria vivente del paese, testimone del centro storico e dello Scalo, dei cambiamenti e delle continuità di una comunità che ha attraversato il tempo.

    Nel video, Mario non racconta solo il passato: ci lascia un consiglio, semplice e profondo. Vale la pena ascoltarlo.

    Le Interviste di Enea – Mario Grizi

    Alcune opere di Mario

    “Palladio”, 2014 – libro dedicato alla storia della Ceramica Sbordoni che oltre ai cenni storici raccoglie moltissime testimonianze di chi la ceramica l’ha vissuta.

    “Il Giudizio (di Dio)”, 2015 – il libro che ha impegnato di più lo scrittore e che lo vede percorrere, ispirato dalla fede, un viaggio immaginario che spazia tra luoghi vicini e lontani, incontrando personaggi del passato calati nel contesto sabino.

    “L’attrezzi, la traja, l’omini crudi de Stimigliano”, 1998 – raccolta di poesie che raccontano spaccati di vita paesana.

    “Lacrime in Sabina”, 2004 – libro dedicato alle memorie di guerra, tra racconti di partigiani e bombardamenti.

    Vado per le chiese della Sabina e di Roma... "in cerca di Dio" (Mario Grizi)

    “Vado per le chiese della Sabina e di Roma… “in cerca di Dio””, 2026 – il libro, ispirato dal ritrovamento di un manuscritto inerente le chiese Sabine, narra un cammino di fede alla ricerca di Dio.